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Aggiornato Sabato 25-Ott-2008

 

Le parole per dirlo...

 

Questo piccolo glossario – che non vuole e non può essere esaustivo - ha lo scopo di aiutarvi a comprendere il significato di alcuni termini. Alcuni sono quasi sconosciuti. Altri sono comuni sebbene spesso usati a sproposito.

CULTURA DELLO STUPRO
Cultura dello stupro è un termine usato per denotare una cultura nella quale lo stupro e altre forme di abuso, coercizione e violenza sono comuni sebbene nascoste, raramente denunciate, e in cui l’atteggiamento prevalente tende a minimizzare il fenomeno, colpevolizzare la vittima, giustificare lo stupratore e proteggerlo, o addirittura incoraggiare la subordinazione femminile e la violenza. Lo stupro, in questo contesto, oltre che un’azione punitiva atta a riaffermare il potere e la capacità di controllo dello stupratore e della comunità che lo sostiene, ha dunque una valenza politica più che sessuale in senso stretto. Sempre in questo contesto, gli atti riconducibili al sessismo sono considerati inoffensivi, se non proprio legittimi e naturali, e vengono comunemente usati per avallare le teorie maschiliste e misogine.
FALLOCENTRISMO
Il termine fallocentrismo definisce i comportamenti, le ideologie e le culture che rivendicano la centralità della sessualità, del ruolo e del genere maschile rispetto a quello femminile.
GENERE
Il genere (in inglese “gender”) è un concetto che rimanda alla costruzione storica delle rappresentazioni sociali e delle identità maschile e femminile, correlate a modelli di relazione, ruoli, aspettative, vincoli ed opportunità diverse. In questa accezione il termine genere si contrappone a sesso (inglese “sex”), termine che rimanda alla natura biologica del maschile e del femminile e quindi alla dimensione corporea.
LESBISMO
Il sostantivo lesbica indica una donna che esprime consapevolmente la propria affettività nei confronti di altre donne.
Di questo vocabolo, spesso percepito e utilizzato in modo dispregiativo, le lesbiche si sono riappropriate in termini di rivendicazione sociale, politica e culturale.
LGBT*
Acronimo che sta per “lesbian, gay, bisexual and transexual” – l’asterisco sott’intende tutte le altre varianti possibili di genere, sesso e affettività.
MACHISMO
Massima esteriorizzazione ed esaltazione di quei comportamenti e di quelle caratteristiche considerate prettamente maschili, distintive del maschio, relative all’aspetto fisico, alla virilità, alla forza, alla sua posizione sociale dominante.
MASCHILISMO

Il termine maschilismo definisce i comportamenti (anche femminili), le ideologie e le culture che essenzialmente rivendicano la centralità del ruolo e del genere maschile rispetto a quello femminile. Le teorie maschiliste:

• promuovono e antepongono gli interessi e le istanze degli uomini;
• giustificano la disuguaglianza tra i sessi;
• giustificano la subordinazione femminile spingendosi sino a forme di vera e propria misoginia.

Alcune teorie maschiliste contestano addirittura il fatto che le donne siano state limitate e sfavorite nel corso della storia, parallelamente si sforzano di trovare esempi di casi in cui, al contrario, sono stati gli uomini ad essere penalizzati.
Il maschilismo nasce dalla cultura patriarcale e può dar luogo a forme più o meno acute di autoaffermazione machista, anche omosessuale.

MISOGINIA
La misoginia (dal greco misein, odiare e gyne, donna) è un'esagerata avversione nei confronti delle donne, generalmente da parte degli uomini (omo ed eterosessuali, indifferentemente), più raramente da parte delle donne. La misoginia è riconosciuta come una vera e propria teoria politica, al pari del razzismo e dell'antisemitismo, fondata sul disprezzo e sulla sottomissione delle donne.
Esistono diverse forme di misoginia: nella sua espressione più deteriore, la misoginia porta ad odiare apertamente le donne solo per il fatto che siano tali. Alcuni maniaci sessuali rientrano in tale categoria.
Altre forme sono subdole e spesso inconsce: alcuni misogini hanno semplicemente dei pregiudizi contro tutte le donne o solo verso quelle che non rientrano in determinate categorie ritenute “accettabili”, conformi a modelli e a ruoli prestabili. È possibile sostenere che intere culture siano “misogine” quando trattano le donne in modo discriminante e coercitivo, anche attraverso la violenza fisica e psichica, il condizionamento sociale. Alcune teorie sociologiche individuano nella dicotomia madre/prostituta la causa della misoginia: il misogino ritiene che le donne possono essere esclusivamente o “madri/vergini” o “prostitute”. Va comunque detto che normalmente il termine “misogino” è utilizzato per indicare colui che ha una visione degradata delle donne, o che è interessato a loro solo dal punto di vista sessuale poiché le considera esclusivamente come oggetti sessuali. Un misogino può essere tale anche quando intrattiene relazioni affettuose e apparentemente “normali” con le donne.
OMOAFFETTIVITÀ
Con questo termine si vuole separare la sessualità dall’affettività, finalmente spostare l’attenzione dall’orientamento sessuale all’orientamento affettivo affermando con forza il primato dell’emotività e dei sentimenti sulla sessualità che, è bene sottolinearlo, può esprimersi a prescindere da essi e, contrariamente alle relazioni omoaffettive, non implica forme particolari di riconoscimento giuridico (ad esempio i Pacs) ma solo leggi che definiscano e puniscano gli atti di discriminazione e violenza verso chi pratica una sessualità di tipo non esclusivamente eterosessuale.
OMOFOBIA (anche LESBOFOBIA e TRANSFOBIA)
Il termine omofobia deriva dal greco “homos” (stesso, medesimo) e “fobos” (paura). Letteralmente significa “paura dello stesso”, tuttavia, facendo con “omo” riferimento alla parola “omosessuale”, distingue e definisce in modo specifico il pregiudizio, la paura irrazionale sino a forme anche violente di odio verso le persone omosessuali.
Per omofobia si può intendere anche la paura dell'omosessualità, ed in particolare la paura di essere o venire considerati omosessuali, ed i conseguenti comportamenti volti ad evitare gli omosessuali e le situazioni considerate associabili ad essi.
Data la diversa percezione, le diverse motivazioni che determinano la paura, il diverso modo di esprimerla a seconda che si abbia solo o maggiormente avversione verso gli uomini, le donne o le persone con problemi di “Disforia di genere” (vedi “transessuale, transessualità”), si sono rese necessarie le varianti “lesbofobia” (paura delle lesbiche) e “transfobia” (paura dei/delle transessuali).
OMOFOBIA INTERIORIZZATA
L’omofobia interiorizzata è l’accettazione e la condivisione conscia o inconscia dei pregiudizi che colpiscono le persone con orientamento omosessuale e omoaffettivo. Possono esserne vittime anche gli omosessuali stessi, maschi e femmine. In questo caso, chi è vittima di omofobia interiorizzata ha difficoltà ad accettare serenamente il proprio orientamento affettivo, fino alla completa negazione di esso.
OMOSESSUALITÀ - Etimologia
Il termine omosessualità è la traduzione italiana di una parola tedesca creata nel 1869 da Karl-Maria Benkert che fuse insieme il termine greco “stesso”, e il termine latino “sesso”. Sempre Benkert coniò i termini "normosessualità” e “bisessualità”. Il termine "eterosessuale" è più recente, risale agli anni Venti.
Le parole “omosessualità” ed “omosessuale” sono riferibili sia all’uomo, sia alla donna – indifferentemente. La parola “Gay” si riferisce solo ai maschi.
SESSISMO

Le società e le persone sessiste giudicano gli individui in base al loro genere di appartenenza e fanno della sessualità un aspetto fondamentale, centrale nelle relazioni, nella comunicazione, ecc. In tutte le società conosciute, maschile e femminile sono definiti prima di tutto come generi ben distinti, con propri specifici ruoli predeterminati in base al sesso.
Il sessismo è anche comunemente considerato una forma di discriminazione verso uno dei due generi. Si fonda:

• sul dualismo eterosessuale maschio/femmina;
• sulla presunta superiorità di un genere rispetto all'altro;
• sulla presunta superiorità di un orientamento affettivo rispetto ad un altro;
• sull'odio o il disprezzo verso un genere e un orientamento affettivo rispetto all'altro.

Alcune forme di sessismo legittimano la violenza degli uomini sulle donne, la discriminazione riguardo all’orientamento sessuale e affettivo, al genere, ecc.

TRANSESSUALE, TRANSESSUALITÀ
Il significato letterale della parola transessuale è quello di persona che persistentemente sente di appartenere al sesso opposto a quello in cui è nata. Questo senso di distonia, disforia nei confronti del proprio sesso di nascita può svilupparsi già nei primi anni di vita, come durante l'adolescenza e, più raramente, in età adulta. La persona transessuale, per la scienza medica odierna, soffre di “Disturbo dell'Identità di Genere” o “Disforia di Genere”.
È paradossale che il transessualismo sia considerato una patologia psichiatrica ma NON sia curato psichiatricamente. Lo psichiatra infatti non “guarisce” la persona transessuale facendola nuovamente sentire a proprio agio con il proprio sesso di origine, ma la avvia alle terapie endocrinologiche e/o chirurgiche per dare corso alla transizione (mutazione fisica da un genere all’altro). Ciò si deve al fatto che tra la fine dell'800 e i primi decenni del '900, le persone transessuali erano sottoposte a tentativi di “guarigione” attraverso la psicoterapia e la somministrazione di ormoni del proprio sesso genetico, ma, dato il fallimento delle terapie e l’elevatissimo numero dei suicidi, la scienza ha progressivamente abbandonato queste forme di vero e proprio accanimento, convincendosi a partire dagli anni Sessanta che l'unica cura o “guarigione” possibile fosse adeguare il corpo alla psiche e non viceversa.
TRANSGENDER, TRANSGENDERISMO
La teoria relativa al transgenderismo nasce nei primi anni Ottanta, all'interno del movimento LGBT* statunitense, e indica un movimento politico che contesta la logica eterosessista secondo la quale i generi sono solo due, l’orientamento affettivo uno, che l'identità di genere di una persona debba necessariamente combaciare con il sesso biologico e che il tutto debba restare immodificabile.
“Transgender” è un termine contenitore che indica tutte le persone che non si riconoscono negli “stereotipi di genere” etero ed omosessisti.
Il transgenderismo sostiene che l'identità di genere e l’affettività umana non sono inquadrabili esclusivamente nel dualismo eterosessista “maschio/femmina”, ma sono un continuum ai cui estremi si collocano i concetti relativi al genere biologico e identitario maschile e femminile.
Il transgenderismo è dunque un movimento politico/culturale che propone del sesso, dei generi e dell’affettività umana, una visione fluida e mutevole, che rivendica il diritto di situarsi in una qualsiasi posizione intermedia fra gli estremi senza per questo dover subire stigma sociale o discriminazione.

 

Fonte it.wikipedia.org – Elaborazione C. Ricci

 

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