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Aggiornato Sabato 24-Mar-2012

 

Com’era bella – bella da levare il fiato. Michael la guardava senza riuscire a toglierle gli occhi di dosso, senza riuscire a muovere un dito.

Aveva tutti i suoi film: in VHS, in DVD, in ogni versione esistente per essere sicuro di non perdersi nemmeno un fotogramma. Aveva esplorato Internet in lungo e in largo cercando e scaricando ogni fotografia, articolo, e di tanto in tanto ripeteva la ricerca per aggiornare il suo archivio. Si era anche iscritto a una decina di Fans Club e Forum cinematografici – non vi scriveva mai, ma non c’era apparizione TV segnalata che non registrasse, non c’era intervento che non leggesse, link che trascurasse.

Appena rientrava a casa, la prima cosa che faceva era accendere il PC. Prendeva una birra dal frigo, qualcosa da mettere sotto i denti, poi si chiudeva a chiave nel suo studio pretendendo di non essere disturbato per nessuna ragione. Terminato il controllo dei siti, riordinava e catalogava il materiale raccolto e se gli rimaneva un po’ di energia, sceglieva dalla sua videoteca qualcosa da riguardare, all’infinito.

Sua moglie era convinta che si ammazzasse di lavoro. Si era lamentata, aveva minacciato di andarsene, ma lui l’aveva sempre spuntata – d’altronde, se non si fosse impegnato a tempo pieno, come avrebbero potuto mantenere quel tenore di vita? Alla fine si era arresa – impossibile rinunciare ai vantaggi e ai privilegi che solo una professione altamente qualificata potevano garantire, e tuttavia, non riusciva a spiegarsi perché da quasi un anno avessero cambiato completamente le loro abitudini. Prima andavano almeno ai party organizzati dagli Studios, poi Michael aveva ricevuto quel misterioso incarico e lei si era ritrovata a trascorrere le sue serate davanti alla TV, da sola.

L’incontro con Joan Scarlet ebbe in Michael l’effetto travolgente e catastrofico di un uragano. Di fotogramma in fotogramma ne fu sconvolto. Stava selezionando alcune registrazioni per la messa in onda, quando Joan apparve: statuaria, avvolta in un abito rosso fuoco che le lasciava scoperta la schiena sino all’inizio delle natiche, gambe vertiginose, seno prorompente, ondeggiante, e quel sorriso, quel modo di guardare nella telecamera che pareva attraversarla per giungere sino a lui, come una staffilata. Michael vacillò. Subito fece una copia dei filmati che stava selezionando, poi, per giorni e giorni cercò negli archivi degli Studios qualsiasi materiale che la riguardasse o in cui apparisse e, non potendo duplicare tutto, semplicemente cominciò a rubarlo. Lo licenziarono prima di scoprirlo. Ebbe una consistente buonuscita e grazie anche a una cospicua rendita proveniente da alcuni investimenti fatti dalla sua famiglia di cui la moglie non era a conoscenza, poté far fronte alle spese dei mesi successi fingendo di lavorare ancora. Giustificò il cambiamento dei suoi orari con la scusa di un incarico importante da svolgere in privato, e il tempo che ufficialmente avrebbe dovuto trascorrere agli Studios, in riunione, in viaggio o chissà dove, in realtà lo passava appostato ovunque Joan fosse. Scattava migliaia di fotografie, girava filmati, ascoltava e registrava le sue conversazioni. In Internet aveva trovato ogni sorta di apparecchiatura e grazie alle sue conoscenze informatiche non gli fu difficile creare una rete di controllo capace di catturarne ogni movimento.

Se gli avessero chiesto perché lo facesse, non avrebbe saputo cosa rispondere. Se n’era invaghito, il suo fascino lo faceva diventare pazzo, forse voleva sapere tutto di lei per sentirsi parte della sua vita. Di certo l’adorava, la desiderava, ma sapeva di non essere all’altezza dei suoi standard. Non era ricco, non era bello, non era famoso, non era importante. Una volta si era travestito da fattorino per consegnarle personalmente uno splendido mazzo di rose rosse – non lo aveva degnato nemmeno di uno sguardo, nemmeno un grazie, gli diede un dollaro e poi gli chiuse la porta in faccia. Ne erano seguiti giorni colmi di rabbia, amarezza, umiliazione – da lì prese a spiarla sistematicamente, con ogni mezzo.

Controllava anche i suoi amici, i suoi amanti. Li disprezzava, odiava. Faceva di tutto per impedirle di avere relazioni stabili, durature. Le mandava lettere anonime in cui la informava dei loro vizietti, delle loro menzogne, fornendo prove o istruzioni precise su come fare per pizzicarli, sbugiardarli. A uno, in particolare, Joan sembrava non voler rinunciare – dovette manomettergli l’auto per farlo precipitare in un burrone. Naturalmente, in seguito a quelle lettere lei aveva sporto denuncia e un’indagine era in corso per l'omicidio del suo boy friend, ma Michael era abile, furbo e prudente – difficilmente sarebbero risaliti a lui. Pensava.

Quando gli agenti suonarono il campanello, Betty si stava preparando per andare a far shopping. Mostrandole un documento che non fece nemmeno in tempo a vedere, irruppero e iniziarono la perquisizione.
«Cosa c’è dietro questa porta?» - chiesero.
«Lo studio di mio marito.» - sussurrò.
«Le chiavi...»
«Io non le ho.»
In seguito a qualche energica spallata, la porta venne giù. Montagne di videocassette, CD e album fotografici erano accatastati accanto alla scrivania. Betty, notando l’interesse per quella roba, si affrettò a specificare che suo marito lavorava per un’emittente televisiva importante e si portava moltissimo lavoro a casa.
«Lo sappiamo.» Tagliò corto con sarcasmo l’uomo che sembrava coordinare la perquisizione, poi, indicando i video a un collega: «Diamo un’occhiata.»
L’agente accese la TV e inserì un DVD a caso. I filmati ritraevano Joan in ogni momento della sua giornata. Le riprese erano fatte da un’auto, dalla strada, da una finestra, persino dall’interno del suo appartamento, dall’alto verso il basso. Una micro-camera - sentenziò un agente dell’investigativa.
Betty crollò sul divano chiedendo con un filo di voce cosa significasse, cosa stesse succedendo, ma nessuno si preoccupò di risponderle.

Dopo qualche ora lo studio fu completamente svuotato. «Signora, deve venire con noi.»
«Io? Ma perché, che succede? Cosa ha fatto mio marito? Gli è successo qualcosa? Dov’è? Sono in arresto?» - chiese inutilmente mentre un’agente sollevandola quasi di peso l’accompagnava verso l’uscita. Due uomini in borghese ebbero l’ordine di appostarsi nei pressi dell’abitazione, infine se ne andarono tutti lasciando le luci accese e richiudendo la porta per non insospettire il ricercato.

Michael stava sorseggiando un caffè dopo un’altra dura giornata di appostamenti. Vide la sua faccia mostrata al TG delle 18 e scoprì di essere diventato famoso. Pensò con soddisfazione che Joan, adesso, si sarebbe dovuta accorgere di lui, non avrebbe più potuto ignorare la sua esistenza. S'infilò la canna della pistola in bocca e fece fuoco.

 

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