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Aggiornato Mercoledì 09-Gen-2008

 

 

Un giorno Eva I passeggiava spensieratamente raccogliendo bacche e funghi per la cena, quand’ecco provenire dall’albero della conoscenza una voce: “Adoro i funghi, specie l’Amanita Muscaria, il Peyotl e il Teonanacatl - potrei scriverci un trattato...” - Eva I si volse e guardò con attenzione tra le foglie ma non vide nulla - “Bella giornata, vero?” - per quanto si sforzasse Eva I continuava a non capire chi le parlasse, allora il serpente si sporse ed ella finalmente riuscì a distinguerlo - “Hai dell’erba, un po’ di tabacco?”.
“Erba? Qua intorno ce n’è quanta ne vuoi ma tapacco... no, non ne ho, cos’è?” chiese Eva I guardando con curiosità questa affascinante creatura.
“Tabacco, signorina, ta-ba-cco. È una pianta della quale si usano le foglie.”
“Si mangiano?”
“Alcuni lo fanno ma è un’usanza barbara che non condivido, meglio la coca...”
“La coca? A che serve?”
“Dà energia. Le foglie di coca si devono seccare, poi si polverizzano e si fiutano o fumano - troppo figo, ma l’erba è più leggera... Hai dell’hashish?”
“Hashish???”
“Va be’, ho capito - tu non sai niente...” e scese qualche ramo più in basso strisciando lentamente tra le foglie e i frutti.
“Non è vero! So un sacco di cose e so anche che non dovrei dare confidenza agli sconosciuti, specie quelli che stanno sull’albero della conoscenza!”, ribatté Eva I diventando rossa come un peperone per la rabbia.
“Balle e comunque non è il caso che ti scaldi tanto, volevo solo far due chiacchiere - qui è un mortorio, non succede mai nulla.”

Eva I si sentì improvvisamente a disagio, era stata scortese e poi quel buffo animaletto, sebbene un po’ antipatico, sembrava piuttosto innocuo - cominciò a chiedersi per quale ragione avrebbe dovuto temerlo. “Scusa” - gli disse - “ma non sono abituata ad essere contraddetta.”
“Ah, non preoccuparti, a star con Dio finirai per farci il callo!”
“Sciocchezze, Dio è buono...”
“Credici, credici - per quel che me ne importa...”

Fra i due calò un gelido silenzio. Eva I diventò molto pensierosa e per non darlo a vedere ricominciò a cogliere funghi. Il serpente si arrotolò intorno al ramo più bello e per qualche minuto tacque fingendo di non guardarla, poi le chiese: “È proprio vero che Iddio ti ha detto di non mangiare del frutto di tutti gli alberi del giardino?”
Eva I stava per perdere la pazienza: “Noi possiamo mangiare tutto quello che vogliamo tranne i frutti del tuo albero perché sono velenosi!”
“Quante corbellerie dice il tuo Dio...”, sospirò il serpente addentando un frutto - e lei, andandogli vicino piena di spavento: “Scellerato, adesso morrai!”
“Ti sembra di aver finora parlato con un fantasma? Sono secoli che ne mangio eppure godo di ottima salute!” Eva I crollò a sedere ai piedi dell’albero, sfinita, confusa e il serpente capì che quello era il momento buono per convincerla: “Ti ha ingannata perché sa che se ne mangiaste vi si aprirebbero gli occhi e diverreste come lui [1]... Prendi, assaggiane uno e vedrai che non mento...”

Eva I prese il frutto e se lo portò alle labbra. “Non si è fidato di me, ha mentito...”, mormorò - e quasi senza accorgersene socchiuse gli occhi e lo morse, quindi scoppiò in lacrime.

“Che fai?” chiese Eva II che nel frattempo si era avvicinata all’albero.
Eva I si asciugò il viso per nascondere le lacrime e senza alzare gli occhi da terra disse: “Ho colto questo frutto e l’ho mangiato - come vedi non sono morta...”
“Perché, avresti dovuto?”
“Secondo Dio sì.”
“Che assurdità - posso assaggiarlo?”
“Se l’ho fatto io...”
Anch’ella ne mangiò. La frittata era fatta.

 

 

Eva I ed Eva II udirono allora la presenza di Dio che passeggiava in giardino godendosi la brezzolina della sera e corsero a nascondersi, ma Dio non era stupido: “Dove siete?”
“Fra i cespugli, Signore.”

“E perché vi nascondete?”
“Abbiamo paura e ci vergogniamo della nostra nudità.”
“O che novità è questa? Fuori di lì, tutt’e due!”
Eva I ed Eva II uscirono allo scoperto coprendosi come potevano.
“Beh? Chi vi ha fatto vedere che eravate nude? Non avrete mica mangiato il frutto proibito dell’albero della conoscenza...”
Le due Eva annuirono timidamente.
“Porca vacca! Tutto il mio lavoro gambe all’aria! Chi è stato, chi di voi l’ha fatto per prima?”
Eva I fece un passo avanti.
“Lo sapevo io che eri una piantagrane, che non era il caso di distrarsi con te! E tu?” - rivolgendosi ad Eva II.
“Ho chiesto di assaggiarlo...”
“Oddio, due pazze... Chi vi ha convinte? Dov’è che gli tiro il collo!”, gridò Dio agitando le foglie dell’albero della conoscenza con un bastone - ed Eva I, candidamente: “Hai fatto il serpente più furbo di me, Signore, a quest’ora sarà già in Messico a scrivere il suo trattato!”

 

 

Allora Iddio decretò: “Poiché il serpente ha fatto questo, io lo maledico e lo condanno a strisciare sul ventre mangiando polvere tutti i giorni della sua miserabile vita! Porrò inimicizia fra lui e voi, fra il suo seme e il vostro; voi gli schiaccerete il capo e lui vi insidierà al calcagno!”

Poi, rivolgendosi ad Eva I: “Per te ho in serbo una bella sorpresa...” - e tirò fuori la corteccia su cui aveva preso appunti al tempo della sua creazione - “Visto? Sembrava che me lo sentissi... Ti punirò così com’è scritto, mettendoti un becco sulla patta! [2] Ti cresceranno barba e peli dappertutto, sarai insensibile e irragionevole, violenta e prepotente. Da questo momento ti privo del nome che t’ho dato e chiamandoti Adamo ti condanno alla mascolinità, alla fatica e alle tribolazioni, dovrai sudare per mangiare, dovrai difenderti ogni istante finché tornerai alla terra da cui sei stato tratto - perché polvere eri e polvere tornerai!”

Quindi ad Eva II: “Tu, donna! Femmina t’ho fatta e femmina rimarrai! Moltiplicherò le tue pene e le doglie della tua gravidanza, avrai figli nel dolore e tuttavia ti sentirai attratta con ardore dal maschio che ti farà pregna ogni volta che potrà. Ti accompagnerai a lui, vivrai nella sua ombra ed egli ti dominerà!” [3]

Infine a entrambi: “Adamo ed Eva, sentenzio che da ora in avanti diveniate vittime di voi stessi, delle vostre illusioni, necessità e debolezze. Dispongo il vostro matrimonio e con questo vi unisco nella carne [4] cosicché concepiate una nuova stirpe di piccoli bastardi capaci di uccidersi fra loro. Ed ora vestitevi, la vostra nudità mi ripugna e offende!”

Ciò detto li cacciò dal paradiso terrestre e incenerì l’albero della vita. Amen.

 

 

1.
Testuale. Perché se Dio non voleva che gli uomini “diventassero come lui”, prendessero coscienza di sé, ha creato l’albero della conoscenza? Perché in realtà non era nelle sue intenzioni lasciare le cose come stavano. L’essere umano ha avuto due uniche alternative: disubbidire o ubbidire. Nel primo caso le conseguenze le conosciamo, nel secondo, se prendiamo per buono il libro che stiamo leggendo, non sarebbe accaduto niente di cui valesse la pena scrivere, sarebbe stato tutto perfetto, senza esiti. Una noia mortale.
Leggete con attenzione, questo passo è illuminante: “È peccato la legge? No, certo! Ma io non ho conosciuto il peccato se non per mezzo della legge. Difatti, avrei ignorato la concupiscenza, se la legge non avesse detto: “Non desiderare”. Ma il peccato, presa occasione da questo precetto, ha suscitato in me ogni sorta di cupidigie; poiché fuori dalla legge il peccato è morto (senza leggi o divieti non ci sono né reati né trasgressioni, n. d. r.). Sì, un tempo io vivevo fuori della legge, ma quando venne il precetto, il peccato si ridestò (...) il peccato, colta l’occasione, mi sedusse per mezzo del precetto, e con esso mi ha ucciso. (...) Dunque ciò che è buono (la legge, n. d. r.) è stato causa di morte per me? No, certo! Ma è stato il peccato, che per manifestarsi come tale, mi ha dato la morte per mezzo di ciò che è buono, affinché il peccato per mezzo del precetto si riveli in tutta la sua malvagità sino all’estremo” (Romani, 7:7-13) - lo scopo era ed è questo. Non ci è dato sapere perché Dio, con tutti i suoi mezzi, abbia bisogno di questo teatrino, si serva di noi - forse è meno potente di quello che crediamo, forse egli stesso fa parte di un disegno, forse il demonio non esiste oppure non esiste Dio, forse Dio è l’uno e l’altro, è il bene e il male, insieme e noi che gli somigliamo siamo solo la sua estensione, la sua miserrima incarnazione, il suo strumento. Forse davvero l’inferno è in terra e per raggiungere la perfezione, divenire come lui, di qui dobbiamo transitare, qui ci dobbiamo lordare. Se ammettiamo l’esistenza di Dio così come appare, dobbiamo anche essere disposti ad accettare la sua e, quindi, la nostra malvagità. Che lo si faccia o meno la sostanza non cambia: il libero arbitrio tutt’al più ci permette di scegliere fra i mali il minore - guardando le cose da questa angolazione, il peccato e la colpa, signori miei, non esistono, siamo tutti vittime dello stesso inganno.
2.
Vedi il Primo capitolo, alla nota N° 5.
3.
Quasi testuale.
4. “La carne, infatti, ha desideri opposti a quelli dello spirito e lo spirito desideri opposti a quelli della carne: essi sono in contrasto fra loro, di modo che non possiate fare tutto quello che vorreste” (Galati, 5:17) - diabolico.

 

 

La Bibbia contiene, forse suo malgrado, gran parte delle risposte che vi andiamo cercando - basta leggerla con attenzione scostandosi quanto più possibile dagli insegnamenti ricevuti, dalle nostre personali convinzioni e dall’idea alquanto limitata che ci siamo fatti sulla materia, sullo spazio e sul tempo. Occorre anche tener conto dei periodi storici in cui è stata scritta e dei fini che chi l’ha redatta e commentata si è prefisso, infatti “la legge non è fatta per il giusto, bensì per i cattivi e i ribelli, gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, i parricidi e i matricidi, gli omicidi, gl’impudichi, i sodomiti, i commercianti di uomini, i mentitori, gli spergiuri e qualsiasi altro vizio contrario alla dottrina” (Prima lettera a Timoteo, 1:8-11) - in altre parole la bibbia è destinata in modo particolare a chi non crede e a chi, avendo scelto (o subito anche a causa dei precetti in essa contenuti) altre vie, non ha interesse ad avvicinarcisi. Ammetto che non sia facile questo tipo di lettura, questo approccio - provarci è forse il primo passo verso la comprensione, la pacificazione e, per chi riesce ad arrivare in fondo al libro sacro, la santità.

 

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