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Aggiornato Venerdì 26-Gen-2007

 

Di E. S. – “L’Arena di Verona”, 16 Maggio 2006

 

Una delibera propone di inserire nella carta comunale una precisa condanna delle discriminazioni sessuali. Manca il numero legale Statuto, la maggioranza si divide Sulla modifica pro-gay, parte della Margherita si dissocia dal centrosinistra Dissenso da parte del centrodestra. E dopo la seduta il sindaco Zanotto dice: «Ci vorrà una lunga discussione, voterò in base alle mie convinzioni».

Nulla di fatto nella seduta del Consiglio comunale, svoltosi alla Gran Guardia, in cui si doveva votare la proposta di inserire nello statuto comunale, laddove si sancisce il diritto a non essere discriminati, un riferimento all'orientamento sessuale dei cittadini. Dopo un'ora e mezza di discussione, spesso dai toni accesi, tra maggioranza e opposizione, la seduta è stata sospesa per mancanza di numero legale. A farlo mancare, oltre ai consiglieri del centrodestra contrari alla modifica, anche tre esponenti della Margherita. In aula, tra il pubblico c'erano rappresentanti delle associazioni di gay e lesbiche e dei transessuali e, dal lato opposto, dei gruppi cattolici tradizionalisti contrari a qualsiasi apertura verso il mondo omosessuale. All'esterno del palazzo, la massiccia presenza di polizia sottolineava il clima di tensione che si respirava in sala. «Tutti devono godere degli stessi diritti e poter esprimere la propria cittadinanza attiva. Che il problema di sentirsi discriminati, di sentirsi sottoposti a derisioni, allusioni, messaggi ambigui non sussista», ha esordito Mauro Peroni della Sinistra europea, «bisognerebbe chiederlo agli omosessuali e alle loro organizzazioni. Si scoprirebbe come il non sentirsi accettati pienamente come persone sia ancora pane quotidiano per molti di loro». Di proposta "aberrante" ha invece parlato Federico Sboarina di An. «L'orientamento sessuale è una questione personale che non riguarda le istituzioni e inserire questa sottolineatura è pericoloso, in quanto apre la strada al sovvertimento del valore della famiglia basata sul matrimonio». Intanto, dai banchi del centrodestra venivano fatti circolare volantini in cui la modifica dello statuto veniva dipinta come una "cambiale" del sindaco Paolo Zanotto all'estrema sinistra veronese. La delibera, presentata, oltre che Da Peroni anche da Stefano Martinelli della Lista Zanotto e da Miriam Zarantonello della Margherita, si propone di "riparare" la mozione anti-gay votata nel 1995 dall'allora maggioranza di centrodestra. «Una cappa sulla città», l'ha definita Fiorenzo Fasoli di Rifondazione comunista, «che si vuole cancellare». Fasoli, tuttavia ha lamentato il mancato inserimento dei diritti dei transessuali. Di "sofferenza viva" da parte dei transessuali, ha parlato nel suo intervento anche Giulio Segato della Sinistra europea. «La questione è seria», ha esclamato, «e significa non trovare casa o non trovare lavoro». Contro la proposta si sono scagliati anche Paolo Tosato della Lega, «una forzatura, un eccesso inutile», e Marco Gruberio di Forza Italia. «Non siete nemmeno capaci di rispettare le minoranze politiche» ha esclamato. A favore, invece sono intervenuti Giovanni Fiorentino (Se) che ha parlato di «dibattito ostacolato da pregiudizi e calcoli elettoralistici del centrodestra» e Giorgio Bertani dei Verdi che ha ricordato le 250 mila persone sterminate dai nazisti perché "differenti e omosessuali". Flavio Pachera, della Margherita, ha però annunciato il suo voto contrario: «Nel nostro partito su questi temi c'è libertà di espressione, e la mia idea è che modificando lo statuto non si risolve il problema della discriminazione, che è un fatto di cultura che deve cambiare nel tempo». Quindi, la sospensione per mancanza di numero legale. All'appello non hanno risposto tre consiglieri della Margherita: Marco Giorlo, Fabio Segattini e Marco Burato. «La mia non è stata un'assenza voluta», ha tagliato corto Burato. Al termine il sindaco Paolo Zanotto non ha voluto anticipare la sua posizione in materia. «La preciserò nel corso del dibattito, che prevedo lungo, e sarà conforme ai miei principi», ha detto. Sconsolato, invece, il capogruppo della Sinistra europea, Remo Zanella: «Si trattava solo di riaffermare una volontà di convivenza civile fra le persone».

 

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