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Aggiornato Venerdì 26-Gen-2007

 

Di Carlo Tatti - "Pride", Agosto 2002

 

Stefano Bucaioni

Bel modo di "affermare la necessità di un’educazione civica europea", deve aver pensato tra sé e sé Stefano Bucaioni, perugino, 21 anni, omosessuale e incidentalmente scout (o viceversa) rileggendosi lo Statuto della Fse (Federazione dello scoutismo europeo), una delle principali organizzazioni scoutistiche italiane, 20.000 iscritti, nata qualche anno fa in seguito a una scissione a destra della cattolica Agesci. Già, bel modo. Stefano aveva appena appreso che la sua nomina a Capo Riparto era saltata, e anzi era stato rimosso anche dal ruolo di Aiuto Capo Branco, solo perché aveva dichiarato pubblicamente le proprie preferenze sessuali. Quelli della Fse s’erano allarmati, "oibò, un gay tra le nostre fila", e si erano affrettati a proporre a Stefano altri ruoli: non l’espulsione dell’associazione, "non discriminiamo mica", ma un compito che rigorosamente portasse Stefano lontano dagli scout più piccini, dei quali fino ad allora era stato tranquillamente educatore, perché si sa che i gay hanno le mani lunghe e traviano la gioventù italica.

Episodio di ordinaria beceraggine nella Penisola; ma Stefano ha un carattere tosto: «volevo che si iniziasse finalmente un dibattito su questi temi», non se n’è stato zitto e il caso è scoppiato.

Una tempesta s’è abbattuta sui vertici Fse, che si sono trincerati dietro un patetico e prolungato "no comment" mentre erano rosolati a fuoco lento sulla stampa e pure (non manca mai) al Maurizio Costanzo Show. L’Arcigay s’è mossa (avere una pattuglia di parlamentari glbt serve a qualcosa!) e allora Franco Grillini ha preparato un’interrogazione rivolta ai ministri Maroni e Prestigiacomo per sapere se goda per caso di finanziamenti pubblici un’associazione che "sceglie di attenersi a condotte discriminatorie verso i propri iscritti". Insomma: grosse grane per la Fse e l’impressione che finalmente il movimento glbt sia diventato tanto robusto da essere capace addirittura di difendersi.

Al centro di tutto questo c’è Stefano, che oltre a essere coraggioso e coerente, ha pure il bell’aspetto del ragazzo pulito, un volto intelligente, l’ardire di chi non teme le battaglie magari difficili ma giuste.

Ti sei chiesto: chi me lo ha fatto fare?

Certo che no, rifarei tutto, anche perché i risultati che m’aspettavo sono arrivati.

Cioè?

S’è aperto il dialogo all’interno dell’associazione.

È un dialogo che funziona con gli altri scout, ma che si interrompe non appena saliamo alle alte sfere della Fse.

Per ora è così, ma io credo che l’associazione sia fatta dai 20.000 ragazzi che la compongono.

Cosa t’ha spinto a rendere pubblica questa vicenda? Un desiderio di chiarezza nei confronti di te stesso?

No, non avevo questo problema. Volevo che si parlasse di un argomento che in genere veniva nascosto; quando in passato ci si era imbattuti in situazioni come la mia la Fse aveva semplicemente deciso che scoutismo ed omosessualità non erano conciliabili, senza che se ne discutesse. Questa volta invece se ne parla e credo che sia un bene.

In molti si sono messi in contatto con te. Anche altri scout gay?

Tantissimi, via mail o anche tramite cellulare, non so proprio come abbiano fatto ad avere il mio numero. M’ha fatto molto piacere.

Cosa ti hanno detto?

Mi hanno raccontato esperienze d’ogni tipo, ci sono molti che vogliono seguire le mie orme e hanno mandato lettere ai vertici nazionali anche delle altre associazioni scoutistiche per porre il problema.

Come è stata la reazione di coloro che con te fanno parte del mondo dello scoutismo, dei tanti ragazzi, dei loro genitori?

La loro reazione è ciò che più d’ogni altra cosa mi ha convinto della bontà della mia decisione. Gli amici scout non hanno cambiato atteggiamento nei miei confronti, mi hanno espresso la loro simpatia e la loro stima. Ma la più grande soddisfazione è stata vedere come anche i genitori dei bambini più piccoli che venivano affidati a me da quattro anni hanno confermato la loro fiducia nei miei confronti. Ecco, la mia vittoria è questa.

Ultimamente è sempre così: la società italiana è più avanti di chi dovrebbe dirigerla.

Vero. Credo che comunque anche nel mondo cattolico si assista a un’evoluzione, Inevitabilmente anche le istituzioni dovranno adeguarsi.

Tu sei cattolico, la tua famiglia pure. Come ha reagito a questa improvvisa notorietà?

Io ho fatto il coming out con mia mamma scrivendole una lettera poco prima che scoppiasse il caso. Anche con mio fratello non sono emersi problemi, mi ha detto che se credevo in quel che facevo, non dovevo fermarmi.

Prospettive? Addio allo scoutismo, che pure ha rappresentato qualcosa d’importante nella tua vita?

Credo che sia inevitabile andarmene dalla Fse, né penso di "trasferirmi" in altre associazioni. Dedicherò le mie energie ad altre cose: mi sto interessando alle iniziative di Arcigay nei confronti dei giovani, specie per la sensibilizzazione nelle scuole. Mi occuperò di quello.

 

"ECCO A COSA CONDUCE LA MORALE CATTOLICA FEROCEMENTE OMOFOBA. DI DIO QUI NEMMENO L’OMBRA"

Milano, 15 Luglio 2002

 

I Teologi di Milano hanno preso posizione sul caso del giovane boy scout cacciato dalla sezione dell’AGESCI di Perugia: «È una vicenda grottesca, che ben delinea il vicolo cieco in cui si è andata a cacciare una morale intransigente fino all’esclusione delle persone».

L’Agesci però dice di aver attuato l’indirizzo morale e pastorale della Chiesa...

«Dopo i tanti "mea culpa papali" si pensava che non dovesse esserci più una morale assolutizzata a tal punto da escludere ed emarginare, condannare senza appello le persone. Evidentemente non è così, o almeno non lo è per una categoria unica di persone, quella degli omosessuali, perchè a loro si interdisce ogni cosa in nome di questa morale. La vicenda di Stefano Bucaioni, giovane gay e boy scout, è emblematica di una realtà dolorosa della non accoglienza dei gay, del giudizio precostituito, dell’ipocrisia, e della discriminazione ai limiti del razzismo, »che la Chiesa tutta, a partire dal papa non riesce a risolvere».

Una volta un insegnante, un’altra volta un educatore, e poi un genitore, ecc. Ai gay si nega ogni relazione positiva con gli altri...

«E’ una pagina storica negativa, questa della Chiesa cattolica, che negli anni a venire si dovrà scrivere con severità e senza reticenze, verso questi ministri di Dio, che negano insegnamento ed educazione ai gay con pretesti indegni».

Come si può arrivare a tanto, a negare persino l’amore per le persone e l’amore stesso di Dio?!

«S. Giovanni, apostolo ed evangelista diceva: “Come fai a dire di amare Dio che non vedi, se non ami il fratello che vedi...?”. Siamo lontani anni luce da Cristo e dal vangelo... Il Dio di questa "religione" ha un volto crudele e disumano».

COMITATO DIRETTIVO DEI TEOLOGI, prof. Giovanni Felice Mapelli

 

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