Home Page di ethanricci.cloud - Collegamento a sito esterno Clicca per accedere alla sezione...
Clicca per accedere alla sezione...
Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione...
Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione...
Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca per accedere alla sezione... Clicca Clicca per accedere alla sezione...
Contattaci!
Aggiornato Lunedì 26-Gen-2015

 

 

Gennaio 2011

Saggezza è ascolto.

I cattivi pensieri generano mostri.

13 Febbraio 2011

Vorrei che tutto l'anno fosse il 13 Febbraio. Mi prende la carogna se penso che potrebbe essere una specie di 8 Marzo: finita la bisboccia, a casa a far cene a padri, mariti, fidanzati e fratelli...

Sei schiava quando non puoi vestirti come vuoi perché qualcuno potrebbe pensare che ti sei conciata come una puttana e qualcun altro, a cui non importa come sei vestita, ne approfitta per allungare le mani. Sei schiava quando non puoi scegliere di lavorare a tempo pieno perché devi badare alla tua famiglia e nessun altro lo fa al posto tuo, nemmeno tuo marito che è tanto, tanto stanco. Sei schiava quando vedi i tuoi colleghi maschi fare carriera avendo meno merito di te, solo perché non restano incinta, non devono dividersi tra il lavoro e la famiglia, condividono con i loro colleghi la stessa visione del mondo. Sei schiava quando, in mezzo agli altri, la tua parola vale di meno e le tue azioni pure, soltanto perché non sei un uomo. Sei schiava quando riscuoti lo stipendio e scopri che i tuoi colleghi maschi, a parità di'incarichi e mansioni, sono pagati di più. Sei schiava quando non puoi fare certe cose perché “sono roba da maschio” e sei schiava quando facendole meglio ti tocca sopportare il disprezzo e il dileggio. Sei schiava perché devi guardarti le spalle, continuamente: un amico, un parente, un collega, uno sconosciuto, chiunque potrebbe abusare di te e alla fine, invece di avere giustizia, ti toccherebbe difenderti, dimostrare agli altri, anche alle donne, che non è colpa tua, che non te la sei cercata, che fa male, tanto male. Sei schiava perché le donne per essere considerate tali devono essere e fare certe cose, non altre - altrimenti sono puttane, lesbiche, rompipalle, isteriche, mai persone. Sei schiava perché se ti sposi abbandoni il tuo cognome e con esso la tua storia, la tua individualità. Sei schiava perché se hai un compagno, un marito, diventi “la fidanzata di... la moglie di...” e a meno che tu non sia la Regina d’Inghilterra, nessuno riferendosi a lui dirà “ecco il consorte di...”. Sei una schiava perché lo sei e non tanto degli uomini, ma della nostra cultura. In questo senso anche gli uomini sono schiavi. Schiavi padroni, però. Così è, ci piaccia o meno, se ne sia consapevoli oppure no.

14 Febbraio 2011

Ragazzi, ragazze, leva calcistica dell’era Berlusconi, nati e cresciuti sotto la sua cappa mediatica con il bene placido dei vostri genitori, dove eravate domenica 13 Febbraio? A far compere e vasche? A scaldare muretti o in giro per centri commerciali? Eravate davanti ai computer, in Chat, su Facebook? E di cosa parlavate, scemini? Del futuro che non avete? Del domani da oppressi che vi aspetta? Parlavate di San Valentino mentre il mondo intorno a voi crolla?

Eppure occupate le scuole - se l’autogestione chiama, accorrete. Urlanti contro la Gelmini, ma non un fiato contro il maschilismo, il sessismo, non un sibilo contro questa cultura che ha fatto delle vostre madri delle prostitute o delle badanti invariabilmente senza diritti e fa di voi carne da macello da servire ai festini del potere.

Non sapete di cosa parlo? Sforzatevi, aprite gli occhi, spengete la TV e guardatevi attorno, chiedetevi come mai vi è così tanta disparità tra gli uomini e le donne, tra vostra madre e vostro padre, tra voi e gli altri. Chiedetevi perché le donne stanno un gradino più in basso degli uomini, hanno meno diritti, considerazione e opportunità. Chiedetevi perché esiste un programma televisivo che si chiama “La pupa e il secchione” e non “Il pupo e la secchiona”. Ridacchiate? Fate male, non c’è nulla di cui ridere, nulla da sottovalutare o dare per scontato. Non c’è nulla di naturale nel fatto che gli uomini siano apprezzati soprattutto per la loro intelligenza e le donne solo per la loro bellezza fisica. E’ una costruzione culturale che inculca nelle vostre testoline assiomi devastanti: le donne non sono intelligenti come gli uomini, le donne più sono belle più sono sceme, per essere gradite le donne devono essere belle, l’intelligenza in una donna non è una virtù apprezzata, le donne intelligenti sono brutte e perciò le si può disprezzare. “Divide et impera” - una semplice ed efficace strategia attraverso la quale alcuni (per motivi ideologici o economici) riescono a mantenere il controllo sugli altri, dominandoli. In questo caso i dominatori sono una parte degli uomini, spesso appartenenti alla casta dei religiosi, anche laici - ad essi serve tenerci ignoranti e divisi, i loro privilegi, il loro potere verrebbe meno se non lo fossimo.

Lo so, è difficile capire, accettare. Lo è tanto di più per voi che non avete esperienza, che dovete rapportarvi ad adulti quasi del tutto inconsapevoli. Quello che dico perderà senso nel momento stesso in cui distoglierete lo sguardo da questa pagina e lo dirigerete sui vostri parenti, sui vostri professori, sullo schermo televisivo, soprattutto, perché genitori e insegnanti non hanno l’avvenenza che la TV sembra incarnare.

Vedrete là dentro un mondo fatto dagli uomini per gli uomini in cui le donne sono comparse o strumento di piacere. Vedrete donne intelligenti o brutte derise dagli uomini di successo e tutto intorno altri uomini ed altre donne che applaudono, divertiti. Vedrete donne giovani e belle che fanno carriera in ogni ambito grazie al proprio fondo schiena, passando di letto in letto, e capirete che senza soldi e potere non si è nessuno. Quegli stessi uomini e quelle stesse donne vi diranno che voi dovete essere onesti, dovete pagare le tasse, dovete starvene al vostro posto senza lamentarvi, dovete credere alle loro parole, alle loro promesse. Vi diranno che loro sono lì per voi, grazie ai propri meriti, alla propria professionalità - magnaccia e puttane sono eccezioni, stanno sulle strade, mica in TV o in parlamento. Con i propri programmi (televisivi e politici) si prenderanno gioco di voi, del vostro buon senso, tuttavia vi diranno che non c’è inganno, finzione. E così, voi, penserete che il “Grande fratello”, “Amici”, “Uomini e donne”, “Darwing”, un posto all’ombra di qualche potente, siano l’unica via d’uscita, l’unica possibilità che avete per scappare dall’inferno.

Ebbene, non vi è nulla di reale nei modelli che vi sforzate di emulare, ma possono diventare tali se credete che lo siano.

La TV non racconta tutta la realtà, non dice tutta la verità, la TV talvolta trae spunto, poi sempre inventa, perché deve convincersi di agire nel vostro interesse per potervi conquistare, sedurre, rendervi dipendenti - se non lo foste vorreste altro da lei e dal vostro paese, non comprereste i prodotti che v’impone, gli uomini e le donne che la popolano vi sembrerebbero orride caricature, le loro opinioni, la loro visione del mondo, vi offenderebbero.

A casa, a scuola, per strada - tutti fingono che sia normale trattare gli uomini e le donne in modo diverso, perché gli uomini e le donne sono diversi. Lo sono, non c’è dubbio - sul piano fisico. Gli uomini e le donne hanno le medesime capacità, i medesimi sentimenti, le medesime potenzialità. Possono, allora, le differenze fisiche, estetiche, da sole, giustificare tanta ingiustizia e disparità, tanta ostinazione degli uni contro le altre? Non è forse questa una delle molte facce del razzismo? Anche se non lo sapete, anche se pochi ve lo dicono, si chiama sessismo ed è cominciato prima che gli esseri umani prendessero l’abitudine di massacrarsi a causa delle differenti pigmentazioni della pelle.

Sulla negazione del valore delle donne, sul mancato riconoscimento dei loro diritti, della loro identità e dignità, sul loro selettivo sterminio (femminicidio), sulla violenza che subiscono da millenni, si è costruita l’intera nostra cultura. Dormireste sonni tranquilli sapendo che la vostra casa è costruita su un cimitero, su un luogo ove le donne sono ridotte in schiavitù, segregate, torturate, picchiate, violentate, offese e uccise da secoli, sistematicamente? Non vi ripugna neanche un po’ l’idea d’essere chiamati a diventare complici di chi ha trattato e tratta così vostra madre, le vostre nonne, zie, sorelle, amiche?

No, non può ripugnarvi - hanno radicato nel vostro impigrito cervello la convinzione che vi sono cose naturali ed altre no, che vi sono inconfutabili ragioni scolpite nella pietra che giustificano, esigono disparità e punizioni. Hanno mentito, mentono, ma come convincersene se intorno il mondo non obietta?

L’ignavia segnerà i vostri destini e già vi ha fatto servi. Siete disposti a sopportarlo in cambio del nulla?

20 Febbraio 2011

Parti del sé raminghe e sperse o stabili e felicemente conviventi.

Mi sono chiesta quand’è che sento di avere un senso. Ce l’ho quando posso dare un contributo, mettermi a disposizione, quando la mia esistenza (le mie competenze, la mia sensibilità, le mie capacità) serve e lascia un segno. Banale, vero? Oh, lo è, lo è, ma non come pisciare ad ogni angolo marcando il territorio, come far figli per darsi uno scopo e continuità e nemmeno come compiere gesta roboanti degne (o indegne) d’una pagina di storia o un monumento. Lo è di più e più inutilmente perché non vi è ambizione, vanagloria, prepotenza e pretesa. Non c’è premeditazione, ragionamento. Non produce nulla di straordinario o memorabile. E’ un istinto, una chiamata, una trance - forse un delirio. Attimi che subito passano e subito dimentico. Mattoncini - ognuno in sé e da solo insignificante -, che messi gli uni sugli altri sostengono il tetto di un tempio piccolo-piccolo, dedicato a chissà chi per chissà quale ragione.

Mi dà gioia lo sguardo felice, grato o stupito di una persona. Mi da gioia vedervi il brilluccichio d’un pensiero inatteso, o nuovo.

Sparpaglio semini e talvolta vedo germogliarli. Sparpaglio semini, non singole parti di me. In ognuno di essi sto tutta, sta tutto il mio cercare, il mio prendere e dare. Son piccina, d’altronde, piccine sono le mie aspirazioni e necessità - spazi più grandi non servono.

21 Febbraio 2011

Il cappio è sempre più strinto intorno al collo. Poco per volta - cosicché l'asfissia equivalga ad una boccata d'aria.

Se ci si mette a cercare qualcosa si trova sempre.

22 Febbraio 2011

Violenza fisica e psicologica pari sono per le conseguenze che hanno. Ma la prima non è scindibile dalla seconda. Violenza fisica e psicologica vanno a braccetto, non esiste una senza l'altra.

Dichiarare il proprio orientamento affettivo è una scelta (tra l'altro nemmeno la più importante). O lo si fa o non lo si fa. Non è la quantità o la qualità della violenza ricevuta che può impedire l'espressione di sé ma, quante più offese e soprusi si dovranno sopportare, tanto più difficilmente le virtù prevarranno sull'abbrutimento.

26 Febbraio 2011

Donne e bambine picchiate, rapite, stuprate, uccise. Ragazzine pagate da uomini dello Stato e dello spettacolo in cambio di prestazioni sessuali. Milionari che pagano affitti ridicoli mentre la povera gente non riesce più a pagare i mutui, vive in auto o in roulotte. Presidenti del consiglio amici di dittatori che fanno la cresta sui bisogni dei cittadini. Preti che incitano all'odio, fomentano le disparità. Colletti bianchi, amministratori, pubblici ufficiali mafiosi, delinquenti, ladri, concussori, stragisti. Imprenditori e politici che ridono, si fregano le mani ad ogni tragedia - annunciata. Il lungo elenco di morti - sul lavoro, nelle carceri. Le torture e i soprusi nei centri di identificazione ed espulsione. La Lega, il PdL, il terzo polo, il PD, il vaticano, CL, le banche, la confindustria, la Cisl, la Uil... Ma cos'altro deve accadere perché l'Italia che ragiona insorga, non qualche ora, ma per giorni, settimane, mesi interi - il tempo necessario perché se ne vadano tutti affanculo? Lo so, il problema è dopo. Chi al posto loro? Lo so, si corre il rischio di sostituirli con tanti, troppi altri avventurieri e criminali, ma se non incominciamo a fare un po' di pulizia, adesso, la merda alla fine ci sommergerà, ci riempirà la bocca e allora non avremo più nemmeno il fiato per dire basta.

27 Febbraio 2011

Alla fine perderemo anche le parole, che per degli stronzi senza arte né parte è come morire.

Certo che questo paese è veramente incredibile. Nemmeno se un assassino si mette a girare gridando "Sono stato io!" rischia che gli inquirenti se ne accorgano.

Mi sento sola. Non la solitudine sciocca di chi cerca un flirt e non lo trova, quella profonda, dell’intelletto, che attanaglia le minoranze e gli oppressi. La solitudine che non vuole conforto, ma risposte, approdi, concludenze. Non sollazzi, pacche sulle spalle, invettive, minacce o assoluzioni - ma sguardi vivi, consapevoli. Non il belare delle masse, ma il respiro del vento che scolpisce e segna. Non ora, né domani. L’ottenebramento delle anime è un lungo e gelido inverno.

Un buon caffè o un bicchiere di vino, davanti al caminetto acceso. Il conforto delle ombre. Delle anime che s'incontrano - o rincontrano.

Quand’ero bambina, credevo che il mondo avrebbe, prima o poi, superato i suoi limiti. Credevo che saremmo diventati la nostra anima e l’anima, finalmente, avrebbe potuto attraversare le distanze in un lampo, raggiungere ogni luogo, in ogni momento, parlare senza voce e vedere senza guardare. Sono stata una bambina fantasiosa, ma forse non mi sbagliavo - forse, di là dall’unica vita che conosciamo, siamo capaci di comprendere e accettare, il tempo e lo spazio non esistono.

"A uccidere Yara Gambirasio è stato il mostro della porta accanto”. Un, due, tre... tutti giù dal pero.

28 Febbraio 2011

I corsi di lingua italiana non dovrebbero essere obbligatori solo per gli stranieri, ma anche - soprattutto - per gli italiani. Più frequento il web e più mi rendo conto del livello culturale medio. Tabula rasa.

Ormai si scende in piazza ad ogni occasione. Non sembrano più manifestazioni, ma scampagnate, gite fuori porta - una alla settimana. Stando così le cose, non serve più a niente protestare in questo modo. Fermarci, tutti, o almeno una buona parte - fermiamo il paese che produce, perché è solo bloccando l'economia che faremo davvero paura. Sciopero generale, dunque, a oltranza. Ma non accadrà: sempre vi sarà una maggioranza che non è disposta a rischiare - in proprio - e forse nemmeno ha una vera, profonda ragione per farlo. Non accadrà perché le organizzazioni sindacali che dovrebbero indirlo in una forma tanto radicale, estrema, temono di non riuscire a tirarsi dietro le masse. Eppure, se solo vi fosse la volontà di cambiare, non servirebbe farsi sparare per le strade, basterebbe starsene a casa dal lavoro - finché un lavoro c'è. Quando poi non ci sarà più nemmeno quello, scopriremo di aver perso la nostra unica, pacifica occasione di rivolta.

Il problema non è il congiuntivo, gli strafalcioni, gli errori di ortografia, il problema è il grado di consapevolezza e comprensione dell'esistente. Cultura non è solo saper scrivere in modo corretto, è anche - soprattutto - memoria, mettersi in relazione, cercare un punto d'incontro, è volontà di ascolto, è capacità di auto/critica. Quando trionfa il sentito dire e l'insulto, quando il pensiero è incoerente e disorganizzato, quando il vocabolario è specchio dei cervelli - praticamente una scatola vuota -, siamo alla frutta e forse più in là, oltre il caffè.

1° Marzo 2011

Questo cattolicesimo populista, razzista, misogino, maschilista ed omofobo, dominato dalla doppia morale e dal vizio, amico dei pedofili e dei corruttori, abbarbicato al suo potere, ai suoi privilegi e alle sue ricchezze, ci porterà alla rovina, all'estinzione. Di delirio in delirio sta disegnando i contorni dell'apocalisse culturale che ci sta ingoiando. Linee ferocemente tracciate col sangue, com'è nella sua tradizione. Sveglia, sudditi del Papa/Re e dei suoi scagnozzi - nell'illusione di salvarvi il culo, di salvare le sedicenti radici cristiane dell'Europa, vi state lasciando condurre verso il baratro.

Le parole s'imparano. Le parole sono musica. La musica è matematica. Se il pensiero non è ben organizzato, l'espressione linguistica fallisce il suo scopo. E poi c'è l'ingegnosità ed anche un certo coraggio, ardimento. Con l'esercizio, prestando attenzione alla musicalità delle parole, imparando a sceglierle con cura per il suono e il significato che hanno, si può rimediare a qualche mancanza trasformando l'imperfezione o l'inesattezza in un atto creativo, in un guizzo di luce che colora, accende il pensiero, gli dà senso e spessore. Forse la poesia non è altro che questo.

Quando andavo scuola, sebbene fossi del tutto disinteressata alle materie scolastiche, avevo preso l'abitudine di trascrivere su una rubrica tutte le parole che non conoscevo, specie quelle arcaiche o usate in poesia. Di ognuna cercavo i significati e i sinonimi, poi mi divertivo a scrivere poesie sostituendo le parole comuni con quelle - l'effetto era straordinario, qualsiasi sciocchezza acquistava un gusto austero e autorevole. In un certo senso lo faccio anche oggi - a certi livelli non considero concluso uno scritto senza aver tentato di mettere le parole giuste al posto giusto - strategicamente. Sono una furbona.

Gli italiani hanno la pancetta, sono appesantiti dalle gozzoviglie, dalle abbuffate. Sparare e correre, troppa fatica e troppi rischi.

15 Marzo 2011

Rinunciare al nucleare? Vitale. Sostituire il petrolio e il carbone? Inevitabile. Abbiamo tecnologie alternative che possano soddisfare l'attuale, enorme richiesta di energia? No. E allora? Allora dobbiamo drasticamente ridimensionare il nostro stile di vita, tornare ad un'esistenza modesta. E' tutto il sistema che dev'essere cambiato. Se avremo fortuna, piaccia o meno ai più, non potremo evitarlo.

Ci sono giorni in cui le parole rimangono sospese, o schiacciate tra i denti, come un chicco d'uva acerbo che la bocca rifiuta.

17 Marzo 2011

Ho incontrato (e sempre più spesso incontro), persone che si definiscono di sinistra, antiberlusconiane, con orgoglio, vanto - poi, conoscendole meglio, capisco che non sfigurerebbero al fianco di Borghezio e Berlusconi stesso. Quando si dice: "Se non è zuppa è pan bagnato"...

18 Marzo 2011

Confesso: a me tutto 'sto improvviso sventolare di bandiere tricolori, tutto 'sto cantare l'inno di Mameli, mi fa venire il mal di pancia... Dio, Patria, Famiglia. Come al gioco dell'oca, si riparte dal via.

Anche a me piace l'Italia. Clima invidiabile, cibo stratosferico, paesaggi stupendi (a parte le devastazioni operate dai nostri italianissimi e inarrestabili conterranei). E allora? Se uno arriccia il naso di fronte a questo sospetto e un bel po' ipocrita patriottismo, è meno italiano, più comunista, magari un tantino leghista? Ci mettiamo a gareggiare con i nazionalisti per dimostrare che siamo capaci di amor patrio, che non siamo figli degeneri della lupa? Io mi sento cittadina del mondo. Non so cosa farmene di questa retorica a buon mercato. Voglio coerenza ed onestà. Voglio dimostrazioni concrete d'impegno civile e non è cantando l'inno nazionale o sventolando la bandiera tricolore che si dimostra consapevolezza, senso di responsabilità, amore per questo paese. Ho tre bandiere nel cassetto: quella Rainbow del movimento LGBT, quella arcobaleno del movimento per la pace e quella italiana. Per me sono sacre, le uso con rispetto e parsimonia, solo se sento di non poterne fare a meno. Quella italiana, in questi giorni, rimane lì.

19 Marzo 2011

Tirare a campare... ma non è quello che facciamo tutti, indistintamente? Anche chi, soprattutto, la rivolta la fa stando comodamente seduto davanti al PC? Pure io "tiro a campare". E' così comodo, snob, autoconsolatorio ciaccolare senza sporcarsi le mani. Spengo il computer e mi piazzo sul divano, guardo Rai News e critico, mi lamento, scuoto la testa sconsolata, aspetto le catastrofi lontane e vicine, pronta a dire: l'avevo detto. Cassandra della domenica, dei miei stivali.

Incazzata? Non più, se mai lo sono stata, davvero. E quando le persone mi ringraziano per quello che faccio (???) mi prende la vergogna: niente sto facendo! Un grosso, tondo-tondo nulla.

Non espongo la bandiera? Che brava. Ma non sto meglio, non mi sento migliore. Sapere, capire, non accresce la mia autostima. Non mi guardo allo specchio con ammirazione, soddisfazione, non dormo sonni tranquilli.

Una bandiera è solo un pezzo di stoffa che il vento sbrindella.

22 Marzo 2011

Ascolto le notizie provenienti dal mondo e dall'Italia, leggo la posta, sbircio i titoli dei giornali e l'unica parola che mi viene in mente è "accerchiamento" - l'equivalente meno eroico di un passaggio nel tritacarne.

28 Marzo 2011

E' un affollarsi di vite... Due, soprattutto, si fanno notare... quella che scrive, che palpita attraverso le parole, le sfumature, e quella che si presta a trascriverle, che guarda il mondo di qua dal monitor. Siamo tante - ma io sola so che siamo una.

Contro ogni logica, tutto sulla terra tende alla sopravvivenza, a perpetuarsi. Vivere - ad ogni costo. Come fosse un diritto, un dovere. Uccidere o lasciare morire, per un piatto di minestra, un posto di lavoro, una poltrona - per il denaro, il potere, per continuare ad offendere l’intelligenza e il buon senso, per continuare ad oltraggiare la vita, abusarne. E’ qualcosa che mi fa ribrezzo, che mi sconvolge, che non posso giustificare.

Quello che sta accadendo in Giappone è agghiacciante - e ci riguarda, tutti. Le conseguenze sono, saranno terribili. Il prezzo della nostra opulenza, dei nostri sprechi, del nostro disprezzo per la vita umana, è altissimo. Siamo così stupidi da accettare il rischio di morire, così criminali da uccidere, per cose che crediamo essere il solo benessere possibile, e invece sono la nostra galera, la nostra condanna - a morte. E' finita, abbiamo esagerato, abbiamo superato il segno. Indietro non si torna. Mi consolo pensando che finalmente, dopo di noi, la terra potrà riprendersi ciò che le abbiamo tolto e forse, un giorno, i ciliegi torneranno a fiorire per la gioia degli esseri viventi che ci sopravvivranno.

29 Marzo 2011 - Sulla questione "migranti=clandestini"...

Arriva il "Mistral Express", un traghetto partito dal porto libico con 1.836 persone a bordo, in maggioranza donne e bambini provenienti da varie zone del Nord Africa in conflitto, e Maroni non gli concede di attraccare nel porto di Augusta. La richiesta era di fare rifornimento, ma temendo che poi i passeggeri sarebbero sbarcati per chiedere asilo, dopo giorni di trattative, la nave viene dirottata verso il Marocco o chissà dove.

Contestualmente, però, cominciano ad arrivare i barconi carichi di tunisini - tutti uomini -,  e questi Maroni non li respinge, anzi, lascia che si ammassino a Lampedusa, come bestie. Senza cibo, ricoveri, servizi igienici, assistenza medica e legale. Più di 6.000 contro gli 800 che l'isoletta (22 chilometri quadrati) potrebbe ospitare e... scoppia la protesta, sacrosanta, dei lampedusani. 

Perché le donne e i bambini no, ma gli uomini sì? Perché questa strana selezione? Perché questo criminale concentramento che ha causato e causerà reazioni incontrollabili?

A me pare che ci sia la precisa volontà di favorire - ad arte -  una situazione esplosiva, in cui siano i cittadini, giustamente esasperati, a innescare la rivolta, a pretendere dal governo di fermare gli sbarchi - con qualunque mezzo. "Se lo chiede il popolo, che responsabilità abbiamo?". Si chiama "scarica barile", di fronte al paese e alla comunità internazionale 

Li chiamiamo clandestini, ma non dovrebbero diventarlo dopo averne accertato l'identità ed averli eventualmente espulsi, dopo aver verificato se vi siano i presupposti per accoglierli come profughi e richiedenti asilo? Certo, sin tanto che nessuno lo farà, rimarranno carne da macello, una bomba ad orologeria in mano alla Lega la quale, infatti, se ne serve per far leva sulle nostre paure, per fomentarle, risvegliare le vecchie (ci portano via la casa, il lavoro, le donne) e aggiungerne di nuove, tra queste il sospetto che i migranti siano portatori di malattie che pensavamo debellate (il riferimento è alla tubercolosi, ad esempio, che ovunque nel mondo, anche in Italia, non ha mai smesso di mietere vittime) e di portarne altre sulle quali siamo così disinformati da crederle estinte (l'HIV, tanto per citarne una).

Ora la spartizione. Mi sembra di sentirli quei nazisti: "Non possiamo respingerli, affondarli? Bene, ognuno se ne prenda una parte così vediamo quanto ci mettete a farvi giustizia da soli, ad ammazzarli con le vostre mani, a chiederci in ginocchio di chiuderli da qualche parte e buttare via la chiave!".

Tutti uomini. Separati dalle loro famiglie, disperati, pronti a qualunque cosa pur di sopravvivere e affrancarsi. Differentemente da noi, non hanno paura di morire, non hanno paura di nulla. E più li tratteremo come animali, più la loro rabbia aumenterà. Esattamente quello che il centro-destra si aspetta, vuole.

11 Aprile 2011

Agli italioti puoi togliere ogni cosa, basta lasciargli l'illusione di avere o poter avere tutto. Gli italioti: un popolo di reucci ignudi che la storia spazzerà via.

12/13 Aprile 2011 - Scipero generale!

Stiamo assistendo alla demolizione dello stato di diritto, pezzo per pezzo, giorno dopo giorno. A questo punto, solo le cannonate possono fare piazza pulita e dato che gli italiani non muovono un dito nemmeno sotto tortura, mi appello alle forze armate: dirigetevi su Roma, VI PREGO, quand'anche fosse peggio, sarebbe comunque meglio.

L'ho già scritto: sciopero generale, a oltranza. Stiamocene a casa e/o nelle piazze, costi quel che costi, per tutto il tempo necessario. Se non li cacceremo noi, lo farà qualcun altro - allora cambieremo soltanto padrone, ancora una volta senza nemmeno poterlo scegliere. Ma sono (sarei) proprio curiosa di vedere chi è disposto a rinunciare agli sghei, chi è disposto a rischiare, in proprio, per salvare il culo a questo schifoso paese... Tutti bravi a scribacchiare in stampatello su FB, tutti bravi a farsi le gitine fuori porta sventolando bandiere e gridando slogan, poi tanto si torna a casa per cena, con le gambe sotto il tavolo. Chissà come sarebbe se invece cominciassimo a fare sul serio...

Lo sciopero generale dovrebbero indirlo i sindacati, solo in questo caso, per legge e in virtù degli accordi che prendono caso per caso con le parti, i lavoratori sarebbero tutelati. Ma siccome il sindacato è morto, lo devono indire i cittadini, da soli. Fine delle seppur misere tutele. Chiunque aderisca, assentandosi senza giusta causa per un tempo non preventivabile e, quel che è peggio, esponendosi politicamente, rischia parecchio, anche il licenziamento.

Ma io penso che non ci sia altra via. Dobbiamo immobilizzare questo paese, paralizzarlo, dobbiamo colpire la classe dirigente dove gli fa più male: i soldi, la perdita di potere e controllo. Se fermiamo l'economia, la produttività, se dimostriamo che siamo disposti a tutto - gli facciamo tanto male, e gli mettiamo una gran paura.

Una mobilitazione di questo tipo, a oltranza, non necessita nemmeno di scendere in piazza andando allo scontro con le forze di polizia. Basterebbe starsene a casa, PC accesi - che si azzuffino tra di loro, quelle fetide gallinelle.

Basterebbe che appena il 20/30% dei lavoratori (dipendenti, subordinati, autonomi, precari, ecc.) e la gran parte degli studenti lo facessero e... allora sì che se ne vedrebbero delle belle!

O adottiamo questa forma di rivolta popolare (pacifica) o scaramucce isolate più o meno organizzate e violente che fanno il gioco del potere (secondo il vecchio e molto ben collaudato copione stragista) o, prima o poi, qualcuno cercherà di rimettere le cose a posto, a modo suo, su mandato dei gruppi di potere che questa politica non accontenta più.

Quel 20/30% a cui faccio riferimento (e che esiste, forse addirittura in una percentuale superiore), ha un unico chiodo fisso: sbarazzarsi di Berlusconi. Ma tolto di mezzo lui? Ok, fuori anche tutti gli altri. E dopo? Chi prende il loro posto? Qualche pseudo politicante rampante senza storia, memoria, cultura, già con la quolina in bocca per tutte le rivincite che potrebbe prendersi, per tutti i guadagni personali che potrebbe garantirsi sulla pelle degli altri?

E tuttavia, qualcosa deve pur accadere. O ne saremo protagonisti noi, o lo sarà qualcun altro - a nostre spese, come al solito.

14 Aprile 2011

Siamo esseri umani, mossi - tutti - dai medesimi meccanismi, dalle medesime necessità (indotte o meno che siano), dai medesimi deliri di onnipotenza e la stessa sostanziale indifferenza, se non proprio disprezzo, per la vita e le esigenze degli altri. Qualcuno crede che i migranti aspirino a cose diverse da noi? Qualcuno pensa che attraversino il mare rischiando la vita per un ideale superiore? Parlano di libertà... la libertà di "sistemarsi", fare soldi, onestamente, ma anche no - se serve. Mangiare bene, ogni volta che se ne ha voglia, vestirsi secondo il proprio gusto (meglio se alla moda), avere una bella casa, un'auto (possibilmente costosa), una famiglia (com'è stabilito che sia), un numero sufficiente di donne e figli - farsi largo, insomma, meritarsi il consenso sociale, essere rispettati, ammirati, forse temuti. Se Dio vuole, aiutandolo assai affinché tutto (o il più possibile) corrisponda. Come noi, vorrebbero potersi imporre e vorrebbero che chi non la pensa allo stesso modo se ne andasse all'inferno, non solo metaforicamente.

Le persone sono merce, i sentimenti, i diritti, i doveri, le idee sono merce. Lo sono per chi ha molto, magari tutto e pretende di più, lo sono per chi ha poco, o nulla, e vorrebbe pareggiare i conti, almeno provarci.

Trenta denari - ecco quanto vale la vita di un essere umano, foss'anche il migliore, o l'ultimo. Cinquanta euro e un panino il prezzo di quest'italietta da strapazzo. Negli anni Cinquanta, i voti valevano un pacco di pasta, la fedeltà, una carriera dignitosa e talvolta onorevole - oggi, i più fortunati, finiscono da qualche parte a far finta di lavorare, anche in parlamento. Millenni di storia ma, nella sostanza, cos'è cambiato?

Chi sospira pensando ai bei tempi andati mi fa sorridere. Li ho visti crescere e invecchiare i rivoluzionari degli ultimi quaranta anni: alla fine anche loro con il cappello in mano, o a godersi l'eredità di famiglia, spocchiosi borghesucci che il mondo lo pippano su per una cannuccia.

Millenni e niente è cambiato. Il potere è il massimo a cui aspiravamo, il potere è il massimo a cui aspiriamo. Senza la "merce" che produce il denaro, senza il denaro che rende importanti, senza i privilegi che la "merce", il denaro e il potere garantiscono, si era nulla e nulla si è, si valeva e si vale meno di un soldo bucato.

Questa è la realtà. Tutto il resto è... aria.

Ragiono, cerco di essere realista. Quello che vedo mi spacca il cuore, ma preferisco tenere gli occhi bene aperti. Non permetto ai sogni, ai desideri, alle speranze, all'anelito di pace, bellezza e armonia di incantarmi con la favoletta che il genere umano è migliore di quello che sembra. Gli esseri umani fanno schifo, sono pigri, inetti, perniciosi, devastanti come un virus, perseveranti nel male, ottusi e feroci, distruttivi. Tra tutti gli esseri viventi sono gli unici che, per quello che hanno fatto, fanno e faranno, sarebbe meglio, molto meglio, si estinguessero - in fretta.

Questo è il quadro generale, visto nella sua totalità. Poi, naturalmente, se si va a guardare da vicino, si scoprono minuscoli, insignificanti, magnifici brilluccichii e, per un istante, tutto par colorarsi. Pagliuzze, gemme preziose e rare alle quali non sappiamo riconoscere il valore immateriale che hanno. Ignoro la ragione che mi spinge a contraddire la (mia) natura umana, ma la loro esistenza non mi turba, non mi offende, né sento il desiderio di coglierle per farne collezione, ricchezza, vanto. Vorrei solo che niente ne turbasse l’esistenza, vorrei proteggerle, preservarle, vorrei che il loro piccolo bagliore dilagasse smascherando l’oscurità, ma questo è un sogno, una benevola illusione che non diventerà mai realtà.

16 Aprile 2011

Non sono brava con le pubbliche relazioni, e mai come nel mio caso vale la frase “Muoverò le montagne per dimostrare a Dio che gli somiglio... Chi muove le montagne inciampa in un sassolino”. Ho tante belle cose nel cuore e nel cervello, ma nella vita pratica (lavoro escluso ed escluso tutto quello che è nutrimento dell’anima) sono un disastro: mi perdo in un bicchier d’acqua, insomma, mi faccio un sacco di problemi e alla fine, lascio perdere. Non so chiedere, sono troppo abituata a cavarmela da sola, a trovare alternative che mi evitino la fatica e il fastidio di scendere a compromessi, di avere a che fare con gli altri oltre lo stretto necessario, affinché poco o nulla possa deludermi, offendermi, ferirmi. Non ho un cattivo carattere, tutt’altro, ma ho messo una salutare distanza tra me e il mondo, per sopravvivere. Poi, dopo molte sofferenze, ho imparato a fare di necessità virtù ed ora, finalmente, sono serena, ho trovato uno stranissimo equilibrio che mi permette la giusta equidistanza.

Pubblicare? E’ il sogno più grande che ho, lo desidero tanto, da tanto tempo. Ma, per come sono fatta, probabilmente non sarà per merito mio che accadrà, se accadrà.

Il mio editore inciamperà su di me come io inciampo sui sassolini? Qualche buon amico li seminerà come briciole conducendolo ai miei taccuini? Chissà. Diversamente non credo proprio che avrò la gioia immensa di vedermi sullo scaffale di una libreria. Non morirò per questo e nondimeno continuerò a scrivere perché se non lo faccio muoio davvero.

6 Maggio 2011

Non sono patologicamente curiosa, non mi scapicollo per vedere la gente morire, la violenza mi ripugna, le cazzate mi avviliscono e il sesso non m'interessa neanche un po'. Se fossero tutti come me, i pubblicitari e gli hackers dovrebbero cercarsi un altro lavoro.

19 Maggio 2011 - Due parole sulle elezioni (cadranno nel vuoto, ma le scrivo ugualmente)...

I messaggi lanciati dall'elettorato mi sembrano chiarissimi. Il voto non ha premiato il centro-sinistra, ha punito il centro-destra. Gli elettori hanno preso a legnate Berlusconi, non la Lega. La Lega, ove ha potuto svincolarsi dal PdL, ha fatto faville, ma ottimamente sono andati anche il Movimento 5 Stelle e l'IdV. Il cosiddetto terzo polo (Casini, il resto è nulla), tiene se corre da solo o si allea con il centro-destra, diversamente farebbe meglio a stare a casa. FL è fuori dai giochi, ma d'altronde Fini, da Fiuggi in poi, non ne ha azzeccata una. Sel è una formazione di nicchia, come certi prodotti DOP. I cosiddetti partiti di "estrema" sinistra, da soli, valgono meno del due di briscola - la frammentazione li condanna a morte certa. Il PD può contare sul proprio elettorato al quale, tuttavia, in cabina elettorale sfugge di mano la matita quando si cerca di fargli digerire certe spericolate e improbabili alleanze.

Osservando questi semplici dati, si nota l'affermazione dei movimenti provenienti dal Web e i partiti "post-ideologici" (definizione autoinflittasi da Di Pietro). Vince il qualunquismo, il regionalismo e il populismo. Perde Berlusconi, ma non il berlusconismo di cui queste formazioni sono una conseguenza. E vince la mafia, la camorra, l'ndrangheta, l'antistato. Vince la chiesa. Vincono le armate brancaleone al soldo dei migliori offerenti. 

Se, come afferma Verdini, alla fine si avesse un pareggio (cosa tutt'altro che improbabile e speriamo che non vada addirittura peggio per il centro-sinistra), non ci sarebbe proprio nulla di cui rallegrarsi. 

Insomma, il trionfalismo di Bersani e pure quello di Vendola, mi fanno venire l'ulcera.

20 Maggio 2011

La parola ha in sé il vigore discreto di una goccia d’acqua - incide e modella, la sua eco ci sopravvive, non si esaurisce, viaggia libera nel tempo e nello spazio.

Ad essere diversi, anche tra i diversi, se si hanno cose da dire e dare, si rischia l’isolamento - questa è la condizione che più di ogni altra espone all’indifferenza, al dileggio, al disprezzo e alla violenza.

Come sarà il tramonto di Berlusconi? Né lungo, né doloroso. Accadrà così, all'improvviso - neanche se ne accorgerà. La morte troppo spesso è pietosa con chi non merita riguardi.

12 Giugno 2011 - Sull'EuroPride di Roma...

Amarezza.

11 Giugno, ore 22:52. Ho appena finito di vedere l'intervento di Lady Gaga... mi aspettavo di più, scioccamente speravo, ma forse questo è davvero il massimo che possiamo aspettarci, il massimo a cui possiamo aspirare, il massimo che la comunità LGBT* può esprimere, e allora è drammaticamente vero: siamo tanto, tanto lontani - lontanissimi da qualunque cosa che abbia e dia senso, valore. Pochezza - altre parole non ci sono.

12 Giugno, ore 9:42. Come sarebbe il mondo se i politici dovessero fare solo i politici, gli imprenditori solo gli imprenditori, i religiosi solo i religiosi? Come sarebbe se i comici potessero fare solo i comici, gli scrittori e i poeti solo gli scrittori e i poeti, i musicisti e i cantanti solo i musicisti e i cantanti? Sarebbe un mondo perfetto.

12 Giugno, ore 10:10. “Dio non commette errori” (Lady Gaga in “Born This Way”). Pochi chiedono ad una canzone di non essere banale e in ogni caso, talvolta, anche le ovvietà devono essere ricordate, hanno il suono dolce di una rivelazione.

Da osservatrice, esterna ormai a tutto, è da ieri che m’interrogo, ascolto, guardo, leggo - cerco di capire.

Più mi addentro e più stento a trovare qualcosa che sia all’altezza della pochezza di Lady Gaga. Lady Gaga - una Pop Star. Una brava, talentuosa, volenterosa ragazza che incarna il sogno americano, nel frattempo divenuto globale.

Amarezza, sì - ma anche speranza: se per arrivare al cuore delle persone basta così “poco”, allora, prima o poi, ci lasceremo alle spalle il nulla... perché poco è meglio di niente, pare.

La democrazia è anche quella piccola e non del tutto compresa cosa che ci permette di condividere pubblicamente un pensiero. Chi vuole rispetto, abbia rispetto.

Desiderio di far fotografie, di sbirciare tra le righe dell'apparenza per tessere narrazioni...

27 Giugno 2011

Musica dentro - e intorno il mondo brucia. Quando le fiamme mi lambiranno i piedi non sarò testarda - aprirò le ali e spiccherò il volo, senza rimpianti.

Cultura dello stupro... Ne ho parlato tanto negli anni bui del mio disastro, poi, quando ho smesso, nemmeno l'eco delle mie parole è rimasto a definire così la barbarie delle nostre cattive coscienze. Sì, cultura dello stupro, perlopiù interiorizzata - gli uomini e le donne ne sono colmi e forse hanno solo questo in comune. Ma non lo sanno e se lo sanno, di certo non disposti ad ammetterlo.

29 Giugno 2011 - Sulla questione TAV...

Penso che se vivessimo davvero in un paese civile, e magari anche in uno stato di diritto, composto prevalentemente da persone mediamente intelligenti, mediamente istruite, mediamente consapevoli, mediamente oneste, mediamente interessate agli altri e al bene comune, la questione non si porrebbe. In quel paese le infrastrutture NECESSARIE sarebbero realizzate nel miglior modo, nel minor tempo e al minor costo possibile - sotto tutti i punti di vista - e nessuno avrebbe nulla da ridire, tutt'altro. Ma non viviamo in quel paese, qui è tutto al contrario.

Con la gente si discute, sulla gente non si spara - mai. Le persone pacifiche non si prendono a manganellate, non le si intossica con i lacrimogeni, non si cerca di ucciderle con le ruspe, le pallottole di gomma o le pallottole vere. Le persone non sono sagome del poligono su cui far esercitare la polizia, non sono fantocci su cui scaricare le proprie frustrazioni. Povero il paese che manda i propri servitori a pestare gli inermi, specie se gli inermi, anche se minoranza, hanno ragioni da vendere!

30 Giugno 2011

TAV. Ieri un mezzo blindato antisommossa dei Carabinieri diretto a Chiomonte ha investito e ucciso una pensionata... ecco, appunto. Guerra - contro i cittadini, contro lo Stato, contro il dissenso, contro chiunque si opponga agli interessi privati dei politici, delle banche e degli imprenditori. Parafrasando: tu chiamali se vuoi... effetti collaterali, io li chiamo crimini.

Val di Susa. Cariche, lacrimogeni ad altezza d'uomo, ruspe in azione incuranti delle persone, cagate e pisciate nelle tende dei resistenti, saccheggio dei loro effetti personali, infine una pensionata uccisa da un blindato. Ci sembravano enormità quelle del G8 2001? Niente in confronto a quello di cui sarà capace la lobby politico-affaristica che ci governa.

3 Luglio 2011

Non azzeccare la costruzione di una frase, ignorare i congiuntivi, confondere i verbi... Io lo chiamo "disordine mentale", che poi traspare in ogni ambito, non solo nel linguaggio scritto e parlato. La logica ha bisogno di essere coltivata, ha bisogno di esercizio e volontà. Vivere tra persone che si esprimono piuttosto correttamente, leggere, prestare ascolto, aiuta - anche quando la scuola fallisce il suo compito - e tuttavia, io penso che niente di tutto questo serva, incida significativamente, se non vi è una certa predisposizione per la musica che è forse il più generoso, complesso e universale mezzo espressivo che abbiamo.

4 Luglio 2011

Dopo quello che è successo in Val di Susa, non ho voglia di vedere sulla bacheca di FB aforismi sgrammaticati, oroscopi, canzoncine, le secchiate di retorica intorno alla bontà di Dio.

Questo non è più (se mai lo è stato) un paese normale, mediamente troglodita. Non vi sono più (se mai vi sono stati) onestà, legalità, imparzialità, diritti. Ed oggi no, proprio no - non voglio assistere al teatrino dei gonzi, sul web e in TV, persino su quei canali che tentavo di rispettare, Rai News su tutti.

Non mi serve sapere il numero esatto dei manifestanti e dei feriti, l'esatta angolazione di tiro dei fucili, non mi serve vedere i filmati e le foto per decidere da che parte stare. Anche non volessi, sono (siamo) carne da macello, peggio, frattaglie destinate alla ciotola di Fido.

Buon per chi pensa che tutto questo non lo riguardi, né mai lo toccherà. Buon per chi crede che una catena lunga sia meglio di una corta. Morirà felice, almeno, e di certo non gli parrà grave far ammazzare gli altri per salvarsi il culo.

Per quanto possibile, alla larga, sciò! - oggi più che mai.

Una volta tanto sono d'accordo con Maroni: tentato omicidio, violenza di stampo terroristico. Sì, i responsabili devono essere individuati e puniti. Non sarà difficile: girano armati fino ai denti e agiscono per conto dello Stato contro lo Stato.

5 Luglio 2011 - Tav, informazione e democrazia...

I danni che ha causato il TAV dove l'opera è stata terminata, sono enormi e irreversibili (cedimenti strutturali delle case, deprezzamento degli immobili e dei terreni, falde acquifere prosciugate o contaminate, devastazione del paesaggio con perdita dell'attrattiva turistica, attività agricole compromesse, ecc.).

In quei luoghi si è potuto costruire senza dover contrastare rivolte significative perché le amministrazioni locali hanno accettato cospicue contropartite in opere e denaro (in buona parte eluse) e ai cittadini è parso convenisse. A distanza di tempo (grazie soprattutto ai valsusini la cui opposizione ha dimostrato che resistere si può), più nessuno accetterebbe un tale, inutile scempio. Chiunque viva lungo la tratta del TAV, ha capito che vi è una sproporzione inaccettabile tra i benefici e i costi dovuti alla sua esistenza. Conosco personalmente cittadini di ogni colorazione politica che si mangiano le mani per non averlo capito prima o per essersene allegramente disinteressati quand'era il momento.

Le cose o si sanno, o non si sanno. Questi sono i fatti.

Il progresso osteggiato, i soldi persi se l'opera non viene ultimata (non sono persi, sono risparmiati!), l'Europa che si allontana (è già lontana e di certo non per colpa di un treno! Bruxelles non ci ha mai chiesto di realizzare la Torino-Lione, ma di velocizzare il trasporto delle merci e dei passeggeri sul corridoio 5, obiettivo raggiungibile in modo soddisfacente anche potenziando la rete ferroviaria già esistente), l'opposizione che diventa terrorismo, I Black Bloc infiltrati e tutte le castronerie che politici e media tradizionali asserviti creano e amplificano, sono chiacchiere, inutili e dannose, non meno del TAV.

Qualcuno suggerisce di servirsi del mezzo referendario per far decidere ai cittadini cosa vogliono o non vogliono. Certo, sarebbe la cosa migliore, a patto però di vivere in una vera democrazia dove ogni voce abbia diritto di cittadinanza. Ma vi pare che in questo paese sarebbe possibile?

Intanto dovremmo riformare l'istituto referendario, poi dovremmo studiare un metodo di voto che ne riduca i costi e lo renda più accessibile, dovremmo inoltre farne una consuetudine e dovremmo obbligare i media a fornire informazioni imparziali, complete e tempestive. Riformulo la domanda: vi pare che il questo paese, nelle condizioni culturali e politiche in cui siamo adesso, sarebbe possibile?

La risposta è nella domanda: no.

Per il pentimento si è sempre in tempo, ma il pentimento non rimedia i danni, specie quelli irreversibili.

Il referendum è uno strumento "da ultima spiaggia" - sia per com'è formulato, sia per l'importanza che gli diamo, sia per la consapevolezza che ne abbiamo. Rivolgersi direttamente ai cittadini per poter prendere decisioni di ordine generale, fuori dalla straordinarietà, sarebbe, non c'è dubbio, una grande conquista democratica - un primo passo verso la tanto agognata e vilipesa democrazia diretta. Mi piacerebbe, ci piacerebbe tanto, ma... a da passà a nuttata.

19 Agosto 2011

Le persone sconosciute sono quelle che non so esistono.

A volte (o troppo spesso, o sempre) sottovalutiamo l'affetto, chiamiamo con questa modestissima parola qualcosa che è più simile all'amore dell'amore stesso.

Amare due persone... Mi sono sempre chiesta se fosse possibile perché sempre il mio cuore ha corso libero e sempre la fame di vita mi ha spinta a cercare di afferrare quello che mi piaceva, per goderne e trattenerlo. Ma l'amore, probabilmente, è qualcosa di più nobile e... intelligente - l'amore è consapevolezza, generosità, impegno.

Gli innamoramenti possono durare anche molto a lungo, alcuni forse ci sopravvivono, ma l'amore è altro, l'amore, quello vero, non è leggero, travolgente o spensierato - lui fa sudare, penare, faticare, è una conquista quotidiana, l'amore continuamente interroga, esige... l'amore è un progetto, non un sogno, un'illusione.

1° Settembre 2011

Se dicessi a voce alta tutti i "vaffa" che penso, non mi rimarrebbe nemmeno il tempo di riprendere fiato...

In bilico tra impazienza, tristezza e nostalgia. Restare, andare. Primo giorno di settembre. E' così, da sempre.

2 Settembre 2011

Siamo in viaggio, talvolta vestiti di musica, altre di silenzio, più spesso di lacrime. Un passaggio, brevissimo - poi, finalmente, a casa.

A volte penso a tutte le tue potenzialità e mi dico che forse, se il male non ti inchiodasse alla terra, saresti già fuggita via ed io non potrei più raggiungerti.

L'istinto ci tiene uniti, in comunicazione con il nostro corpo e quello degli altri, la loro mente. Non è infallibile, ma altro non abbiamo per non smarrirci, perdere il contatto, la consapevolezza dei nostri e loro limiti.

Scoprirai che con il tempo perdiamo la capacità di ascoltarci - allora comincia il declino.

Corpo - mente. E' una sinergia - talvolta perfetta. La mente chiama, il corpo risponde. Il corpo suggerisce, la mente si lascia guidare.

Vorrei diventare altro, aria, per l'esattezza. Lo diventerò, è certo, e allora potrò andare ovunque, potrò guardare ogni cosa, sentirmi finalmente vicina. Quanto sono distante, adesso? Tanto, in un certo senso - nulla, invece. Sono parte, già - ma la gravità m'inchioda. La gravità inchioda i corpi, ci costringe in essi. Via da me - anelito, aspirazione esaltante. Essere aria, pensiero, nell'inconsistente involucro della mia identità, dell'identità del tutto. L'energia è sostanza - e forma.

Una volta mi hanno chiesto un autografo. Un'altra un tizio mi ha fermato per dirmi quanto mi ammirava. Spesso la gente mi guarda come fossi un fantasma. Pensa te come sono messa, e non ho nemmeno mai pubblicato un libro!

Certe parole stridono. Le parole sono gessetti.

2 Settembre 2011 - Settembre (lucchese)...

Settembre - un mese speciale, pieno di rimembranze, sottili inquietudini, eccitazioni.

Finisce l’estate e l’aria si riempie di profumi, suoni, colori: i mercati e le fiere, i dolci e i giocattoli, le giostre, la processione, la città che formicola, frenetica, trasuda vitalità.

Un po’ questa atmosfera si è persa, ma noi che siamo nati e cresciuti all’interno dell’arborato cerchio, in epoche ormai morte e sepolte, abbiamo ricordi capaci di evocarle ancora - e ancora, se chiudiamo gli occhi, ci pare che a giorni cominci la scuola, sentiamo l’odore buono delle matite di legno, degli astucci, delle cartelle e dei libri nuovi, il profumo dei dolciumi, dei frati e dei bomboloni che si mescola all’odore di cera e incenso, all’aria fresca, umida, carica di pioggia.

Pioveva sempre, a quel tempo - specialmente il giorno di Santa Croce. La processione, interminabile, scorreva lenta, stoica - nonostante l’acquazzone. Oggi, bastano poche gocce per vedere la folla affrettarsi, ridicola, verso San Martino.

Migliaia di persone provenienti da tutta la provincia scendevano in città. Ogni congrega, ogni associazione, ogni parrocchia, ogni comune partecipava con la sua nutrita delegazione: i lucchesi nel mondo, i partigiani, i balestrieri, gli sbandieratori e i tamburini, le bande e le majorette, i terrifici incappucciati - e poi suore, frati, preti e amministratori in grande spolvero e numero, in corteo, sfilando accanto ai poveri cristi che per godersi lo spettacolo avevano conquistato un posto lungo il tragitto sin dal mattino, e per tutto il giorno lo avevano difeso, anche a costo di litigare furiosamente con i vicini. 

Prima che le norme sulla sicurezza diventassero ineludibili, eroici addobbatori allestivano la luminaria con mezzi di fortuna: si facevano largo tra i bivacchi a suon di urla e improperi, poi si arrampicavano sino all’ultimo piano dei palazzi su lunghe scale di legno talvolta sghimbesce, trascinandosi appresso, piolo dopo piolo, le sporte piene di bicchierini, sperando di non farne cadere, pregando che non scoppiassero per il calore della fiammella, che il vento non spengesse le candele costringendoli a nuove inerpicate. E sotto la folla, enorme, distratta, sudata, stanca, impaziente. 

Quando le luci dei lampioni si spengevano, tutto aveva inizio - e Lucca tornava al suo medioevo, affascinante e sinistra. 

Il giorno dopo, noi, i ragazzi senza tutori, ci appostavamo in punti strategici per vedere la gente sdrucciolare, rischiare l’osso del collo a causa del tappeto di cera lasciato dalla processione. Uno strato spesso, compatto, quasi invisibile, scivolosissimo, specialmente se pioveva o aveva piovuto. 

Quanti ricordi, quante cose avrei da raccontare!

Per me settembre è questo. 

Legata alle mie pietre, guardo tutt'intorno, sempre lontano - perché nulla mi sfugga, vada perduto.

7 Settembre 2011

Portarsi in giro... come un sacco, una parrucca, un giocattolo attaccato a un filo - i piedi nelle scarpe, la verità in tasca, il cuore in un cassetto, il cervello a caccia di farfalle. Portarsi in giro... come un cucciolo di cane, un parente molesto, un amico disprezzato, l'intera storia rimossa o riscritta delle proprie amputazioni. Anime ferite, lacere. Siamo tutti assassini e ladri.

Il talento, quando non si accompagna alla misura, è baccano - rumore indistinto.

9 Settembre 2011

Lesbica presa a pugni in un ristorante di Milano. Come spesso capita in questi casi, pare ci siano risvolti che smentiscono l’assunto. Vero, se l’assunto è la lesbofobia, ma io credo che dietro ad essa vi sia altro e peggio: la cultura dello stupro, il sessismo, il maschilismo, la misoginia - necrosi ideologiche, culturali, che scatenano la violenza contro le donne trasformando gli uomini in picchiatori, torturatori, stupratori e assassini. Condivido l’opinione di chi, da mesi, anni, cerca di spostare l’attenzione dal dito nel tentativo finora infruttuoso di mostrare la luna: se non incominceremo a guardare le cose per quello che sono, la mattanza non solo non finirà, ma raggiungerà proporzioni gigantesche.

Sul Web urla, strepiti, improperi, minacce, insulti... ma accendere il cervello, no? Chiudere quella dannata bocca, troncarsi le ditina e muovere le chiappe, mai? Ah, Facebook degli omuncoli e delle donnette. Ah, Italia degli italioti, delle tifoserie e delle caste - ah, cloaca massima delle cattive coscienze. Sprofonderai, prima o poi, sprofonderete!!!

21 Settembre 2011

Aneddoto. Cena a casa di conoscenti, persone apparentemente dabbene, acculturate, benestanti. Ad un certo punto, dopo molto parlare degli scandali del premier, un invitato pone questa domanda: "Preferireste avere una figlia bella e puttana (che farà la bella vita, ndr), o una figlia brutta e onesta (che non avrà le stesse opportunità, ndr)?". Secondo voi come hanno risposto? E voi, sinceramente, come rispondereste?

Questa storia mi è stata raccontata da una cara amica che sta vivendo con grandissima sofferenza il crescente isolamento nel quale i mutamenti culturali di questi ultimi vent'anni la stanno obbligando. Sola, con i suoi principi - per non dover sopportare persone che hanno scientemente deciso di dare alle fiamme il futuro.

Vedete, non è una questione di domande mal poste (e, nel caso specifico, non lo sono), né di cosa è bello o non lo è, né sono in discussione le scelte personali se realmente incondizionate. Il problema è come molti, troppi, rispondono: meglio belle e puttane, il fine giustifica i mezzi. Il fine, capite? Il fine ad ogni costo, perseguito anche, soprattutto, sulla pelle delle proprie figlie!

Sono i retropensieri che mi agghiacciano: la bellezza è sinonimo di prostituzione; l'onestà isola, rende impopolari, infelici e poveri; la bruttezza (?), in una donna, è una iattura; le donne sono il corpo che abitano - null'altro. Mi agghiaccia il condizionamento sistematico che le bambine subiscono a partire dalla famiglia, mi agghiacciano le conseguenze sulle loro e le nostre vite.

Questi genitori - così giovani, dabbene -, stanno allevando eserciti di veline, escort, tronisti, caricature raccogliticce di Berlusconi e suoi accoliti, di Ruby e le altre concubine. Hanno scelto QUESTI modelli, non altri - che pure esistono! Questi genitori, queste famiglie, non sono casi isolati, tutt'altro. Forse non sono la maggioranza, ma nemmeno sono la minoranza.

Non importa cosa risponderemmo noi, cosa rispondiamo. Non siamo noi il problema - noi non stiamo cambiando il mondo.

21 Settembre 2011

Pare che l'Italia non sia la Grecia - noi, infatti, siamo produttivi, abbiamo le grandi industrie. Le avevamo - e di questo passo, tra non molto, non avremo più nemmeno le fabbrichétte, il terziario, gli artigiani, ci rimarrà giusto un po' di turismo, qualche orticello e due o tre pecore. Vero, non siamo la Grecia, ma a quanto pare ci stiamo impegnando molto per somigliarle.

1° Ottobre 2011

Ora fondo il partito dei "Democratici della domenica", oppure quello dei "Democratici Proprio", o magari quello dei "Democraci DOC-DOCG-DOP" così almeno le massaie ci cascano...

2 Ottobre 2011

Venti di rivolta - vera - attraversano tutto il mondo. Qui in Italia di vero c'è soltanto la repressione della polizia - in questo non abbiamo nulla da imparare dagli altri.

4 Ottobre 2011 - Il diritto di rettifica (vedi il Decreto Legge sulle intercettazioni telefoniche, al comma 29 dell'articolo 1)...

Ci sono gli stronzi che neanche ti rispondono, e poi ci sono quelli come me che cercano il dialogo e concordano le modifiche - con piacere, da sempre. Da domani, tutto potrebbe cambiare. da due a quattro sezioni del mio sito hanno buone probabilità di essere ingoiate da questa delirante fame di censura. Mi spiace, ovviamente, ma non mi rotolo in terra dalla disperazione. Io il mio dovere l'ho fatto, lo faccio e, in altro modo, continuerò a farlo. Ora si sveglino i boccaloni che infestano il Web, se un pochino tengono almeno alla loro libertà.

5 Ottobre 2011

Che fastidio tremendo questi cittadini che pensano, parlano, scrivono, che s'incazzano pure, eh? Che fastidio il web, i blog, i siti, i socialnetwork, tutti quei posti dove le persone si scambiano opinioni e informazioni, eh? Ma quanto sarebbe bello se questo paese si lasciasse definitivamente ammorbare dalla TV spazzatura Rai e Mediaset, se lietamente si appiattisse come una pagina di giornale? Come sarebbero bravi gli italiani se guardassero il padrone ingozzarsi senza provare nemmeno un po' di schifo, o rabbia? Sarebbe il mondino perfetto dei perfetti baciapile, dei servi perfetti, delle perfette nullità che rischiamo di diventare. Sveglia, italietta, sveglia - preparati alla guerra.

Prima o poi, una piccola minoranza salirà sulle montagne... Non tutti in questo paese sono disposti a subire, non tutti hanno qualcosa da perdere e la vita, se non puoi viverla liberamente, dignitosamente, non è il bene più prezioso. Perciò...

7 Ottobre 2011

Forza gnocca. Grazie al genio di Berlusconi, tutti quelli che scrivono sulle schede elettorali "Viva la topa" ed altre castronerie simili, potrebbero avere un partito che finalmente li rappresenterebbe: una croce e via, altri cinque anni di barzellette e martellate sugli alluci. Ecco come intercettare il voto dei cerebrolesi, i quali, notoriamente, decidono le sorti di questo paese. Non c'è niente da fare, Silvietto è inarrivabile.

A sua volta, per intercettare il voto dei cerebrolesi (e degli indecisi, sarà mica la stessa cosa?), il PD potrebbe emulare il cavaliere fondando "Forza stronzi", oppure "Forza prodi" (un intelligentissimo gioco di parole), o anche "Forza onesti!"... Dio non voglia.

Tre euro e novantacinque centesimi. Otto, nove, dieci, undici, dodici ore la giorno - se va bene. Morti bianche, dimissioni in bianco, corpi di donne, soprattutto, bianche e nere, in nero - prendere o lasciare. Ma quale Nord, quale Centro, quale Sud? Italia, unica e indivisibile nel nome dello schiavismo e dello sfruttamento - legalizzato, o per consuetudine, fatto sistema. Roba vecchia, vecchissima. Un Ever... Black. Tanto rumore per nulla, signori. Benvenuti nella realtà.

Milano. Uova e petardi contro l'Agenzia Moody's... un po' come prendersela con il passeggero dell'automobilista che ci ha tagliato la strada. La responsabilità del disastro è, in primo luogo, del governo (questo e i precedenti, sia chiaro), delle sue scelte politiche, della sua sudditanza agli interessi delle banche, ecc. Moody's ci declassa? Eccerto, che dovrebbe fare? In questo sistema, stando così le cose, lei fa il suo lavoro e il suo lavoro è favorire gli interessi degli speculatori (qualcuno li chiama ancora investitori). Scelte diverse si possono (e forse si dovrebbero) fare. Ma questo è possibile solo attraverso una rivoluzione che è, prima di tutto, culturale. Campa cavallo...

Berlusconi: "Avanti fino al 2013". Bossi: "Meglio elezioni anticipate", ma alla domanda se voteremo in primavera, risponde che gli sembra improbabile. Dal 1° gennaio prossimo entriamo nel 2012, a Maggio del 2013 termina il mandato del Governo Berlusconi - e allora, queste cazzo di elezioni anticipate (quelle invocate dal centro-sinistra e quelle minacciate dalla Lega) quando vorrebbero farle???

8 Ottobre 2011

Smettiamo di leggere i giornali e buttiamo la TV. Il primo, immediato effetto, sarà il panico tra i politici, i mercenari e i mercanti: non avranno più il loro palco personale dal quale esibirsi per ammorbarci e prenderci per il naso. Il secondo effetto colpirà le amebe: non avranno più argomenti sui quali darsi importanza e finalmente potremo liberarcene. Il terzo effetto riguarderà la nostra materia grigia: un bel ripulisti e via, si riparte.

Della vita (e degli esseri umani) probabilmente mi mancherà solo questo: la musica.

9 Ottobre 2011

Vi è un solo motivo per cui potremmo andare alle elezioni anticipate: evitare di cambiare la legge elettorale. Se la consulta dichiarasse ammissibile il quesito, questa manica di criminali potrebbe accordarsi per tornare alle urne prima che il referendum riporti indietro l'orologio al 2005. In effetti, qualche segnale che si vada in questa direzione pare intravedersi: Berlusconi e i suoi hanno dato inizio alla campagna elettorale, Casini si è già espresso a favore e il centro sinistra, che da anni le invoca come un disco rotto, potrebbe stupidamente gloriarsene. Tutti contenti, insomma. Loro. Noi... cornuti e mazziati - come al solito.

9 Ottobre 2011 - Santoro chiede soldi per andare in onda...

Perché chiedere soldi? Dieci euro, per giunta, nemmeno una libera offerta. La gente che da mesi, anni, combatte in Val di Susa, li chiede? I cittadini picchiati dalla polizia di fronte alle discariche, li chiedono? Chi scrive su internet strappando il tempo del ragionare e confrontarsi alla famiglia e al lavoro (se c'è), li chiede?

Costa fare un programma televisivo? Il conduttore, gli ospiti, le maestranze e le attrezzature costano? Le parole "volontariato", "gratuità", "autofinanziamento" (con ciò intendendo mettere mano al proprio portafoglio, non a quello degli altri) non gli ricordano nulla? O solo i nessuno, i poveracci, devono spaccarsi la schiena, prendere le botte, pagare di tasca propria una ribellione che, se stenta a concretizzarsi, è anche per la disinformazione (o l'assenza d'informazione) e la criminalizzazione che ne fa la TV di regime (pubblica e privata) della quale, lui ed altri capopolo mediatici, hanno fatto e fanno parte a pieno titolo?

Spiace dirlo, ma Santoro sta dimostrando di appartenere alla troppo cospicua combriccola dei rivoluzionari della domenica che tanto male fanno a questo paese. Bisbiglia "Armiamoci e partite!". Conferma l'esistente traendone guadagno e guai a dirlo: il popolo dei teledipendenti aduso a delegare, firmare cambiali in bianco, insorge - dal divano del salotto.

Fin tanto che era alla Rai, lo si poteva perdonare, talvolta persino sopportare - ma ora che è qua, sul web, si rassegni: non tutti hanno bisogno di falsi eroi e non tutti sono disposti a sopportarne in silenzio la sfacciataggine.

13 Ottobre 2011 - Sulla manifestazione del 15 Ottobre...

Ci sono buoni motivi per andare a Roma e ci sono buoni motivi per non andarci. La protesta è legittima e condivisibile, ma le modalità e certi contenuti lo sono molto, molto meno. Il movimento degli Indignatos italiani non è ancora nato, e già si notano vistose fratture, enormi lacune e troppa esclusione. Di più: già si sono create opposte fazioni (indignati di sinistra, di destra, di centro, indignati ma anche no, indignatissimi che manco sanno da che parte sono girati, ecc.) e temo che la manifestazione di sabato si trasformerà in una caciara tremenda con la polizia nel mezzo ad accendere micce. Siamo i soliti: approssimativi e qualunquisti da fare schifo.

Chi non ha più vent'anni e chi un po' di cose le ha capite, secondo me fa bene a diffidare. Attendiamo, vediamo cosa ne verrà fuori, poi, o dentro, o fuori - in direzione ostinata e contraria. Costruttivamente.

13 Ottobre 2011

In questo paese (per il quale, ormai, ho esaurito gli aggettivi dispregiativi), più di un'invocazione, una minaccia, uno smascheramento, può fare l'insinuazione di portare iella - perciò, se Berlusconi verrà isolato, lasciato solo, sarà solo grazie al potere della superstizione.

14 Ottobre 2011 - Sulla manifestazione del 15 Ottobre...

Domani non sarà una festa, un'allegra scampagnata - chi va a Roma pensando questo è un emerito imbecille.

Il potere cerca la rissa, per legittimare la propria violenza, dare sfoggio di potenza e impunità. Dal G8 del 2001 in poi, è stato un crescendo che, prima o poi, troverà terreno facile su cui piantare le radici. Ma se dobbiamo subire anche questo, questo affronteremo - qualcuno rimettendoci in proprio, qualcun altro guardando, da lontano, con il cuore piccino-piccino. Stiamo pronti, però, un giorno tutti saremo chiamati a dare risposte, il nostro fattivo contributo. Questa è una strada senza ritorno.

18 Ottobre 2011

Mi piace la gentilezza, la buona educazione. Mi piace il parlar chiaro e semplice, senza urlare, dando agli altri il tempo di rispondere. Mi piace stare in silenzio, ad ascoltare. Mi piacciono l'ordine e la pulizia, mentali. Mi piacciono la sincerità, l'onestà e il coraggio. Mi piacciono le persone che non sorridono sempre, che non sono sempre simpatiche e allegre, quelle che la gente dimentica. Mi piacciono molte cose belle che non piacciono più.

Sono una donna sola, fuori dai giochi, dal branco, dal tempo, normalmente in anticipo - o in ritardo.

20 Ottobre 2011

Due Italie: una (minoritaria) va a ramengo, va a fanculo, tra un po' va pure a mori' ammazzata - l'altra (maggioritaria) vive nell'ombra del potere, fa quadrato intorno ai padroni, difende l'ordine costituito, l'esistente, manda le figlie a prostituirsi e i figli a menare le mani. Se invertissimo le parti, qualcosa cambierebbe? Nulla. I numeri non hanno coscienza.

Gli aforismi sono sempre "estremi" - il bianco e il nero, niente mezze misure. Per i colori, le sfumature, c'è la vita.

24 Ottobre 2011

Non dai dimostrazione di particolare intelligenza, non sei leziosa, non cerchi carezze e attenzioni, non chiedi, non implori, non accenni. Non sei agile, né scaltra. Non sei forte, non sei attenta. Fra tutti, tu sola, se arrivi, lo fai con ritardo. Tu sola fai sempre un passo indietro - rinunci, a tutto, senza drammi, senza stizza: volti le spalle, semplicemente, assorta e dignitosa.

Non mi sei utile, non mi dai soddisfazioni, non ho mai la sensazione che tu abbia bisogno di me, che io sia importante, necessaria. Non vi è ragione al mondo per cui ti possa amare, eppure t'amo - e quando ti guardo il mio cuore ride, batte più forte e quasi piango per la gioia, la gratitudine.

T'amo, piccola, silenziosa, discreta creatura. T'amo, d'amore puro - l'amor che non ha ragione, non ha spiegazioni, l'amore che nasce dove nulla nascerebbe e splende fulgido, sopravvivendo al tempo.

26 Ottobre 2011

Stanno distruggendo tutto, stanno facendo tabula rasa, ci stanno stringendo il cappio al collo e tra non molto non avremo più alcuna possibilità di tornare indietro: penzoleremo, soltanto - inermi, asservite marionette in mano ad un pugno di uomini dissennati, criminali. E noi - che sappiamo, vediamo - non abbiamo la forza numerica nemmeno per tentare di spaventarli, né la capacità persuasiva di tirarci dietro le masse per provare a cambiare.

Forse è così che deve essere, forse è giusto, lo meritiamo - nondimeno fa male, tanto, tanto male.

27 Ottobre 2011

Osserviamo il mondo con crescente disgusto, con il desiderio sempre più esibito di fare piazza pulita. Chiunque non sia come noi, finisce nel mirino, diventa un pericolo mortale, la causa di ogni nostro male, il nemico da abbattere.

Io la chiamo: "sindrome dello specchio rotto" - se fossimo capaci di onestà e discernimento, se avessimo il coraggio di guardare in noi stessi, scopriremmo che disprezziamo ciò che intimamente siamo, o vorremmo essere.

27 Ottobre 2011 - "Er pelliccia", il teppista...

Quando (se mai gli italiani saranno capaci di far valere le proprie ragioni, se mai troveranno il coraggio e una buona ragione per riprendersi la vita), a lanciare estintori, pietre, bombe carta e molotov, saranno ex lavoratori e lavoratrici, ex precari e precarie, definiremo sinistrati, teppisti, degni figli di brave mamme anche loro?

Carlo Giuliani era un sinistrato, teppista, degno figlio di brava mamma (e papà)? Non si possono fare paragoni? Siamo proprio sicuri?

I partigiani degli anni Quaranta erano teppisti per gli uomini e le donne del loro tempo - poi il vento cambiò direzione e divennero eroi, liberatori, o assassini (dipende da quale parte della storia ci si collochi).

Er pelliccia è un cretino, non c'è dubbio. Ma un cretino funzionale. Cretini funzionali erano, sono i terroristi - il dissenso è una roba da cretini funzionali, soprattutto il dissenso inconcludente e inoffensivo, quello delle gitarelle fuori porta: tutti in fila, perbenino, per non contravvenire le regole, non fare la figura del teppista, del guastafeste.

Il 15 Ottobre, se una parte dei cretini funzionali che presero parte alla manifestazione avessero agito nell'interesse del paese, non ci sarebbero state auto bruciate e vetrine infrante, ma scontri sì, sotto le finestre del potere - invece...

Ora, non so come andrà a finire (non nutro alcuna speranza che gli italiani abbiano la capacità e la volontà di ripensarsi), ma certo, se qualcuno si mette a lanciare estintori, io qualche domanda me la faccio e non mi accontento di qualche bella rispostina preconfezionata e semplicistica.

Le tifoserie mi fanno rabbrividire, dentro e fuori gli stadi, dentro e fuori le case, le piazze e i cervelli - perché il tifoso urla, impreca, insulta, ma alla fine è perfettamente funzionale. Il tifoso non pensa, o non pensa abbastanza. Il tifoso è pigro e rigido, è qualunquista, è forte con i deboli, se la prende con le tifoserie avversarie, spacca le vetrine ma non le finestre del padrone.

Ragiono da intellettuale? Se cerco di capire sono una rivoluzionaria in pantofole? Può darsi, chissà.

8 Novembre 2011

Io avrei voluto che la vita mi attraversasse, con la stessa inequivocabilità, la stessa inconsistenza e la stessa bellezza di un fascio di luce che fende il buio.

9 Novembre 2011

E così, pare, cadremo dalla padella nella brace - con questo PD e le sue allegre alleanze, chissà che non ci tocchi rimpiangere il nano di Nazareth.

10 Novembre 2011

Il potere per il potere, senza saper immaginare un mondo diverso, incapaci di avere una visione che vada oltre l'esistente, il conosciuto, completamente privi della consapevolezza, della cultura, del coraggio, dell'onestà, della fantasia, della lungimiranza, dell'umiltà e della generosità che occorrono per ripensare e ripensarsi. Nulla cambierà, chi crede il contrario s'illude - in buona o cattive fede.

Schiavi del mercato, delle banche, delle borse, del denaro, del consumo, della produttività, della crescita, del lavoro... Se una profonda, vera, anche sanguinosa rivolta dovrebbe esserci, è a tutto questo. Qualsiasi ribellione che non abbia come primo nemico il sistema, la cultura che ci sta portando alla rovina, non ha alcun senso.

Penso spesso alla resistenza, non quella delle belle parole ripetute tre volte come il canto del gallo, davanti ad una platea di prezzolati doppiogiochisti - la Resistenza vera, quella dei teppisti, dei disfattisti, dei terroristi, che si arrampicavano sulle montagne, mettevano bombe, facevano azioni di sabotaggio. Penso alle staffette, alla neve, alla fame, ai resistenti torturati, impiccati o fucilati, alle brave famiglie contadine che li aiutavano a costo della vita e alle altre, che forse se ne fregavano, eppure morivano, ugualmente, bruciate nelle chiese, nelle case, sgozzate per divertimento o rappresaglia.

Penso che si può, si deve imbracciare il fucile - soprattutto quando vi è biasimo, irrisione, commiserazione, quando si è soli o poco più, quando ti guardi intorno e capisci di vivere in un incubo, mentre gli altri marciano, tutti in fila, perbene, complici o sconsiderati, comunque ubbidienti, pronti a denunciare il vicino per trenta denari o una pacca sulla spalla. E serve, ad un certo punto, proprio non se ne può fare a meno. Serve, è necessario, se ti portano via tutto, soprattutto la speranza, la libertà, il diritto. Si può morire, allora - morire è un onore. Sì, si può morire per un’ideale, per salvare una vita, un paese, il mondo. Si deve correre il rischio, altrimenti si è uomini e donne dappoco che meritano il giogo dei tiranni.

Non mi aspetto che il Web mostri il volto del riscatto, del coraggio, della consapevolezza, della disponibilità. Il Web è il tappeto rosso su cui camminano spedite la falsificazione, la banalità, l’alterigia e l’inconcludenza - camminano in piano, comodamente, mica s’inerpicano tra rovi e pietraie. Tuttavia, so di penne ardite che tra una virgola e un punto piantano chiodi d’acciaio dolce a cui, di tanto in tanto, qualcuno s’aggrappa. Non è molto, forse, ma in questo desolante nulla è meglio di niente.

13 Novembre 2011

Ieri sono stata lontana da TV e PC, quindi non ho seguito le vicende politiche, non ho visto i brindisi e le lacrime. Berlusconi mi ha delusa, un'altra volta. In cuor mio ho sperato che avesse un sussulto d'orgoglio, uno di quei suoi guizzi pazzamente geniali - ho sperato che inscenasse l'ultimo, inarrivabile, strabiliante Coup de théâtre e guardandoci dritti negli occhi, attraverso le telecamere, levasse il dito medio esclamando: "Col cazzo che mi dimetto, cribbio!", invece...

Ridete, ridete, sciabigottini (*).

(*) Sciabigotto - Sostantivo dialettale (toscano), quasi intraducibile, a metà tra il bischero (ingenuo, stupidotto) e il coglione (grullo, buono a nulla, persona che si crede furba e invece si rivela stupida, minchiona). Si dice di persona sciocca, priva di buonsenso e consapevolezza.

14 Novembre 2011

E' arrivato super Mario (Monti)!!! Toh, un altro salvatore della patria...

Sino a poche ore prima che Berlusconi rassegnasse le dimissioni, Rai News celebrava gli indignatos americani con servizi giornalistici commoventi in cui mostrava persone civili, pulite, ordinate, disciplinate, capaci di occupare il suolo pubblico ricreando piccole comunità perfettamente organizzate e rispettose, poi... subito dopo l'arrivo di Mario Monti, ecco spuntare servizi in cui quegli stessi cittadini sono dipinti come vandali, poco più di barboni, drogati, alcolizzati, rissosi, sporchi e pure assassini (quattro risse = quattro morti, in un giorno). Questa è l'informazione libera e imparziale in Italia: fin tanto che l'obiettivo era liberarsi di Berlusconi, le proteste dovevano essere prese ad esempio - caduto il nano di Nazareth, la protesta diviene un crimine. Ma andate affaculo.

La pigrizia è una tentatrice espertissima, tra le seduttrici è la più sottovalutata e perniciosa.

20 Novembre 2011

Molti credono che la castità sia innaturale, una specie di depravazione. La castità, se non implica sofferenza e sacrificio, e se non procura tormento o piacere, in sé, non è una perversione - è una condizione, una delle infinite espressioni della natura umana.

2 Dicembre 2011

A guardar bene, l'esistenza offre continui cambi di prospettiva e, gira-gira, mette di fronte ad ogni variabile possibile. Rimescola le carte, inverte le parti, sbaraglia le certezze, ne propone di nuove e subito dopo, quando si crede di aver raggiunto un approdo saldo, definitivo, molla gli ormeggi e ci spinge a proseguire il viaggio. Non vi è persona al mondo alla quale non siano date le opportunità e gli strumenti necessari per sperimentarsi e capire.

3 Dicembre 2011

Senza tutto il resto rimane solo la vita, la sua imminenza, caducità, il suo rotolare silenzioso nell'oblio.

Se usciamo meno, parliamo meno, vediamo meno persone, non è per colpa di Facebook, Internet o il computer, semmai il contrario. Non sarà spengendo le nostre apparecchiature elettroniche che molti di noi torneranno ad avere una vita sociale nella decenza. Io leggo moltissimo, comunico, guardo e ascolto il mondo come non sarebbe stato possibile prima di 10 anni fa - almeno questo l’ho guadagnato. Gente brutta ce n’è tanta, dentro e fuori il virtuale - non possiamo evitare d’incontrarla, ma solo se la incontriamo poi possiamo escluderla dalla nostra vita. Sul Internet è facile: un clic e via - tanti saluti -, senza spargimento di sangue. Forse dovremmo imparare a fare altrettanto anche nella vita reale. Cosa farei se non ci fosse il Web? Esattamente quello che faccio adesso, ma senza alcuna possibilità di condividerlo.

4 Dicembre 2011

Nell'immaginario collettivo (uomini e donne, insieme), le professioni di peso perdono autorevolezza e prestigio se espletate (anche) dalle donne. Più donne ai vertici non implica affatto una migliore considerazione delle stesse, né porta a maggiori opportunità o al raggiungimento della parità, tutt'altro. Come si vede, se non cambia la testa della gente (cultura), si ottiene l'effetto opposto. L'introduzione delle cosiddette "quote rosa", come del resto di ogni altra "azione positiva", porta chi ne è escluso a credere che lo si stia discriminando a vantaggio di una piccola minoranza che si lamenta senza ragione, alla quale si accordano dei privilegi senza che li meritino. Il disprezzo e la rabbia, la voglia di rimettere le cose a posto secondo le antiche strutture, la vecchia suddivisione dei ruoli, anziché diminuire, aumenta.

Ciò non significa che non si debba forzare la mano (con le leggi, le norme), ma non si può agire senza avere consapevolezza che vi sono conseguenze e reazioni controproducenti, anche violente, durevoli oltre ogni ragionevole limite, quando s’interviene pesantemente contro il senso comune non incidendo sulla formazione culturale, a partire dai più giovani. E d’altronde, se si affida questo compito a persone sostanzialmente conformi ai vecchi schemi, alle vecchie consuetudini, non ci si può aspettare che facciano bene il lavoro, ne capiscano il significato, la portata - e allora le azioni, le parole, nel migliore dei casi diventano inutili gusci vuoti.

Le lacrime di Elsa Fornero sono la prova che le donne hanno un diverso modo di sentire ed esprimere. Un bel modo, io penso - dolce, caldo, empatico. Il fastidio, le maniere spicce di Monti, sono la prova che gli uomini non apprezzano questa differenza, ritengono che l’emotività sia un problema, un difetto. Ieri abbiamo visto in Tv una “donnetta piagnucolosa” e un uomo costretto a rimediare pubblicamente alle sue lacrime inopportune. La Fornero è SOLO (forse) una brava profesionista, probabilmente capace e competente - Monti (se ne condivida o meno gli scopi) è LO statista. Punto. Secondo voi, tra i due, chi ha dato un’immagine di sé affidabile, controllata, autorevole? E, potendo scegliere, a prescindere dalle lacrime (e dalle qualità umane e professionali, dalle buone o cattive intenzioni), a chi dei due la maggioranza degli italiani e delle italiane affiderebbero la loro vita?

Se Monti avesse pianto, oggi sarebbe tutto un florilegio di piacevolezze - invece ha pianto la Fornero, una donna, e leggo commenti sprezzanti, sarcastici, irridenti. Chiosano anche le donne, certo, e sono le meno tenere, le più feroci. Gli uomini un passo indietro, come al solito. Tanto il lavoro sporco lo fanno le mogli, le fidanzate, le madri, le sorelle, le amiche, le colleghe.

Cultura - ecco cosa deve cambiare. Ma... a da passà ‘a nuttata.

15 Dicembre 2011

Non m’interessa, davvero. Se non interessa a voi che ci tenete tanto a prosperare, che tenete tanto ai vostri privilegi, a far bella figura, a non farvi mancare nulla, a sentirvi superiori, figuriamoci quanto me ne importa a me che sono il vostro zerbino, il sudicio che nascondete sotto il tappeto. Non m’interessa il vostro teatrino, non m’interessa il vostro chiacchiericcio, non m’interessa il vostro squallido, ipocrita mondino per il quale non siete disposti a muovere un dito. Se non interessa a voi la roba vostra, perché dovrei difenderla io?

Chiudere CasaPound? Ma se è dagli anni Settanta che chiediamo, inutilmente, che Forza Nuova ed altre realtà politiche e associative ugualmente incostituzionali siano ricacciate nella fogna! CasaPound esiste perché la Costituzione è carta straccia - da sempre.

17 Dicembre 2011

Se CasaPound ha diritto ad incassare il 5x1000, fondo CasaRicci e almeno l'affitto lo pago...

18 Dicembre 2011

L’apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645, anche detta Legge Scelba, che all’art. 4 intende sanzionare chiunque «faccia propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista», o «pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Encomiabile, ma la legge non definisce e non spiega cosa può essere considerato fascista. Credo che (al di là delle singole opinioni e volontà), sia difficile e molto raro (se non impossibile) poterla applicare. Mi spiego: se qualcuno (singolo o organizzazione che sia) dichiara pubblicamente che gli zingari sono una minaccia e devono essere allontanati dal paese, può essere accusato di essere antidemocratico e fascista? Sì, ma anche chi non è antidemocratico o fascista può fare (e troppo spesso fa) dichiarazioni analoghe, e allora?

Ci viene in soccorso la cosiddetta Legge Mancino: “la legge 25 giugno 1993 n. 205 (...) condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali. La legge punisce anche l'utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici”. Confortante, vero? Certo, ma come di consueto, quando si tratta di definire, prevenire e punire i reati motivati dall’odio, più genericamente ed esattamente definibili come reati di opinione, si finisce in un ginepraio e di rado si ricorre ad essa ogni volta che si dovrebbe.

Quante volte abbiamo notizia di sentenze di condanna che includono AGGRAVANTI riconducibili alla legge 205? Non quante dovrebbero essere, ma capita. Quante di condanne in esclusiva applicazione della suddetta legge? Vi sono, sicuramente, ma non me ne viene in mente nemmeno una.

Insomma, le leggi ci sono ma se non vi si fa ricorso, se non vengono applicate... si chiama “certezza del diritto”, in questo paese, una chimera.

21 Dicembre 2011

Non ho più tante parole. A dire il vero, non ne ho mai avute molte - parca, per carattere e buona educazione -, ma in questa progressione "a levare", le prime vittime evidenti sono sempre state loro. Da almeno trent’anni procedo per sottrazione: come un’impalcatura attorno alla mia esistenza, alla vita... via a pezzetti, grandi o piccoli, tutta. Alla fine, quando non ci sarà più nulla tra me e l’aria, volerò via.

30 Dicembre 2011

Penultimo giorno alla fine dell'anno e dodici mesi alla fine del mondo. Aspetto entrambi con sollievo.

Come al solito facciamo le leggi e poi? Nulla, nulla di nulla, un nulla così grosso che da solo basta a seppellirci. Potrei riferirmi alla annunciata riforma del catasto, ma in fondo chissenefrega: è solo un altro provvedimento oggettivamente inapplicabile - un proclama, insomma, buono per chi se ne riempie la bocca.

E allora, più prosaicamente penso alle civilissime ingiunzioni di non scendere in guerra la notte dell'ultimo dell'anno, pena multe salate e chissà cos'altro. Niente botti, bombe, fuochi d'artificio: i comuni risparmieranno, gli infermieri e i medici potranno concedersi un brindisi in santa pace e i poveri animaletti finalmente potranno festeggiare con i loro padroni senza rischiare un infarto. Geniale, ma dov'è l'esercito di artificieri e vigilantes che, scorrazzando soprattutto in periferia e nelle campagne, dovrebbe far rispettare le ordinanze? Non c'è, non esiste!

Quattro carabinieri, un paio di poliziotti, forse un vigile - tutti sfigati, infreddoliti e pure un tantino incazzati perché invece di potersi ubriacare gli tocca un surplus di lavoro che manco in tutto il resto dell'anno.

Ma via.

 

Clicca per accedere alla Home Page di questa sezione
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca per accedere alla pagina
Clicca
Clicca
Clicca
Clicca
Clicca
Clicca

 

Le immagini, se non diversamente segnalato, sono prevalentemente tratte da materiali fotografici e grafici preesistenti modificati e riadattati dall'autrice. La riproduzione parziale e non a scopo commerciale del materiale pubblicato (immagini e testi) è consentita citando la fonte (indirizzo web) e l’autore (Cinzia Ricci o altri), diversamente tutti i diritti sono riservati.

by www.cinziaricci.it oggi ethanricci.cloud

Questo sito, testato principalmente con Firefox, Internet Explorer e Safari, è privo di contenuti dannosi per i computer. On-line dal 2003, nel 2015 diviene antologico, da allora non viene aggiornato. Gli odierni Browers non supportano più gran parte dei materiali multimediali prodotti prima di tale anno, le numerose pagine che sembrano vuote in realtà contengono tali contenuti ormai non più fruibili - ne siamo dispiaciuti. Risoluzione schermo consigliata: 1024x768.