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Un
giorno Eva I passeggiava spensieratamente raccogliendo bacche e funghi
per la cena, quand’ecco provenire dall’albero della conoscenza
una voce: “Adoro i funghi, specie l’Amanita Muscaria, il Peyotl
e il Teonanacatl - potrei scriverci un trattato...” - Eva I si volse
e guardò con attenzione tra le foglie ma non vide nulla - “Bella
giornata, vero?” - per quanto si sforzasse Eva I continuava a non
capire chi le parlasse, allora il serpente si sporse ed ella finalmente
riuscì a distinguerlo - “Hai dell’erba, un po’
di tabacco?”.
“Erba? Qua intorno ce n’è quanta ne vuoi ma tapacco...
no, non ne ho, cos’è?” chiese Eva I guardando con curiosità
questa affascinante creatura.
“Tabacco, signorina, ta-ba-cco. È una pianta della quale
si usano le foglie.”
“Si mangiano?”
“Alcuni lo fanno ma è un’usanza barbara che non condivido,
meglio la coca...”
“La coca? A che serve?”
“Dà energia. Le foglie di coca si devono seccare, poi si
polverizzano e si fiutano o fumano - troppo figo, ma l’erba è
più leggera... Hai dell’hashish?”
“Hashish???”
“Va be’, ho capito - tu non sai niente...” e scese qualche
ramo più in basso strisciando lentamente tra le foglie e i frutti.
“Non è vero! So un sacco di cose e so anche che non dovrei
dare confidenza agli sconosciuti, specie quelli che stanno sull’albero
della conoscenza!”, ribatté Eva I diventando rossa come un
peperone per la rabbia.
“Balle e comunque non è il caso che ti scaldi tanto, volevo
solo far due chiacchiere - qui è un mortorio, non succede mai nulla.”
Eva
I si sentì improvvisamente a disagio, era stata scortese e poi
quel buffo animaletto, sebbene un po’ antipatico, sembrava piuttosto
innocuo - cominciò a chiedersi per quale ragione avrebbe dovuto
temerlo. “Scusa” - gli disse - “ma non sono abituata
ad essere contraddetta.”
“Ah, non preoccuparti, a star con Dio finirai per farci il callo!”
“Sciocchezze, Dio è buono...”
“Credici, credici - per quel che me ne importa...”
Fra
i due calò un gelido silenzio. Eva I diventò molto pensierosa
e per non darlo a vedere ricominciò a cogliere funghi. Il serpente
si arrotolò intorno al ramo più bello e per qualche minuto
tacque fingendo di non guardarla, poi le chiese: “È proprio
vero che Iddio ti ha detto di non mangiare del frutto di tutti gli alberi
del giardino?”
Eva I stava per perdere la pazienza: “Noi possiamo mangiare tutto
quello che vogliamo tranne i frutti del tuo albero perché sono
velenosi!”
“Quante corbellerie dice il tuo Dio...”, sospirò il
serpente addentando un frutto - e lei, andandogli vicino piena di spavento:
“Scellerato, adesso morrai!”
“Ti sembra di aver finora parlato con un fantasma?
Sono secoli che ne mangio eppure godo di ottima salute!” Eva I crollò
a sedere ai piedi dell’albero, sfinita, confusa e il serpente capì
che quello era il momento buono per convincerla: “Ti ha ingannata
perché sa che se ne mangiaste vi si aprirebbero gli occhi e diverreste
come lui [1]... Prendi, assaggiane uno e vedrai
che non mento...”
Eva I prese il frutto e se lo portò alle labbra. “Non si
è fidato di me, ha mentito...”, mormorò - e quasi
senza accorgersene socchiuse gli occhi e lo morse, quindi scoppiò
in lacrime.
“Che
fai?” chiese Eva II che nel frattempo si era avvicinata all’albero.
Eva I si asciugò il viso per nascondere le lacrime e senza alzare
gli occhi da terra disse: “Ho colto questo frutto e l’ho mangiato
- come vedi non sono morta...”
“Perché, avresti dovuto?”
“Secondo Dio sì.”
“Che assurdità - posso assaggiarlo?”
“Se l’ho fatto io...”
Anch’ella ne mangiò. La frittata era fatta.

Eva
I ed Eva II udirono allora la presenza di Dio che passeggiava in giardino
godendosi la brezzolina della sera e corsero a nascondersi, ma Dio non
era stupido: “Dove siete?”
“Fra i cespugli, Signore.”
“E perché vi nascondete?”
“Abbiamo paura e ci vergogniamo della nostra nudità.”
“O che novità è questa? Fuori di lì, tutt’e
due!”
Eva I ed Eva II uscirono allo scoperto coprendosi come potevano.
“Beh? Chi vi ha fatto vedere che eravate nude? Non avrete mica mangiato
il frutto proibito dell’albero della conoscenza...”
Le due Eva annuirono timidamente.
“Porca vacca! Tutto il mio lavoro gambe all’aria! Chi è
stato, chi di voi l’ha fatto per prima?”
Eva I fece un passo avanti.
“Lo sapevo io che eri una piantagrane, che non era il caso di distrarsi
con te! E tu?” - rivolgendosi ad Eva II.
“Ho chiesto di assaggiarlo...”
“Oddio, due pazze... Chi vi ha convinte? Dov’è che
gli tiro il collo!”, gridò Dio agitando le foglie dell’albero
della conoscenza con un bastone - ed Eva I, candidamente: “Hai fatto
il serpente più furbo di me, Signore, a quest’ora sarà
già in Messico a scrivere il suo trattato!”

Allora
Iddio decretò: “Poiché il serpente ha fatto questo,
io lo maledico e lo condanno a strisciare sul ventre mangiando polvere
tutti i giorni della sua miserabile vita! Porrò inimicizia fra
lui e voi, fra il suo seme e il vostro; voi gli schiaccerete il capo e
lui vi insidierà al calcagno!”
Poi, rivolgendosi ad Eva I: “Per te ho in serbo
una bella sorpresa...” - e tirò fuori la corteccia su cui
aveva preso appunti al tempo della sua creazione - “Visto? Sembrava
che me lo sentissi... Ti punirò così com’è
scritto, mettendoti un becco sulla patta! [2]
Ti cresceranno barba e peli dappertutto, sarai insensibile e irragionevole,
violenta e prepotente. Da questo momento ti privo del nome che t’ho
dato e chiamandoti Adamo ti condanno alla mascolinità, alla fatica
e alle tribolazioni, dovrai sudare per mangiare, dovrai difenderti ogni
istante finché tornerai alla terra da cui sei stato tratto - perché
polvere eri e polvere tornerai!”
Quindi ad Eva II: “Tu, donna! Femmina t’ho
fatta e femmina rimarrai! Moltiplicherò le tue pene e le doglie
della tua gravidanza, avrai figli nel dolore e tuttavia ti sentirai attratta
con ardore dal maschio che ti farà pregna ogni volta che potrà.
Ti accompagnerai a lui, vivrai nella sua ombra ed egli ti dominerà!”
[3]
Infine a entrambi: “Adamo ed Eva, sentenzio che
da ora in avanti diveniate vittime di voi stessi, delle vostre illusioni,
necessità e debolezze. Dispongo il vostro matrimonio e con questo
vi unisco nella carne [4] cosicché concepiate
una nuova stirpe di piccoli bastardi capaci di uccidersi fra loro. Ed
ora vestitevi, la vostra nudità mi ripugna e offende!”
Ciò detto li cacciò dal paradiso terrestre e incenerì
l’albero della vita. Amen.
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1.
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Testuale. Perché se Dio non voleva che gli uomini “diventassero
come lui”, prendessero coscienza di sé, ha creato l’albero
della conoscenza? Perché in realtà non era nelle sue
intenzioni lasciare le cose come stavano. L’essere umano ha
avuto due uniche alternative: disubbidire o ubbidire. Nel primo
caso le conseguenze le conosciamo, nel secondo, se prendiamo per
buono il libro che stiamo leggendo, non sarebbe accaduto niente
di cui valesse la pena scrivere, sarebbe stato tutto perfetto, senza
esiti. Una noia mortale. |
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Leggete
con attenzione, questo passo è illuminante: “È
peccato la legge? No, certo! Ma io non ho conosciuto il peccato
se non per mezzo della legge. Difatti, avrei ignorato la concupiscenza,
se la legge non avesse detto: “Non desiderare”. Ma il
peccato, presa occasione da questo precetto, ha suscitato in me
ogni sorta di cupidigie; poiché fuori dalla legge il peccato
è morto (senza leggi o divieti non ci sono né reati
né trasgressioni, n. d. r.). Sì, un tempo io vivevo
fuori della legge, ma quando venne il precetto, il peccato si ridestò
(...) il peccato, colta l’occasione, mi sedusse per mezzo
del precetto, e con esso mi ha ucciso. (...) Dunque ciò che
è buono (la legge, n. d. r.) è stato causa di morte
per me? No, certo! Ma è stato il peccato, che per manifestarsi
come tale, mi ha dato la morte per mezzo di ciò che è
buono, affinché il peccato per mezzo del precetto si riveli
in tutta la sua malvagità sino all’estremo” (Romani,
7:7-13) - lo scopo era ed è questo. Non ci è dato
sapere perché Dio, con tutti i suoi mezzi, abbia bisogno
di questo teatrino, si serva di noi - forse è meno potente
di quello che crediamo, forse egli stesso fa parte di un disegno,
forse il demonio non esiste oppure non esiste Dio, forse Dio è
l’uno e l’altro, è il bene e il male, insieme
e noi che gli somigliamo siamo solo la sua estensione, la sua miserrima
incarnazione, il suo strumento. Forse davvero l’inferno è
in terra e per raggiungere la perfezione, divenire come lui, di
qui dobbiamo transitare, qui ci dobbiamo lordare. Se ammettiamo
l’esistenza di Dio così come appare, dobbiamo anche
essere disposti ad accettare la sua e, quindi, la nostra malvagità.
Che lo si faccia o meno la sostanza non cambia: il libero arbitrio
tutt’al più ci permette di scegliere fra i mali il
minore - guardando le cose da questa angolazione, il peccato e la
colpa, signori miei, non esistono, siamo tutti vittime dello stesso
inganno. |
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2.
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3.
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Quasi testuale. |
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“La
carne, infatti, ha desideri opposti a quelli dello spirito e lo spirito
desideri opposti a quelli della carne: essi sono in contrasto fra
loro, di modo che non possiate fare tutto quello che vorreste”
(Galati, 5:17) - diabolico. |
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La
Bibbia contiene, forse suo malgrado, gran parte delle risposte che vi
andiamo cercando - basta leggerla con attenzione scostandosi quanto più
possibile dagli insegnamenti ricevuti, dalle nostre personali convinzioni
e dall’idea alquanto limitata che ci siamo fatti sulla materia,
sullo spazio e sul tempo. Occorre anche tener conto dei periodi storici
in cui è stata scritta e dei fini che chi l’ha redatta e
commentata si è prefisso, infatti “la legge non è
fatta per il giusto, bensì per i cattivi e i ribelli, gli empi
e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, i parricidi e i matricidi,
gli omicidi, gl’impudichi, i sodomiti, i commercianti di uomini,
i mentitori, gli spergiuri e qualsiasi altro vizio contrario alla dottrina”
(Prima lettera a Timoteo, 1:8-11) - in altre parole la bibbia è
destinata in modo particolare a chi non crede e a chi, avendo scelto (o
subito anche a causa dei precetti in essa contenuti) altre vie, non ha
interesse ad avvicinarcisi. Ammetto che non sia facile questo tipo di
lettura, questo approccio - provarci è forse il primo passo verso
la comprensione, la pacificazione e, per chi riesce ad arrivare in fondo
al libro sacro, la santità.

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