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Aggiornato
Domenica 04-Mar-2012
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Cristina si sentiva trascurata. Aveva sposato Piero perché le era sembrato il ragazzo più dolce e mite del mondo, un po’ chiuso magari, ma certamente non prepotente come la maggior parte degli uomini che aveva conosciuto prima di lui. Non lo amava, ecco tutto, ma gli voleva un gran bene e non capiva perché negli ultimi tempi fosse sempre così nervoso, insoddisfatto. Lei faceva del suo meglio, si dava da fare: teneva la casa che era uno specchio, per rompere la monotonia si sbizzarriva in cucina, la notte lo accettava con tenerezza e quando le capitava di non averne voglia faceva finta e sembrava talmente vero che alla fine era contenta pure lei. Ma anche quella sera avevano litigato… Piero era entrato in casa senza dire una parola. Aveva fatto una doccia e si era seduto a tavola senza alzare gli occhi dal piatto. S’incontrarono in un bar. Bevvero un caffè. Cristina si sfogò ed anche Paolo alla fine confessò di avere dei problemi con la moglie – così accadde quello che entrambi avevano sentito di dover fare: si appartarono in una piazzola vicino al fiume e fecero l’amore. Ad un certo punto, quando i fari di un’automobile che si allontanava illuminarono l’abitacolo, Cristina si chiese cosa stesse facendo, dove fosse il suo Piero, ma lo stupore di trovarsi lì, seminuda, tra le braccia di un uomo che non conosceva affatto, che la stringeva a sé con forza, rudemente, inseguendo un coito che tardava a venire, le cancellò dal cuore l’inopportuno pensiero. Chiuse gli occhi e smise di preoccuparsi, di affannarsi. Poco dopo, inaspettatamente, sentì ogni parte del suo corpo scuotersi, vibrare, avvampare. Non le era mai accaduto, né con Piero, né con altri. In un moto di riconoscenza sussurrò qualcosa che lei stessa non comprese. Aprì gli occhi e vide il suo amante tergersi la fronte con la manica della camicia, lo sentì sollevarsi, sentì le sue mani cercare la cerniera dei pantaloni. «È tardi, adesso, forse è meglio rientrare.», disse Paolo porgendole gli indumenti che via via andava trovando. Cristina annuì, ubbidiente. Si rivestirono senza dirsi una parola, senza guardarsi. Paolo mise in moto e la riaccompagnò sotto casa. Cristina prese la borsa, lui si accese una sigaretta. Cristina scese dalla macchina, lui scosse il cuscino sul quale era stata seduta e lo rimise a posto dalla parte pulita. Cristina chiuse la portiera. Incredula cercò i suoi occhi, un sorriso, un cenno che non la facesse sentire così, così… Ma lui aveva già inserito la retromarcia apprestandosi a fare manovra. Allora Cristina s’incamminò e prima ancora di aver raggiunto la porta sentì l’auto sgommare alle sue spalle.
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