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Aggiornato Domenica 04-Mar-2012

 

Zita si avviò con passo spedito. I rifornimenti si facevano all’alba, quando per le strade non c’era ancora nessuno. Anche Olindo sarebbe passato per portarle un po’ di rosmarino fresco e siccome lei era una donna di cuore, le sarebbe dispiaciuto fargli fare un viaggio a vuoto.

Giunta nei pressi della sua baracchina, vide un’auto sbucare da dietro gli alberi. S’insospettì: chi poteva essere a quell’ora e che ci faceva là dietro? Aguzzò la vista ma l’auto se ne andò prima che potesse vedere il guidatore. Zita controllò il lucchetto, la porta, i pannelli posteriori, ma non riscontrò segni di scasso. Era tutto a posto, quindi poté aprire bottega senza perdere altro tempo.

Nel giro di un’ora liquidò i fornitori, sistemò le ceste sul banco e diede una ripulita. Grazie al freddo che c’era stato in quel fine settimana, gran parte dei prodotti erano ancora in buono stato, tanto valeva abbassarne il prezzo per cercare di liberarsene in giornata.

Aveva smesso di piovere e se il tempo non fosse cambiato non le sarebbe stato difficile tirar su l’incasso, in caso contrario non c’era convenienza a rimanere aperti perché il transito era prevalentemente automobilistico e tranne qualche residente, nessuno sarebbe andato sin lì per comprare erbe aromatiche e ortaggi. Zita lo sapeva, ma un commerciante, a prescindere da quel che vende, ha l’obbligo di rispettare orari e turni prestabiliti, non può fare come gli pare, deve stringere i denti e tirare avanti.

Zita aveva ereditato dalla nonna la licenza di ambulante, poi, con gli anni, aveva ottenuto un posto fisso “vita natural durante” e l’autorizzazione a vendere i suoi generi in una struttura più decorosa, solida ed igienica del più comune banchetto di legno. Era stato un salto di qualità davvero incoraggiante e gli affari, essendo una delle poche che beneficiava di certi privilegi, ne avevano risentito positivamente. Ma le cose negli ultimi tempi erano assai peggiorate e Zita si chiedeva spesso che senso avesse continuare a prender freddo per pochi Euro al giorno.

Accese la stufetta elettrica sistemandola sotto il banco, accanto alla seggiola. Come ogni mattina aveva portato con sé la Settimana Enigmistica. Cercò una penna, si sistemò un plaid sulle ginocchia e riprese a fare le sue parole crociate preferite, quelle di Bartezzaghi.

La mattina trascorse quieta, tra uno scroscio di pioggia e l’altro, nel fango che andava crescendole intorno. Verso l’una tirò fuori dalla sporta un termos e varie vaschette d’alluminio – il suo pranzo. Mangiò con calma, masticando bene e a lungo – come le aveva consigliato il medico. Infine, intorpidita, si coricò su una sedia a sdraio e riuscì persino a farsi una dormita.

Alle sei del pomeriggio non aveva ancora venduto nulla e il tempo era addirittura peggiorato. Zita ne aveva davvero le scatole piene, si era stancata. Non aveva più una salute di ferro come a vent’anni! Pensò che non le restava che trovarsi un socio giovane o mettere in vendita l’attività.

Stava facendo due conti per vedere cosa le conveniva fare, quando vide una figura saltabeccante avvicinarsi. La donna procedeva facendo attenzione a non infilare i piedi nelle pozzanghere e contemporaneamente guardava fissa le lunghe reste d’aglio penzolanti dal tettino di lamiera della sua baracca. Zita la conosceva, o meglio, la vedeva passare di lì spesso, sempre frettolosa come fosse in ritardo o dovesse andare chissà dove. Una strana ragazza, anzi, buffa in quei jeans troppo larghi e lunghi, fuori moda. Ad un certo punto, nel tentativo di schivare con il piede destro un bozzo d’acqua, finì con il sinistro nel fango e Zita dovette sforzarsi per non riderle in faccia.

Anna trasecolò rimanendo di pietra, incapace d’imprecare, ormai rassegnata al peggio. Sollevò la gamba e vide emergere, relitto grondante e disgustoso ripescato dalle profondità della scalogna più nera, quel che restava della sua bella scarpa acquistata appena dieci minuti prima, quindi, claudicante, raggiunse le strisce pedonali…

 

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