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"Possiamo imparare a lavorare e a parlare quando siamo impaurite, nella stessa maniera con cui abbiamo imparato a parlare e lavorare quando eravamo stanche. Ma noi abbiamo imparato a rispettare la paura, più del nostro bisogno di parlare e se aspetteremo in silenzio il lusso finale di non avere più paura, il peso del nostro silenzio ci stroncherà."

AUDRE LORDE, Sister Outsider, 1986

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Aggiornato Martedì 12-Lug-2022

 

Il 30 Ottobre 2005, lanciavo in Internet un appello rivolto in modo particolare alle associazioni, i gruppi, i portali gay, lesbici e trans, chiedendo loro di collaborare all’archivio “UNA STRAGE ANNUNCIATA” avendone essi i mezzi e le ragioni. Solo sette persone si sono messe in contatto con me a titolo personale. Naturalmente non scriverò una sola riga per dire quello che penso di questa eloquente e non nuova indifferenza da parte della cosiddetta comunità LGBT*. Si commenta da sola, penso. Tuttavia, ad un anno di distanza e dopo lo stupro di un’altra donna lesbica avvenuto il 18 Agosto scorso a Torre del Lago, non solo sento l’esigenza di scrivere alcune considerazioni, ma anche di lasciarmi alle spalle questo schifo del quale non sono responsabile, al quale non voglio partecipare e con il quale non voglio avere alcuna complicità.

Gli episodi di violenza perpetrati contro le persone LGBT* in qualche modo segnalati all'attenzione pubblica, sono enormemente cresciuti dal 2003 ad oggi. L’incremento nel 2005 rispetto al 2004, è valutabile intorno al 40% e solo nel primo semestre del 2006 i casi sono più o meno gli stessi di tutto l’anno precedente. Se il trend dovesse confermarsi, il 2006 si chiuderà con un incremento rispetto al 2005 di poco inferiore al 100%. Terribile.

Nonostante l’evidenza dei numeri e l’urgenza innegabile di interventi unitari seri ed efficaci dalla base ai più alti livelli istituzionali, i rappresentanti delle associazioni, specie quelle maggiormente diffuse e radicate sul territorio nazionale, hanno continuato a dar prova di scarsissima consapevolezza e maturità politica, esibendosi nell’ormai consueto teatrino da cortile: gli uni contro gli altri, ognuno per il proprio tornaconto personale e corporativo nel più totale ed offensivo disinteresse per i bisogni e le necessità delle persone oggetto di violenza e discriminazione, o peggio, nell’uso strumentale delle loro vicende. Il caso della manifestazione “Stop omofobia” indetta a Torre del Lago da Arcigay Nazionale e Friendly Versilia il 18 Settembre in contrapposizione a quella di Catania, “Orgoglioso antifascismo”, ne è la prova, poco importa che si sia rimediato con un gemellaggio di facciata. Non tutti vivono con la testa tra le nuvole. Arcilesbica Nazionale, colpevolmente assente in altre circostanze, dopo lo stupro di Paola ha avuto un moto di vitalità e non solo si è incaricata di dare risonanza alla sua denuncia, ma sul proprio portale, quasi avesse scoperto l’acqua calda (ignorava la Risoluzione del Parlamento Europeo del 14 Giugno 2006?), constatando che non vi sono statistiche e dati sulle violenze e le discriminazioni, ha lanciato un appello per raccogliere testimonianze e denunce al fine di quantificare il fenomeno. Alla buon’ora, verrebbe da dire, non fosse che qualcuno lo stava già facendo (seppur con tutti i limiti logici e illogici del caso) nell’indifferenza generale, sua in particolare.

Se le suonano e se le cantano - fra loro, a proprio uso e consumo. Teatrino da cortile – appunto. Il solo assistere, che si applauda o fischi, è di per sé un modo di partecipare, rendersi indirettamente complici di QUESTO sistema.

Dopo quasi cinque anni di attivismo forzatamente virtuale e solitario, il disgusto verso chi ha il potere e i mezzi per intervenire ma non lo fa o lo fa in modo inconsistente, ha superato la rabbia e la paura. Prendo atto che non vi è alcuna possibilità di bypassare o incunearsi nel sistema di potere attuale, se non contrapponendone un altro di fronte al quale il primo sia costretto a cedere le armi o scendere a patti. Un tale sistema, sebbene ispirato da buoni propositi, per costituirsi, imporsi e conservarsi, non potrebbe che adeguarsi/rispondere, alle medesime logiche/dinamiche, con il risultato che nulla o poco cambierebbe - per chi ne restasse fuori. Prendo atto che da soli si è nulla, da soli non si va da nessuna parte, da soli, seppur legittimamente protestando, seppur portando argomenti ed avendo ragioni da vendere, si finisce per fare il gioco di chi ci usa, ignora o stringe il cappio al collo, dentro e fuori il movimento LGBT*. E allora, per quello che mi riguarda e per quello che conta, non resta che il silenzio come ultima forma di opposizione e autodifesa. Il silenzio – per non far parte di questo brusio indistinto nel quale nessuna voce può emergere se nessuno ha interesse ad ascoltarla.

L’archivio rimane a disposizione dei visitatori, perché il lavoro sin qui svolto non vada perduto e magari serva, ma non vi aggiungerò altro – termina qui.

Lascio ad altri il compito di fare ciò che è necessario. Io ho finito - di più non posso, di più non voglio.

Cinzia Ricci

Lucca, 16 Ottobre 2006

 

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