Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione...
Clicca per accedere alla sezione...
Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione...
Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione...
Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca Clicca per accedere alla sezione...
Contattaci!
Giovedì 25-Gen-2007

ARTICOLO 175 e PERSECUZIONE IN GERMANIA

 

Scheda liberamente tratta da:

(1) “OMOFOBIA - Il pregiudizio anti omosessuale dalla bibbia ai giorni nostri” di Paolo Pedote e Giuseppe Lo Presti (Stampa Alternativa, 2003) e (2) “Le ragioni di un silenzio - La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo” autori vari (Ombre Corte, 2002), che vi consigliamo caldamente.

Il testo in corsivo blu è mio.

 

CODICE PENALE TEDESCO, 1871

Art.175 - Crimini e delitti contro la moralità

Gli atti venerei contro natura, commessi tra persone di sesso maschile o da uomini con bestie, sono puniti dal carcere; si può anche pronunziare la perdita dei diritti civili onorifici.

 

(1) Segni di reazione alla repressione degli omosessuali si avvertirono a fine Settecento: due lettere di “sodomiti” a una gazzetta medica prussiana chiedevano di sottrarre dal campo della morale un comportamento innato come quello omosessuale. Nel 1817 un testardissimo mugnaio svizzero, Heinrich Hössli, colpito da un caso di cronaca, iniziò un lavoro di documentazione sull'omosessualità (probabilmente non era nemmeno omosessuale, anche se sicuramente lo era il figlio) e produsse nel 1836 Eros, un saggio in due volumi, che difendeva l'omosessualità come un comportamento intrinseco agli esseri umani.

A lui si ispirò Karl Heinrich Ulrichs, propugnatore intorno al 1860 della teoria del “terzo sesso” (inventò lo strano termine di “urningo”) in una serie di pamphlets, che inviò a magistrati, filosofi, medici e persino a Karl Marx. Questa teoria influenzò la concezione medica sull'omosessualità dell'Ottocento e aprì la strada ad altri “militanti” che proseguirono nella stessa direzione.

Karl Maria Benkert, scrittore e traduttore, su un suo saggio del 1869 (scritto in reazione alla proposta di leggi omofobe per tutta la Germania) inventò invece la parola “omosessuale” e ne affermò il pieno diritto di cittadinanza tra gli uomini “virili”: in aperto dissenso con Ulrichs.

Nel 1871 il Secondo Reich estese a tutta la Germania la legge anti-omosessuale prussiana, attraverso il paragrafo 175. In quegli anni cominciò a svilupparsi il primo movimento per i diritti degli omosessuali. Il suo principale militante fu Magnus Hirschfeld, un medico che, ispirandosi a Ulrichs, creò nel 1897 il “Comitato Scientifico Umanitario”. Il Comitato dal 1919 avrà una prestigiosa sede a Berlino e, nel 1930, raggiunse i 130.000 iscritti e 25 sezioni in tutta la Germania. «Berlino diventa “La Mecca” omosessuale; leggendo Isherwood o Klaus Mann, si capisce come fosse quello che è San Francisco ai giorni nostri. Era giunta ad avere ottanta locali omosessuali e, contemporaneamente, dieci riviste e due case editrici specializzate. Era il punto di riferimento dei movimenti di liberazione di tutto il mondo» (Giovanni Dall’Orto). Il Comitato produsse una quantità imponente di lettere, opuscoli, libri, annuari, convegni, contatti internazionali, attività di lobbying; una petizione per abrogare il paragrafo 175, raccolse le firme, tra gli altri, di Hermann Hesse, KrafftEbing, Eduard Bernstein, Max Brod, George Grosz, Albert Einstein, Heinrich Mann, Thomas Mann, Stefan Zweig, Karl Pauli, Rainer Maria Rilke, Arthur Schnitzler. Riuscì a ottenere nel 1929 l'impegno dei partiti politici del Reichstag a eliminare il paragrafo nel nuovo codice penale allora in discussione. Ma nel 1933 Hitler assunse il potere, rese più duro il 175 e mandò migliaia di omosessuali nei campi di sterminio.

 

(2) Le origini del Paragrafo 175 del Codice criminale del Reich sono da ricercare nella "Costitutio Criminali Carolina" promulgata dall'imperatore Carlo V nel 1532 la quale, all'articolo 116, recitava: "Quelle persone coinvolte in condotta lasciva, sia uomo con uomo, che donna con donna, o essere umano con animale, perderanno la loro vita bruciando sul rogo". Tale principio fu ripreso dalla Prussia nella sezione n. 143 del nuovo Codice del 1847: "perché tale comportamento dimostra una speciale degenerazione della persona ed è così pericoloso per la moralità". Nel 1871, dopo la proclamazione, da parte di Otto von Bismarck, del Secondo Reich, viene promulgata con il numero 175, ed estesa a tutto l'Impero Tedesco, una nuova normativa anti-omosessuale sulla base della vecchia sezione 143 prussiana (che quindi precedentemente riguardava solamente la Germania del Nord). In realtà l'applicazione del Paragrafo 175 è assai modesta e ripetutamente ne viene richiesta da più parti l'abrogazione, al punto che nel 1929 la Commissione penale del Reichstag esprime parere favorevole alla soppressione della normativa anti-omosessuale, che prevede ormai il solo reato di sodomia. Nella primavera del 1935 la medesima Commissione esprime parere contrario alla richiesta fatta dal governo nazista, salito al potere nel 1933, di inasprimento del Paragrafo 175. Ciononostante, il 28 giugno 1935 Ritler promulga il Paragrafo 175a, detto anche "175 modificato", in base al quale tutto diviene perseguibile, persino l'espressione di un desiderio o di uno stato d'animo. Viene così attuata la cosiddetta repressione "delle fantasie sessuali" in base alla quale qualunque accenno verbale, scritto o disegnato, che evochi un legame o un rapporto omosessuale, comporta l'internamento in un lager. Quello che segue è il testo del Paragrafo 175 modificato.

 

CODICE PENALE TEDESCO, 1935 - Modifiche e integrazioni

 

§175. Un uomo che commette atti licenziosi e lascivi con un altro uomo o permette l'abuso su di se di atti licenziosi e lascivi, deve essere punito con l'imprigionamento. Se uno dei due coinvolti ha meno di 21 anni, al momento del compimento dell'atto la Corte può, specialmente in casi particolari, evitare la punizione.

175a. È obbligatorio l'imprigionamento in un penitenziario per un periodo di tempo non superiore ai 10 anni, ed in presenza di circostanze attenuanti, per non meno di 3 mesi a:

1. L'uomo che, con l'uso della forza o della minaccia della vita, obbliga un altro uomo a commettere atti licenziosi e lascivi con lui o obbliga la controparte a sottomettersi ad abuso con atti licenziosi o lascivi.

2. L'uomo che, sfruttando la propria posizione di superiorità in una relazione, per motivi di servizio, impiego o grado, induce un altro uomo a commettere atti licenziosi e lascivi con lui o a sottomettersi ad abuso mediante tali atti.

3. L'uomo che, avendo più di 21 anni, induce un uomo che ha meno di 21 anni a commettere atti licenziosi e lascivi con lui o a sottomettersi ad abuso mediante tali atti.

4. L'uomo che organizza in modo professionale atti licenziosi e lascivi con altri uomini, o li sottomette ad abuso mediante tali atti, o offre se stesso per atti licenziosi o lascivi con altri uomini.

175b. Gli atti licenziosi e lascivi contrari alla natura, fra esseri umani ed animali, devono essere puniti con l'imprigionamento; può rendersi necessaria la perdita dei diritti civili.

 

DISCORSO SEGRETO DI HEINRICH HIMMLER AI GENERALI DELLE SS IN RELAZIONE AI “PERICOLI RAZZIALI E BIOLOGICI DELL'OMOSESSUALITÀ”

 

Nel 1933, quando abbiamo preso il potere, abbiamo scoperto l'esistenza delle associazioni omosessuali. Queste contavano due milioni di iscritti. (…) Se ammetto che ci sono da uno a due milioni di omosessuali vuol dire che il 7 oppure l'8 o addirittura il 10 per cento degli uomini sono omosessuali. E se la situazione non cambia, il nostro popolo sarà annientato da questa malattia contagiosa. Tra gli omosessuali ci sono delle persone che hanno fatto proprio il seguente punto di vista: “Quello che faccio non riguarda nessuno, ma solo la mia vita privata”. Ma non è vero, non è solo la loro vita privata: il dominio sessuale può essere sinonimo di vita o di morte per un popolo. La distruzione dello Stato comincia nel momento in cui interviene un principio erotico, e lo dico con la più grande serietà, un principio di attrazione sessuale dell'uomo per l'uomo: in questo Stato di uomini, la qualifica professionale e il rendimento non contano più e un funzionario omosessuale che cerca un nuovo impiegato sceglie quello che è anche omosessuale. Questa gente è capace di riconoscersi da un angolo all'altro di una stanza. La gente normale come noi non può capire come tutto ciò sia possibile. Quindi l'omosessualità fa fallire ogni sistema basato sul rendimento; essa distrugge lo Stato nelle sue fondamenta. A questo si aggiunge il fatto che l'omosessuale è un uomo radicalmente malato sul piano psichico. È debole e si dimostra un vigliacco nei momenti decisivi.

L'omosessuale mente anche in maniera malata. Per farvi un esempio, non mente come un gesuita. Il gesuita mente con uno scopo preciso. Dice qualsiasi cosa con un'aria luminosa, ben sapendo che sta raccontando favole. Lui ha una giustificazione morale: mente per la gloria di Dio. Non dimentica per un solo attimo che sta mentendo. L'omosessuale, invece, mente e crede in ciò che dice. All'inizio mi arrabbiavo quando i giovani mi mentivano. Oggi capisco che gli era impossibile comportarsi diversamente. Perciò non mi viene più in mente di chiedere a un omosessuale se è di parola. Non lo faccio più perché so che mi mentirà. Le esperienze che ho fatto mi hanno dimostrato che l'omosessualità porta, vi dirò, a una vera e propria stravaganza intellettuale, a una vera e propria irresponsabilità.

L'omosessuale è naturalmente un ideale oggetto di pressione: primo, perché può essere condannato; secondo, perché è un tipo malleabile; terzo, perché è molle e senza alcuna volontà. Non c'è alcuna fedeltà nell'amore di un uomo per un altro uomo che assomigli minimamente alla fedeltà tra uomini, benché questa gente parli d'amore. L'omosessuale dice tutto, senza freni, e senza dubbio con la speranza di salvarsi così la pelle.

Dobbiamo capire che se questo vizio continua a diffondersi senza che noi possiamo combatterlo, per la Germania sarà la fine. Purtroppo, il compito non è facile, come lo fu per i nostri antenati. Allora questa non era una punizione, ma soltanto lo spegnersi di una vita anormale. Bisognava scartarli, allo stesso modo in cui noi estirpiamo le ortiche e le ammucchiamo tutte insieme per bruciarle. Questa non era una vendetta: l'individuo in questione doveva semplicemente sparire.

Ora vorrei parlarvi, con molta franchezza, dell'omosessualità all'interno delle SS. Ho preso la seguente decisione: in tutti i casi, questi individui saranno ufficialmente degradati, espulsi dalle SS e trascinati davanti a un tribunale. Dopo che avranno scontato la pena inflitta loro dal tribunale, dietro mio ordine saranno internati in un campo di concentramento e abbattuti durante un “tentativo di fuga”. Voglio preservare il sangue nobile che entra nella nostra organizzazione e l'opera di risanamento razziale che stiamo perseguendo per la Germania. Ma ciononostante il problema non è risolto in tutta la Germania. Non ci dobbiamo illudere. Trascinare gli omosessuali davanti a un tribunale e farli internare, non risolve il problema. Quando esce dal carcere, l'omosessuale è tanto omosessuale quanto lo era prima. Quindi il problema rimane invariato. È risolto, invece, nella misura in cui questo vizio viene stigmatizzato, mentre prima non lo era. Il problema dell'omosessualità, non può essere regolato. Ma tutto questo non ci aiuta a risolvere il problema nel suo complesso.

lo non vedo che una soluzione: impedire che le qualità di uno Stato di uomini e i vantaggi delle associazioni maschili, degenerino in difetti. Secondo me, la nostra vita è troppo mascolinizzata. Noi mascolinizziamo le donne in tal modo che, a lungo andare, la differenza sessuale, le polarità, spariscono. Secondo me, non dobbiamo poi stupirci se abbiamo intrapreso il cammino verso l'omosessualità. (…)

Centocinquanta anni fa, in una università cattolica venne sostenuta una tesi dal titolo: La donna ha un'anima? Soltanto questo dimostra la tendenza del cristianesimo a distruggere la donna e a mettere in evidenza la sua inferiorità. Sono assolutamente convinto che tutto il clero e il cristianesimo cercano soltanto di stabilire un'associazione erotica maschile e a mantenere questo bolscevismo che esiste da duemila anni. Secondo me, la maggior parte di loro è senz'altro eterosessuale, più del 50 per cento, mentre stimo che nei conventi ci sia il 90, il 95 o addirittura il 100 per cento di omosessuali.

Heinrich Himmler, Capo delle SS e Capo della Gestapo, 17-18 febbraio 1937

 

«Il paragrafo 175 aveva avuto scarsa applicazione nella Germania di Weimar: ora invece cominciano gli arresti massicci e le condanne al carcere. La più massiccia ondata repressiva partirà nel giugno del 1934, in coincidenza con la liquidazione, probabilmente per motivi politici, dell'ala “sinistra” del partito nazista: saranno assassinati tutti i dirigenti delle SA, compreso Rohm, notoriamente omosessuale. Questo eccidio sarà rivendicato da Hitler in quanto necessario per ripulire la Nazione tedesca dalla piaga omosessuale. Nel 1935 viene modificato e inasprito l'articolo 175. Nel 1936 Himmler crea - entro la Gestapo - l'Ufficio Speciale SS, organo centrale del Reich per la lotta contro l'aborto e l'omosessualità. Il numero di arresti in questi anni aumenta vertiginosamente, con punte massime nel periodo 1936-39. Alcuni degli arrestati verranno in seguito inviati nei campi di concentramento di Sachsenhausen, Mathausen, Buchenwald e Dachau. Dai dati trovati e dalle poche testimonianze raccolte, Lautmann ha costruito stime statistiche, e ritiene realistico parlare di circa centomila arresti, cinquantamila condanne, al massimo trentamila deportati e quindicimila vittime nei campi».

Gianfranco Goretti

 

E le lesbiche?

Scrive R. Lautmann in “Le ragioni di un silenzio”: «Anche loro furono perseguitate, ma in modo assai meno appariscente». Nei Lager «non erano rappresentate da una vera e propria categoria; solo poche venivano internate ufficialmente come lesbiche, ma non per questo non soffrirono della minaccia e dell'ostilità nazista. La loro sofferenza non era minore rispetto a quella degli omosessuali maschi, assumeva solo una forma diversa» e ancor peggio finirono nell'abbraccio mortale del silenzio e dell'oblio. Le lesbiche erano ritenute "asociali", perciò marchiate con il triangolo nero. Se è difficile fare una stima delle vittime gay del nazi-fascismo, per le lesbiche è addirittura impossibile. Senza numeri, riscontri, memoria, niente esiste.

Dopo la guerra...

Pochi sanno che là dove furono gli alleati a liberare gli internati nei campi di concentramento nazisti in Germania, i prigionieri gay superstiti non furono rimessi in libertà ma, trasferiti nei penitenziari “tradizionali”, scontarono il tempo restante della pena come previsto dal paragrafo 175 del codice penale che nessuno si sognò di abrogare.

Scrive K. Müller, ancora in “Le ragioni di un silenzio”: «La revisione del Paragrafo 175 venne adottata dagli alleati e successivamente dalle autorità federali come diritto vigente. (...) Le autorità penali federali ricominciarono con la persecuzione nei confronti degli omosessuali e utilizzarono il Paragrafo 175 come fondamento di diritto». Gli omosessuali, maschi e femmine, continuarono a vivere nella paura, in clandestinità per altri 24 anni poi, il 29 Maggio del 1995, otto sopravvissuti alla persecuzione nazista, sottoscrivono la seguente dichiarazione per il cinquantenario della loro liberazione:

50 anni fa venimmo liberati, dalle truppe alleate, dai campi di concentramento e di prigionia nazionalsocialisti. Ma il mondo, che noi avevamo sperato, non si avverò.
Dovemmo perciò nasconderci e ci esponemmo a nuove persecuzioni. Il Paragrafo nazista 175 del 1935, anti-omosessuale, rimase valido fino al 1969; le retate non erano una rarità. Alcuni di noi - liberati dai campi furono condannati di nuovo a lunghe pene detentive.
Sebbene alcuni sopravvissuti tentassero di sostenere fino alla Corte federale il nostro riconoscimento come perseguitati dal regime nazista, non fummo però riconosciuti come tali e venimmo esclusi dal risarcimento economico a favore delle vittime del nazionalsocialismo. E il sostegno nazionale e la solidarietà dell'opinione pubblica non esistevano per noi. Nessun nazista delle SS è mai stato ritenuto responsabile in tribunale per l'omicidio di un omosessuale. Ma i primi appartenenti alle SS ricevono oggi per il loro "lavoro" una pensione, mentre a noi non vengono riconosciuti gli anni dei campi e così non vengono calcolati per la pensione.
Oggi siamo troppo vecchi e stanchi per lottare per il riconoscimento del torto che ci è stato inflitto. Molti di noi non osano parlare di ciò. Molti di noi sono morti soltanto con ricordi colmi di tormento. Abbiamo atteso a lungo ma invano un chiaro gesto politico ed economico del governo tedesco e della Corte federale.
La nostra persecuzione è appena menzionata oggi nelle scuole e nelle università. Anche nei musei e nei luoghi di commemorazione qualche volta non veniamo neppure nominati come gruppo perseguitato.
Oggi, cinquant'anni dopo, ci rivolgiamo alla giovane generazione e a tutti coloro che non si vogliono far guidare dall'odio e dai pregiudizi. Ci diano una mano a difenderci da una memoria della persecuzione degli omosessuali da parte dei nazisti ancor sempre incompleta e viziata da pregiudizi. Non fateci mai dimenticare, così come agli ebrei, zingari, testimoni di Geova, massoni, disabili, prigionieri di guerra russi e polacchi, omosessuali e a molti altri, i torti subiti. Fate che noi si impari dalla storia e la generazione più giovane di donne e uomini omosessuali sostenga così le ragazze e i ragazzi a condurre la loro vita, con dignità e rispetto, insieme ai loro partner, amici e famiglie. Senza memoria non c'è futuro.

 

Sino alla fine degli anni Settanta non si trova traccia, nelle principali rassegne e documentazioni sui campi di concentramento nazisti, degli omosessuali come gruppo di vittime della persecuzione nazista. Agli omosessuali è impedito di rivendicare il loro status di sopravvissuti e di partecipare in forma organizzata ai raduni negli ex campi di concentramento. Soltanto negli anni Ottanta, dopo anni di battaglia politica, ebbero il permesso di collocarvi targhe commemorative.

L'omosessualità è depenalizzata in Germania solo nel 1968-69. Trentatre anni dopo, nel 2001, lo stato riconosce un risarcimento agli omosessuali vittime del nazismo e nel maggio del 2002 il Parlamento tedesco chiede ufficialmente scusa alla comunità omosessuale.

E in Italia? Beh, andiamo a vedere...

 

...DALLE STALLE ALLE STALLE...

 

* * *

 

Germania - per approfondire…

 

Premessa
Assemblea e Costituzione di Weimar
I fermenti culturali a Berlino
Letteratura: il primo dopoguerra
La filosofia germanica da Hegel ad oggi

 

L’arte dal neoclassicismo alla Nuova Oggettività

 

Il Cinema dalle origini all’avvento del nazismo
L’architettura
La pittura
La musica tra i due secoli
Il Teatro
La Danza

 

Le immagini di fiLmES sono tratte prevalentemente da materiali fotografici e grafici preesistenti, cartacei o web, modificati e riadattati dall'autrice. La riproduzione parziale e non a scopo commerciale del materiale pubblicato (immagini e testi) è consentita citando la fonte (indirizzo web) e l’autore (Cinzia Ricci o altri), diversamente tutti i diritti sono riservati.

by www.cinziaricci.it

Questo sito, testato principalmente con Firefox, Internet Explorer e Safari, è privo di contenuti dannosi per i computer. L'utilizzo di altri Browser o comunque con script e controlli ActiveX disattivati, potrebbe causare visualizzazioni difformi o parziali, errori e malfunzionamenti. Risoluzione schermo consigliata: 1024x768.