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Aggiornato Sabato 24-Mar-2012

 

«Vieni, sta per iniziare!»

Michela aveva sentito parlare in toni molto entusiastici di questa specie Reality. Persino i colleghi dell’ufficio lo attendevano con impazienza già pregustando le piccanti scene d’amore lesbico che prometteva. D’altronde, non era mai accaduto in Italia che un’emittente televisiva trasmettesse, anche se in seconda serata, roba del genere – tanta curiosità, seppur pruriginosa, era forse giustificata. Per lei, che da anni pensava di essere una lesbica perdente destinata alla solitudine più nera, che collezionava un rifiuto dietro l’altro e perciò aveva ridotto al lumicino attività sessuale e speranze di trovare una compagna, Around The World avrebbe al massimo potuto essere l’ennesima frustrante rappresentazione di quello che si stava perdendo. Così, già nei giorni precedenti, aveva messo le mani avanti con le amiche che l’avevano invitata a guardarlo con loro: «Giuro che se è la solita americanata, mi alzo e me ne vado!» - sapevano che l’avrebbe fatto.

Around The World altro non era che una sintesi di quello che accadeva nell’arco della settimana alle Scarlet Blood, un gruppo rock statunitense composto di sole donne, lesbiche dichiarate, impegnate in una lunga tournée. Un misto tra un documentario e un Reality. Le protagoniste, infatti, erano filmate in presa diretta e senza censure, ventiquattro ore su ventiquattro. Avendo un decoder e pagando una discreta sommetta, chiunque poteva spiarle passando da una all’altra, a piacimento – poi, il giovedì sera intorno alla mezzanotte, la TV trasmetteva in chiaro il meglio delle loro scorribande, soprattutto amorose. Una trappola acchiappa citrulli, pensata e prodotta per far quattrini senza andare per il sottile o badare alle conseguenze. Spazzatura ammorbante, insomma, ma dopo decenni di TV demenziale e insulsi format d’importazione, gli italici guardoni erano pronti per buttarla giù tutto d’un fiato – con sommo piacere.

Michela raggiunse il divano portando con sé la bottiglia di vino. Si aggiustò i cuscini dietro la schiena, predispose posacenere, sigarette e accendino, stese le gambe e disse: «Bene, vediamoci questo capolavoro.»

La prima puntata scivolò via senza grandi scossoni lasciando in tutte un po’ di delusione. Le protagoniste erano carine, molto lesbo-chic, se la spassavano un mucchio ed erano anche bravine, ma dov’era il sesso?
«Programma inutile, ma Kate è uno schianto» - disse una.
«Inutile non direi, in fondo è importante che di certe cose si parli. A me piace Layla» - disse un’altra.
«Potabile. Io prendo Joan.» Concluse Michela.

Discussero per più di un’ora e alla fine, tra molte battute e risate, si diedero appuntamento per il giovedì successivo.

Obiettivo centrato: altre tre babbee erano cadute nella rete.

Da quel momento, Michela non pensò ad altro che a lei, Joan, la più turbolenta delle quattro. Ufficialmente fidanzata con Tina, la bassista, sin da subito si era messa a fare la scema con la costumista, una sbarbina che sembrava pendere dalle sue labbra e le scodinzolava dietro come un cagnolino. Nondimeno, Michela la trovava irresistibile.

All’insaputa delle amiche, comprò un decoder e un abbonamento, prese un giorno di permesso dal lavoro, mise in funzione l’apparecchio e si piazzò davanti alla TV. Pranzò con lei, l’accompagnò alle prove, fecero shopping, l’aiutò a truccarsi e vestirsi, prese posto in prima fila per godersi il concerto, la seguì a cena e infine, nel buio della camera d’albergo che Joan divideva con Tina, ne ascoltò i gemiti torcendosi le budella.

Alle otto del mattino, sua madre sentì la TV accesa e bussò alla porta. Non ricevendo alcuna risposta, si preoccupò ed entrò. «Non vai a lavorare?» - le chiese svegliandola.
Michela fece fatica a capire dove si trovasse: «No, mamma - non sono stata bene stanotte.» Telefonò in ufficio per avvertire che restava a casa, fece colazione, poi si chiuse in camera dove trovò Joan e Tina che litigavano rinfacciandosi tradimenti e falsità.

I giorni seguenti non furono diversi: Joan e Tina erano ai ferri corti, con sua soddisfazione, ma Joan aveva anche fatto sesso con la sbarbina procurandole un attacco tremendo di gelosia. A quel punto, la madre di Michela convocò il medico il quale, trovandola alquanto prostrata, le prescrisse un differente dosaggio di farmaci antidepressivi e un paio di settimane di riposo. «Non stare sempre davanti al televisore,» - le disse - «quell’aggeggio infernale rimbecillisce! Esci, svagati, distraiti.» Lo prese parzialmente in parola.

Il giovedì sera raggiunse le amiche e dopo avergli annunciato l’acquisto del decoder, per l’intera durata della cena sino alla mezzanotte, non fece che raccontare quanto fosse interessante seguire così da vicino le vicende di persone che non si conoscono personalmente, rivelò i retroscena, gli intrallazzi, le abitudini, i vizzi e vezzi che la sintesi del giovedì non avrebbe potuto mostrare, poi la seconda puntata ebbe finalmente inizio e calò un riposante silenzio.

Kate si fa rimorchiare da una motociclista in un bar lesbico. Layla ha una crisi di pianto: vorrebbe un figlio ma non se la sente di averlo perché essendo senza una compagna dovrebbe farlo crescere con una sola genitrice. La costumista cerca di ottenere un secondo randez-vous con Joan che nel frattempo incontra una ex e già che c’è, tanto per ricordare i vecchi tempi. Tina per consolarsi compra una Ferrari e si scopa il titolare della concessionaria. Poi salgono sul palco e via a strimpellare di fronte a una folla oceanica di donne scatenate.

«Wow, che puntatone.» Disse una.
«Finalmente qualcuno ha il coraggio di far vedere che siamo persone normali.» Disse un’altra.
«Certo che Joan ci fa una figura... Ma tanto è tutto finto.» Sentenziò Michela.

Joan era diventata il suo chiodo fisso, l’ennesimo amore impossibile, disperato. Ma questa volta, almeno, Michela non avrebbe subito alcun rifiuto - con lei poteva essere una perdente felice, poteva pascersi a volontà del proprio desiderio inappagato e inappagabile.

Ormai parlava quasi esclusivamente di Joan, delle sue amiche, di cosa avevano o non avevano fatto – a un certo punto non fu più possibile distinguere se stesse raccontando di se stessa, della realtà, o della finzione, del reality. A poco a poco le persone iniziarono a guardarla con sospetto o preoccupazione, poi preferirono evitarla.

Quando tornava a casa dal lavoro, la prima cosa che faceva era accendere TV, decoder e computer – nell’ordine. Nelle pause pubblicitarie scaricava informazioni, fotografie, interviste. Quando il programma terminò, tale fu il senso di solitudine e abbandono che per qualche giorno non proferì parola, smise persino di mangiare e dormire, infine, miracolosamente trovò in vendita su un sito l’opera omnia di Joan: ben dieci DVD che comprendevano la sua biografia (dalla nascita), un montaggio di estratti dai concerti e il meglio della sua partecipazione al Reality – la salvezza. Fornì il suo numero di carta di credito e la comprò.

Sembrò ristabilirsi. Riacquistò l’uso di alcune parole, riprese a mangiare e a dormire, anche se con moderazione, preferibilmente durante l’orario di lavoro per non rubare tempo alla visione dei DVD e alla ricerca di qualsiasi materiale o gadget che riguardasse Joan. Poi, per stare sempre con lei senza distrazioni, prese un periodo di aspettativa.

Seppe e imparò tutto, a memoria. Per avere l’illusione di averla vicino, di fronte a sé guardandosi nello specchio, si fece un taglio di capelli identico al suo. Si convinse che non avrebbe potuto respingerla se fossero state uguali, così ne adottò persino le movenze e il look sebbene, data la differenza di età e il soprappeso, non le si addicesse, la rendesse particolarmente ridicola e per niente somigliante. Non appena la trasformazione fu completa, smise di guardare i DVD, di cercarla in Internet e in TV: era finalmente sua, in lei, più vera del vero.

Per chiunque la conoscesse, Michela era completamente impazzita. Cercando una spiegazione, qualcuno ipotizzò che il potere pervasivo della TV, la sua capacità di condizionare, fosse alla base non solo del suo delirio, ma anche dell’impoverimento culturale, del decadimento morale dell’intera società. Lei non ascoltava quei ragionamenti, né capiva perché più nessuno volesse avere a che fare con lei visto che si sentiva bene, addirittura meglio di quanto lo fosse stata negli ultimi dieci anni. In effetti, se nulla fosse cambiato, la sua vita avrebbe potuto procedere a meraviglia per il resto dei suoi giorni, invece... le Scarlet Blood giunsero a Londra per un concerto a sorpresa. Senza badare a spese e senza permettere a nessuno di fermarla, prese il primo aereo e si precipitò.

Sgomitando arrivò sotto il palco dove iniziò a gridare con tutto il fiato che aveva: «Qui! Joan, qui!». Per attirarne l’attenzione si arrampicò sulle transenne. Joan, abbagliata dai riflettori, non poté vederla, ma gli uomini della sicurezza, sì. Ce ne vollero quattro per staccarla da lì e poi, di peso, portarla via, ma Michela non avrebbe rinunciato a incontrare Joan per niente al mondo. Aspettò la fine del concerto, s’infiltrò tra i fans, attese che la Band uscisse e quando fu abbastanza vicina, ebbe solo la forza di fare un cenno con la mano abbozzando un timido sorriso. Lei non la degnò nemmeno di uno sguardo e anzi, per farsi largo, la spintonò malamente mandandola a quel paese. «Ma allora è stronza sul serio» – sussurrò pietrificata mentre le altre ragazze della band notando il suo improbabile travestimento scoppiarono a ridere. L’umiliazione, la delusione e la rabbia furono tali che, forse per punirsi o punirla, tornata in albergo si devastò le braccia tagliuzzandole come salami. Quando sembrò riacquistare un minimo di calma e consapevolezza, i medici dell’ospedale consentirono che la madre la riportasse in Italia raccomandando che fosse seguita da uno specialista - bravo.

Le ci volle un lungo ricovero in una clinica privata prima di riprendersi. Quando tornò a casa ripose in soffitta tutto il materiale raccolto su Joan e mestamente tornò al lavoro.

Una sera, uscì con un’amica che non vedeva dall’inizio di quella brutta storia. Tra una sigaretta e l’altra le raccontò a cosa porta la follia: «Ora sto bene,» - assicurò - «è finita. Ho deciso di mettere in vendita la mia collezione di gadget, DVD e dischi – così impara. Non voglio più avere niente a che fare con lei - se crede che passerò il resto della mia vita a rimpiangerla si sbaglia di grosso.»

 

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