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Com’era
bella – bella da levare il fiato. Michael la guardava senza
riuscire a toglierle gli occhi di dosso, senza riuscire a muovere
un dito.
Aveva
tutti i suoi film: in VHS, in DVD, in ogni versione esistente per
essere sicuro di non perdersi nemmeno un fotogramma. Aveva esplorato
Internet in lungo e in largo cercando e scaricando ogni fotografia,
articolo, e di tanto in tanto ripeteva la ricerca per aggiornare
il suo archivio. Si era anche iscritto ad una decina di Fans Club
e Forum cinematografici – non vi scriveva mai, ma non c’era
apparizione TV segnalata che non registrasse, non c’era intervento
che non leggesse, link che trascurasse.
Appena
rientrava a casa, la prima cosa che faceva era accendere il PC.
Prendeva una birra dal frigo, qualcosa da mettere sotto i denti,
poi si chiudeva a chiave nel suo studio pretendendo di non essere
disturbato per nessuna ragione. Terminato il controllo dei siti,
riordinava e catalogava il materiale raccolto e se gli rimaneva
un po’ di energia, sceglieva dalla sua videoteca qualcosa
da riguardare, all’infinito.
Sua
moglie era convinta che si ammazzasse di lavoro. Si era lamentata,
aveva minacciato di andarsene, ma lui l’aveva sempre spuntata
– d’altronde, se non si fosse impegnato a tempo pieno,
come avrebbero potuto mantenere quel tenore di vita? Alla fine si
era arresa – impossibile rinunciare ai vantaggi e ai privilegi
che solo una professione altamente qualificata potevano garantire,
e tuttavia, non riusciva a spiegarsi perché da quasi un anno
avessero cambiato completamente le loro abitudini. Prima andavano
almeno ai party organizzati dagli Studios, poi Michael aveva ricevuto
quel misterioso incarico e lei si era ritrovata a trascorrere le
sue serate davanti alla TV, da sola.
L’incontro
con Joan Scarlet ebbe in Michael l’effetto travolgente e catastrofico
di un uragano. Di fotogramma in fotogramma ne fu sconvolto. Stava
selezionando alcune registrazioni per la messa in onda, quando Joan
apparve: statuaria, avvolta in un abito rosso fuoco che le lasciava
scoperta la schiena sino all’inizio delle natiche, gambe vertiginose,
seno prorompente, ondeggiante, e quel sorriso, quel modo di guardare
nella telecamera che pareva attraversarla per giungere sino a lui,
come una staffilata. Michael vacillò. Subito fece una copia
dei filmati che stava selezionando, poi, per giorni e giorni cercò
negli archivi degli Studios qualsiasi materiale che la riguardasse
o in cui apparisse e, non potendo duplicare tutto, semplicemente
cominciò a rubarlo. Lo licenziarono prima di scoprirlo. Ebbe
una consistente buonuscita e grazie anche ad una cospicua rendita
proveniente da alcuni investimenti fatti dalla sua famiglia di cui
la moglie non era a conoscenza, poté far fronte alle spese
dei mesi successi fingendo di lavorare ancora. Giustificò
il cambiamento dei suoi orari con la scusa di un incarico importante
da svolgere in privato, e il tempo che ufficialmente avrebbe dovuto
trascorrere agli Studios, in riunione, in viaggio o chissà
dove, in realtà lo passava appostato ovunque Joan fosse.
Scattava migliaia di fotografie, girava filmati, ascoltava e registrava
le sue conversazioni. In Internet aveva trovato ogni sorta di apparecchiatura
e grazie alle sue conoscenze informatiche non gli fu difficile creare
una rete di controllo capace di catturarne ogni movimento.
Se
gli avessero chiesto perché lo facesse, non avrebbe saputo
cosa rispondere. Se n’era invaghito, il suo fascino lo faceva
diventare pazzo, forse voleva sapere tutto di lei per sentirsi parte
della sua vita. Di certo l’adorava, la desiderava, ma sapeva
di non essere all’altezza dei suoi standard. Non era ricco,
non era bello, non era famoso, non era importante... Una volta si
era travestito da fattorino per consegnarle personalmente uno splendido
mazzo di rose rosse – non lo aveva degnato nemmeno di uno
sguardo, nemmeno un grazie, gli diede un dollaro e poi gli chiuse
la porta in faccia. Ne erano seguiti giorni colmi di rabbia, amarezza,
umiliazione – da lì prese a spiarla sistematicamente,
con ogni mezzo.
Controllava
anche i suoi amici, i suoi amanti. Li disprezzava, odiava. Faceva
di tutto per impedirle di avere relazioni stabili, durature. Le
mandava lettere anonime in cui la informava dei loro vizietti, delle
loro menzogne, fornendo prove o istruzioni precise su come fare
per pizzicarli, sbugiardarli. Ad uno, in particolare, Joan sembrava
non voler rinunciare – dovette manomettergli l’auto
per farlo precipitare in un burrone. Naturalmente, in seguito a
quelle lettere lei aveva sporto denuncia ed un’indagine era
in corso per l'omicidio del suo boy friend, ma Michael era abile,
furbo e prudente – difficilmente sarebbero risaliti a lui.
Pensava.
Quando
gli agenti suonarono il campanello, Betty si stava preparando per
andare a far shopping. Mostrandole un documento che non fece nemmeno
in tempo a vedere, irruppero e iniziarono la perquisizione.
«Cosa c’è dietro questa porta?» - chiesero.
«Lo studio di mio marito...» - sussurrò.
«Le chiavi...»
«Io non le ho...»
In seguito a qualche energica spallata, la porta venne giù.
Montagne di videocassette, CD ed album fotografici erano accatastati
accanto alla scrivania. Betty, notando l’interesse per quella
roba, si affrettò a specificare che suo marito lavorava per
un’emittente televisiva importante e si portava moltissimo
lavoro a casa.
«Lo sappiamo.» - tagliò corto con sarcasmo l’uomo
che sembrava coordinare la perquisizione, poi, indicando i video
ad un collega: «Diamo un’occhiata...».
L’agente accese la TV e inserì un DVD a caso. I filmati
ritraevano Joan in ogni momento della sua giornata. Le riprese erano
fatte da un’auto, dalla strada, da una finestra, persino dall’interno
del suo appartamento, dall’alto verso il basso... Una micro-camera
- sentenziò un agente dell’investigativa.
Betty crollò sul divano chiedendo con un filo di voce cosa
significasse, cosa stesse succedendo, ma nessuno si preoccupò
di risponderle.
Dopo
qualche ora avevano completamente svuotato lo studio, per far prima
si erano addirittura portati via alcuni cassetti della scrivania
pieni di carte ed altri materiali.
«Signora,
deve venire con noi...»
«Io? Ma perché, che succede? Cosa ha fatto mio marito?
Gli è successo qualcosa? Dov’è? Sono in arresto?»
- chiese inutilmente mentre un’agente sollevandola quasi di
peso l’accompagnava verso l’uscita. Due uomini in borghese
ebbero l’ordine di appostarsi nei pressi dell’abitazione,
infine se ne andarono tutti lasciando le luci accese e richiudendo
la porta per non insospettire il ricercato.
Michael
stava sorseggiando un caffè dopo un’altra dura giornata
di appostamenti. Vide la sua faccia mostrata al TG delle 18 e scoprì
di essere diventato famoso. Pensò con soddisfazione che Joan,
adesso, si sarebbe dovuta accorgere di lui, non avrebbe più
potuto ignorare la sua esistenza. S'infilò la canna della
pistola in bocca e fece fuoco. |