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Aggiornato Domenica 10-Ott-2010

 

Data la crudezza di alcune immagini, se ne sconsiglia la visione ai minori e alle persone facilmente impressionabili

 

Ninna nanna (1)

Innocenza violata (2)

Giochi nell'acqua (3)

Cartolina dall'inferno (4)

Uccellini (5)

Fiammelle (6)

Girotondo (7)

Tre gambe (8)

Bergen Belsen 1945 (9)

Sangue da lavare (10)

Atrocità gratuite (11)

20.000, in nome di Dio # 1 (12)

20.000, in nome di Dio # 2 (13)

20.000, in nome di Dio # 3 (13)

20.000, in nome di Dio # 4 (13)

20.000, in nome di Dio # 5 (13)

20.000, in nome di Dio # 6 (13)

20.000, in nome di Dio # 7 (13)

20.000, in nome di Dio # 8 (13)

20.000, in nome di Dio # 9 (13)

20.000, in nome di Dio # 10 (13)

20.000, in nome di Dio # 11 (13)

L'inferno a Stara Gradiska (14)

Gli orfani di Kozara # 1 (15)

Gli orfani di Kozara # 2 (15)

Gli orfani di Kozara # 3 (15)

Gli orfani di Kozara # 4 (15)

Gli orfani di Kozara # 5 (15)

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1) Bambini internati nei campi di sterminio e, sullo sfondo, l'opera "Death & the Maiden" di Laurie Lipton.

2) Settembre 1942. Una donna rassicura alcuni bambini nel ghetto di Lodz prima della deportazione a Chelmno.

3) Piccola vittima della ferocia ustasha nel campo di Jasenovac.

4) Bambini uccisi dai nazifascisti nei campi di concentramento, nei ghetti, durante le deportazioni, nelle camere a gas, per denutrizione, malattia, freddo, o esecuzione.

5) Il termine Holodomor deriva dall'espressione ucraina moryty holodom, che significa "infliggere la morte attraverso la fame" e si applica esclusivamente al genocidio perpetrato tra il 1932 e il 1933 dal regime sovietico in Ucraina con lo scopo preciso di distruggere la nazione come entità politica e sociale. E come si può sterminare un'intera popolazione in tempi brevissimi, a costo zero, senza il minimo sforzo? Impedendole di nutrirsi. La carestia indotta, pianificata a tavolino, ha causato in Ucraina tra 7 e 10 milioni di vittime (morte per inedia, epidemie, cannibalismo, suicidi, fucilazione, ecc.) e la distruzione completa del mondo contadino. L’origine di questa immane tragedia risale al 1929, quando Stalin vara un colossale ed ambizioso programma per dare una svolta all’economia socialista che sta arretrando rovinosamente, piano che si articola in due punti chiave: creare una possente industria di Stato (industrializzazione forzata) e aziende collettive nelle campagne (collettivizzazione). Per eliminare ogni opposizione, Stalin concepisce un piano che si articola in tre fasi: la prima (1929-1932), prevede la «liquidazione del kulaki» (i piccoli proprietari che possedevano una o due mucche) attraverso la soppressione fisica o la deportazione all’estremo nord di 12 milioni di contadini. La seconda, prevede la collettivizzazione forzata, preceduta dall’abolizione della proprietà privata della terra e l’obbligo di entrare nelle aziende agricole statali (i kolchoz). La terza (1932-1933), prevede di sterminare la popolazione attraverso la carestia. La fame è quindi provocata da una politica fiscale insostenibile che esaurisce le risorse monetarie della regione, attraverso la requisizione dell’intera produzione agricola dei kolchoz (senza lasciare nulla per l’alimentazione e la semina), la confisca di ogni derrata alimentare destinata alla popolazione, la proibizione di farne commercio (pena condanne alla fucilazione o a più di dieci anni di lager), la proibizione di qualsiasi azione di sostegno da parte di altre regioni dell’Unione Sovietica e il ritiro del passaporto in modo che le famiglie non possano cercare salvezza spostandosi altrove. Quando i tedeschi arrivarono in Ucraina, con la collaborazione attiva dell'Esercito Insurrezionale Ucraino, completarono l'opera dei loro predecessori ed ex amici sovietici, uccidendo altre 6 milioni di persone, tra cui buona parte della comunità ebraica ivi residente.

6) Gruppo di orfani internati nel campo di Jasenovac (Croazia).

7) Corpo di un bambino ucciso dai nazifascisti e sotterrato nella nuda terra.

8) Bambini partenopei vittime dei bombardamenti (1944).

9) Bambino cammina a Bergen Belsen dopo la liberazione del campo. Sul ciglio della strada, i cadaveri degli internati morti per denutrizione e tifo.

10) Due fratellini ebrei assassinati nelle camere a gas del Terzo Reich.

11) L'elaborazione mostra numerosi corpi di bambini uccisi in località perlopiù ignote: feti strappati al ventre della madre, neonati morti di stenti e malattie, altri uccisi con armi da fuoco o impiccati a grappolo, uno legato all'altro. Si fa veramente fatica ad accettare che simili atrocità siano state compiute e ancora oggi si compiano, più o meno impunemente. Qualcuno dice: "è la guerra" - la guerra un corno! Non ci sono mai scusanti, attenuanti, giustificazioni quando a fare le spese di una guerra, "giusta" o sbagliata che sia, sono i bambini, i civili inermi.

12) Non è qui possibile, non nel breve spazio di una nota e nemmeno di un approfondimento, descrivere l'enorme massacro di civili compiuto dai nazifascisti croati (i famigerati Ustasci) con la deliberata e comprovata complicità del Vaticano che, pur ammettendo parte delle sue responsabilità, ha continuato e continua a celebrarli. Questa elaborazione vuole soltanto ricordare che tra il 1941 e il 1944, il campo di Jasenovac è stato la tomba per circa 20.000 bambini, massacrati come cani insieme alle loro famiglie. Per contrasto, in sovrapposizione alle foto di alcuni di essi, alunne della Scuola femminile di Chisinau impegnate a gongolarsi nell'ostentazione della propria appartenenza all'Organizzazione della Gioventù Fascista Rumena. Fanciulli di serie "A" e fanciulli di serie "B". Da una parte si gode, dall'altra... si muore.

Per approfondire:

13) Tra il 1941 e il 1944, il campo di Jasenovac (Croazia) è stato la tomba per circa 20.000 bambini, massacrati come cani insieme alle loro famiglie. Alla fine della guerra, furono scattate le foto alle centinaia di piccoli cadaveri che non erano ancora stati cremati o seppelliti. Questa elaborazione ne raccoglie alcune.

14) Immagini degli orfani e dei loro aguzzini del campo di Stara Gradiska (sottocampo n. 5 di Jasenovac), un comune della Croazia. Il campo nacque nel 1941 soprattutto per raccogliere e sterminare le donne e i bambini serbi, ebrei, zingari e comunisti. Direttrice del campo fu Nada Tanic Luburic, moglie di Dinko Sakic, secondo comandante del campo di Jasenovac, e sorella del primo, Vjekoslav "Maks" Luburic. Nada Tanic Luburic, aiutata da un gruppo di suore carceriere, si distinse per l'efferatezza del trattamento che riservava alle internate. «A Stara Gradiska era uno spettacolo quotidiano vedere mucchi di persone sgozzate e mutilate... Fra gli aguzzini più feroci ricordo Nada Luburic. Di notte si divertiva a pugnalare le prigioniere o a strozzarle con le proprie mani. (...) Giorno e notte sceglievano nuove vittime. Venivano Stjepan Bosak e le ustascia Nada Luburic, Maja Buzdon e Bozica Obradovic, facevano la selezione, e le prescelte venivano sgozzate in una cella». (testimonianze di Pauline Weiss e Rozika Sinko, superstiti all'internamento nel lager). Vi era una cantina soprannominata "Gagro Hotel", utilizzata da l'Ustasha Nikola Gagro come luogo di tortura: qui le donne e i bambini subivano ogni sorta di sevizia: venivano affamati, torturati e poi strangolati o uccisi con mazze, asce, coltelli, armi da fuoco, ecc. Esperimenti di gassazione furono condotti dal sergente Ustasha Ante Vrban sui bambini radunati nel cortile, poi perfezionò la tecnica chiudendoli a migliaia nelle soffitte che saturava di gas. Furono anche predisposti dei furgoni per la gassazione degli ebrei portati a Stara Gradiska dal campo Djakovo nel giugno/luglio del 1942: Dinko Sakic «ordinò alle sue guardie di caricare le donne e i bambini sui furgoni, fece montare dei tubi di gomma che immettevano il gas di scarico all'interno e fece girare i furgoni intorno al campo fino a quando i passeggeri furono morti» (testimonianza del Dr. Dragutin Skgratic). Molti criminali si distinsero a Stara Gradiska, oltre ai già citati, ricordiamo Jozo Stojcic e, soprattutto, il comandante ed ex frate Miroslav Filipovic-Majstorovic, che uccise decine di detenuti a mani nude, donne e bambini inclusi. Le guardie donne erano sorelle o mogli delle guardie di sesso maschile ed erano note e temutissime per la loro crudeltà. Stara Gradiska conta 15.545 vittime. Si può affermare che nei campi di Jasenovac e Stara Gradiska, si superò quello che una mente umana può immaginare per torturare e assassinare i suoi simili. Le persone non erano più tali, ma piuttosto oggetti utilizzati per soddisfare ogni perversione Ustasha. Alla fine della guerra Nada Tanic Luburic e Dinko Sakic si rifugiarono in Argentina per sfuggire al mandato di cattura emanato contro di loro nel 1945 dalla Commissione per i crimini di guerra. Solo nell’autunno 1998 sono stati estradati a Zagabria e sottoposti a processo. Nada Luburic è stata assolta per mancanza di testimoni. Dinko Sakic è stato riconosciuto colpevole delle torture e della morte di oltre 2.000 detenuti serbi, ebrei, zingari e antifascisti croati e condannato a vent’anni di reclusione. Non sappiamo se sia ancora in carcere o già libero.

15) Immagini degli orfani del campo di Kozara (sottocampo n. 4 di Jasenovac). Costituito il 10 aprile 1941 lo Stato Indipendente Croato, il regime ustascia di Ante Pavelic, il Poglavnik (duce), accolto e sostenuto con entusiasmo dall'Arcivescovo Alojzije Viktor Stepinac (beatificato il 3 Ottobre del 1998 da Giovanni Paolo II!!!), ebbe immediatamente inizio una mostruosa crociata volta al totale sterminio dei serbi ortodossi, degli ebrei, degli zingari, dei musulmani, degli oppositori politici e supposti tali. Parteciparono fattivamente ai massacri centinaia di preti e frati, in particolare i monaci francescani. Secondo la politica ustascia, i serbi dovevano essere tutti convertiti al cattolicesimo. Il Ministro Mile Budak affermò a proposito dei serbi: "Un terzo lo convertiremo, un terzo lo uccideremo, un terzo verrà rimandato in Serbia" - e ancora - "La base del movimento Ustascia è la religione. Per le minoranze come i serbi, gli ebrei e gli zingari abbiamo tre milioni di pallottole. La nuova Croazia arriverà entro 10 anni ad essere cattolica al 100%". Protetti dal regime fascista e dallo Stato Pontificio, Pavelic e i suoi Ustascia avevano atteso in Italia il momento buono per imporsi. Fu l’Italia che li insediò al potere quando 24 divisioni tedesche, 23 italiane e 6 brigate ungheresi invasero il 6 Aprile i loro territori. La gente comune li chiamava “gli italiani”, perché è dal nostro paese che erano calati come avvoltoi sulla Croazia. E' quindi in ossequio al programma di sterminio croato che sorge il campo di concentramento di Jasenovac, il più grande costruito nei Balcani. Edificato nell'Agosto del 1941, occupava 210 km quadrati di terreno alluvionale ed aveva numerosi sottocampi. I primi, Krapje e Brocice, furono chiusi nel Novembre dello stesso anno, gli altri, Versajev, Opekarna, Mlaka, Ciglana (Jasenovac III), Kozara (Jasenovac IV) e Stara Gradiska (Jasenovac V), continuarono a seminare morte e terrore sino all'Aprile del 1945. Le condizioni alimentari e lavorative erano così terribili che morivano più di un centinaio di persone al giorno a causa della fame, degli stenti e delle malattie. Gli altri finivano sgozzati, impiccati, affogati, bruciati vivi, decapitati, infilzati, asfissiati, fatti letteralmente a pezzi (Ante Pavelic teneva sulla scrivania un canestro contenente gli occhi cavati alle vittime ancora in vita), oppure uccisi con una speciale mazza di legno, a martellate sulla testa. Nei sottocampi di Versajev e Brocice, gli Ustascia rinchiudevano gli internati in gabbie fatte di filo di ferro, alte 70 cm, larghe e lunghe 60 cm. Le gabbie si trovavano all'aperto e quindi poggiavano sul terreno fangoso. Il sottocampo di Krapje che si trovava a 12 km della città di Jasenovac, era allagato per la maggior parte dell'anno. Il sottocampo di Opekarna, il più vecchio tra i campi di Jasenovac, occupava un'area industriale di 125 ettari. Si trattava di un campo di sterminio vero e proprio provvisto di forno crematorio. Il sottocampo di Usnjarna era occupato da lavoratori specializzati tra cui molti artigiani del cuoio. Il sottocampo di Mlaka era un campo di lavoro per donne. Molte vittime degli ustascia però non passarono mai per il campo di Jasenovac, perché vennero deportate a Gradina dove furono massacrate direttamente. A Jasenovac furono uccisi nei modi più brutali 19.432 bambini (11.888 serbi, 5.469 rom, 1.911 ebrei e 164 di altre etnie) di età inferiore ai quattordici anni, neonati compresi. Complessivamente le stime delle vittime variano da 600.000 a 1.000.000 (Andrjia Artukovic, Ministro degli Interni dello Stato Croato Indipendente e capo di tutti i campi di sterminio, affermò al suo processo che nel solo campo di Jasenovac i trucidati furono settecentomila). Questo numero va inserito nel contesto più generale degli spaventosi massacri avvenuti nello Stato Indipendente di Croazia fra il 1941 e il 1945: a causa del nazionalismo nazifascista, della pulizia etnica e razziale, dell'antisemitismo, dell'anticomunismo e del fanatismo cattolico, quasi 1.500.000 civili, tra cui 74.762 bambini, vennero brutalmente trucidati.

Per approfondire:

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Le immagini, se non diversamente segnalato, sono prevalentemente tratte da materiali fotografici e grafici preesistenti modificati e riadattati dall'autrice. La riproduzione parziale e non a scopo commerciale del materiale pubblicato (immagini e testi) è consentita citando la fonte (indirizzo web) e l’autore (Cinzia Ricci o altri), diversamente tutti i diritti sono riservati.

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