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Aggiornato Venerdì 21-Dic-2012

PER APPROFONDIRE

 

Nella vita, talvolta capitano opportunità sorprendenti e inattese. Il 21, 22, 23 e 24 Febbraio scorso, ho avuto l’occasione di tenere un seminario durante l’autogestione di un istituto superiore statale di Reggio Emilia, prova che seppur indipendente, estranea al baraccone mass-mediatico, fuori dalle consorterie e dai gruppi di potere economici, politici e culturali etero ed LGBT*, qualcosa posso fare.

Ovviamente mi sono chiesta per quale misteriosa ragione io, fra tanti più noti e titolati di me, abbia ricevuto l'invito a parteciparvi. Forse è perché gli adolescenti non hanno ancora alcun rapporto clientelare da anteporre e difendere; forse perché sono incuriositi da tutto quello che esce dagli schemi; forse perché istintivamente capiscono che il mondo, così come è loro mostrato e come sono chiamati a perpetuare, non può sopravvivere a se stesso, perciò tentano di trovare vie d'uscita anche dove gli adulti non andrebbero mai a cercare. Qualunque risposta possa avere la mia domanda, il risultato è che ho potuto portare all'interno della scuola un punto di vista che va oltre le false, anguste problematiche pretestuosamente sollevate intorno all’omosessualità - ed è questo che ne ha fatto un evento eccezionale.

Sino all’ultimo, la presidenza e il corpo docente avevano manifestato la loro preoccupazione cercando di impedire all’autogestione di affrontare questo tema e, soprattutto, di affidarlo ad un referente esterno. Con l’aria oscurantista e censoria che attraversa il nostro paese, la scarsa levatura dei personaggi che rappresentano la comunità LGBT* e le fortissime pressioni esercitate dalle famiglie perlopiù impegnate a proteggere i figli dalla diversità, dal vituperato relativismo e dalla minaccia di essere contagiati dal morbo dell’omosessualità, mi sarei stupita del contrario. Ma i ragazzi sono ostinati – e non sempre è un male esserlo. Così, sono riusciti ad ottenere l’autorizzazione con tutte le riserve del caso e già dopo il primo giorno, ogni dubbio e apprensione hanno lasciato il posto ad un certo ottimismo se non proprio moderato entusiasmo.

L’incontro con il Preside dell’Istituto, persona colta, davvero squisita, con gli altri docenti che hanno contribuito al dibattito, è stato per me un piacere e un onore. Tutto mi aspettavo, ma non di trovare persone tanto accoglienti e preparate.

E poi i ragazzi e le ragazze che mi hanno assistita e coccolata, che ho visto, conosciuto, ascoltato... le loro piccole vite, storie, il loro desiderio di abbattere i muri, il loro bisogno di crescere liberi e rispettati, la loro disarmante disponibilità, la capacità di mettersi in gioco, in relazione - ed anche quelli, quelle, che i pregiudizi, le paure, l’odio e il disprezzo degli adulti hanno già corrotto rendendoli tristemente integralisti, acritici, insulsi o malvagi... non finirò mai di ringraziarli, di avere per loro gratitudine e speranza.

Ma successivamente al seminario e, peggio, alla pubblicazione delle pagine che lo raccontano, l’Istituto è stato fatto oggetto di telefonate anonime e mails denigratorie o ammiccanti certamente frutto della mente malata di solerti cittadini, genitori e figli di sana e robusta costituzione eterosessuale, cattolica, incapaci di comprendere l’importanza del rispetto, del dialogo, del confronto, del pluralismo e della democrazia. Neanche la “rossa” Reggio Emilia è immune dall’omofobia, dal disprezzo verso gli altri.

Su richiesta del Preside e in accordo con lui, quindi, ho deciso di proteggere i professori, le ragazze e i ragazzi coinvolti direttamente o indirettamente nell’autogestione omettendone nomi e volti.

In un momento storico e politico come quello attuale, dove siamo costretti ad assistere all’inutile, fuorviante e tedioso dibattito sulla legittimità dei Dico, dove il Papa quotidianamente offende le persone omosessuali, incita all’odio verso di esse e minaccia chiunque dissenta con le sue pretese e i suoi diktat, questo accade.

Non sono in discussione i diritti di là da venire, ma quelli che stupidamente crediamo assodati e garantiti. Informazione, cultura, libertà di parola ed espressione, incolumità fisica e mentale, ne fanno parte. Diritti dei quali ci stiamo facendo depredare a malapena accorgendocene, a malapena lamentandoci. Quando non ne avremo più, forse, troveremo la forza e il coraggio di sollevare la testa e riprenderceli. In attesa che quel giorno arrivi e dato che indietro non si può tornare, non rimane che opporsi, denunciare e resistere, anche a costo della vita.

Così ho modificato le pagine che raccolgono il materiale presentato e raccolto durante il seminario, vi ho aggiunto queste ultime considerazioni e, poiché ho ritenuto necessario informare i destinatari delle mie News Letters di quanto accaduto, ho inviato un comunicato che sta circolando in rete.

Reazioni poche e laconiche - fra queste, però, due mi colpiscono e mi danno modo di aggiungere altra carne al fuoco.

Nella prima, il mittente, seppur condividendo le mie ragioni, ne critica i toni difendendo quella parte di cattolici ed eterosessuali che rispetta, ascolta e più o meno è in disaccordo con il Papa e le gerarchie ecclesiastiche.

Ho dovuto confidargli due segreti di Pulcinella: 1) la maggior parte dei miei affezionati lettori e piacevolissimi corrispondenti sono... cattolici, osservanti; 2) sono prevalentemente maschi ed eterosessuali. Chi fra loro mi legge con attenzione, sa che non ho preconcetti e che la mia posizione è colorita (forse, talvolta) ma moderata, ragionata e ragionevole.

È ovvio che non tutta la società «fatica ad accettare e condividere» – ma è altrettanto ovvio che una parte consistente di essa (maggioritaria o minoritaria non ha importanza) neanche ci prova. Non è importante sapere perché - non lo fa e basta. Questo, in sé, non sarebbe un problema. Ognuno è o dovrebbe essere libero di pensare quello che vuole. IL problema è che questa parte di cittadini, eterosessuali e cattolici (o sedicenti tali), non si limita a pensare, ad avere opinioni. Giudica, pontifica, legifera, interferisce e agisce – contro, anche i propri stessi interessi. Con le parole e, soprattutto, con le azioni.

Quando il Preside di una scuola pubblica superiore è costretto a chiamare chi ha tenuto un innocuo e ponderato seminario pregandolo di censurare volti e nomi perché qualche omofobo pervertito sta minacciando le persone che vi hanno assistito (in prevalenza ragazze minorenni, neanche questo preoccupa?), non si può perdere tempo ed energie a pesare le parole per non dispiacere qualcuno (il quale, se privo di responsabilità dirette o indirette, non avrebbe ragione di sentirsi parte lesa, in causa).

Il fatto è che stiamo assistendo alla fine della nostra civiltà. Alla fine del diritto, della legalità, della libertà... di tutto. Fingere che questo non sia vero o lo sia solo in minima parte, pensare che non sia così significativo e che comunque non ci riguardi perché in fondo non colpisce noi direttamente ma una piccola, anche fastidiosa minoranza – accanirsi contro quella stessa minoranza attribuendole vizi e colpe che certamente ha ma in proporzione e misura alle nostre, credere che basti ricacciarla nel buio o, meglio, cancellarla per quietare le coscienze, ristabilire controllo e ordine come piace a noi o a chi ci rappresenta e governa – beh, è la cosa più facile, stupida, insensata, inutile e dannosa che si possa fare... e la stiamo facendo – dall’alto verso il basso.

Ciò che è accaduto è di una gravità inaudita, ma non impressiona perché non è spettacolare, televisivo, non riguarda persone note o la maggioranza degli studenti e degli istituti scolastici, in blocco, non colpisce perché non c’è spargimento di sangue, nessuno ha urlato ed urla, non c’è rissa, sventolio di tessere e bandiere. L’intimidazione è subdola, sofisticata, uno stillicidio quotidiano che non attacca me (non servirebbe a nulla, è evidente) ma le persone che hanno fruito del mio contributo le quali, legittimamente spaventate, arretrano, rinunciano ad esercitare i propri diritti. Il tiro si è molto alzato. Ciò che è accaduto è tanto più allarmante perché è la conseguenza di un tentativo di portare dentro la scuola un punto di vista “altro”, di portarvi argomenti e qualità, non disinformazione e faziosità, di fare CULTURA, non proselitismo e propaganda. Viste le pressioni e le minacce attraverso le quali “solerti cittadini di sana e robusta costituzione eterosessuale e cattolica” hanno cercato di impedire il seminario, e viste le conseguenze perché non gli si è dato ascolto, questo tema, in questi termini, non sarà più affrontato – e, per il quieto vivere, non mi stupirei se il prossimo anno l’autogestione non fosse autorizzata. Oggi accade all’Istituto Magistrale Matilde di Canossa, domani accadrà in un’altra scuola, poi in un’altra e un’altra ancora... Tempo qualche anno sarà il deserto.

Preoccuparsi dei toni perché qualcuno potrebbe offendersi? Mi sembra un’assurdità, un po’ come criticare l’ospite che a tavola non rispetta il galateo mentre intorno va a fuoco la casa.

L’altra mail arriva da Amsterdam, per l’esattezza da Silvia Terribili e Gino Calenda che conducono per "Radio Salto" di Amsterdam un programma di cultura gay in lingua italiana. Chiedono di potermi intervistare telefonicamente, in diretta, nel prossimo appuntamento di Aprile (*).

Siamo al paradosso. Mentre in Italia a nessuno viene nemmeno in mente di farsi e fare qualche domanda, in Olanda sì, eccome - subito! E allora mi dispero. La situazione è enormemente peggiore di quanto io stessa la percepisca e certo non sono una che sottovaluta, anzi, talvolta sono la prima a pensare di esagerare o forse, semplicemente lo spero, m’illudo – come la stragrande maggioranza degli italiani, che pure non sono stupidi o in malafede.

Ecco, ho l’ingrato compito di registrare e mettere agli atti questo pezzo di storia, l’ennesimo di cui sono personalmente testimone, l’ennesimo di tanti che, nel nostro paese, non hanno importanza, non contano. Ogni regime (fascista, nazista, comunista, capitalista - che differenza fa?), ogni dittatura e teocrazia nasce e si afferma là dove indifferenza, ignoranza, miseria materiale, morale e intellettuale, disinformazione, paura e silenzio prevalgono.

Altro non ho da dire.

Cinzia Ricci

(*) L'intervista (qualche decina di minuti) è andata in onda il 2 Aprile.

Ad oggi (21 Marzo) l'unico sito che ha pubblicato il mio comunicato è «Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino». Se qualcun'altro l'ha fatto me lo comunichi.

 

 

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