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Aggiornato Lunedì 05-Mar-2012

 

Con Roberta ho un irritante scambio di mails, seguito da un paio di appuntamenti ai quali non si è presentata. A dire il vero non sono ben disposta nei suoi confronti. Tutto quello strombazzare la sua felicità, la sua realizzazione come donna e lesbica, quel suo sputare sentenze secondo le quali non l’avrei avuta simpatica e quindi non avrei accettato d’incontrarla, mi ha proprio infastidita, ma siccome talvolta sono perseverante, fisso un altro appuntamento.

Arriva a tutta velocità sulla sua auto sportiva, inchioda, scende disinvolta e mi stringe la mano quasi stritolandola. Non è una donna, è un tornado. Ha un viso che ispira simpatia, è spigliata, sicura di sé, persino carina. Fosse un po’ meno strafottente, superba…
«Ti ho fatta incazzare, vero?»
«(Se le dico di no si offende…) Un tantino…»
«Volevo vedere se eri una persona seria…»
«(Da che pulpito…) Lo sono?»
«Forse sì.»
«E cos’è che fa la differenza? Sentiamo…»
«Prima ci penso e poi te lo dico.»

Menomale che ci pensa.

È una giornata velata e tiepida. Decidiamo di fare una passeggiata, mangiare un gelato, bere qualcosa. Mi racconta di aver fatto il coming-out a casa e sul lavoro: «Beh, non hanno fatto i salti dalla gioia, ma a parte qualche piccola difficoltà iniziale, si è aggiustato tutto nel migliore dei modi. Sul lavoro mi hanno solo chiesto di non ostentare la mia omosessualità, di portare rispetto, insomma, ma per il resto mi hanno accettata senza problemi.»
Le chiedo cosa intendono per “non ostentare”.
«Non avere atteggiamenti ambigui verso le colleghe o le clienti, ad esempio.»
«In che senso?»
«Non corteggiarle, metterle in imbarazzo, credo.»
«Ah… e loro lo fanno?»
«Beh, a volte capita, ma è normale… Lavoro in un’azienda abbastanza grande e importante, siamo parecchi, uomini e donne, è facile che ci siano simpatie e poi mica sempre sono cose serie, a volte si fa per ridere, per stemperare un po’ la tensione…»
«E tu non puoi…»
«Per gioco sì, ci mancherebbe! Magari, però, non con le clienti…»
«Ah. E chi ti avrebbe chiesto di non “ostentare”?»
«I miei superiori che però, guarda, sono anche amici e quindi mica mi sono offesa – l’importante è che non debba inventarmi chissà cosa per passare inosservata.»
«Perché, ora che “sanno” passi inosservata?»
«No, ma almeno non devo continuamente giustificarmi, trovare delle scuse…»
«Prima lo facevi?»
«Per forza!»
«Non potevi semplicemente farti i fatti tuoi? Le persone, a volte, possono anche essere riservate, hanno il diritto di esserlo…»
«È più facile a dirsi che a farsi… La gente diviene diffidente, sospettosa, e poi tutti parlavano delle loro storie, non mi andava di essere tagliata fuori, così mettevo al maschile quello che era al femminile, ma sapessi che fatica! Perché, scusa, tu non l’hai mai fatto?»
«Ti sembrerà strano, ma no, non l’ho mai fatto. La riservatezza non impedisce che si vengano a creare dei buoni rapporti. Anzi, la riservatezza è un valore aggiunto e apprezzato – dalle persone intelligenti, almeno, e con queste non occorre arrampicarsi sugli specchi.»

Roberta mi guarda di traverso, nel suo sorriso che pare essersi indelebilmente stampato sulla sua faccia (mi chiedo se sia nata così) si è aperta una crepa sottile, appena percepibile.

«E in famiglia com’è andata?»
«Lì per lì c’è stata un po’ d’agitazione, poi però mi hanno accettata senza problemi. Sai, i miei non sono mica gente comune, hanno girato il mondo, hanno studiato, fanno un sacco di cose importanti…»
«Perché, chi non ha girato il mondo, non ha studiato e non fa cose importanti non può essere capace di accettare una figlia lesbica?»
«Che c’entra? È che magari persone così sono facilitate, sono più aperte, moderne… Nonostante tutto mi hanno permesso di finire l’università, poi mi hanno comprato una casa…»
«“Nonostante tutto” che?»
«Il fatto che fossi lesbica, all’inizio, e poi che volessi fare le mie esperienze lontano dalla famiglia, anzi, ad essere sincera non solo non mi hanno ostacolata, ma mi hanno persino incoraggiata!»
In altre parole: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore” – penso.
«Sono stati eccezionali, generosissimi… Purtroppo non ci vediamo spesso: papà è sempre occupato con il lavoro e mamma va spesso all’estero… Sono separati ma si vogliono un gran bene. Talvolta ci troviamo per il Natale, ma a dire il vero capita sempre più raramente…»

Un’altra crepa.

«Quindi sei sola.»
«No, per il mio compleanno mi hanno regalato Briciola, una barboncina che mi sta mangiando la casa, e poi sono piena di amici con i quali faccio un sacco di cose…»
«Una compagna?»
«Ho avuto una storia importante, è durata quasi un anno ma poi è finita – adesso voglio spassarmela, le occasioni non mi mancano.»
«Come trascorri il tempo libero?»
«Il fine settimana mi piace andare per locali - li ho girati un po’ tutti. Questa estate sono stata in Grecia, mi sono divertita un mucchio… Certe gnocche…»
Non mi azzardo a chiederle se abbia visitato qualche sito archeologico – so già la risposta.

La porto a bere qualcosa al Caffè de Simo, uno splendido locale liberty (argenti, lampadari di Murano e tavoli intarsiati dell’epoca). Clientela geriatrico/turistica. Roberta si guarda intorno con aria annoiata: «Carino qui… Ma i giovani a Lucca dove si ritrovano?»
«Di quale età e ceto sociale?»
Mi guarda costernata. Le vado incontro: «Ci sono solo due bar friendly, ma i gay e le lesbiche non li frequentano.»
«Torre del Lago è distante?»
«Una trentina di chilometri.»
«Andiamo?»
«Neanche morta.»
«E perché?»
«Innanzitutto perché non ne sento la necessità, e poi perché a quest’ora e con questo tempo non c’è nessuno…»

La prima e la seconda crepa si sono congiunte. Segue un lungo silenzio che interrompo infliggendole un’impietosa gragnola di colpi bassi: «Fai parte di qualche associazione gay o lesbica? Frequenti qualcuno che è impegnato nel movimento? Partecipi ai Gay Pride?» - poi la stendo: «Per chi voti?»
«Normalmente non voto.»
Non avevo dubbi.

Il sorriso le è ormai andato in frantumi.

Un po’ mi spiace di non averle dato soddisfazione, ma ir troppo stroppia, come si dice dalle mie parti. Le chiedo se posso pubblicare l’intervista senza omettere i suoi dati personali.
«Preferirei non creare inutili imbarazzi...»
«Capisco, ma non eri tu la lesbica realizzata, senza problemi?»

Non risponde. Arranco fra i cocci.

Ha cominciato a piovere. Raggiungiamo in fretta il parcheggio e prima di lasciarci mi dice che le ha fatto piacere conoscermi, che è stata una bella esperienza e che tornerà presto a trovarmi, magari con un’amica. La interrompo: «Allora ci hai pensato…»
«???»
«Sono una persona seria?»

Abbassa lo sguardo, mi fa un cenno con la mano mentre chiude elettricamente il finestrino, ingrana la prima e in men che non si dica sparisce oltre l’angolo.

 

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