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Aggiornato Venerdì 26-Gen-2007

 

La procura apre a sorpresa un fascicolo su Teodorico D’Antonio, ex tossicodipendente di Guidonia
Sospetti su un giovane assolto per un omicidio del ’91: «Ne ha ucciso un altro»

“Corriere della Sera”, 24 Marzo 2001

 

Era stato assolto da due omicidi, uno del ’91 e l’altro del ’95. Delitti vecchi, ormai dimenticati. Lui, un tossicodipendente di Guidonia, uscito dopo due anni e mezzo di carcere, si era messo in testa di rifarsi una vita. Era tornato in comunità per disintossicarsi e delle due vittime, un operaio omosessuale e un amico finito come lui nell'eroina, non aveva più parlato. Ma da ieri, a dieci anni dal primo omicidio, la giustizia gli è di nuovo alle costole: il pm Settembrino Nebbioso ha riaperto un fascicolo con su scritto il suo nome: Teodorico D'Antonio. Di nuovo sospettato di omicidio. Di nuovo per un omosessuale. Quale, però, non si sa. Di sicuro non quello per cui è stato processato due volte e sempre assolto: quello di Andrea Agliata, un cinquantenne gay di Guidonia, padre di cinque figli, incaprettato nel suo letto e finito a coltellate nel dicembre '91 e ritrovato in avanzato stato di decomposizione due settimane dopo. L'indagine di Nebbioso è stata sollecitata dai giudici della Corte d'assise d'appello. Che l’anno scorso, a giugno, hanno assolto il giovane di Guidonia per l'omicidio Agliata, sostenendo però la veridicità di una confessione fatta a un amico in comunità: «Ho ucciso un omosessuale». Se non Agliata, chi? È questa la domanda da cui è ripartita l’inchiesta. Il pm farà uno screening dei delitti gay avvenuti tra il '90 e il '95. Per Teo D'Antonio, detto «Enrichetto», 30 anni, ormai uscito dal mondo della droga, si riapre l'incubo di un nuovo processo per omicidio. La prima accusa è datata 1997. I carabinieri di Tivoli notificano al giovane un'ordinanza di custodia cautelare per due delitti. Quello di Agliata e quello dell’amico al quale Teo avrebbe confessato di aver ucciso il gay: Andrea Gaviani, 27 anni, azzittito per sempre con una dose di eroina nell'agosto del '95. Se con la sentenza d'appello D'Antonio è stato scagionato dal delitto Agliata, per il caso Gaviani il verdetto è stato più complicato. «Enrichetto» è stato assolto con la formula «per non aver commesso il fatto» dall'accusa di omicidio volontario, ma condannato a quattro anni per aver provocato la morte dell’amico. Per avergli procurato l'eroina, insomma.

L'avvocato Caterina Calia, difensore di Teo, ora annuncia battaglia. «Questo ragazzo ha già subito un'ingiustizia restando due anni e mezzo in carcere da innocente. Poi è stato assolto due volte dall'accusa di aver ucciso Agliata. La prima volta nel giugno ’98, in primo grado. La seconda, anche se con una strana formula, nel giugno 2000. Ora basta. La confessione dell'omicidio dell’omosessuale fatta a Gaviani in comunità? Poteva essere il frutto di un sogno. Questo è accanimento giudiziario».

E pensare che il pm Nebbioso aveva chiesto 30 anni di carcere. L'avvocato Calia, invece, ha la sua convinzione: «Enrichetto» non solo non ha mai conosciuto Agliata e non ha mai ucciso alcun omosessuale, ma all’inizio dell’inchiesta avrebbe nascosto agli inquirenti la dose di eroina presa con Gaviani perché aveva promesso ai genitori dell’amico di farlo uscire dal tunnel droga. «Stavano in comunità fino al venerdì. Nel week-end "si facevano". Piuttosto, bisognerebbe incriminare queste strutture» aveva detto l'avvocato nel processo di primo grado. Ora «Enrichetto» non si fa più, ma la giustizia segue il suo corso, tortuoso.

 

Dall’ottimo “Omocidi” di Andrea Pini (Stampa Alternativa, 2002)

 

Andrea Agliata, ucciso nella sua casa di Guidonia nel Natale del 1992.

Era un operaio di 49 anni, sposato e separato, con cinque figli. La moglie sospettava la sua omosessualità, ma non ne avevano mai parlato. Il suo corpo fu ritrovato dopo vari giorni, nudo, sul letto di casa, con mani e piedi legati, quattro coltellate alla schiena, una alla testa, una alla gola. Nell'appartamento gli investigatori hanno trovato due cassette porno gay. Il figlio Franco ha affermato al processo: "Il carabiniere mi disse: «Tu lo sapevi che tuo padre era così?». Ma io non sapevo che mio padre era così, ho preso una bella botta, non lo sapevo proprio, non aveva atteggiamenti femminili. Non riuscivo a darmi pace". In un primo momento gli investigatori sospettarono un giovane polacco che sembrava essere l'autore del furto dell'auto di Agliata. Anni più tardi, nel 1997, è apparsa la notizia dell'arresto di un giovane romano tossicodipendente, T. D., rinviato a giudizio per duplice omicidio: quello di Agliata appunto, e quello di un compagno conosciuto in comunità di recupero. Il recente processo però (trasmesso da Rai 3 nell'ottobre 1998 in "Un giorno in pretura", la prima volta per un delitto con vittima gay) ha dichiarato T. D. non colpevole per non aver commesso i fatti. L'imputato non ha confessato il delitto Agliata, ma in seduta terapeutica durante il soggiorno in comunità, in più riprese e di fronte a più persone, aveva raccontato di aver ucciso un omosessuale. Il PM, dott. Settembrino Nebbioso, sostiene che l'esame degli indizi ha chiarito che l'omosessuale del racconto di T. D. poteva essere solo Andrea Agliata e, ritenendo i numerosi indizi raccolti contro T. D. sufficienti per un nuovo processo, è ricorso in appello.

 

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