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Venerdì 12-Mag-2006

LE CIRQUE NOUVEAU

 

Con la progressiva perdita di popolarità del circo tradizionale che sembrava avviato ad un lento ma inarrestabile declino, viene a crearsi l’esigenza di dare alle nuove generazioni di artisti una formazione moderna, più vasta e completa, altamente specializzata, capace quindi di rinnovarlo e rilanciarlo. Nascono così un po’ ovunque (a partire dalla Russia in cui il circo è istituzionalizzato dal 1919 e più di altri ha dato i natali a grandi famiglie d’artisti), vere e proprie accademie che da anni educano i giovani alle arti circensi e ad una formazione di base che non prescinde da altre materie di studio quali la musica, la danza, il teatro ed ogni disciplina che possa accrescerne e valorizzarne le doti atletiche ed espressive.

Un’evoluzione che a partire dagli anni Settanta, soprattutto in Francia ma anche in Belgio e in Spagna (grazie anche alla spinta proveniente dai primi riconoscimenti ufficiali avutisi con il Festival del circo di Montecarlo e i successivi sempre più specialistici approdati al piccolo schermo con notevole successo), negli anni Ottanta ha dato origine al così detto Cirque Nouveau. La data ufficiale comunemente accettata della sua nascita è il 1984, quando due artisti fondarono l'allora embrionale “Le cirque du soleil”, oggi una potente multinazionale che esporta in tutto il mondo con grandissimo successo le sue invenzioni, magie.

Le Cirque Nouveau, dunque, forse traendo spunto dalle innovative e talvolta meramente sperimentali esperienze di grandi compagnie teatrali (“Momix”, “Pilobolus”, “La La La Human Steps”, l'italiana “Cripton”, per citarne alcune fra le più note del presente e del passato, senza dimenticare però importanti esperienze di teatro-danza come quelle portate in scena da Lindsay Kemp), fonde insieme danza classica, contemporanea e moderna con le discipline ginniche/acrobatiche (proprie dell’atletica e delle arti circensi più spettacolari) ed esaltando la plasticità e le capacità del corpo in armonia con la musica e le invenzioni sceniche, introduce nel circo moderno suggestioni inedite ed elementi nuovi di grande fascino e interesse capaci di conquistare soprattutto un pubblico più colto e raffinato, o semplicemente curioso, aperto alle novità.

 

POESIA DEL CORPO, TRIONFO DI COLORI E MUSICA

 

Nel 2002 la RAI ha trasmesso un Festival nel quale si esibivano le artiste più rappresentative de Le Cirque Nouveau – una vera rivelazione per chi ha potuto assistervi.

Talvolta i circhi presentano uno o più artisti di questo genere, piccole ma lucenti stelle in un firmamento che declina e davvero ha bisogno di rinnovarsi, abbandonare i vecchi cliqué che inchiodano a se stesso lo spettacolo più antico del mondo fra animali ridotti in schiavitù, costretti a scimmiottare l’uomo, assecondarne i desideri, clown tristi che da sempre si rotolano nella segatura e spruzzano lacrime, orchestrine un po’ stonate, trapezisti, funamboli e giocolieri molto bravi ma noiosi, attrazioni viste e riviste - troppo. Diciamolo: per un gran numero di adulti, e forse non solo per loro, il circo tradizionale ha il fascino d’una fotografia ingiallita, o una scarpa vecchia.

Le Cirque Nouveau, invece, attraverso le sperimentazioni originarie dei “Bidon”, “Dromesko”, “Bartabas” che rivoluzionarono i fondamenti rinunciando anche all’uso di animali, propone oggi nei singoli numeri, in esperienze e in progetti più organici e complessi portati avanti con coerenza, indipendenza e successo da “Le cirque du soleil” o “Le cirque Baroque” (ed altre compagnie non meno significative e importanti), un modo nuovo d’intendere e fare spettacolo: più magico, sorprendente, evocativo, più colto, raffinato anche, ma allo stesso tempo inclusivo, dialogante, capace di farsi universalmente capire e apprezzare.

Ne Le Cirque Nouveau gli opposti convergono, si fondono. È una progressione di sintesi, métissage e mutamento – fuori dagli schemi, imprevedibile. «Aggressività, spettacolarità effettistica, erotismo disincantato, kitsch, ironia acida, musica e ritmo prepotenti: sono elementi che riprendono stilemi della comunicazione mediatica più contemporanea, e il circo li ha assorbiti, lasciando decantare una poetica di segno nuovo. Al contrario, un altro filone importante tende a riscoprire una comunicazione piccola, e l’intensità di gesti e sentimenti semplici e nitidi: e così l’esibizione di un solo giocoliere può raccontare di un intero mondo» (Gigi Cristoforetti). Le coreografie hanno un’importanza straordinaria, sono dipinti, disegnano figure nell’aria, tessono incantamenti. Mostrano la grazia e insieme la forza, la resistenza del corpo quasi sino a superarne i limiti. I costumi, il trucco, l’uso sapiente delle luci, le scenografie, l’attrezzeria, le scelte musicali spesso inedite, affidate alla voce e agli strumenti di autori e interpreti straordinari che si esibiscono dal vivo divenendo essi stessi personaggi attivi all'interno dello spettacolo - tutto contribuisce a valorizzare Le Cirque Nouveau, a dare senso e spessore alle storie che racconta, ad esaltarne la vocazione narrativa, poetica, talvolta trascendente, tutto magnifica i virtuosismi, le capacità ginniche e acrobatiche, la bellezza scultorea dei corpi che sembrano non aver più limiti, incarnano gli ideali e i sogni che, entrando nell'età adulta, abbiamo dimenticato, smesso di inventare, sognare.

Se si potesse descrivere Le Cirque Nouveau dovremmo parlarne come di un qualcosa che fugge naturalmente le definizioni, le catalogazioni. Le Cirque Nouveau nasce dalla tradizione, se ne separa e traccia un suo percorso personalissimo, ne diviene unico interprete e fondendo insieme tutti i generi e tutte le discipline (visive, drammaturgiche, musicali, acrobatiche, atletiche) scrive uno dei capitoli più interessanti e affascinanti dell’arte, del teatro contemporaneo. In questo processo creativo e culturale in divenire, il contributo femminile ha un’importanza evidente, a mio avviso pregnante. Il gusto, la sensibilità, la passione e l’estro femminile emergono con forza insolita, sorprendono, travolgono e modificano nella forma e nel contenuto il linguaggio scenico – e si sente, si vede.

Arte circense: arte minore, volgare. Un tempo forse, oggi, grazie a Le Cirque Nouveau, non più. Eppure, nonostante prosperi da decenni, a parte le informazioni che in Internet non mancano, quasi non ne troviamo traccia altrove - una lacuna che chi ama la bellezza, la poesia, la perfezione, si augura qualcuno porrà “illuminato” rimedio, quanto prima.

C. Ricci (27 Gennaio 2003)

 

FESTIVAL E RASSEGNE

 

Alla fine degli anni Novanta il “nuovo circo” comincia ad affacciarsi in Italia trovando spazi anche rilevanti. La Biennale di Venezia ha presentato il primo accampamento circense in un festival teatrale, proponendo la “Volière Dromesko”, incantevole cantina di umori e meditazioni, giochi e virtuosismi, che ha portato al Lido un pubblico eterogeneo e sorpreso. In seguito il progetto si è precisato, indirizzandosi in direzioni differenti e complesse. I due spettacoli programmati lasciavano emergere cromosomi circensi ancor più definiti rispetto a quelli di Dromesko, ma anche una teatralità di solare evidenza. Il virtuosismo limpido dei “Colporteurs” s’inscrive in una scrittura di segni e ritmi, nella quale drammaturgia e coreografia si confondono. Brescia ha proposto la prima edizione della Festa Internazionale del Circo Contemporaneo: dieci compagnie – francesi, italiane e spagnole – hanno presentato dal 3 al 14 luglio 2000 una trentina di spettacoli in luoghi diversi della città. Dal “nuovo circo tradizionale” dei Convoi Exceptionnel alla drammaturgia fisica dei Frères Kazamaroff, dalla giocoleria poetica e raffinata di Philippe Menard all’energia della Troupe equestre “Caracole”, la rassegna ha confermato la ricchezza di un nuovo approccio al circo, nel quale entrano a pieno titolo i linguaggi del teatro e della danza. Anche Bologna ha aperto al “nuovo circo”, presentando il “Cirque Baroque”, una delle compagnie più rappresentative della scena francese, mentre segnali d’interesse per il circo si possono cogliere nelle programmazioni di Modena e Ferrara. Infine, una curiosità antica per il teatro di strada e per una “drammaturgia di segni”, che ha non pochi punti di contatto con il “nuovo circo”, si può cogliere nel lavoro del Teatro di La Spezia, del Festival di Sestri e del genovese Teatro della Tosse.

 

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