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Sabato 24-Nov-2012
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Si può nascere con due occhi che vedono o con due mani che sanno far vedere.

Il primo è un caso generale.
Il secondo – un caso comune.
L’uno non esclude l’altro.

Due mani e due occhi così potranno essere protetti, educati, nutriti. Cresceranno, si allargheranno, si affineranno e ingialliranno con l’uso. Per un po’ saranno luminosi, elastici, abili, raffinati, sensibili, perfetti. Uno specchio: questo sarà, ai limiti della purezza, il risultato di tale educazione, l’accrescimento di tale nutrizione, il limite di tale affinamento.

Ci sono sempre stati e sempre ci saranno artisti che artisti diventano (si creano).

La superficie di uno specchio.

La superficie di uno specchio.

* * *

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Cinzia è nata il 10 Marzo 1964 con due occhi che fanno vedere perché ha due mani che vedono.

Casi del genere, per quanto diffusi, sono sempre unici.

(Occhi così implicano mani così).

Trovarsi nel raggio d’azione di tali occhi e tali mani vuol dire essere toccati e plasmati da quegli occhi, guardare quelle mani creare ciò che vediamo.

Due mani e due occhi così daranno più nutrimento di quello che richiedono, cresceranno oltre il loro corpo in una cosiddetta “opera d’arte”.

* * *

L’opera nasce opera. L’artista può diventare artista. Ma l’artista che nasce con la sua opera (crea), se diventa qualcosa – diventa la sua opera.

Un’eterna nascita, un eterno immobile talento imperfetto.

Ma solo questi artisti (della visione, della parola, del suono, del corpo) hanno il segreto dono della composizione.

(Composizione: creare ciò che esiste ricordando ciò che esisterà).

Cinzia è pigra, quasi non ha stile. È molto giovane: sicuramente “troverà” uno stile, lo renderà perfetto – quindi subito lo “perderà”.

(Stile: creare ciò che esiste in modo da dimenticare ciò che è esistito in vano).

(Cinzia una sera mi disse: “Le tue poesie sono i miei disegni”. Ho scritto quasi 200 poesie. Ne trovo soddisfacenti una decina, fra cui sempre la prima e l’ultima).

* * *

Uno specchio.

Tutto uno specchio.

Cinzia disegna, dipinge.

Disegna, dipinge da dietro lo specchio, là dove tiene invisibili i suoi occhi (rivolti dietro di noi) perché le sue mani si muovono secondo ciò che sta dinanzi a noi.

Chissà come fa.

(Conosco tre persone, forse quattro, in bocca alle quali il sostantivo assoluto “visione” non si deformi sinistramente per eccesso o difetto di coscienza: una, ovviamente, è Cinzia. Le ho sentito pronunciare questa parola due volte, e me ne ricordo soltanto adesso).

Se noi lo vediamo, è molto probabile che Cinzia abbia mostrato ciò che noi vediamo.

Dietro quelle linee. Sotto quei colori, Dentro quelle forme.

Per quanto ne so io, si tratta di un segno naturale della creazione artistica.

 

Massimo Lenzi (Lucca, 5 febbraio 1985 – ore 1:30, luna piena)




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