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Aggiornato Sabato 24-Mar-2012

 

Ma cosa ci faccio qui - pensava guardandosi intorno. Lungo il tragitto non si era posta il problema. Aveva ritardato quel momento più a lungo possibile e questo le aveva permesso di elaborarlo, interiorizzarlo, renderlo accettabile - normale. Ora cercava di capire le sue emozioni, ma non ci riusciva.

Tutto si era svolto con rapidità, riservatezza. Domandò a chi doveva rivolgersi per avere un pacco alimentare e fu accompagnata alla scrivania di una signora.
«È la prima volta che si trova in questa situazione?»
«Sì»
La donna mandò una volontaria a preparare il pacco, poi prese un cartoncino da uno schedario e le chiese nome, indirizzo e numero telefonico rassicurandola che serviva solo per poterla contattare quando avessero potuto consegnarne altri.
«Quanti siete in famiglia?»
«Una, fortunatamente.»
Sorrise, annuendo, quindi la invitò ad attendere all’ingresso.
Una volontaria arrivò pochi minuti dopo. Il pacco era piccolo ma pesante, sigillato con nastro adesivo su cui era stampato, ben visibile, il nome dell’associazione: Croce Verde. Lucia lo prese ringraziandola con gentilezza, senza guardarla, senza riuscire a esprimere altro, ma di più, in effetti, non poteva – non in quel momento.

Mentre attraversava il cortile si sentì come se avesse compiuto un furto. Non sapeva cosa contenesse la scatola e tuttavia ebbe la sgradevole impressione di aver sottratto un bene prezioso a qualcuno che ne aveva maggiormente diritto. Pensò anche che quella scritta sul nastro adesivo non era il massimo della discrezione e provò una sensazione strana, simile alla vergogna, o forse, più probabilmente, al pudore.

Ricordò che recentemente le avevano raccontato di aver visto sugli scaffali di un negozio i prodotti del Banco alimentare. Lei stessa sapeva che c’erano persone benestanti che andavano regolarmente a rifornirsi. In tanti anni non si era mai scandalizzata, non più di tanto, almeno. Adesso si sentiva personalmente offesa, danneggiata. Improvvisamente ebbe il pensiero più terrorizzante e inatteso: cosa sarebbe accaduto se avessero sospeso il servizio a causa loro?

Arrivò a casa spossata. Posò la scatola su una panca e quasi avesse paura di farlo, sbrigò alcune faccende prima di aprirla. Infine si fece coraggio e strappò il nastro adesivo. Sì, era un piccolo tesoro: un gran pezzo di Parmigiano ben sigillato, cinque pacchi di pasta, scatolame vario, burro, latte e persino una confezione di caffè. Esattamente quello che aveva terminato e non poteva acquistare. Le venne da piangere.

Sono una scema, – pensò – avrei dovuto chiedere quando tornare. Magari non ci sarà bisogno. E mise sul fornello una pentola d’acqua per farsi un piatto di pasta.

Era precipitata nel baratro a poco a poco, nel giro di due anni, quasi senza accorgersene. Aveva perso il lavoro in seguito a una brutta malattia risolta con un intervento chirurgico, poi altri accidenti legati alla denuncia di un caso di corruzione avevano allontanato gli amici e con loro erano spariti i contatti attraverso i quali avrebbe forse potuto provare a rialzarsi, in ultimo aveva chiuso i ponti con la famiglia sempre pronta a chiedere, pretendere, mai a dare – se non si rendevano conto che non ce la faceva più, tanto valeva risparmiarsi almeno il dolore procurato da quell’insopportabile opportunismo misto a indifferenza.

Le fatture da pagare vecchie e nuove, tutte scadute, erano ammucchiate sul tavolo, in vista, quasi volesse costringersi a ricordare che aveva i minuti contati. Le avevano già staccato il telefono, presto sarebbe toccato al gas, l'acqua, l'elettricità. Gli affitti arretrati, le spese condominiali, le tasse della spazzatura – poche migliaia di euro erano in realtà una montagna di debiti per lei che aveva solo pochi spiccioli in tasca.

Si sedette sul divano, pensò alla sua bella casa arredata con tanta fatica e amore: i libri, i quadri, gli elettrodomestici, il mobilio – trent’anni di vita e lavoro, sacrifici, progetti, sogni, speranze. Tutto inutile. Era la prima a non poter credere di essere a un passo dalla morte civile, figuriamoci se potevano rendersene conto gli altri, e quanto gli importava.

Quarantacinque anni, ancora piuttosto piacente sebbene un po’ appesantita, niente affatto ignorante.

Una donna, il modo di sopravvivere lo trova sempre - se vuole. E poi, se è in queste condizioni qualche responsabilità ce l’avrà pure – mal voluto…

Le venne da vomitare.

Spense il gas. Non aveva più fame. Si sentiva svuotata, abbattuta. Da ragazzina aveva pensato spesso al suicidio, poi aveva capito che quella non era una soluzione, ma… Difficile adesso resistere alla tentazione di tornare sui suoi passi. Possibile che non vi fossero alternative, che non vi fosse rimedio?

Più che la malattia, fu il caso giudiziario a rovinarla. La denuncia e, soprattutto, il gran chiasso che ne era seguito, l’avevano trasformata in una minacciosa impicciona di cui è meglio non fidarsi, da tenere alla larga.

Ci si può ribellare, si può tentare di ottenere il rispetto delle leggi, giustizia, ma prima si deve chiedere il permesso, si devono trovare appoggi e, soprattutto, si deve poter contare su una rete di relazioni familiari e sociali solide, fatte di reciproche convenienze, e denaro, risorse da investire a fondo perduto. Non aveva niente di tutto questo. Facile finire a pezzi - ti rompi da solo, gli altri non devono nemmeno sforzarsi per cancellarti, farti morire. Non esistevi prima e non esisti dopo - dov'è il problema?

Lucia sapeva che senza relazioni non ci sono opportunità, non c'è futuro. Sapeva che se non hai un gruppo di riferimento alle spalle, se non ne sei parte, utilmente, non fai e non sei nulla – specie in una piccola provincia. Non aveva mai fatto comodo ne mai aveva considerato gli altri da un punto di vista prevalentemente o esclusivamente utilitaristico, per cui, mai in tutta la sua vita si era premurata di costruirsi intorno la rete di cui sopra e della quale, data la sua storia familiare, era del tutto sprovvista in partenza. Si può vivere anche senza, a cose normali. Non si naviga nell'oro e non ci si fa una posizione - ma si vive liberi, più o meno dignitosamente, senza dover fare grossi compromessi. Può bastare, basta - a lei bastava. Poi vide cose che non avrebbe dovuto vedere, tresche tra imprenditori e amministratori pubblici che nemmeno i diretti interessati si erano preoccupati di nascondere. Sporse denuncia e nel giro di qualche ora la stampa locale la trasformò in una specie di mitomane visionaria a caccia di notorietà. Si ritrovò la città contro. Non che si aspettasse una medaglia – ma nemmeno di finire sulla graticola quasi fosse lei la criminale!

Così, come una corda di canapa tesa da troppo tempo, la sua vita prese a sfilacciarsi. Poco alla volta cominciarono a spezzarsi i sottili filamenti che uniti insieme la rendevano abbastanza robusta, in grado di reggere lo sforzo. Chi non aveva un buon motivo per starle accanto se la lasciò alle spalle - senza fatica e senza alcuna conseguenza, per se stesso. D'altronde, raccoglieva i frutti di quello che aveva seminato. Non era stata lei a rifiutare con tutte le sue forze opportunismi, vincoli e dipendenze? Di che si lamentava, adesso? Si potrebbe obiettare che un buon motivo per non lasciare sola una persona dovrebbe essere l'affetto, o la stima, la fiducia o anche solo una qualche forma di compassione - certo, ma questi sono sentimenti e reazioni puramente teorici, la pratica richiede altro: coraggio, coerenza, attenzione, sensibilità, consapevolezza, onestà, generosità, virtù tanto più rare se necessarie per sostenere qualcuno dal quale non si potrà trarre alcun vantaggio personale.

Lucia dovette prendere atto di una strana concomitanza di fattori che, se presi ognuno per conto proprio non sarebbero stati così gravi, ma messi tutti insieme conducevano alla rovina, alla morte civile, appunto. Una condizione inimmaginabile per chi non la subisce, tanto inimmaginabile da non essere possibile, o conseguenza di azioni personali inconfessabili, o pura millanteria - fonte d'irritazione in chi la osserva, facili condanne, superficiali, strumentali giudizi che invariabilmente assolvono, sollevano dalle proprie responsabilità.

Era stata una sprovveduta, ma anche ora, in circostanze analoghe, avrebbe probabilmente compiuto le medesime scelte. Non si può fingere sempre di non vedere, non sapere.

Già. Ma intanto i colpevoli di quei traffici sporchi erano ancora là fuori, messi nella condizione di poterli perpetuare, in un certo senso legittimati a farlo. Poche condanne, nemmeno un giorno di galera, indagine conclusa e archiviata in tempi record per la giustizia italiana. Ovvio. Tutti i loro parenti e amici erano perfettamente inseriti, saldamente ancorati al sistema. Clan familiari, cordate affaristiche, gruppi di potere ai più vari livelli, in ogni settore produttivo, finanziario, politico, culturale, amministrativo – ognuno collegato all’altro, colluso, connivente. Lucia aveva puntato il dito contro una parte, adesso faceva i conti con l'altra.

Una vicina di casa le aveva suggerito di rivolgersi a un’assistente sociale, una certa Pia Carretta. Carretta, Pia - dove aveva sentito quel nome? Se ne ricordò: era la cognata del Sindaco, proprietario attraverso certi suoi familiari di una delle aziende implicate nella vicenda giudiziaria. Assolto, naturalmente, e naturalmente ancora al suo posto. Lucia poteva aspettarsi qualcosa? Prese comunque un appuntamento perché nella sua testa bacata non era possibile che fossero tutti disonesti, doveva pur esserci qualcuno capace di discernimento. Pia fu cortese e sufficientemente chiara: «Ci spiace, ma al momento non possiamo offrirle altro che la disponibilità di un magazzino nel quale potrà portare le sue cose, i suoi mobili - per il resto dovrà arrangiarsi. D’altronde, sa quante famiglie con situazioni peggiori della sua attendono da anni una sistemazione?». Nessuna che vivesse in macchina - perché questo era quello che l’aspettava, almeno sin quando non l’avesse venduta. E poi, perché da anni? Un’amministrazione degna di questo nome non avrebbe il dovere di aiutare chi è in difficoltà? Rinunciare all’installazione d’impianti d’illuminazione pubblica faraonici, arredi urbani griffati e altre sciocchezze simili per finanziare politiche sociali adeguate? Ma queste cose le può capire solo chi finisce in mezzo a una strada - e forse non basta ancora per decidere di aprire gli occhi.

Lucia si asciugò le lacrime, quindi ricominciò ad avvolgere nella carta di giornale alcuni soprammobili. Li mise nello scatolone del Banco alimentare insieme ad alcuni libri, lo chiuse con cura, scrisse su un fianco l’elenco degli oggetti che vi aveva riposto e lo posò accanto agli altri, senza fretta - per pagare e morire si è sempre in tempo.

 

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