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Aggiornato Venerdì 26-Gen-2007

 

Dalle sue confidenze in palestra una nuova pista per il lavoro degli investigatori

“Il Tirreno”, 15 Marzo 2001

 

SAN CASCIANO. Pochi gli indizi lasciati dall'assassino nella casa dell'orrore in corte San Martino a San Casciano. Forse delle impronte digitali o altre tracce organiche, che comunque potranno risultare utili solo quando ci sarà un sospettato con cui verificarle. Ma una pista diversa per indagare sembra emergere da chi ha conosciuto, fuori dal lavoro e dall'ambiente familiare, Roberto Baronti. Una pista da percorrere seguendo e conoscendo i suoi hobby, i suoi divertimenti. E allora, se gli uomini della polizia scientifica continuano a passare ai raggi X la casa dell'orrore, forse un indizio, un volto o un'auto da cercare, possono essere trovati proprio nei luoghi che Roberto Baronti amava frequentare. Del resto, anche se con una terribile esperienza alle spalle come la perdita della moglie, a 45 anni Roberto Baronti si sentiva ancora giovane. E frequentava la palestra vicino a casa, e andava spesso in discoteca. Con i nuovi conoscenti, appunto in palestra o in discoteca, probabilmente Roberto si apriva. E soprattutto in discoteca è da presumere che parlava, raccontava di sé, forse cercava di stringere amicizie. E magari tra queste quella che può imprimere una svolta alle indagini e che potrebbe aggiungersi alla direttrice che l'esame dei tabulati telefonici e le analisi in casa offriranno. È nella palestra «Mabos» di San Prospero di Cascina, a pochi passi dalla casa del delitto, che si ricava la sensazione che le indagini abbiano ancora alcune strade da percorrere. «Veniva qui tre volte alla settimana - racconta Fabio Mariotti, uno dei titolari - e sempre di mattina per fare pesi. Devo dire che era abbastanza chiuso, svolgeva regolarmente gli esercizi e andava via».

Qualche parola - di quelle che vanno tenute di conto - la rivela un giovane «palestrato». «A me - dice - una volta in verità un po' di cose me l'ha dette. Parlando di età, mi diceva che lui comunque si divertiva ancora frequentando anche quelli più giovani di lui. E andava spesso in discoteche come l'Insomnia di Ponsacco o il Frau Marlene di Torre del Lago. Ricordo anche che mi confidò di non avere particolari tabù sessuali e che in quelle discoteche poteva trovare le compagnie giuste». Non è molto, come confessione, ma le parole riferite al cronista dall'occasionale conoscente di Baronti possono indicare che forse il sabato precedente il delitto - o anche in giorni precedenti - il medico proprio in una di queste discoteche può aver conosciuto chi poi nella sua casa ha fatto scempio del suo corpo con un coltello. In entrambi i locali - per motivi molto diversi - è possibile fare amicizie strane, di quelle «cattive» si direbbe nel gergo popolare. L'Insomnia, infatti, nonostante i ripetuti tentativi dei titolari di difendere il locale da spacciatori o consumatori di pasticche e altro, purtroppo negli ambienti dei patiti dell'ectasy è una «meta interessante». Tanto che le stesse forze dell'ordine, con regolarità, intercettano giovani che vi si recano ben forniti di «strumenti da sballo». Per il Frau Marlene, invece, il discorso riguarda la clientela, ad alta densità gay e travestiti, tra cui a volte si nascondono personaggi in cerca di incontri particolari e altri affari legati alla prostituzione. Forse non approderebbe a nulla, ma andare a cercare qualche indizio in questi locali, potrebbe non essere tempo perso.

 

Gli inquirenti sempre più convinti, l'assassino una conoscenza recente
Si scava nella vita della vittima, ricerche in club e discoteche

“Il Tirreno”, 16 Marzo 2001

 

PISA. Proseguono fitte le indagini per l'omicidio del medico pisano avvenuto nel piccolo centro di San Casciano, nel Comune di Cascina. Resta dunque per ora un mistero la morte di Roberto Baronti, 45 anni, nefrologo all'ospedale Santa Chiara, ucciso a coltellate nella notte fra domenica e lunedì probabilmente al termine di un gioco erotico. Si delinea sempre di più la pista omosessuale. Rinviata l'autopsia che sarebbe dovuta avvenire ieri mattina. I lunghi sopralluoghi nella casa del delitto - la villetta che si trova in Corte San Martino, nella piccola frazione di San Casciano, durati tre giorni - hanno allungato la lista dei quesiti che gli inquirenti vogliono presentare al medico legale e che potrebbero essere chiariti con l'esame autoptico. Da qui il rinvio. L'esame si terrà quindi oggi: ad eseguirlo sarà il dottor Luigi Papi, perito dell'istituto di medicina legale dell'università, che ha svolto anche le indagini con la squadra scientifica della questura nella casa del medico. Le indagini a questo punto, scartate alcune ipotesi, hanno preso delle piste decise anche se di ardua soluzione. Si scava nella vita del medico, nelle sue amicizie, pochissime in verità, alla ricerca del protagonista dell'ultimo, fatale, incontro. Sono tanti i misteri e gli interrogativi che dovrà chiarire in questo delitto l'inchiesta della procura pisana, coordinata dal sostituto Antonio Di Bugno e condotta dalla Squadra Mobile della questura. Si indaga in particolare nel mondo delle discoteche e dei club privé riservati ad incontri particolari. Si parla con insistenza di una figura maschile, per la modalità del delitto, per la violenza, per l'arma, così poco consona ad una donna. L'identikit dell'assassino, stando agli elementi in mano agli inquirenti ma anche alla letteratura criminale, parla di una persona giovane e robusta. Si ipotizza che probabilmente l'omicida potesse conoscere il medico, anche se non da molto. Non un incontro occasionale e appena avvenuto dunque, che renderebbe di impossibile soluzione il giallo, anche per le diverse ore di vantaggio dell'assassino, quasi 24. Ma una conoscenza recente, questo sì, che poteva risalire a qualche giorno prima e quindi lasciare dietro di sé più di una traccia. Una persona che ha agito con una lucidità che fa terrore, se ha pensato di chiudere a chiave la camera da letto con il cadavere abbandonato in un lago di sangue, di chiudere il portoncino a vetri dell'ingresso, di far sparire chiavi ed auto, perfino il cellulare. Una persona che ha preferito coprire il corpo, mentre, dopo la furia di un delito così violento, eseguiva con sicurezza tutte quelle operazioni che avrebbero potuto ritardare in qualche modo la scoperta del cadavere e coprire la sua fuga sull'auto nuova del medico, una «Focus» verde acqua, non ancora ritrovata. E perché ha coperto quel corpo? A giudicare dal quadro generale non certo perché non ne sopportava la vista, ma forse per coprire altre tracce e rendere ancora più difficile il lavoro di indagine. Una persona probabilmente venuta da fuori, che ha lasciato forse lontano da San Casciano quell'auto che pure «scottava» ma che, come avviene sempre in questi casi, verrà notata solo dopo un po' di tempo, quando qualcuno si chiederà come mai si trovi lì da tanti giorni.

 

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