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Racconto
storie. Ne ho la testa piena. Osservo le pagliuzze. L’erba
è oro, per me.
Rupture – Rottura. Nel senso del distacco. Il punto di separazione,
frattura, non necessariamente traumatica, catastrofica, percepibile.
Quel taglio che, netto o incerto, separando mostra, dall’interno,
il senso, il valore dell’intero – scisso e in mutazione.
Stessa sostanza, diverse forme, struttura. Precisione chirurgica
e casualità. Nell’attimo una vita – la vita.
Geologia applicata all’esistenza, all’esistente, ai
sentimenti, alle azioni e reazioni umane. Persone: gemme preziose
– grezze o lavorate. Pietre che custodiscono in sé
la propria storia, e quella dell’intera umanità. Sedimenti
che raccontano il tempo: lo svelano, talvolta anticipano. Meteore:
di passaggio, in transito.
Fotogrammi in sequenza di mani che salutano.
C. Ricci
POSTILLA
C’è chi afferma che i racconti siano una forma minore
di narrativa – divertissements adatti ad una lettura veloce
e distratta, da portarsi sulla spiaggia, in autubus, al bagno. C’è
chi afferma che solo il romanzo dimostra l’inventiva, le reali
capacità narrative e linguistiche, la grandezza letteraria
di un autore. Qualcun altro sostiene che chiunque è capace
di scrivere cose che abbiano un senso al di sotto di un certo numero
di pagine, che tutti scrivono almeno una volta nella vita un racconto,
una poesia, ma pochi hanno la forza, gli argomenti e la costanza
di scrivere un romanzo – ciò fa la differenza.
Se
questo è vero, e non dubito che possa esserlo almeno in parte,
io sono un’ordinaria, mediocre e inutile scrittrice, come
altri che nessuno si azzarderebbe a definire tali. Non voglio farne
l’elenco, ma chi ama la narrativa non avrà difficoltà
a trovarne qualcuno.
Nel
grande sto stretta. Sento che se abusassi delle parole ne sminuirei
il significato, tradirei il mio compito, il fine ultimo, ciò
che attraverso esse dovrebbe svelarsi – soprattutto, sento
che imponendo al lettore le mie storie in ogni sfumatura e variante,
lo priverei del diritto di trovarvi la propria.
Desidero
che egli s’interroghi profondamente, si apra al dubbio, trovi
soluzioni, alternative, dia risposte - sue. A me non basta che capisca
ciò che intendo dirgli, che immagini ciò che vorrei
vedesse. Voglio che sulla base di poche indicazioni, tracce, sia
lui a disegnare, definire i contorni, a riempire i vuoti, svuotare
i pieni, come vuole e sa. Se dico tutto, se scrivo tutto, potrà
farlo, riuscirci? Non penso.
Giusto
o sbagliato, bello o brutto che sia, questo è il mio stile
– questo è quello che generalmente faccio.
Buona
lettura.
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