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Con
Gianni fisso un appuntamento in piena emergenza climatica. Sebbene i chilometri
non siano tanti, il viaggio è lungo e disagevole: treni terzomondisti
senza riscaldamento, sudiciume ovunque, cattivi odori, bagni che a entrarci
s’attorcigliano le budella – questa la gogna che devono subire
i pendolari e chi non può permettersi alternative. In ritardo,
ma finalmente arrivo. Pioggia mista a neve. Mi stringo nel cappotto e
guadagno l’uscita. Subito fuori mi viene incontro un uomo di età
indefinibile, giacca a vento, jeans, un berretto di lana che quasi gli
copre gli occhi, verdi e vispi. Ci presentiamo e lui, con piglio gentile
ma non affettato, mi ricopre di complimenti – peccato, non scaldano.
Lamento un certo appetito e lui prontamente si associa. Chiediamo ad un
taxista se c’è una trattoria nei paraggi e poco dopo siamo
già seduti davanti ad una bottiglia di vino.
Gianni
ha una piccola impresa, non se la passa male ma da qualche anno il suo
tenore di vita non è più lo stesso: «Ha un bel dire
il signor Berlusconi che siamo più ricchi! Da quando c’è
lui al governo i soldi hanno messo le gambe – camminano dal nostro
portafoglio al suo!» - rido - «Non fraintendermi, politicamente
non la penso come te.» - ah, e come la penso? - «Sono di destra,»
- bene, sentiamo… - «ma sono tante le cose che non mi vanno,
a partire dalle posizioni paracule di Gianfranco… Meglio lui, però,
che tanti altri, e poi tira un’aria di alleanze, coperture e finanziamenti
incrociati che non mi piace: davanti moderati, europei, dietro, però…
è la stessa zuppa, anzi, peggio, perché se scendi a patti
con le organizzazioni neofasciste che ci sono in giro adesso, sai come
cominci ma non sai come vai a finire…» - lo sanno, lo sanno,
e poi non sono nemmeno “nuove”, tutta roba vecchia, riciclata…
Gli chiedo come fa a conciliare la sua omosessualità con le politiche
discriminatorie di questo governo: «Eh, talvolta me lo chiedo anch’io…
ma sai, non sono proprio omosessuale - io, se proprio dovessi definirmi,
direi al massimo bisex. Comunque penso che sia tutta propaganda, d’altronde
se si vuol stare al governo non si possono dispiacere i poteri forti che
stanno dietro alla politica e all’economia, su alcuni argomenti
bisogna far buon viso, bisogna accettare qualche compromesso…»
«Alla faccia dei compromessi!» - sbotto - «Li leggi
i giornali? Coppie di fatto, procreazione assistita, libertà di
licenziamento per le persone LGBT* che fanno certi mestieri, gli atti
di violenza e intimidazione sempre più frequenti e impuniti…»
«Ok, te l’ho detto che non sono contento! Ma pensi che la
sinistra farebbe meglio, andrebbe contro la chiesa e l’elettorato
cattolico a rischio di inimicarseli, qui, in Italia?! Sin tanto che è
all’opposizione qualche libertà se la può prendere,
ma poi quando arriva il momento di fare sul serio…» - effettivamente…
- «Comunque su alcune cose sono anche d’accordo…»
- ah, e su cosa? - «I figli, ad esempio, la famiglia, i ruoli…»
- ecco, lo sapevo… - «Non vorrai mica convincermi che una
coppia omosessuale è uguale ad una coppia eterosessuale, che per
un bambino avere due papà o due mamme sarebbe una cosa normale?»
«Beh, sin tanto che ci ostineremo a pensare che non lo sia…»
«Non lo è. Un bambino ha bisogno di modelli di riferimento
maschili e femminili – non lo dico io, è provato scientificamente.»
«Beh, se è per questo, all’inizio del secolo scorso
era anche scientificamente provato che tutte le razze erano inferiori
tranne quella ariana! Non esiste una casistica di bambini che, allevati
da coppie omosessuali, abbiano manifestato disturbi o disagi particolari
e nemmeno che, diventati adulti, abbiano avuto una vita emotiva, sessuale
e sociale disordinata o siano diventati omosessuali. L’omosessualità
non è una suggestione o una malattia contagiosa che si trasmette
per via parentale o aerea! L’omosessualità è una condizione
umana!»
«D’accordo, ma non esiste nemmeno una casistica che provi
il contrario e nell’incertezza, secondo me, è meglio lasciare
le cose come stanno visto che sino ad ora hanno funzionato benissimo…
Se il problema è la natalità, beh, con tutti gli extracomunitari
e i terroni che ci sono…»
Questa
poi… sono furibonda. Faccio davvero fatica a starmene seduta, a
non andarmene. D’altronde - mi dico - c’è tanta gente
che ragiona come lui, non sono qui per giudicare, ma… E il pensiero
torna a quella mattina del 18 Aprile scorso, ripenso al calvario che ne
è seguito, a questi ultimi undici mesi e concludo che devo proprio
essere pazza se anche adesso riuscirò a mantenere il controllo.
Uno, due, tre… il peggio è passato, ce la posso fare. Sì,
ha ragione Gianni: alcune persone non sono “normali” –
sono fra queste.
Arriva
il cameriere. Ne approfitto per cambiare discorso, riprendere fiato. Chiedo
a Gianni di raccontarmi la sua storia, parlarmi della sua “bisessualità”,
come la vive…
«Come
molti altri, credo. Sto con i miei e lavoro tantissimo. Ogni tanto, quando
ho davvero bisogno di scaricarmi, cerco compagnia… capisci che intendo…
Navigo parecchio in internet, è interessante, ma non frequento
locali particolari, non mi piacciono e non mi piace la gente che ci và.
Non mi piacciono nemmeno le donne che scimmiottano gli uomini e le checche
- lì sono quasi tutti in quel modo, maschiacce o effeminati…
Mi sembrano comportamenti forzati, innaturali, l’ostentazione mi
disturba… Gli uomini come li intendo io sono uomini veri, non passano
le giornate davanti allo specchio a rifarsi le sopracciglia o a guardarsi
i muscoli - che poi quando aprono bocca… Sono stato fidanzato parecchi
anni con una ragazza, dovevamo sposarci – quando ha scoperto che
mi vedevo con un ragazzo abbiamo litigato. Con lui nulla di serio, beninteso,
solo sesso (l’amore non m’interessa), ma lei non l’ha
mandata giù e ci siamo lasciati. Da allora sto molto più
attento. Io la voglio una famiglia, voglio dei figli, però non
mi va di rinunciare alle mie abitudini, ma è difficile farlo capire,
non ci provo nemmeno. Non lo sa quasi nessuno, ci mancherebbe –
e poi non è l’aspetto dominante di me. Non mi condiziona
la vita. Ho cominciato presto a lavorare nella ditta di mio padre - non
ho avuto né il tempo né le occasioni per fare molto più
di questo. A parte gli amici con i quali da ragazzo ho fatto un po’
di politica e qualche casino, non frequento quasi nessuno. Con gli anni
fortunatamente mi sono calmato, sono maturato, acqua passata…»
Ecco,
a proposito di casini…
«Come
ti ho accennato, non mi stupisce quello che vi è successo. So come
vanno queste cose. Non le condivido, sia chiaro – la politica non
ha niente a che vedere con certe merdate da mafiosetti, da vigliacchi
senza palle -, ma so per esperienza diretta che tanta gente non la pensa
così. Azioni punitive, dimostrative: ai miei tempi si prendeva
qualcuno a caso, nel mucchio, oppure qualcuno che dava particolarmente
fastidio purché fosse abbastanza scoperto, isolato, e gli si dava
una bella lezione, senza esagerare, però. Ma non abbiamo mai colpito
le donne, forse perché dalle mie parti non contavano niente, non
facevano nulla di significativo, e poi penso che alla maggior parte di
noi sarebbe sembrata una cosa da debosciati: passi mettere paura, magari
arrivare anche a un po’ di violenza (con una donna basta poco),
ma l’abuso sessuale no – dubito che lo avremmo ritenuto necessario.
Oggi è diverso. Sai cosa penso? Non li troveranno mai, e non perché
sia impossibile, ma perché non gliene frega nulla – a nessuno.
Anzi, visto il quadro generale, temo che non siano pochi quelli che sotto
sotto, per ragioni diverse, li approvano e sono disposti a chiudere un
occhio, se non addirittura due – a cominciare da chi conduce le
indagini. Succedeva trent’anni fa - oggi, con l’aria che tira,
è pure meglio.»
«Peggio.»
«Dipende da che parte si sta, Cinzia. Secondo me siete state vittime
di un’azione ben architettata – nulla di avventato. Bisogna
essere scemi o assolutamente certi di farla franca per esporsi in quel
modo. In base a quello che mi hai detto, direi che la seconda ipotesi
è più verosimile. Non erano ragazzini, sapevano quello che
facevano e sapevano come farlo, è gente venuta da fuori e probabilmente
non direttamente collegabile ai mandanti che, a questo punto, non è
affatto detto siano del posto. Sono cose complicate, solo esteriormente
senza un nesso logico – anzi, più sembrano assurde e più
probabilità hanno di restare impunite. Lo scopo non era indurti
a fare o non fare qualcosa in particolare, ma nuocerti, farti del male.
“Dille di smetterla” - lo hanno ripetuto più volte
ma non hanno specificato cosa. Non credo che sia stata una dimenticanza,
penso che non abbiano voluto dare indicazioni che avrebbero potuto orientare
le indagini – e poi: se non sai qual è l’obiettivo
di un attacco, come fai a difenderlo? Aggredire te direttamente non avrebbe
sortito lo stesso effetto. Io penso che stai sulle palle a qualcuno, come
persona che fa cultura senza dover scendere a patti – è in
questo senso che sei pericolosa, irritante sino all’esasperazione.
Oppure è una questione legata ad una forma di odio personale, irrazionale.
La politica, come la intende la maggior parte delle persone, potrebbe
essere una cartina di tornasole. Solo se diamo alla cultura un valore
politico possiamo asserire che la vostra aggressione potrebbe avere una
matrice di questo tipo. Date le modalità che avvalorano l’ipotesi
di un’azione di alto profilo, e dato che politicamente non è
stato ottenuto alcun risultato perché da questo punto di vista
non hai alcuna rilevanza, né vi è stata una risonanza tale
da giustificare il rischio, non c’è altra spiegazione: là
fuori c’è un deficiente, una deficiente o un gruppo di deficienti
che, o usano la politica e i suoi manovali per scopi che con la politica
non hanno nulla a che vedere, o hanno una visione di essa molto complessa
e allora starei davvero in campana: la cosa è seria, siete finite
nel mirino di gente che sa cosa fa e può farlo. Hai indagato nella
tua vita privata? Chissà che il problema non venga da lì…
Che so, magari anche qualcuno con cui hai collaborato superficialmente
e non ha digerito una divergenza, una discussione, qualcuno di destra
con gli amici giusti, naturalmente - a sinistra le persone scomode, non
gradite, le fate a pezzi in altri modi, siete più sottili, sofisticati…
Vi hanno lasciate sole, no? Come vedi cambia la forma, ma la sostanza
e i suoi effetti sono i medesimi, se non peggiori…»
Come
faccio a dargli torto? Sono stupita. Annichilita. Il quadro, visto da
questa prospettiva, si complica alquanto: «Gianni, ho avuto divergenze
d’opinione con mezzo mondo. Se bastasse questo per volermi morta,
dovrei essere sepolta già da un pezzo! D’altronde ho il viziaccio
di dire sempre quello che penso, sono sprovvista di timori reverenziali
e non temo il confronto, anche duro. Ma nulla può giustificare
la violenza, per me politico e personale non sono la stessa cosa…»
«Per te.»
Già.
Chissà
qual’è la verità, se la sapremo mai.
Dolcetto.
Abbiamo sotterrato l’ascia di guerra. Provocazioni a parte, non
è stupido - e poi è “maturato”. Per lui lo squadrismo
è un fenomeno anacronistico: vai al governo, ti fai le leggi su
misura, modifichi la costituzione, occupi la TV di stato e manovri le
altre, con qualche buon ricatto tieni in ostaggio i giornalisti e chiunque
creda di poter esprimere liberamente la propria opinione, riduci all’impotenza
il sistema giudiziario e la magistratura, quelli che non si fanno impressionare
li compri o li mandi a casa, e ottieni gli stessi risultati senza sporcarti
le mani. P2 docet. Si vede che ha studiato. Certo, la pensiamo diversamente
su molte cose, ma almeno possiamo parlarne con franchezza. Non è
poco in tempi di muro contro muro, fra ipocriti.
Caffè.
Mi rimane giusto una mezzora prima della partenza del prossimo treno.
Offre lui – uhm, cavaliere… Ci affrettiamo. Mi accompagna
sino al binario. Scherza. Fa il simpatico. Poi, all’improvviso:
«Sei una persona in gamba, Cinzia. Mi piacerebbe rivederti e in
altre circostanze te lo chiederei, ma non è il caso. Scrivi quello
che vuoi, non m’importa – ho già preso tutte le precauzioni
necessarie. Non me ne frega niente dell’omosessualità, lo
avrai capito da sola. Ti ho voluto incontrare solo perché ci tenevo
a dirti di persona che a destra non siamo tutti uguali, che mi dispiace…
so io cosa gli farei a quei bastardi. Se avessi delle risposte non avresti
bisogno nemmeno di chiedermele. Ma posso soltanto fare delle ipotesi dettate
dal buon senso… Capisci?»
Certo.
Salgo
sul treno. Mi saluta e fa per andarsene… «Gianni?!»
- si volta - «Non ci tengo alle etichette, specie quelle politiche…»
«Lo so, sei uno spirito libero e gli spiriti liberi non riescono
a riconoscersi quasi in niente, possono stare ovunque e con chiunque ma…
rassegnati: troverai sempre qualcuno che ti renderà la vita difficile…»
- menagramo - «Auguri, Cinzia, spero che tutto si sistemi…».
Lo
spero anch’io, Gianni. Fai il bravo.

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