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Aggiornato Venerdì 21-Dic-2012

 

In questi giorni abbiamo assistito ad un generale impazzimento: la causa di tanto sconquasso con il seguito di morti, feriti, ambasciate bruciate, esternazioni, proclami e deliri che conosciamo, sono state 12 vignette satiriche piuttosto innocue e non così offensive come si vuol far credere, le quali, tuttavia, hanno offerto la ghiotta opportunità agli integralisti islamici e cristiani di servirsene per gettare benzina su un focolaio che dall’11 Settembre del 2001 tentano di trasformare in un incendio capace di trascinare il mondo in una guerra di religione, nel cosiddetto scontro non “di” ma “tra” civiltà (la correzione ci sembra obbligata, così come avanziamo qualche dubbio sulla pertinenza della definizione - non è infatti il caso di attribuire a delle semplici, ancorché agguerrite sotto-culture, un importanza tanto “alta”. L’integralismo, a qualunque religione s’ispiri, è per il momento minoritario, sia in occidente che in oriente, ma se non si riaffermerà con forza la laicità e l’indipendenza politica, culturale e sociale dalle ingerenze e dalle mire espansionistiche ed egemoniche degli autoincoronatisi ministri di Dio, temiamo in un ribaltamento degli equilibri con conseguenze drammatiche e prevedibilissime).

Naturalmente i cattolici italiani avevano bisogno di controbilanciare l’offesa divenendo essi stessi parte lesa, vittime, così qualcuno si è ricordato o ha scovato in Internet un filmato che in altri tempi al massimo avrebbe imbarazzato per la forma non certo smagliante del suo protagonista, ed ora, servito su un piatto d’argento, diventa la prova provata d’una minaccia reale su cui si è prontamente insediata l’erbaccia infestante delle cattive coscienze.

Il titolo del plot (tramesso da La7 nel telegiornale delle 20 il 7 Febbraio) è “Jesus Christ (The Musical)” di Javier Prato, la cui colonna sonora è affidata alla canzone “I Will Survive” portata al successo nel 1978 da Gloria Gaynor, e in seguito divenuta una delle più popolari, amate, ballate e cantate dalla comunità LGBT* di tutto il mondo.

Il personaggio del video è un Cristo (Miguel Mas) sguaiatamente effemminato che, ballando e cantando la canzone, appunto, percorre le strade di una grande metropoli fra gli sguardi attoniti dei passanti, specie quando rimane in mutande (o quel che sono). Ad un incrocio attraversato con troppa disinvoltura, un autobus lo investe e festa finita.

Forse non tutti conoscono la famosa e divertentissima clip di Victor Navone, “Alien Song” (1999), nella quale un buffo alieno asessuato, attraversa una pista da ballo cantando e imitando Gloria Gaynor sulle note della suddetta canzone, finendo poi schiacciato da una grossa sfera ricoperta di specchietti come quelle che andavano di moda nelle discoteche degli anni Settanta, Ottanta ed oltre.

Ebbene, “Jesus Christ (The Musical)” si ispira certamente a questa. Prato arriva addirittura a sincronizzare lo sgabello che rovina al suolo nella clip di Navone, con le vesti di cui Gesù si libera lasciandole cadere dietro di sé, e sostituendo la sfera con l'autobus – d’altronde l’ambientazione si svolge in una grande città, al giorno d’oggi, assolutamente più appropriato di un pianoforte che precipita dal decimo piano!

L’intento e il messaggio di Prato ci appare evidente. Egli fa satira, critica sociale e politica. Concettualizza e contestualizza il suo, e nostro, pensiero.

“Jesus Christ (The Musical)” non è un blasfemo attacco al cristianesimo, un’offesa a Cristo, ma, semmai, l’esatto contrario. È una constatazione, un atto di accusa preciso, tagliente e riuscito, contro la loro selvaggia mercificazione, banalizzazione, contro l'uso strumentale e pagano (questo sì arrogante e pernicioso) che ne viene fatto. Ed è anche, ci sembra, una denuncia contro la cultura discriminatoria ed eterosessista occidentale che, di fatto, nonostante la modernità e il progresso, non riconosce pari diritti e dignità a tutti i suoi cittadini, arrivando a reprimere perfino con la violenza la libertà di espressione (di sé, delle idee, dell’orientamento affettivo, dell’identità di genere, ecc.). Niente e nessuno sopravvivrà se non cambieremo rotta.

Ovvio che in tempi di oscurantismo, restaurazione, integralismo e fanatismo, i più perdano il lume della ragione e gridino all’oltraggio, all'offesa - e subito invochino la censura, restrizioni, punizioni esemplari e condanne!

E' la vecchia storia del dito che indica la luna: se si guarda lui non si vede lei - e si perde il senso delle cose, la proporzione.

Saint-Exupéry, scriveva nel suo prezioso e forse dimenticato “Piccolo Principe”: “L'essenziale è invisibile agli occhi” - specie se ci si accontenta dell'apparenza, fuggendo la verità e le responsabilità per paura, pigrizia, ignoranza, stupidità o malafede.

C. Ricci

 

 

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