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Aggiornato Mercoledì 09-Gen-2008

 

 

Il legno: questo sconosciuto. Sono convinta che se le persone lo conoscessero un po’ meglio, riuscissero ad andare oltre l’oggetto che questo materiale ha consentito di realizzare, imparassero a maneggiarlo e ne avessero cura come fanno con gli altri arnesi che dominano le loro vite, smetterebbero di sprecarlo, non se ne disferebbero più con facilità quasi non avesse importanza e ve ne fosse in quantità inesauribili. Certo, non mi riferisco ai truciolati - quella è robaccia! Se parlo di legno intendo il massello, anche il più povero e sottovalutato: l’abete, ad esempio, economico e versatile, onnipresente. Le nostre case ne sono piene e nemmeno lo sappiamo: gli invisibili telai che sostengono gli infissi sono fatti con il legno di abete, forse anche la cassa armonica della nostra chitarra è di abete, forse persino le persiane, le finestre e le porte (o almeno di questo sono fatte sotto l’impiallacciatura “nobile”) e che dire della struttura dei vecchi mobili di famiglia, le mensole al loro interno, le travi del soffitto, i tavolacci di certi pavimenti di campagna - insomma, ovunque lo sguardo si posi vi è legno e spesso proprio di abete si tratta.

Il legno respira, si muove, vive! Soffre l’incuria e l’abbandono ma se lo si nutre e coccola riprende a palpitare, acquista calore, forza e se lo accarezzate vi sembrerà che questo esprima, trasmetta. Un legno amato procura piacere e il tempo lo migliora, come avviene per il vino. Si può riparare, riciclare, convertire - serve sempre e sempre si adatta alle nostre esigenze. L’esperienza mi ha insegnato che il legno non si butta via - lo si ripone in cantina e state pur certe che prima o poi da quel vecchio tavolaccio ricaverete il pezzo di legno che vi occorre. Vent’anni fa trovai sul ciglio di una strada una grande cassa con la quale avevano imballato chissà cosa - scioccamente pensai di aver trovato solo un po’ di materiale con il quale avrei potuto realizzare dei ripiani per la mia libreria senza spendere una lira: la presi, smontai, la levigai in fretta e furia giusto per non riempirmi le mani di schegge, scurì le assi con il mordente, vi diedi una mano di turapori e le fissai alle squadrette lungo la parete... questo legno, alto appena due centimetri e lungo non meno di 170, ha sostenuto per vent’anni intere enciclopedie e quando nell’99 ho cambiato casa, trattato con maggior cura, si è trasformato in mensole di una bellezza davvero inaspettata!

In questo capitolo, partendo proprio dall’abete, dalle peccie e dai pini, parleremo dei legnami, delle loro caratteristiche principali, dell’uso che ne viene fatto e di come conviene trattarli perché senza queste semplici conoscenze qualsiasi tentativo di manipolarli risulterebbe vano.

 

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