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Domenica. Ore 7:10 del mattino. La porta si chiude ed io mi raggomitolo
nelle coperte. Anche stamani Sara è scesa con il cane, posso rimanermene
a letto, oziare al calduccio - quando tornerà la vedrò apparire
con una bella tazza di caffè e la giornata comincerà con
le sue dolci consuetudini, come ogni fine settimana da tre anni in qua.
Piove. «Che bello avere qualcuno che ti ama abbastanza da alzarsi
così presto per evitarti una scarpinata sotto il diluvio…
Sara è proprio un tesoro…» - penso con inspiegabile
preoccupazione, poi mi dico che sono troppo protettiva, paranoica - e
mi riaddormento.
Sento armeggiare alla porta. Sonnecchio, ma ho la percezione che Sara
non riesca ad aprire… è strano, molto strano. Penso che Chio
deve averla fatta ammattire, è stupido quel cane, non capisce nulla…
Rimango ad occhi chiusi poi, all’improvviso, li spalanco e mi tiro
su… Sara è accanto al letto, coperta di fango, grondante
d’acqua, il viso sporco, è tremante, mi guarda, comincia
a singhiozzare, non riesce a parlare. In una frazione di secondo le sono
addosso, l’abbraccio, le prendo il viso fra le mani, la supplico
di calmarsi, parlare, le dico di stare tranquilla, che adesso è
a casa, ci sono io…
«È successa una cosa…» - ripete, balbetta.
«Dimmi, amore, dimmi... Va tutto bene…»
Ho capito, ma non posso crederlo – non è possibile, non è
possibile. La bacio sulla guancia sporca di fango e lei si ritrae con
dolore. È gonfia. «Dove ti fa male, dove?... Sei cascata?
Ti hanno investita? Chio?»
«Due… mi hanno fatto una cosa…»
So cosa vuol dire. “Lo sapevo” – mi ripeto, lo sapevo
già da prima che entrasse in casa. Certe cose si sentono, si sanno…
Mi assicuro che almeno non abbia ferite, che sia tutta intera. Fra i singhiozzi
capisco, l’aspettavano…
«Mi hanno detto di dirti di smetterla, l’hanno fatto a me
perché farlo a te non sarebbe servito, così impari, capisci,
hanno detto…»
«Bastardi» - solo questo riesco a pensare, a dire sotto voce,
ma adesso non c’è tempo per la rabbia, devo stare calma,
tirarla fuori dal baratro, riportarla a casa… La spoglio. Mi rimangono
in mano le mutandine strappate, le guardo e mi sento morire…
«Buttale via…» - mi dice con gli occhi pieni di lacrime,
terrore - «Butta via tutto…»
«Sì, amore, certo…» - fingo di farlo.
La immergo nell’acqua calda, comincio a lavarla, si ritrae. «Hai
male?» - no, ha solo schifo e vergogna di sé, paura per me.
È
accaduto il 18 Aprile scorso. Un agguato. Due, sui trent’anni. L’hanno
colpita alle spalle. È caduta nel fango, tramortita. L’hanno
tirata su. Uno la immobilizzava: passandole le braccia sotto le ascelle
le premeva la nuca con le mani, da dietro, spingendola verso il basso
così che non potesse vederli. L’altro agiva, parlava in continuazione,
la umiliava, insultava: «È brava, eh, la tua Cinzia? Ma lei
questo non lo sa fare, vero?... Lo facciamo a te perché tanto farlo
a lei non servirebbe, così impara, capisce… Dille di smetterla,
altrimenti sappiamo dove venirti a cercare…».
Come
quasi ogni donna che subisce violenza, anche lei era decisa a non sporgere
denuncia: voleva solo tornarsene a casa, dimenticare - tutto. Insisto
inutilmente. Nel pomeriggio si rimette in viaggio. Sicuri di non correre
alcun pericolo la seguono: «Allora, gliel’hai detto quello
che ti abbiamo fatto?» - panico, è fuggita e loro dietro,
ancora…
Due
facce pulite da bravi ragazzi, l’ultimo modello di un’auto
costosissima per la maggior parte di noi, forse una ragazza a casa che
li aspetta, certamente dei genitori, magari una moglie, dei figli, ed
un lavoretto da fare, durante il fine settimana, senza rischi… Aggredire
un cucciolo di donna per colpirne un’altra solo perché non
ha vergogna di essere se stessa, non si nasconde, non tiene il becco chiuso.
Colpirla indirettamente - perché rimanga vulnerabile. Colpirla
nei suoi affetti “contro natura” - perché le coscienze
non ne siano turbate. Colpirla perché la smetta – di sentirsi
libera. Colpirla perché capisca cosa vuol dire non esserlo, che
la sua vita non conta nulla e chiunque può farne quel che vuole,
specie se ha buoni amici pronti a coprirgli le spalle, amici che conoscono
il codice penale tanto da sapere che non puoi essere giudicato per stupro
se non l’hai fatto con il pene, perché per la legge italiana
se prendi una donna e la massacri con un bastone, le mani, un camion,
non l’hai stuprata, no, hai solo compiuto atti di libidine, e per
così poco, via, quante storie...
Questo
succede nell’opulenta Lucca delle meraviglie, piena di conigli bianchi
dalla faccia pulita. Questo succede, nel 2004, in quest’Italia felice,
ricca, civile, cristiana, tanto presuntuosa da credere di potersi unire
ai giustizieri del mondo in un’assurda crociata colonizzatrice che
lo renderà migliore. Balle. Quest’Italia malata farebbe meglio
a starsene a casa, a curare se stessa, a insegnare ai suoi figli che in
uno stato di diritto il rispetto per gli altri e per le loro scelte è
al primo posto, non all’ultimo.
Le
indagini, condotte dal comando dei Carabinieri di S. Concordio che ringraziamo
comunque per averci trattate con inattesa gentilezza, sono a un punto
morto – probabilmente finite. Non sappiamo e forse non sapremo mai
chi, perché. La destra - quella vera che ammorba le coscienze di
tanti rispettati cittadini e non ha bisogno di bandiere - non firma, non
spiega, non lascia tracce, non si sporca le mani direttamente: appalta,
delega, prospera sottovalutata nell’indifferenza.
Illazioni,
certo.
Magari
erano solo due balordi in vena di far bravate: di domenica, alle sette
del mattino, contro una ragazza che porta a spasso il cane sotto il diluvio,
dileguandosi su una macchina da quaranta milioni di lire… certo.
"E
poi, voi, con quel vizio di dire sempre quel che pensate, con quella sciocca
abitudine di starvene fuori dal branco, dalle regole, con quell’assurda
pretesa di esistere! Diciamolo, un po’ ve lo siete cercato, magari
inventato…" - già, sai che guadagno farsi sputare in
faccia, esporsi al pubblico ludibrio…
E
intanto aggressori e mandanti sono là fuori, nascosti dietro forme
generalizzate e inconfessabili di sottesa approvazione, pregiudizio, lassismo
– d’altronde qualcuno il lavoro sporco dovrà pur farlo,
non vi sembra? Gli squadristi fanno comodo, a tutti, sono il braccio armato
di questo sistema, di questo governo democraticamente eletto, di questo
paese che non ha imparato nulla dalla storia, di chi crede che basti indossare
una maschera, adeguarsi, far finta di niente per essere al sicuro.
Nessuno
lo è - nessuno.

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