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Aggiornato Lunedì 03-Ago-2009

 

Torno da Lucca con le foto della giornata alle quali do un titolo, il mio titolo naturalmente, da persona comune...

"Domani" è il viso di un bambino, 5 o 6 anni al massimo, si aggira fra la folla con la sua benda bianca arrotolata in testa, mi accorgo di non voler cercare con lo sguardo i possibili genitori. Ha forse importanza?

"Insieme"
Davanti a me cammina una ragazza tenuta per mano da due uomini, sono tutti e tre imbavagliati. Chi è con chi? Chi sta con chi? Poco importa, passo dopo passo abbattono la barriera del "tu non puoi capire".

La ragazza si avvicina con un libro di Carla Lonzi andato in pezzi dopo l'ennesimo viaggio in treno, l'immancabile sacco a pelo appeso alla cintura che striscia per terra. Ha 20 anni, è arrabbiata, ma non parla, non ci sono le parole o forse non bastano più. Lei si chiama "memoria".

"Dignità ed orgoglio"
Cinzia è abbracciata al suo tamburo, si guarda intorno senza curiosità, riceve la mia stetta di mano occhi negli occhi, "Ciao, sono Silvia, da Milano" - "Ciao" e poi, "Posso chiederti di portare un bacio a Sara?" "Certo!". Tutto qui, senza fronzoli ed orpelli.

Le persone per strada ricevono i volantini da donne che sembrano madri o zie, ragazzi gay e uomini. Nessuno dei passanti prosegue indifferente il proprio cammino, forse la parola stupro, forse la parola lesbica, li costringe a fermarsi e leggere. Non ha importanza che sia un prurito o un pugno allo stomaco quello che avvertono, non ci sono colpetti di gomito insinuanti. Anche loro hanno un nome "Presa di coscienza".

La ragazza con i pantaloni di lino strappati bestemmia, al telefono e in macchina, anche se non sono credente mi da fastidio, non so. Ha una rabbia ed un odio non risolto che non comprendo. Dice di non condividere la scelta del video di Franca Rame, dice che lei avrebbe fatto diversamente, dice che si sente tradita dalle donne che non c'erano, dice che si è riaperta la ferita... Tutto diventa chiaro e la rabbia dolore. Il suo titolo è "stupro".

"Partecipazione"
È una foto bianca, completamente sovraesposta, sono indefinibili i contorni dei visi, ma si intuiscono le sagome di chi avrebbe voluto venire ma non ce l'ha fatta per la troppa sofferenza o per i troppi impegni, per problemi di distanza e di denaro, e per tutti quegli eccetera eccetera che conosciamo. Le loro facce non hanno impressionato la pellicola, ma il loro cuore c'era e l'abbiamo sentito.

Ed infine una foto tutta scura, buia, nella quale non si riconosce nulla se non il vago odore di fumo, odore stantio di cattedre e di prime della classe. Una foto che testimonia l'assenza delle istituzioni, quelle su cui una ragazzina dovrebbe poter contare per trovare il coraggio di ribellarsi e denunciare, l'assenza delle donne, quelle con la D maiuscola, quelle con i controcoglioni sfoderati ed esibiti ovunque ma non qui, a Lucca. "Latitanza" è il suo titolo, omertà il suo nome.

A Lucca, per le starde e le piazze, solo gente comune, gente per bene.

Silvia, Milano.

 

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