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Aggiornato Venerdì 09-Nov-2012

 

 

«Non è possibile,» - ripeteva il ragazzo fermo al semaforo - «come ho fatto a non accorgermene, come ho fatto...»

Dalle auto, ferme sul rosso, poteva udire le voci: un tizio litigava al telefono, un altro blaterava da solo, un altro s’infilava le dita nel naso, una signora si puliva gli angoli della bocca, due amiche ridevano scambiandosi sguardi d’intesa, una madre lasciava che il figlio si sporgesse incautamente dal finestrino. Tra loro una donna, claudicante, passava porgendo un sottovaso in cui, di tanto in tanto, cadeva qualche spicciolo.

Alberto, basito, guardava le strisce pedonali, sussurrava: «Devo chiamare Caterina, devo avvertirla, mi starà aspettando.» Poi scese dal marciapiede e senza prestare attenzione affrettò il passo verso il lato opposto della strada.

Si udì uno stridore e un colpo sordo. Alberto volò in aria, ricadde sul cofano battendo violentemente la testa contro il parabrezza, quindi scivolò sull’asfalto diventando una pozza di sangue.

Pochi secondi dopo si alzò con calma e con calma tornò sul marciapiede da cui era partito.

Dalle auto, ferme sul rosso, poteva udire le voci: un tizio fischiettava il motivetto di una canzone, un uomo e una donna discutevano animatamente, quattro ragazzi parevano divertirsi un mucchio, una signora starnutiva cercando nel portaoggetti i fazzoletti di carta. Tra loro una donna, claudicante, passava porgendo un sottovaso in cui, di tanto in tanto, cadeva qualche spicciolo.

Alberto stava a testa china, sospirava: «Devo chiamarla, devo avvertirla...» - poi, scese dal marciapiede e nuovamente affrettò il passo verso il lato opposto della strada.

 

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