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Aggiornato Domenica 06-Gen-2008

La storia di Cinzia Ricci, la cui ragazza ha subito violenza, è un esempio di come, ancora oggi, la vita per gli omosessuali non sia tutta "rose e fiori" come vorrebbero farci credere...

 

 

Articolo di Pasquale Quaranta, pubblicato su "BABILONIA", Luglio/Agosto 2004

 

La vita: uno non smette mai di guardarsi le spalle; se ci voltiamo un attimo indietro, scorgiamo un po' del nostro passato, comprendendo soltanto ora l'evoluzione del nostro "essere al mondo", del ritrovarci su queste pagine a leggerci, a raccontare quelle storie che, in qualche modo, appartengono a tutti noi.

Con Cinzia ricordo gli inizi del 2002. Avevo appena compiuto 19 anni e faticavo ad accettare la mia omosessualità. Intanto "chattavo", conoscevo ragazzi e pubblicavo le prime pagine web sul tema: mi limitavo a scrivere il nickname, al massimo il nome, Pasquale. Nessuna informazione personale, nessuna foto. Cominciavo a prendere dimestichezza con Front Page e l'FTP, pubblicando su www.sharkmirc.net (oggi www.p40.it - n.d.r.) i primi pensieri e qualche mia poesia, come questa:

Giorni di ordinaria follia

«Son divieti di sosta imposti al cuore: autostrade, locali, la posta... sulla via di un amore. Di chi il sonno ormai perde, che non riposi mai. Dici: "Sto bene così". Rosso, giallo, verde: quando si ama non sai. Ti innamorerai? E di chi?»

Riproponevo così ai visitatori deliziosi aforismi che trovavo on-line, perlopiù sull'amicizia che, in realtà, sublimava il desiderio di un amore, di un compagno "irraggiungibile": leggere d'amore era un motivo in più d'inadeguatezza a "sentire" sensazioni e gioie condivise da tutti gli altri, ma anche una piccola lanterna di liberazione.

Iniziai allora a ricevere i primi "inviti" al silenzio, e-mail minatorie di una violenza psicologica che più passa il tempo e più mi rendo conto di essere sopravvissuto, con serenità, a un terrore deprimente. Quando Daniela, mia sorella, iniziò a leggere quanto ricevevo nella casella di posta, restò sgomenta. A Capodanno le avevo confidato di essere gay, con tutti i timori e le speranze che andavo scoprendo. Quel giorno, a tavola, non riuscimmo a mangiare: le mani tremavano, temevo di uscire di casa. Il ricatto dello "sputtanamento" forzato mi schiacciava spalle al muro. Mi vedevo, con gli occhi della mente, di ritorno dall'oratorio, dalla scuola calcio, dal garage, solo in un vicolo, bloccato da un gruppo di ragazzi pronti a pestarmi, a violentarmi...

Era quanto mi lasciavano intendere quei messaggi. Pensare che qualcosa di simile può capitare, oggi, a una mia sorella, a un fratello omosentimentale, significa prefigurarsi l'inferno. Una situazione avallata da uno Stato che, non comprendendo e tutelando il nostro diritto all'amore, evita di comunicare con fermezza il suo "no" a ogni forma di discriminazione ai danni di persone offese per il sesso, per l'orientamento sessuale, per la propria identità di genere. Quello che segue è il racconto di Cinzia Ricci. Sara, la sua compagna, è stata seguita, aggredita, stuprata. Il suo amore non è concepito da due imbecilli che classifichiamo come «omofobi»: sono gli sconfitti di questi tempi amari, quelli che con la violenza compensano la loro immaturità e ci fanno pesare la loro debolezza. Temono l'esistenza delle persone omosessuali perché, in fondo, non sanno. Un odio del genere non ha ragione d'essere. Li conosciamo bene. Non c'è spazio per chi ragiona diversamente.

Un episodio terribile su cui è stata sollevata abilmente la polvere del dubbio, del sospetto, per isolare e zittire. Penso che, se c'è un ghetto, è quello in cui ci facciamo recingere dagli altri, accettando pensieri paradossali che limitano, di fatto, la nostra libertà. Tollerando il silenzio che, su questi temi, non è mai innocente. Forse il significato profondo della faccenda riguarda proprio la nostra comunità che, distratta da tutti gli stupidi miraggi di una nazione consumistica, sta perdendo la propria identità, trasformandosi nell'ennesimo ingranaggio di una società grigia e senza ideali.

C'è da augurarci che queste testimonianze accendano in noi l'orgoglio, la forza, la vitalità essenziale per reagire, lottare, riscrivere un mondo.

Cinzia suggerisce che, in fondo, è possibile. Perché il vero Pride si fa dentro di noi. Quando l'Amore è la ragione del nostro coraggio...

 

 

Caro Pasquale, a nove giorni dalla denuncia pubblica di quello che è accaduto, ancora non una parola: nessun comunicato ufficiale o ufficioso (anche spedito privatamente, non mi offendo), silenzio totale dalle istituzioni (a parte qualche generica, verbale esternazione di sdegno peraltro fatta a titolo personale), dalle associazioni, circoli o mailing list Glbt, partiti, organizzazione di Destra, Sinistra o Centro... La stampa se n'è fregata e le donne per prime si stanno rendendo protagoniste di un generale impazzimento nel quale non solo mettono in dubbio la veridicità dell'accaduto, ma danno libero sfogo a ogni genere di illazione...

Siamo sconvolte, uccise dentro. Se penso che solo nove mesi fa, per una vetrina infranta, nel giro di una settimana ci fu una manifestazione a Lucca alla quale parteciparono più di 2000 persone, se penso che si mosse tutta la Toscana e tutta l'Italia ne fu informata... Dio mio, ma cosa sta succedendo? Dove sono le femministe e le lesbiche? Dove sono i gay festaioli e modaioli, quelli che sulla nostra pelle ci campano? Quelli che paghiamo coi nostri soldi perché ci rappresentino? Dov'è il movimento Glbt? Tra qualche giorno ci sarà il Pride a Grosseto: quante chiacchiere vuote, prive di significato! Vergogna, solo questo riesco a sussurrare...

Me ne tiro fuori [...] Da ieri la mia vita (e quella delle persone che amo) è seriamente in pericolo. Il messaggio è passato: in questo Paese ad alcune persone puoi fare veramente di tutto, tanto non gliene frega nulla a nessuno, nessuno è disposto a muovere un dito per loro. [...] Una delle poche persone che, pur non conoscendoci, si sta disinteressatamente dando da fare come una pazza per noi, sostiene che questo accanimento nei miei confronti è probabilmente dovuto al fatto che non faccio parte dello "star-lesbo/gay-system". Io, il mio sito e il mio lavoro non possiamo essere accettati, siamo avvertiti come una minaccia, troppa intelligenza fuori controllo, fuori dai giochi: la torta è piccola e già spartita... Devo crederle? Come faccio a spiegare che non me ne importa nulla di quella dannata torta, si strafoghino e magari ci si strozzino pure, io chiedo soltanto di non essere lasciata sola, che nessuno sia lasciato solo, messo nella condizione di diventare un bersaglio facile, indifeso e indifendibile. Già, ma dev'essere molto quello che chiedo, o di difficilissima comprensione per questa massa di ottusangoli veri, dentro e fuori la comunità omosessuale.

Scusa lo sfogo, Pasquale, ma davvero faccio fatica a tenermi in piedi, dritta sulla schiena. Grazie per essere stato uno dei pochi che ha dato la sua disponibilità a fare qualcosa di concreto. Ti mando il testo integrale del mio intervento fatto in occasione del convegno «In fondo a destra». Disponine come credi.

Ti saluto caramente, Cinzia.

 

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