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Aggiornato Venerdì 26-Gen-2007

 

"Corriere della sera", 27 Maggio 2005

 

Milano - Essere gay è un problema? Lo è ancora, talvolta, nelle fabbriche e negli uffici. Lo denuncia la Cgil di Milano: 300 i dipendenti lombardi che ogni anno si rivolgono alla Camera del lavoro per lamentare casi di discriminazione dovuti alla loro omosessualità.

«Si tratta di un fenomeno in crescita - sottolinea Graziella Carneri, segretario della Cgil di Milano con delega alle Politiche Sociali -. In aumento soprattutto le richieste di aiuto da parte di lesbiche e transessuali».

Non è un caso che il sindacato abbia scelto di parlare oggi del proprio impegno contro le discriminazioni rivolte agli omosessuali. «Il 4 giugno si terrà a Milano il Gay Pride nazionale. La Cgil aderisce in maniera tutt'altro che simbolica alla manifestazione - continua Carneri -. La richiesta di una maggiore attenzione al mondo gay non è gratuita. Lo dimostra quello che succede nei luoghi i lavoro, nonostante l'innegabile evoluzione positiva dei costumi rilevata negli ultimi anni».

I dati raccolti dalla Camera del lavoro dicono che il 90 per cento dei lavoratori gay che lamentano discriminazioni ha un'età compresa tra i 18 e i 40 anni. Nel 65 per cento dei casi si tratta di impiegati. La maggioranza (60 per cento) può contare su un diploma o una qualifica professionale.

«Il problema è che i gay sopportano troppo a lungo. Nel 40 per cento dei casi chi si rivolge a noi ha già dato le dimissioni», dice Massimo Mariotti, responsabile del centro Gay della Camera del lavoro. «Di rado i casi di discriminazioni basate sulle preferenze sessuali arrivano in tribunale - continua Mariotti -. Le aziende non vogliono essere marchiate come intolleranti e retrograde». Nella gran parte dei casi, quindi, la via d'uscita è quella delle dimissioni incentivate. Una transazione economica per mettere fine a un disagio ormai insopportabile per il lavoratore. E scomodo per l'azienda.

«Quando il gay è utile, magari per le capacità di relazione che gli consentono di riuscire bene in alcuni ambiti - nella moda, per esempio - tutto funziona a meraviglia. Ma quando si esce da questi contesti, la musica cambia», lamenta Raffaele N., milanese, 30 anni, gay dichiarato. La sua è una storia di discriminazioni, soprusi, ricatti psicologici che dura da sei anni. E ancora non è finita. «Nel'99 sono stato assunto in un'azienda della grande distribuzione. È bastato sottrarmi a qualche battuta volgare al passaggio di una collega per essere subito marchiato. E così anch'io sono diventato oggetto di battute e soprusi. Rivolgermi al mio diretto superiore non è servito a niente. In pratica, mi ha detto che il problema non esisteva. Ora devo solo decidere se resistere o se rinunciare al lavoro».

Il caso di Raffaele esemplifica quanto riscontrato dal sindacato. «Molto spesso la discriminazione verso i gay va di pari passo con un clima ostile alle donne - dice il responsabile del centro, Massimo Mariotti -. Non a caso a trasformarsi in aguzzini di solito sono gli uomini. Capi o colleghi che siano».

Per informazioni, lo sportello gay della Cgil di Milano è contattabile ai numeri 02/55025301 oppure 55025423.

 

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