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Con
Roberta ho un irritante scambio di mails, seguito da un paio di appuntamenti
ai quali non si è presentata. A dire il vero non sono ben disposta
nei suoi confronti. Tutto quello strombazzare la sua felicità,
la sua realizzazione come donna e lesbica, quel suo sputare sentenze secondo
le quali non l’avrei avuta simpatica e quindi non avrei accettato
d’incontrarla, mi ha proprio infastidita, ma siccome talvolta sono
perseverante, fisso un altro appuntamento.
Arriva
a tutta velocità sulla sua auto sportiva, inchioda, scende disinvolta
e mi stringe la mano quasi stritolandola. Non è una donna, è
un tornado. Ha un viso che ispira simpatia, è spigliata, sicura
di sé, persino carina. Fosse un po’ meno strafottente, superba…
«Ti
ho fatta incazzare, vero?»
«(Se le dico di no si offende…) Un tantino…»
«Volevo vedere se eri una persona seria…»
«(Da che pulpito…) Lo sono?»
«Forse sì.»
«E cos’è che fa la differenza? Sentiamo…»
«Prima ci penso e poi te lo dico.»
Menomale
che ci pensa.
È
una giornata velata e tiepida. Decidiamo di fare una passeggiata, mangiare
un gelato, bere qualcosa. Mi racconta di aver fatto il coming-out a casa
e sul lavoro: «Beh, non hanno fatto i salti dalla gioia, ma a parte
qualche piccola difficoltà iniziale, si è aggiustato tutto
nel migliore dei modi… Sul lavoro mi hanno solo chiesto di non ostentare
la mia omosessualità, di portare rispetto, insomma, ma per il resto
mi hanno accettata senza problemi.» Le chiedo cosa intendono per
“non ostentare”. «Non avere atteggiamenti ambigui verso
le colleghe o le clienti, ad esempio.»
«In che senso?»
«Non corteggiarle, metterle in imbarazzo, credo.»
«Ah… e loro lo fanno?»
«Beh, a volte capita, ma è normale… Lavoro in un’azienda
abbastanza grande e importante, siamo parecchi, uomini e donne, è
facile che ci siano simpatie e poi mica sempre sono cose serie, a volte
si fa per ridere, per stemperare un po’ la tensione…»
«E tu non puoi…»
«Per gioco sì, ci mancherebbe! Magari, però, non con
le clienti…»
«Ah. E chi ti avrebbe chiesto di non “ostentare”?»
«I miei superiori che però, guarda, sono anche amici e quindi
mica mi sono offesa – l’importante è che non debba
inventarmi chissà cosa per passare inosservata!»
«Perché, ora che “sanno” passi inosservata?»
«No, ma almeno non devo continuamente giustificarmi, trovare delle
scuse…»
«Prima lo facevi?»
«Per forza!»
«Non potevi semplicemente farti i fatti tuoi? Le persone, a volte,
possono anche essere riservate, hanno il diritto di esserlo…»
«È più facile a dirsi che a farsi… La gente
diviene diffidente, sospettosa, e poi tutti parlavano delle loro storie,
non mi andava di essere tagliata fuori, così mettevo al maschile
quello che era al femminile, ma sapessi che fatica! Perché, scusa,
tu non l’hai mai fatto?»
«Ti sembrerà strano, ma no, non l’ho mai fatto. La
riservatezza non impedisce che si vengano a creare dei buoni rapporti.
Anzi, la riservatezza è un valore aggiunto e apprezzato –
dalle persone intelligenti, almeno, e con queste non occorre arrampicarsi
sugli specchi.»
Roberta
mi guarda di traverso, nel suo sorriso che par essersi indelebilmente
stampato sulla sua faccia (mi chiedo se sia nata così) si è
aperta una crepa sottile, appena percepibile.
«E
in famiglia com’è andata?»
«Lì per lì c’è stata un po’ d’agitazione,
poi però mi hanno accettata senza problemi… Sai, i miei non
sono mica gente comune, hanno girato il mondo, hanno studiato, fanno un
sacco di cose importanti…»
«Perché, chi non ha girato il mondo, non ha studiato e non
fa cose importanti non può essere capace di accettare una figlia
lesbica?»
«Che c’entra? È che magari persone così sono
facilitate, sono più aperte, moderne… Nonostante tutto mi
hanno permesso di finire l’università, poi mi hanno comprato
una casa…»
«“Nonostante tutto” che?»
«Il fatto che fossi lesbica, all’inizio, e poi che volessi
fare le mie esperienze lontano dalla famiglia, anzi, ad essere sincera
non solo non mi hanno mai ostacolata, ma mi hanno persino incoraggiata!»
In altre parole: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”
– penso. «Sono stati eccezionali, generosissimi… Purtroppo
non ci vediamo spesso: papà è sempre occupato con il lavoro
e mamma va spesso all’estero… Sono separati ma si vogliono
un gran bene… Talvolta ci troviamo per il Natale, ma a dire il vero
capita sempre più raramente…»
Un’altra
crepa.
«Quindi
sei sola.»
«No, per il mio compleanno mi hanno regalato Briciola, una barboncina
di razza che mi sta mangiando la casa, e poi sono piena di amici con i
quali faccio un sacco di cose…»
«Una compagna?»
«Ho avuto una storia importante, è durata quasi un anno ma
poi è finita – adesso voglio spassarmela, le occasioni non
mi mancano…»
«Come trascorri il tempo libero?»
«Il fine settimana mi piace andare per locali… Li ho girati
un po’ tutti… Questa estate sono stata in Grecia, mi sono
divertita un mucchio… Certe gnocche…»
Non mi azzardo a chiederle se abbia visitato qualche sito archeologico
– so già la risposta.
La
porto a bere qualcosa al Caffè de Simo, uno splendido locale liberty
(argenti, lampadari di Murano e tavoli intarsiati dell’epoca). Clientela
geriatrico-turistica. Roberta si guarda intorno con aria annoiata. «Carino
qui… Ma i giovani a Lucca dove si ritrovano?»
«Di quale età e ceto?»
Mi guarda costernata. Le vado incontro: «Ci sono solo due bar friendly,
ma i gay e le lesbiche non li frequentano…»
«Torre del Lago è distante?»
«Una trentina di chilometri.»
«Andiamo?»
«Neanche morta.»
«E perché?»
«Innanzitutto perché non ne sento la necessità, e
poi perché a quest’ora e con questo tempo non c’è
nessuno…»
La
prima e la seconda crepa si sono congiunte. Segue un lungo silenzio che
interrompo infliggendole un’impietosa gragnola di colpi bassi: «Fai
parte di qualche associazione gay o lesbica? Frequenti qualcuno che è
impegnato nel movimento? Partecipi ai Gay Pride?» - poi la stendo:
«Per chi voti?»
«Normalmente non voto - è che me ne dimentico, o magari sono
fuori città...»
Non avevo dubbi.
Il
sorriso le è ormai andato in frantumi.
Un
po’ mi spiace di
non averle dato soddisfazione, ma “ir troppo stroppia”, come
si dice dalle mie parti. Le chiedo se posso pubblicare l’intervista
senza omettere i suoi dati personali. «Preferirei non creare inutili
imbarazzi...»
«Capisco, ma non eri tu la lesbica realizzata, senza problemi?»
Non
risponde. Arranco fra i cocci.
Ha
cominciato a piovere. Raggiungiamo in fretta il parcheggio e prima di
lasciarci mi dice che le ha fatto piacere conoscermi, che è stata
una bella esperienza e che tornerà presto a trovarmi, magari con
un’amica. La interrompo: «Allora ci hai pensato…»
«???»
«Sono una persona seria?»
Abbassa
lo sguardo, mi fa un cenno con la mano mentre chiude elettricamente il
finestrino, ingrana la prima e in men che non si dica sparisce oltre l’angolo.

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