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Aggiornato Lunedì 05-Mar-2012

 

Occorre cambiar registro. Finora ho dato voce a donne mature, con solidi trascorsi eterosessuali. Mi piacerebbe, adesso, poter parlare con una lesbica “dura e pura”, possibilmente giovane… Mi metto in caccia.

Le ragazze che conosco personalmente ma con le quali non è per me possibile avere alcun rapporto d’amicizia, sono tutte intorno alla trentina. Si avvicinano molto al modello proposto dalle inchieste propinate dalla stampa: sono carine e benestanti ma, a differenza delle loro cartacee coetanee, non hanno alcun interesse per il lesbo-femminismo militante o di ritorno, tutto sono tranne che impegnate culturalmente, politicamente o socialmente, nemmeno accidentalmente. Se ti rifiuti di parlare sempre e solo di vestiti, macchine, vacanze, fica e soldi, sei fuori dal gruppo. Se ti azzardi ad affrontare in profondità i temi riguardanti i diritti delle minoranze, della democrazia e della “visibilità”, ti guardano come se venissi da un altro pianeta o ti esprimessi in ostrogoto. Preferirebbero morire piuttosto che partecipare ad un evento culturale o politico, specie se si svolge nella loro città. Se sostieni il Gay Pride, ne comprendi le ragioni e l’importanza, ti prendono per un’esibizionista, una povera scema che non ha capito nulla e butta via il suo tempo. Insomma, di tutte queste cose non gliene può frega’ de meno, come direbbe una mia erudita amica.

Decido comunque di fare un tentativo e ne contatto alcune: picche. Sebbene tutti sappiano della loro omosessualità, nel migliore dei casi preferiscono non esibirla apertamente, nel peggiore si ostinano a negarla. Partecipare al mio progetto ne minaccerebbe la privacy, ma ho il maligno sospetto che in realtà abbiano ben poco da dire.

Abbasso il limite di età ed aiutata da una conoscente parlo con un gruppetto di ventenni che, dapprima mi squadrano dalla testa ai piedi neanche fossi la persona più strana che abbiano mai visto, poi diventano talmente loquaci che faccio una gran fatica a stargli dietro. Di esporsi, naturalmente, neanche a parlarne…

«Ma sei matta? Se mio padre lo scopre mi ammazza di botte!» afferma Marilù, diciotto anni, in attesa di prima occupazione - e dietro tutte le altre. Dal loro sguardo preoccupato capisco che non stanno scherzando.

Giulia, diciannove anni, apprendista: «In prima media mi sono innamorata di una tipa, hai presente quelle cotte che si prendono da bambine? Ecco! Ero talmente di fuori che lo dissi a mia madre… Mììììì, che strage! Mi ha chiusa in casa tre mesi, ha telefonato ai suoi genitori, ha voluto parlare con i miei professori, mi ha persino fatta andare da uno strizzacervelli! Ma ho imparato la lezione: bocca cucita da qui all’eternità!». Adesso è fidanzata con Mary, venticinque anni, la più “anziana” del gruppo, disoccupata: «Poche di noi hanno un lavoro stabile e nessuna ben retribuito. Le altre vanno avanti con le paghette e qualche lavoretto quando capita. Viviamo in casa con i nostri genitori e viste le finanze anche volessimo andarcene non potremmo. Non è tanto la reazione emotiva che ci preoccupa, quanto piuttosto di essere sbattute fuori… A me è capitato e ti posso garantire che non è divertente, specie se non hai un soldo, un posto dove andare…».

Già, il ricatto economico… Racconto che vivo da sola da quando mia madre mi ha cacciata di casa, avevo diciassette anni.

«Grazie tante,» - sospira Nico, ventun’anni appena compiuti ed un futuro da impiegata - «ai tuoi tempi si trovavano ancora delle stanzette abbastanza economiche, oggi non trovi niente a meno di 350 euro al mese. Io prendo la paga sindacale e ti giuro che pur non dando un euro in casa arrivo male alla fine del mese…» - e Vivy, ventitré anni, parrucchiera: «Ragazze, ho fatto i conti: la macchina, da sola, costa quasi quanto un appartamento!».

Dal loro chiacchiericcio intuisco che nessuna ha intenzione di proseguire gli studi.

«Studiare non mi è mai piaciuto, preferisco lavorare, farmi un gruzzoletto e andarmene, così voglio vedere cosa fanno quegli stronzi senza la sottoscritta che gli lava e gli stira le camice, cucina, pulisce e tutto il resto!». Marilù è orfana, sua madre è morta in un incidente stradale quando aveva dieci anni, da allora è lei che tira avanti la casa e accudisce il fratello più piccolo. Suo padre e il fratello più grande «con la scusa che sono uomini e vanno a lavorare non fanno un cazzo!», esclama, piena di giustificato risentimento. Si sono mangiati la sua infanzia, adesso vorrebbero mangiarsi il suo futuro. «Ma io non mi faccio fregare… Mi piacerebbe lavorare su una nave… Loro non lo sanno ma ho fatto i documenti per prendere il libretto di navigazione…»

«A me sarebbe piaciuto andare al Liceo Artistico - disegno bene, sai? -, ma dopo il casino non hanno voluto che proseguissi… Mi hanno sbattuta in fabbrica sei mesi, poi me ne sono andata perché non ce la facevo a stare rinchiusa otto ore… Ma lo sai che dovevamo chiedere il permesso anche per andare al bagno? Sapessi che pianti la notte, poi un giorno ho detto basta, ho mandato in culo il caporeparto e sono tornata a casa». Giulia non abbassa mai lo sguardo mentre mi parla.

«Tanto a che serve studiare,» - interviene Vivy, la pragmatica - «non è quel pezzo di carta che rende ricche, più intelligenti o belle…»

«Raga’, se una laurea leva la cellulite sono disposta ad andare all’università anche carponi sui ceci!», sbotta Mary - e giù tutte a ridere.

Le guardo attentamente. Sono carine, un po’ mascoline (mi rassicuro pensando ad un vezzo che con il tempo perderanno) ma ben camuffate nel loro look ordinario, alla moda: capelli lunghi, pantaloni al polpaccio, top striminziti e pancina all’aria. Mi fanno tenerezza. Sono spigliate, in apparenza per niente intimorite, o timide. Gli adulti scambiano per ingenuità quella che è semplicemente una mancanza di esperienza. Ripenso a quando avevo la loro età, alla mia generazione: eravamo quasi tutte impacciate, buffe, fuori misura, sapevamo poco o nulla del mondo reale e ci costringevano a vivere nel paese delle fiabe aspettando il principe azzurro – la scoperta e l’esplorazione della sessualità passava necessariamente attraverso l’eterosessualità, poi, dopo sofferenze e paure indescrivibili, arrivava il resto, se c’era. L’omosessualità era un argomento tabù, masturbarsi un peccato mortale, essere figli di “NN” un’umiliazione incancellabile, le ragazze madri erano puttane, un matrimonio sbagliato una vergogna da nascondere. Ricordo che quando per la prima volta mi sono resa conto con chiarezza che qualcosa in me non andava come avrebbe dovuto, ho pensato di essere malata, che la mia malattia fosse rarissima, inconfessabile, forse incurabile - davanti a me allora vidi un baratro. Sono stati mesi, anni terribili.

«L’ho sempre saputo che mi piacevano le ragazze, ma non sapevo a chi dirlo…» - racconta Mary - «A scuola ne parlavamo spesso, fra noi e talvolta anche con i professori. I commenti te li lascio immaginare (niente di sensato o ripetibile), ma perlomeno scoprì che non ero l’unica. Seppi addirittura che in centro c’era una specie di ritrovo… Mi feci coraggio e decisi di andarci. Non sapevo cosa aspettarmi. Immaginavo che dovesse essere un posto buio e mi faceva una gran paura, però ero anche eccitatissima… Era un bar, non aveva nulla di strano o diverso dagli altri. Che delusione… Ciò nonostante non riuscì ad entrare nemmeno per prendermi un gelato… Ogni volta che potevo ci passavo davanti, davo una sbirciatina e via, quasi scappavo… M’imbarazzava l’idea di andarci da sola, poi un giorno mi accorsi che c’erano i video-giochi e allora trovai la scusa per entrare. Il barista era simpatico, mi offriva sempre qualcosa, aveva capito che mi sentivo come un pesce fuor d’acqua. Diventammo amici – è lui che mi ha presentato Giulia…»

«Io e Vivy stavamo insieme a quel tempo, ma era un casino perché non ero ancora maggiorenne. I miei di omosessualità non vogliono proprio sentir parlare, penso che mi preferirebbero morta piuttosto che lesbica. Come si dice? “Meglio puttana o drogata” – che scemi… Facevamo i salti mortali per non farci scoprire, una bugia dietro l’altra, anche adesso, con Mary… Non lo sopporto, ma se questo è quello che vogliono, peggio per loro!». Dietro l’aria strafottente di Giulia c’è delusione e rabbia. Penso che un genitore possa rinunciare ad un figlio solo se non lo ama – altrimenti non può sopportarne l’infelicità, men che mai procurargliela. Indurre con le buone o le cattive a rinnegare se stessi, costringere a mentire, semina solo dolore e fallimenti, talvolta un risentimento che il tempo da solo non può cancellare. Non vi è nulla di educativo nella coercizione e l’inganno o l’ipocrisia non sono mai a fin di bene.

Marilù è un po’ in disparte, ascolta con attenzione, si mordicchia le unghie. È la più piccola. Mi sembra di sentirla urlare, un grido che è dentro di lei e i suoi occhi non possono nascondere. Vorrei rassicurarla, metterla a suo agio. Vorrei abbracciarla, portarla via dal suo inferno, vorrei raccontarle quanto è bello navigare di notte, starsene da soli al timone assaporando l’aria tiepida, profumata di salsedine, le stelle del firmamento in cielo e l’acqua che brilluccica tutt’intorno – vorrei aiutarla a sognare, a coltivare il suo sogno, a crederci. Le sorrido con quanta più dolcezza posso. Le chiedo cosa pensa. «Io non lo so se sono lesbica.» - all’improvviso cala il silenzio, o il gelo - «Davvero, non lo so. Forse non ho avuto il tempo di capirlo. Di certo i ragazzi non mi piacciono, sono sciocchi, noiosi e arroganti, il più delle volte vorrei spaccargli la faccia – ma anche le ragazze non sono mica tanto migliori! Sono stupide, sempre lì a far moine, pronte a tradirti o farti sentire una merda. Con voi mi trovo bene, mi diverto – in un certo senso siete la mia famiglia, ma ogni volta che parlate di certe cose io vorrei essere da un’altra parte…». Le chiedo se sia mai stata innamorata: «Ho voluto molto bene alla mia insegnante d’inglese, alle medie. Mi piaceva e quando mi toccava cominciavo a sudare, ma non lo so se ero innamorata… In realtà io non so cos’è l’amore…».
«Certo che lo sai,» – mi scappa detto – «ma ne hai terrore perché sai anche che l’amore non è per sempre: alcune persone muoiono, altre, invece di sorreggerti ti portano a fondo. Sono cose dolorose che conosci e vorresti non dover rivivere». Marilù abbassa lo sguardo.

Forse ho esagerato, questo non è né il momento né il luogo adatto per dire certe cose – arrossisco e mi scuso goffamente ma ho una gran paura che fra noi si sia creata una frattura. Vivy si alza e chiede se vogliamo bere qualcosa, Mary la segue. Marilù si accende una sigaretta che fra le sue dita sembra enorme.

Ometto la mia personale opinione su quell’indemoniato che è il Cardinale Ratzinger (se qualcuno cercava l’anticristo adesso sa chi è) e tanto per ristabilire un contatto chiedo a Nico se è a conoscenza del comunicato della chiesa contro l’omosessualità.

«Non leggo i giornali ed evito i TG, sono noiosi e di parte, tutti».
«Quale parte?»
«La Rai è comunista».
Mi si accappona la pelle ma per evitare di andarle troppo contropelo generalizzo: «Ad essere sinceri, la Rai adesso è del Berlusca e dei suoi amichetti, checché ne dica lui e tutti gli altri…»
«Non c’è differenza, cambiano le bandiere ma la minestra è sempre quella».
«Beh, non è proprio così. Certe notizie, ad esempio, non passano più ed anche il taglio giornalistico è, nel migliore dei casi, filogovernativo, se poi si tratta di affrontare argomenti legati all’omosessualità la situazione è più che evidente, meglio non contraddire o non prendere posizioni che possano infastidire la potentissima lobbie cattolica…»
«Davvero, la politica non m’interessa e chi la fa mi sta sulle palle».
«Anche tu stai facendo politica. Tutto è politica».
«Sarà, ma preferisco parlar d’altro».

Vivy, che intanto è tornata con sei boccali di birra gelata, ha intuito il tema del nostro battibecco: «Nico è fascista.» - le dà una manata sulla testa e ride - «Vota per Fini. Vorrei strozzarla ma da quell’orecchio…»
«Non sono fascista, non mi fare incazzare! È che se vedo rosso divento una bestia…»
«Non è una questione di colori, è che sei ignorante come una capra e voti a destra senza sapere quello che fai! Un omosessuale non può votare i fascisti, porca puttana, sarebbe come se un ebreo votasse Hitler – è un’assurdità!»

Penso a tutti gli ebrei che hanno sostenuto il nazionalsocialismo favorendone l’ascesa al potere, a tutti gli omosessuali che da sempre simpatizzano o, peggio, votano per quello stesso centrodestra che recentemente ha trasformato la Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, nel primo decreto legge della Repubblica Italiana chiaramente discriminatorio nei confronti delle persone LGBT* - ma non intervengo…

«Ragazze, non abbiamo scampo: avete letto le stronzate che ha detto il Papa?»
«Il Papa non c’entra, pover’uomo, quello ormai regge l’anima con i denti, secondo me lo drogano per tenerlo in piedi…»
«Altroché se c’entra! Ha sempre fatto il simpatico, lo sportivo, ma è un integralista… Fosse vissuto Papa Luciani chissà come sarebbe andata…»

Mi chiedo cosa possano saperne, ma le lascio chiacchierare...

«Comunque la Bibbia parla chiaro: finocchi e lesbiche tutti al muro…»
«Sì, ma questa merda è buona per i cattolici e se io non lo sono? Che cazzo c’entro io con le loro stronzate?»

Mica scema la ragazza…

«Tu sei cattolica, ti hanno battezzata!»
«E allora voglio sbattezzarmi!»
«Non dire cazzate…»
«Sono stata battezzata, mica marchiata a fuoco! Voglio recidere il contratto!»
«Non lo puoi fare…»
«Certo che posso, non so come ma si può, l’ho letto da qualche parte…»
«Ma se tu potessi ti sposeresti?»
«In chiesa neanche morta!»
«Io anche subito! Mi farei prestare il vestito da mio fratello (l’ho provato, mi sta troppo bene) e poi vorrei i fiori, i chierichetti, l’incenso e tutto il resto… Anche il lancio del riso dopo la cerimonia!»
«Io invece vorrei sposarmi in jeans, se mi mettessi l’abito bianco mi scambierebbero per una bomboniera…»

Adesso sono rilassate, ridono, si prendono in giro, finalmente dimostrano l’età che hanno.

M’invitano a raggiungerle quella sera ad una festa ma dico di avere un altro impegno. Troppa confusione per i miei gusti - talvolta anch’io dimostro l’età che ho.

 

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