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Aggiornato Giovedì 11-Ott-2007

 

Berenice, seduta sulla sua bellissima sedia a dondolo, snocciolava ormai da ore un vecchio rosario di madreperla, l’unico oggetto capace di ricordarle ancora con sorprendente chiarezza l’amaro sorriso di sua madre.

Maddalena sorrideva sempre quando spiegava alla piccola Berenice che ognuna di quelle perline era un desiderio rimasto imprigionato tra le sue dita, che non aveva saputo aprire la mano quand’era il momento di farlo e quindi aveva ragione di lamentarsi della solitudine perché la meritava.

Berenice aveva subito il fascino ipnotico e crudele dei lunghi, intensi silenzi che sempre l’avevano separata da quella donna tanto amata e assente. Si era chiesta molte volte cosa nascondessero, cosa significassero, ma non lo aveva mai capito, ne mai era riuscita a sottrarsene. Con il tempo, per sopravvivere alla penombra di quella stanza dove per attimi interminabili aveva ammirato le mani di sua madre senza poterle stringere, si era convinta che la tenerezza e l’allegria fossero pulsioni inadeguate, innaturali, peccaminose.

Compiuti i cinquant’anni, guardando il corpo scarnificato di Maddalena, intuendone i deliri, accudendola nei capricci e nelle ansietà della demenza senile, capì che sua madre aveva vissuto in quel modo austero per punirsi di qualcosa e forse, accecata dal rancore che provava per se stessa, non si era accorta di averla privata delle attenzioni e dell’affetto che le doveva. Ma Berenice non riusciva ad odiarla. L’amava ancora, profondamente, di un amore puro e irragionevole – infantile.

Berenice sospirò pensando che forse, assieme al colore dei capelli e degli occhi, ai figli si consegnano le tracce sulle quali edificheranno, nel bene e nel male, tutta la loro vita. Come una tara, di gene in gene, di generazione in generazione, la malinconia dei padri, i rimpianti delle madri. Ed ora che Maddalena l’aveva lasciata sola a fare i conti con se stessa, un unico pensiero la consolava: lei aveva interrotto il corso della storia, attraverso lei nessun rancore si sarebbe perpetuato, in nessun altro corpo avrebbe affondato le radici come un male cattivo, inestirpabile.

Una lacrima le scivolò lungo le guance arrossate. Una vampata di rabbia e pietà la scosse dal torpore. Era già sera. Una limpida, fresca sera settembrina. Berenice si alzò per chiudere le imposte, accese una lampada e si voltò istintivamente verso la camera di Maddalena come se avesse udito la sua voce…

«Berenice, lo prepareresti un po’ di the?»
«Certo, mamma…».

 

 

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