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Aggiornato Sabato 24-Nov-2012

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M’hai presa, con le dita trafitta da parte a parte -
Come l’aria, come un niente, un nonnulla…

La tua ombra lontana ha ballato su me,
Sulle mie carni scempie,
Sulle parole che non hai ascoltato.

Ridi, adesso?
Racconti quanto posso essere noiosa,
E tragica, piena di problemi,
Incapace di salvarmi,
Complicata, indifendibile?

T’importa che non bevo, non mangio, non respiro più?
T’importano i miei vermi?
Ti sei accorta che passeggi sulle mie viscere?

No, vero? Ma già, che senso ha, ora…

M’hai svuotata, insultata, accusata, tradita, ingannata,
Alfine m’hai uccisa con un dito appena –
Così poco basta se s’ama…
Perché l’amore acceca,
Rende deboli e tonti,
Pronti a morire, per niente.

Tu lo sapevi e battevi, battevi, battevi -
Intuiva almeno la tua tastiera quel che facevi?
Poteva lei quel che tu non hai voluto?

No, certo - ma che importanza ha, adesso…

Ho visto esattori pascersi del dolore,
Grigi contabili computare le lacrime,
Spocchiosi parcheggiatori neanche fossero imperatori,
Vanagloriosi padroni del nulla, disertori, imboscati -
Mai in una sola persona tutto questo insieme.

Ho incontrato complete nullità capaci di compassione
E tu non hai avuto una sola parola per me, non un moto,
Nemmeno ti ha sfiorata l’idea di soccorrermi,
Risparmiarmi il colpo di grazia,
Lasciarmi alla vita quel tanto che basta
Per chiedere, o supplicare,
O piangere ai tuoi piedi…
Perché se s’ama non si ha pudore,
Paura, non si sente il dolore
E l’altra è sempre migliore,
Massacra e ride e il suo riso ci riempie,
Ci colma, la fa bella ma bella non è –
È nera come la notte, iniqua come la morte,
Buia come il buio che ha nel fiato
O nei silenzi spenti che tu m’hai dato…

Che bei doni che fai.

Mi raccolgo adesso
Come i bambini in un secchio
I ciottoli di fiume, le conchiglie,
le biglie rubate, i vetri infranti…

Raccolgo le ossa, i denti,
Il sangue, gli escrementi -
Un braccio lì, la gamba là,
Il cuore a brandelli…

Dall’alto mi guardo,
Non mi riconosco,
Non capisco.

Perché non sei qui a darmi una mano?
Perché non tiri fuori gli attrezzi,
Non provi a porvi rimedio?
Ma di cosa sei fatta?
Di pietra? Fango? Merda?

Riprenditi le tue cose, sì.

Prenditi anche le mie spoglie.

Fanne quello che vuoi.

Buttale, regalale,
Ma portami via,
Non lasciarmi qui –
Da sola, a piangerti.

Parole al vento,
Ora, che di me non t’importa,
Che ho smesso di servirti.

Adesso hai altri da cui tornare,
Altri con cui fingere di amare,
Altri da accusare della tua infelicità,
Altri sulle cui carni intonse o scempie
Ti converrà ballare – fallo bene, però,
Che non indovinino la carogna che sei…

A carte scoperte non si vince e non si perde –
S’impara soltanto.


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Tutte le poesie scritte dal 1984 al 2005, sono disponibili anche in formato mp3 (o Wav sul CD audio in vendita singolarmente o allegato al libro). Le si possono leggere, quindi, ascoltare ed anche scaricare gratuitamente, tuttavia, qualsiasi utilizzo che non sia privato, personale e non commerciale (ad esempio la diffusione pubblica anche on-line), è consentito esclusivamente chiedendone espressa autorizzazione all'autrice. Per contatti: cinziaricci@teletu.it.

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