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Aggiornato Sabato 24-Nov-2012

 

Questa piccola raccolta che comprende tredici pezzi scritti tra il 1986 e il 1997, è stata stampata in proprio in tiratura limitata nel 1989. All’epoca includeva il racconto autobiografico “Luigi detto il Gigi”, successivamente modificato e confluito in “Postume verità” ne “Il giuoco della campana” e, parzialmente, in “Là dove soffia il vento”, nel capitolo “Genealogia”.

Ersilia”, l’unico brano dei tredici che trae spunto da una storia vera, lo trovate in “Borderline”, nella sezione “Viaggio nella memoria...”.

C’è chi afferma che i racconti siano una forma minore di narrativa – divertissements adatti ad una lettura veloce e distratta, da portarsi sulla spiaggia, in autubus, al bagno. C’è chi afferma che solo il romanzo dimostra l’inventiva, le reali capacità narrative e linguistiche, la grandezza letteraria di un autore. Qualcun altro sostiene che chiunque è capace di scrivere cose che abbiano un senso al di sotto di un certo numero di pagine, che tutti scrivono almeno una volta nella vita un racconto, una poesia, ma pochi hanno la forza, gli argomenti e la costanza di scrivere un romanzo – ciò fa la differenza. Può darsi.

Se questo è vero, e non dubito che possa esserlo almeno in parte, io sono un’ordinaria, mediocre e inutile scrittrice, come altri che nessuno si azzarderebbe a definire tali. Non voglio farne l’elenco, ma chi ama la narrativa non avrà difficoltà a trovarne qualcuno.

Nel grande sto stretta. Sento che se abusassi delle parole ne sminuirei il significato, tradirei il mio compito, il fine ultimo, ciò che attraverso esse dovrebbe svelarsi – soprattutto, sento che imponendo al lettore le mie storie in ogni sfumatura e variante, lo priverei del diritto di trovarvi la propria.

Desidero che egli s’interroghi profondamente, si apra al dubbio, trovi soluzioni, alternative, dia risposte - sue. A me non basta che capisca ciò che intendo dirgli, che immagini ciò che vorrei vedesse. Voglio che sulla base di poche indicazioni, tracce, sia lui a disegnare, definire i contorni, a riempire i vuoti, svuotare i pieni, come vuole e sa. Se dico tutto, se scrivo tutto, potrà farlo, riuscirci? Non penso.

Giusto o sbagliato, bello o brutto che sia, questo è il mio stile – questo è quello che faccio.

Buona lettura.

C. Ricci

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