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Aggiornato Domenica 04-Mar-2012

 

Il circolo del bridge, era una creazione di Agnese ed una sua proprietà. Ci teneva che fosse frequentato da persone perbene. Ordinò un the e si rimise a sfogliare una rivista. «Che storia incredibile, Paolo ne sa sicuramente qualcosa, stasera chiedo… Povere ragazze, subire una cosa del genere e poi finire in piazza in questo modo, per bocca di gente simile – non vorrei proprio essere nei loro panni…»

Aveva molti conoscenti omosessuali. Lei, contrariamente al marito e alla figlia, non ci vedeva nulla di strano. Erano persone come le altre, né migliori, né peggiori. Aborriva la violenza e non era affatto contenta che Paolo si fosse messo al servizio di certa gente, gli facesse da portaborse, li rappresentasse, difendesse e ne curasse persino gli affari. Tuttavia, sapeva che non era per una questione di soldi che lavorava tanto, Paolo era sinceramente, profondamente convinto di fare la cosa giusta, con le giuste persone e per una giusta causa. «Uff, la politica…» - solo il pensiero le procurava disturbo - «Con tutte le cose belle e piacevoli delle quali ci si può occupare nella vita… Che spreco.»

Il maître le versò una tazza di the e l’avvertì che era arrivato il signor Paolo, in anticipo. «Grazie, Giulio. Vuol dirgli, per cortesia, che sono qua e l’aspetto?»
«Certo, signora.»

Paolo si stava intrattenendo con Lamberto per definire gli ultimi dettagli. Il maître si avvicinò e con discrezione lo invitò a raggiungere la moglie in sala. Paolo annuì e si congedò.

«Buonasera, tesoro…» - la baciò sulla fronte.
«Buonasera, caro.» - gli fece cenno di sedersi accanto a lei - «Sei in anticipo…»
«Non ce la facevo più, sono quasi scappato – è stata una giornata complicatissima.»
«Bevi il solito?»
«Certo.»
«Giulio, un Martini Dry…» - disse al maître che nel frattempo si era avvicinato, poi, rivolgendosi al marito - «Ho messo alla porta quell’insopportabile giornalista de “La Cittadella”…»
«Quale? Ce ne sono tanti…»
«Tanti… saranno quattro o cinque, Paolo…»
Agnese narrò l’episodio e concluse affermando che era una donna davvero sgradevole. Paolo era d’accordo ma, anche se a malincuore, dovette difenderla: «È una poveraccia. Se non l’avessero assunta al giornale cos’altro avrebbe potuto fare? E comunque ci serve – in questo caso più di altri…» - e le raccontò in che razza di pasticcio aveva coinvolto la propria famiglia quell’incredibile piantagrane di Marco Santini. Una certa compiacenza da parte della stampa era necessaria per non montare uno scandalo intorno a questa vicenda.
«Sono costernata, Paolo. Oggi ne ho sentite di tutti i colori ma mai, dico, mai una parola di comprensione per quella povera ragazza! Ti rendi conto cosa ha subito?» - Aveva ragione. Paolo arrossì senza sapere cosa rispondere. Agnese era una donna straordinaria, l’unica che sapeva farlo sentire come un bambino colto con le dita nella marmellata - «Ecco, appunto. Vorrei ricordarti, giacché mi sembra che tu ne abbia bisogno, che abbiamo una figlia di vent’anni, e che, in quanto donna, rischia lo stesso trattamento. Il fatto che non sia lesbica, tesoro (cosa della quale, peraltro, non possiamo essere sicuri), non la rende automaticamente immune, non la mette al riparo dalla protervia del vostro dissennato machismo.»
Paolo protestò: «Intanto, Elisabetta non può essere lesbica e non lo sarà mai… E poi sai bene che lo stupro (perdona la brutalità ma di questo si tratta) non è una pratica che io ed altri possiamo condividere…»
«E allora perché non ho ancora sentito una sola parola di condanna? Perché non sei là fuori, insieme ai tuoi amichetti, a dare la caccia a quei criminali? Prova per un attimo a pensare come ti sentiresti se accadesse a nostra figlia, magari solo perché a qualcuno fa rabbia la sua bellezza, la sua ricchezza, cultura, o per ritorsione contro di te, le tue opinioni politiche – prova a pensare come si sentirebbe, chiediti cosa ne sarebbe di lei, di noi…» - Agnese era infuriata ma sapeva che Paolo non avrebbe fatto quello che doveva, non in questa occasione. In fondo qual’è la rappresentazione simbolica della giustizia, della legge? Una bilancia con due piatti. Una raffigurazione che vorrebbe persuaderci che di essa è fatto un uso equilibrato, equanime, ma in realtà mostra l’evidenza, quello che tutti sanno: gli uomini, alcuni più di altri, si servono sistematicamente di due pesi e due misure.
Paolo non ci provò nemmeno a spiegare che, al di là del caso specifico che considerava essere una bravata compiuta nella forma più riprovevole e dannosa possibile, erano in gioco interessi superiori ed anche la difesa, l’affermazione di certi valori a suo avviso irrinunciabili. «Talvolta il fine giustifica i mezzi» - avrebbe voluto dire, ma se lo avesse fatto probabilmente sua moglie avrebbe frainteso, sicuramente non avrebbe capito. Era una donna così sensibile, irrazionale, emotiva. «Hai ragione, cara… Ti chiedo scusa per averti dato l’impressione di non avere a cuore le sorti di Elisabetta…» - disse.

Agnese lo guardò scoraggiata, incredula. Possibile che la considerasse così stupida, o che lo fosse lui tanto da non aver compreso una sola parola del suo ragionamento? Prese la borsetta, la giacca e senza degnarlo nemmeno di un saluto, se ne andò lasciandolo in compagnia del suo drink – che se la vedessero fra loro.

 

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