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Aggiornato Venerdì 26-Gen-2007

 

Lettera aperta di Francesca Grossi

27 Aprile 2005

 

A: Dì Gay Project, Maio Mieli, Arcigay (nazionale e CIG di Milano), Arcilesbica, Agedo, Gayroma.it, Ufficio Nuovi Diritti della CGIL, Redazione tamles del sito Alternativa Lesbica Italiana, Gaya Cronisti senza Frontiere,. Crisalide AzioneTrans, Massimo Consoli, Saverio Aversa, Alba Montori, Cristina Sponza, Pasquale Quaranta, Franco Grillini, Titti de Simone, La Repubblica, Il Manifesto, Liberazione, Il Messaggero, Corriere della Sera

 

* * *

 

E' del 24 aprile la notizia pubblicata su "La Repubblica" di un'aggressione avvenuta a Roma lo scorso sabato pomeriggio, a Via del Corso, ai danni di due giovani gay , attaccati da un gruppo di fascisti perché si tenevano per mano.

A tre giorni dall'accaduto la sola presa di posizione ufficiale da parte delle associazioni LGBT è stata quella del Circolo Mario Mieli di Roma, che, nel condannare la violenza, ha ricordato la frequenza inquietante con la quale si sono susseguiti, solo nella città di Roma, aggressioni ai danni di persone omosessuali e transessuali.

Non credo ci sia bisogno di compilare il resto della lunga lista di violenza che negli ultimi anni hanno colpito persone omosessuali e transessuali, nel resto della nazione, perché i fatti sono noti e documentati, come non credo ci sia bisogno che io ricordi come questi atti violenti sono generati da una cultura dell'odio, che cresce e prospera sotto gli occhi di tutti.

Mi colpisce il silenzio da parte di tutte le altre associazioni. In questo paese le persone omosessuali e transessuali sono e saranno sempre più sole, se chi si è assunto l'impegno di difenderle si sottrae nel momento in cui queste vengono aggredite.

L'articolo riporta anche l'ipotesi che agli aggressori possa essere contestato l'incitamento all'odio razziale.

In questo paese ancora non esistono leggi di tutela delle persone omosessuali e transessuali dalle discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale. Questo rende tutti noi ancora più vulnerabili, poiché questo significa che non viene dato il giusto peso ad un fenomeno non marginale per la nostra società, che non ci sono gli strumenti di prevenzione e di repressione degli atti generati dall'omofobia, con la conseguenza che ognuno di noi è un bersaglio, e che rischiamo di pagare sulla nostra pelle la scelta di renderci visibili come omosessuali.

A cosa ci serve una legge sul Pacs se non possiamo mettere il naso fuori di casa?

Non è forse il momento di riaprire il dibattito sulle leggi contro le discriminazioni, di presentare di nuovo i progetti di legge rimasti chiusi nel cassetto?

Ho partecipato il 9 aprile a Roma alla Casa Internazionale della Donna, ad un convegno dal titolo: UN MOVIMENTO OMOSESSUALE FORTE E UNITO È POSSIBILE? NOI CI CREDIAMO!

Anche io voglio crederci, nonostante il morale sia basso.

Perché non unirsi ora, per difendere Franco, 23 anni e il suo compagno aggrediti a Roma e tutti gli altri e tutti quelli che temo, purtroppo, saranno attaccati? Non è il momento di dire basta?

 

* * *

 

lnterrogazione parlamentare di Elettra Deiana

Comunicato di Mirella Gramaglia, Comune di Roma

Comunicato del Mario Mieli di Roma

 

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