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Aggiornato Venerdì 09-Nov-2012

 

 

Ne aveva sentite tante di storie come quelle. Di uomini e donne, giovani o anziane, che comparivano e scomparivano, parlavano e si comportavano come fossero vive, invece...

Superstizioni, dicerie, credenze popolari - pensava -, cose che si raccontano per intrattenere gli amici, inquietarli, attirarne l’attenzione. Così, tornando dalla cena sociale della squadra di calcetto, un po’ alterato dal vino scadente che vi era stato servito, dopo aver sentito parlare per tutta la serata di fantasmi, si sorprese ad immaginare d’incontrarne uno, pensiero che subito cacciò via dandosi del cretino.

Quello che non sapeva, era che le paure evocano, scavano solchi profondi - molto più dei desideri.

Qualche mese dopo, andando al lavoro, vide lungo un rettilineo una ragazza che faceva l’autostop. Lì per lì non le diede peso, poi però se ne stupì perché era almeno dagli anni Novanta che in Italia il fenomeno si era progressivamente esaurito. Rallentò, la superò di qualche decina di metri, quindi fermò l’auto inserendo le doppie frecce. Lei se ne avvide e lo raggiunse. Giusy abbassò il finestrino e lei sorrise: «Dove vai?»
«Vado a Milano.»
«Anch’io devo andare in quella direzione, mi dai uno strappo?»
«Va bene.»
La ragazza fece il giro dell’auto e salì: «Ciao, io sono Cristina.»
«Giuseppe, Giusy per gli amici. Allaccia le cinture, per favore, ultimamente fanno un sacco di controlli.»
«Ah, sì - scusa.» Disse lei facendo fatica ad agganciarla. Quando finalmente furono pronti, il viaggio riprese.

Era una splendida giornata di sole, tersa e fredda.

Giusy, guardava la ragazza di sottecchi. Era giovane e carina, non aveva bagagli, nemmeno una borsa. Indossava un Ponce, scarpette da ginnastica di tela e Jeans bianchi. Giusy l’avrebbe definita una figlia dei fiori fuori tempo massimo.
«Non hai freddo?»
«No. Mi piace l’inverno.»
Cosa c’entra? - pensò Giusy. Poi, per rompere il ghiaccio, le chiese se fosse in vacanza.
«No», fu la laconica risposta.

Rimasero a lungo in silenzio. Lei sempre guardando davanti a sé, immobile, con un’espressione che a Giusy parve triste. Poi, inaspettatamente, chiese: «Perché Milano?»
Lui la guardò, sorpreso: «Sono un rappresentante di commercio. Prodotti chimici. Vernici, diluenti. Tu?»
«Studiavo.»
«E ora cosa fai?»
«Nulla, torno a casa.»
«Dove?»
«La cascina dei miei. Avevamo tanti animali, era bello.»
Un po’ autistica - pensò Giusy. «Ti va se accendo la radio?»
«Mi piace la musica.»
«Anche a me. Da dove vieni?»
«Ero andata a una festa. Mi piaceva ballare.»
Giusy ebbe un brivido di freddo, intensissimo. Sbiancò. Pensò di non sentirsi bene e che forse era arrivato il momento di un caffè, ma lei interruppe il flusso dei suoi pensieri: «Puoi accostare? Sono arrivata.»
Giusy si guardò intorno: non c’era niente, nemmeno una stradina sterrata, si trovavano in aperta campagna.
«Qui?»
«Sì, grazie. Sei stato gentile.»
Giusy accostò, basito. Lei aprì la portiera e scese. Lo salutò con la mano attraverso il finestrino e s’incamminò lungo il ciglio della strada, in direzione opposta. Lui esitò, voltandosi a guardarla. Quando la vide scendere in un campo e incamminarsi verso il nulla, aprì la portiera e gridò: «Ma dove vai?»
Lei si fermò, lo guardò e salutò ancora, quindi riprese il cammino.
«Gesù, è matta.» - disse con un filo di voce, poi, rassegnato, chiuse la portiera e ripartì, cercandola ancora, fin quando fu possibile, attraverso lo specchietto retrovisore. Era bianco come uno straccio, percorso da brividi, e sudava. «Non sto bene per niente», sussurrò.

Oltre una curva, vide un Bar e si fermò. Entrò, chiese dove fosse il bagno e ordinò un caffè doppio, ristretto. Si terse la fronte, le tempie, bevve un po’ d’acqua, ma continuò a sentirsi spossato. Il viso non riprese colore.

Tornato al bancone, dopo un paio di sorsi di caffè, chiese al barista se da quelle parti vi fosse una cascina, con tanti animali, e se vi abitasse una ragazza di nome Cristina. L’uomo lo guardò attentamente, da sopra gli occhiali: «C’era, molti, molti anni fa.»
«?»
«La ragazza fu investita sulla statale, al ritorno da una festa di paese, parecchi chilometri da qui. I suoi genitori non ressero al dolore, morirono nell’incendio della casa che andò totalmente distrutta.»
Giusy ebbe un mancamento. Il barista lo afferrò per un braccio e lo aiutò a rimanere in piedi, quindi lo raggiunse e lo fece sedere.
«Le ha dato un passaggio, vero?» - Giusy annuì.

 

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