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Aggiornato Sabato 24-Nov-2012

 

 

Bostrico adulto

Larva di Bostrico

Gallerie del Bostrico

Spesso per i gambi dei mobili e le giunzioni non c’è più niente da fare. Se sapete farlo asportate e ricostruite le parti irrecuperabili con legno sano, compatibile per stagionatura e caratteristiche.

Là dove il legno risulta danneggiato gravemente ma non sostituibile (ad esempio superfici piane estese che si sfarinano compromettendo la struttura del mobile, gambi di mobili pregiati, ecc.), occorre consolidarlo imbibendolo secondo necessità con speciali resine sintetiche o, come si faceva una volta, con colle a caldo. La resina più indicata è il Polaroid B 72, venduta in palline trasparenti che devono essere sciolte in xilolo o diluente alla nitro.

Raccogliete la segatura e bruciatela insieme ai pezzi di legno asportati in modo da evitare la diffusione di uova e larve.

Imbibite abbondantemente il manufatto con un antitarlo professionale (per un ciclo non meno di 250/300 cc ogni metro quadrato):

a spruzzo (in caso di travature interne in ambienti areati e non abitati, pavimentazioni, rivestimenti e legnami esterni, ecc. – ma questo non è un lavoro adatto a voi, dovete rivolgervi ad operatori specializzati);
a pennello (indicato per mobili e rivestimenti situati in case areate, anche abitate);
per immersione (ideale quando abbiamo a che fare con piccole superfici, ad esempio oggetti).

Insistete soprattutto dove il legno è completamente o parzialmente grezzo (nella parti interne del mobile, nei cassetti, dietro, sotto e sopra, soprattutto nelle fessure, nelle giunzioni, ecc.).

Continuate ad imbibire sin tanto che il legno non assorbe più.

Prima di spennellare le parti smaltate, laccate o verniciate a tampone (gommalacca), fate una prova in una zona poco visibile per verificare che non vi siano reazioni chimiche indesiderate, lasciate asciugare e poi procedete.

Attraverso i fori d’uscita dei tarli, iniettate nelle gallerie con forza e a più riprese l’antitarlo. Usate siringhe di grandi dimensioni, quelle per l’insulina vanno bene per i mobili della Barbie.

Ripetete il ciclo d’imbibizione due, tre volte, a seconda della gravità dell’infestazione e a distanza di sette/dieci giorni tra un trattamento e l’altro, comunque quando il precedente trattamento è stato completamente assorbito e le superfici sono asciutte.

Se possibile, dopo ogni applicazione isolate il manufatto con il nailon in modo da creare una specie di camera a gas fra un trattamento e l’altro.

Ultimati i cicli d’imbibizione trattate il legno grezzo destinato a stare in interni, ma soprattutto quello che rimarrà all’aperto, con un impregnante antitarlo e, già che ci siete, antimuffa, neutro o colorato, secondo i gusti e le necessità. Mi raccomando, solo su legno grezzo! Spennellare l’impregnante su smalti, lacche o vernici a tampone, non solo non servirebbe a nulla, ma rischierebbe di rovinarle!

All’interno, dietro, sotto e sopra i mobili, è più indicato dare una passata abbondante di gommalacca abbastanza dura, meglio due. Come sempre insistendo su crepe, fessure, giunzioni, ecc. Occhio a non intaccare la verniciatura!

Un’abbondante finitura a cera d’api, colorata o neutra, è sempre consigliabile, soprattutto nelle parti interne dei mobili (si stente a pennello riempiendo con cura buchi, fessure e giunzioni - la cera in eccesso si leva subito stendendola con un panno).

Anche i buchetti prodotti dai tarli vanno chiusi entro breve tempo, comunque prima di lucidare il manufatto. Per chiuderli si può usare lo stucco, la cera d’api colorata o la cera solida in bastoncini (ma quest’ultima non è facile da applicare, se non siete esperti non provateci).

Lo stucco o la cera usata su legni smaltati, laccati o verniciati a tampone (gommalacca o altro), deve avere una colorazione simile alla superficie stessa, deve riempire i buchetti senza imbrattare la zona circostante, senza calare nei buchi creando avvallamenti e senza creare inestetiche montagnette su di essi.

Quando il riempitivo scelto è ben asciutto, si elimina l’eccesso “spagliettando” delicatamente con la lana d’acciaio fine tutta la superficie (moventi leggeri e circolari).

Si finisce applicando sull’intera superficie un velo sottilissimo di cera d’api (per le superfici verniciate a tampone è preferibile colorata così da “macchiare” gli stucchi e riempire eventuali buchi sfuggiti alla stuccatura, per quelle verniciate è meglio neutra), si lascia asciugare, quindi si lucida energicamente con un panno di lana.

Meglio di così!

 

Rosalia alpina

 

È inutile fare un trattamento antitarlo ad un solo mobile o ad una sola stanza. I tarli, anche se non si vedono o sentono altrove, quasi certamente sono al lavoro e prima o poi sbucheranno fuori tornando ad attaccare anche loro. L’antitarlo è un prodotto chimico, un insetticida - esaurita l’efficacia del principio attivo, tanti saluti! Quindi, se non volete buttar via soldi e tempo, quando decidete di sferrare l’attacco fatelo a 360° – senza pietà.

 

Larva di Capricorno delle case

 

L’antitarlo è un veleno più o meno nocivo per l’uomo, non dimentichiamolo.

Ne esistono molti tipi in commercio, da quelli più professionali che vanno maneggiati con estrema prudenza e in luoghi idonei (ad esempio lo “Xylamon” - circa 10 euro al litro - che essendo a base di cloro può lasciare aloni intorno ai buchi dei tarli compromettendo la colorazione uniforme della verniciatura), a quelli più comuni e palliativi (il già citato “Timpest” che poi, a guardar bene, non è nemmeno economico). Fra questi opposti si collocano prodotti relativamente recenti che rispondono alle nuove necessità di mercato: facilità d’uso, poco o nulla odore e bassa tossicità – caratteristiche indispensabili se si utilizzano in ambienti abitati e/o non sufficientemente areati. Il “Lignum At” è uno di questi. Non troppo tossico e del tutto inodore, può essere usato praticamente da chiunque e senza troppe cautele (basta applicarlo a finestre aperte, per sicurezza, proteggendosi la pelle e gli occhi) – tuttavia il prezzo è parecchio elevato: non meno di 11 euro al litro. Considerato che per effettuare un ciclo di due applicazioni su una superficie di un metro quadrato mezzo litro non basta… Ad ogni modo, come ho già avuto modo di scrivere, quando si tratta di qualità e salute risparmiare non ha alcun senso.

 

Hesperophanes cinereus

 

Non è un antitarlo, ovviamente, ma ai tarli non piace prenderla a morsi e quando se la trovano davanti di norma cambiano strada. La cera d’api è un prodotto abbastanza naturale, versatile ed utilissimo, ogni persona che tenga ai suoi mobili dovrebbe averne un barattolo in casa. È un ottimo lucidante, nutre, colora, protegge ed inoltre asciugandosi solidifica, per questo consiglio di usarla per riempire buchi, fessure, crepe e giunzioni nelle quali i tarli amano deporre le uova.

Anche in questo caso ne esistono molti tipi. Dalle più sofisticate e costose (quelle destinate a far bella mostra di sé nelle botteghe antiquarie, ma poi chissà cosa c’è dentro) a quelle più “plebee” e relativamente economiche normalmente usate per lucidare il parquet. Le cere “Fata” ed “Ambra”, ad esempio. Ecco, io vi consiglio di non farvi ingannare: spesso quelle più care sono anche le più difficili da maneggiare. Se ne occorre una gran quantità o il manufatto non è di gran pregio, la cera “Ambra” è a mio avviso la più indicata: cremosa al punto giusto, bel colore e un chilo costa solo circa 9 euro…

Dunque, buttate via quegli stupidi e dannosi spray, per lustrare e preservare il vostro legno non c’è niente di meglio che un po’ d’olio di gomito e cera!

 

 

Vogliamo farle per bene le cose o come al solito poi dobbiamo tornarci sopra? Appunto. Allora vi consiglio di acquistare un ottimo prodotto, forse il migliore: si chiama “Linitin Alpin” e lo produce la “Levis” – è un impregnante protettivo antitarlo, antimuffa, antiazzurramento, filtra i raggi UV ed è un equilibratore dell’umidità… No, il caffè non lo fa. Come spesso avviene, i prodotti migliori costano cari (circa 13 euro al litro), ma non preoccupatevi: con tutto l’antitarlo che abbiamo somministrato al nostro malato, d’impregnante non ne occorrerà molto.

 

 

Per interventi domestici semplici e relativamente veloci…

un paio di guanti per proteggere la pelle da acidi, solventi e veleni
una maschera antigas con filtri
un paio di occhiali o una visiera per proteggere gli occhi da possibili schizzi
un pennellaccio largo non meno di 5 cm.
una tuta da lavoro che poi deve essere accuratamente lavata
teli di nylon e nastro adesivo da pacchi per sigillarli
qualche siringa di grandi dimensioni
un antitarlo professionale
impregnante antitarlo colorato o neutro o in alternativa gommalacca
cera d’api colorata o neutra
stucco fine per legno colorato
una spatola grande (10 cm.) ed una piccola (5 cm.)
lana d’acciaio fine
diluente sintetico o acquaragia per pulire gli attrezzi
stracci e un panno di lana

 

 

Non sarebbe meglio prima di ritrovarvi a combattere l’impari guerra contro un’infestazione di tarli, se provvedeste a fare un buon trattamento antitarlo preventivo ai vostri mobili verso marzo o aprile? Se prima di cacciare di casa l’impresa edile o gli imbianchini gli faceste fare un energico trattamento alle travi controllando bene che facciano il lavoro per il quale li state pagando? Se prima di acquistare un mobile antico obbligaste l’antiquario a firmare una liberatoria nella quale s’impegna, in caso sia tarlato, a risarcirvi i danni?

Sì, sarebbe meglio… E ALLORA FATELO!

 

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