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Aggiornato Sabato 25-Ott-2008


ANITA BERBER

Attrice e danzatrice

(Dresden, 10 Giugno 1899 – Berlino, 10 Novembre 1828)

 

Anita Berber è stata uno dei personaggi più scandalosi della Repubblica di Weimar. Non ebbe paura di mostrare la sua bisessualità ed i suoi vizi smodati fra uso di droghe ed altri eccessi, ma fu soprattutto un’attrice carismatica e la prima danzatrice che si esibì nuda incarnando sulle scene l'incredibile modernismo di una cultura e di un'umanità che il nazionalsocialismo tedesco spazzò via nel giro di dieci anni.

Morì di overdose nel 1928.

 

 

Da “Le dive del silenzio” di Vittorio Martinelli

 

Il tempo non è stato generoso con Anita Berber, la “sacerdotessa della danza erotica”, colei che riesce, anche se pare impossibile nella Berlino del primo dopoguerra corrosa dal vizio, ma anche pervasa da un fermento culturale che ha fatto epoca, a dare scandalo con quel suo corpo flessuosamente felino, con uno stile di danza animalesco e spregiudicato che, sposati al suo temperamento stravagante, ne fanno immediatamente un personaggio singolare.

La Berber viene richiesta subito dal cinema, ma sul suo debutto dinnanzi alla macchina da presa gli storici discordano, forse è stato con “Die Nixenkönigin”, un film di cui si è persa ogni traccia; comunque, il primo film in cui si legge nei titoli di testa il nome di Anita Berber è “Das Dreimäderlhaus” (1918), versione romanzata dell’omonimo “Singspiel” ispirato alla vita di Schubert. Regista di questo film è Richard Oswald, personaggio eclettico e animato, negli anni successivi al conflitto mondiale, a realizzare film ispirati a brucianti temi come l’igiene sessuale, la droga, l’omosessualità. Anita appare in diversi di questi film: il volto marcatissimo, le labbra sottili, quasi un taglio di lama, gli occhi freddi e sprezzanti, il portamento a scatti, elastico, disegnano una maschera gelida ed enigmatica. In “Dida Ibsens Geschichte” (1918) è una prostituta viziosa corrotta e corruttrice. Il film è tratto dai “Nach Motiven von Marquis de Sade”, ovviamente attualizzati alla Berlino del dopoguerra. Il film più singolare del sodalizio tra l’attrice e il suo mentore cinematografico è “Unheimliche Geschichten” (1919), storie straordinarie che si svolgono in una polverosa libreria, dove nottetempo si animano personaggi poco rassicuranti come il molliccio ed insinuante Reinhold Schünzel (il Diavolo), un grifagno Conrad Veidt (la Morte) e la peccanimosa Anita (la Prostituzione). In questa temperie ossessionante, realizzata magistralmente da Oswald, Anita, con una performance sfumata ma pregnante, è perfettamente intonata alle luci e alle ombre della storia.

Nel 1922 Lang, che sta girando “Il dottor Mabuse”, le chiede di sostituire la protagonista nelle scene di danza: nelle parti recitate si vedrà l’attrice norvegese Aud Egede Nissen, mentre sul palcoscenico del varietà la danzatrice Cora Carozza avrà una figurina un po’ più esile che per qualche secondo - quanto permette la censura - mostra il seno, subito poi coperto dalle mani.

Qualche film in costume, “Lucretia Borgia”, “Die drei Marien und der Herr von Marana” (1922), due film tipicamente viennesi, “Wien, Du Stadt der Lieder” e “Ein Walzer von Strauss” (1925) e un documentario che riprende le sue danze sull’ebbrezza e sul vizio, concludono l’avventura cinematografica di Anita Berber. Poco dopo muore, a soli ventinove anni, per un’overdose.

Chi è stata Anita Berber? Chi è stata questa danzatrice non bella, ma che affascinava ed era soggiogata dagli uomini benché li odiasse? Chi è stato questo idolo della bohème berlinese, popolare nei primi anni Venti quanto lo divenne Marlene alla fine dello stesso decennio, ma che quando Lola-Lola veste le piume di struzzo è ormai solo un corpo freddo e senza vita sul marmo di un obitorio?

Le risposte possono essere tante: una giocatrice d’azzardo, una cocainomane, una bisessuale, la «danzatrice nuda», la pioniera dell’erotizzazione della danza, una cometa del cinema muto. Ma anche una che aveva deciso la vita che voleva: l’alcool, la droga, una libertà sessuale senza freni, infrangendo tutte le regole che il suo paese si portava dietro dall’epoca guglielmina, simbolizzate in quelle Germanie di bronzo, accigliate e tetragone, erette in tante piazze delle città tedesche. Una che pagò di persona, con la propria vita, un falso riscatto, un’assurda redenzione.

 

 

Sulla sua vita il regista Rosa von Praunheim ha girato nel 1987 il film “Anita”.

 

 

Filmografia essenziale


01) Die Nixenkönigin
02) Das Dreimäderlhaus (1918)
03) Dida Ibsens Geschichte (1918)
04) Unheimliche Geschichten (1919)
05) Il dottor Mabuse (1922)
06) Lucretia Borgia
07) Die drei Marien und der Herr von Marana (1922)
08) Wien, Du Stadt der Lieder
09) Ein Walzer von Strauss (1925)

 

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