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Aggiornato Domenica 04-Mar-2012

 

L’autunno era arrivato, pungente e piovoso più del solito. Anna rischiava di far tardi. Come sempre aveva perso un sacco di tempo ai grandi magazzini e l’alimentarista sotto casa non l’avrebbe certamente aspettata con la spesa in mano, così affrettò il passo senza preoccuparsi troppo delle pozzanghere che avevano trasformato il lungo viale sterrato in un percorso assai più adatto ad un rally motociclistico che al suo maldestro saltabeccare.

Poco prima di entrare in città, in quel tratto di strada che separava l’immediata periferia dal centro storico, c’era una profumatissima baracchina ove si potevano trovare quasi tutte le erbe aromatiche locali, dalle più comuni come il rosmarino, alle più particolari e rare come la nepitella, ma soprattutto facevano bella mostra di sé, penzolanti dal tetto di lamiera, lunghe reste d’aglio di aspetto e qualità eccellente e poiché Anna ne andava pazza, ogni volta che vi passava davanti finiva per notare solo quelle, invariabilmente attratta dalla grandezza e dal candido colore dei grossi capi. Allo stesso modo, da più di vent’anni, nel bailamme sconclusionato dei pensieri, spesso boccheggiando per l’affanno, si domandava le ragioni che potevano aver spinto quella strana signora a gestire un commercio così modesto esponendo se stessa e la sua attività ai capricci delle stagioni.

“Non capisco perché mi ostino a comprare dal fruttivendolo quando potrei fare una buona azione acquistando qui. Magari è più economico. Magari questa signora ha un orto tutto suo e comunque, anche se comprasse da qualche vecchietto che arrotonda la pensione vendendo i propri prodotti, sono sicuramente più buoni e genuini degli altri...” – disse fra sé proprio mentre, tentando di schivare con il piede destro un bozzo d’acqua, finiva con il sinistro a mollo nel fango. Trasecolò rimanendo di pietra, incapace d’imprecare, ormai rassegnata al peggio. Sollevò la gamba e vide emergere, relitto grondante e disgustoso ripescato dalle profondità della scalogna più nera, quel che restava della sua bella scarpa acquistata appena dieci minuti prima, quindi, claudicante, raggiunse le strisce pedonali.

Doveva attraversare la strada senza farsi investire dalle auto che sopraggiungevano a gran velocità e quando finalmente ci riuscì, quel che era stato dentro e fuori la sua uggiosa testolina, non ebbe più alcuna importanza, sparì nel fragore assordante dell’ora di punta.

 

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