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Aggiornato Domenica 04-Mar-2012

 

«Dove li metto?»
«Accanto alle gerbere, grazie.»

Lucia finì di dissetare calle, strelizie, ficus, filodendri, fresie ed una gran quantità d’altre piante prima di poter liberare garofani e crisantemi dalla morsa soffocante del loro incarto. Normalmente non si riforniva il sabato ma quel primo novembre aveva lavorato oltre ogni previsione e in seguito le cose erano addirittura migliorate, tanto che negli ultimi giorni le era capitato spesso di non poter accontentare i clienti. Fornitori e fiorai avevano approfittato della festività per alzare i prezzi e lei, che non poteva sopportare chi specula sulle disgrazie, li aveva abbassati provocatoriamente ottenendo un tale successo che dopo un paio di settimane ancora ne raccoglieva i frutti.

Stava sistemando i gladioli in un vaso più piccolo, quando si rese conto che davanti alla vetrina non sostava nessuno ed anche in strada non c’era un gran transito di persone, anzi, era quasi deserta. «Che strano…» - disse fra sé guardando l’orologio - «A quest’ora c’è sempre un sacco di gente in giro… Bah, saranno andati tutti al mercato…», ma quella supposizione era talmente assurda che le scappò da ridere. «Sai che faccio, Merlino? Vado a fare colazione alla faccia tua e di tutti i nullafacenti come te!» - disse al suo splendido soriano carezzandogli amorevolmente la coda, e aggiunse: «Serve nulla?», ma lui la guardò con aria infastidita.

Lucia s’infilò il montgomery e uscendo attaccò alla porta un foglietto adesivo sul quale aveva scritto “Torno subito”. Quando voltò le spalle al suo negozio le fu tutto chiaro: nel palazzo di fronte doveva essere successo qualcosa di grave perché una gran folla, silenziosa e attenta, si era accalcata intorno ad un portone, all’ambulanza e alle due Pantere della Polizia che gli stavano davanti. Lucia si alzò sulla punta dei piedi e poté vedere che non c’era nessuno all’interno dei mezzi e nessuno si azzardava ad avanzare di un solo centimetro verso di essi, quasi che una mano invisibile glielo impedisse respingendoli indietro.

La spensieratezza con la quale aveva affrontato le prime ore di quella giornata, si trasformò ben presto in ansia. Ambulanze, pompieri, polizia, ubriachi, drogati e barboni molesti, avevano il potere di deprimerla. A volte bastava solo il suono di una sirena per farle passare il buon umore: si rabbuiava e poi, per una buona mezz’ora, non era in grado di proferire parola. Ma era assai peggio se le capitava di assistere personalmente ad un incidente, una rissa o un semplice litigio, allora sì che perdeva il controllo e in breve l’ansia si trasformava prima in angoscia profonda, poi in veri e propri attacchi di panico.

«Si sente male?», le chiese un signore di mezza età preoccupato più del suo pallore che per quello che stava accadendo dall’altro lato della strada. Lucia sudava freddo – e si vedeva. «No, grazie, non è niente…», ma non fece in tempo a finire la frase. Quando riaprì gli occhi si trovò a sedere un po’ di sghimbescio sui gradini sottostanti la sua vetrina, il buffo ometto la stava schiaffeggiando ed una ragazza spaventatissima ripeteva istericamente: «Chiamiamo un’ambulanza, presto, ci vuole un’ambulanza!». Lucia era confusa ma capì di essere svenuta. «Se chiamate un’altra ambulanza finisco al Campo Santo.», protestò cercando invano un appiglio al quale aggrapparsi.
«Impressionabile, eh?»
«Alquanto.»
«Come si sente adesso?»
«Meglio, mi sembra.»
«Crede di potersi alzare?»
«Lo spero…». L’uomo la prese sotto un braccio e l’aiutò a rimettersi in piedi.
«E se poi risviene? Non sarebbe meglio chiamare un medico? Non sarebbe meglio se…», la logorroica e inopportuna insistenza della ragazza fece perdere la pazienza al malcapitato signore: «La smetta, accidenti! Fa più chiasso Lei di uno stormo d’anatre! Ma non vede che la signorina sta meglio?» - La ragazza era pallida, e tremava anche - «Si segga, La prego. Va tutto bene adesso, è tutto sotto controllo…». La donna acconsentì a sedersi, l’ometto cominciò a farle vento con un fazzoletto e Lucia riaprì bottega per andarle a prendere un bicchier d’acqua fresca.

Dopo una decina di minuti il peggio era passato. Lucia aveva ripreso le forze, sulle guance della ragazza era riapparso un po’ di colore e finalmente il buon ometto se n’era potuto andare tirando un gran respiro di sollievo.

Lucia era rimasta sola. Si sentiva depressa e l’unica cosa che desiderava era raggiungere un letto. Pensò: «E se consultassi un medico? Mica posso svenire ogni volta che succede un fattaccio!», quindi costrinse Merlino ad entrare nella gabbietta di vimini, scrisse “Chiuso per malattia” su un pezzo di cartone, lo attaccò alla porta, tirò giù la saracinesca ed evitando di guardarsi intorno, s’incamminò verso casa.

 

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