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Aggiornato Lunedì 05-Mar-2012

 

Guido lentamente. Forse sono in ritardo, ma non riesco ad accelerare. Strano stato d’animo quello che talvolta pervade quando ci si lascia alle spalle qualcosa d’importante: dolore, spavento, ma anche distacco - ci si guarda intorno e dentro come se tutto fosse altro. Oggi sono il fantasma di me stessa - non sento il corpo, non sento niente.

Giornata uggiosa, brezza gelida. Tappeto di coriandoli e stelle filanti. E il mare, laggiù – grigio, spumoso. Potrei camminare e camminare e camminare senza più fermarmi. Asciugo una lacrima. Mi nascondo dietro gli occhiali da sole – con questo tempo…

Tiziana mi viene incontro. È contenta di vedermi. Io vorrei sparire. Fingo abilmente, svicolo. Mi scuso per l’aspetto: forse un po’ d’influenza – non è niente, passerà, certo, passerà.

Sì, passerà.

Ci sediamo. Un caffè. Una cioccolata. Ma cosa ci sto a fare, qua. Faccio persino fatica ad alzare la tazzina. Ma sorrido. «Si vede che non ti senti bene, hai gli occhi lucidi…» - mi dice. Ho gli occhi? - «Hai visto la sfilata dei carri? Che bordello di gente…» - gente - «C’era anche la stronza… ad un certo punto mi viene incontro e mi fa “ti trovo in forma”…» - stronza - «Che faccia tosta! Era con Elisa…» - Elisa. Le parole mi rimbalzano nel cervello - «Che storia, Cinzia, con la mia migliore amica! E fanno pure finta di nulla, si stupiscono che l’abbia presa tanto male! Tu come avresti reagito?»

Così, Tiziana: smaterializzandomi.

Ci vuole una sigaretta. Usciamo e mi sento proporle una passeggiata sulla spiaggia. Mi guarda di traverso: «Ma è freddo!» - è bello il mare d’inverno, camminare sulla sabbia fa bene… Medico pietoso, dispenso pillole di saggezza popolare a profusione - «Ok...».

«Ero così contenta che finalmente riuscissero a comunicare - lo sai, non erano mai andate d’accordo, non si trovavano simpatiche… Erano gelose una dell’altra… Se penso alla fatica che ho fatto per avvicinarle mi prenderei a calci! Che scema… Se poi mi viene in mente che me l’hanno praticamente fatta sotto il naso, Dio, le ammazzerei!»

Un ragazzo ed una ragazza seduti su un tronco si tengono stretti. Un vecchio guarda l’orizzonte tenendosi il cappello. Raccoglitori muovono la sabbia in cerca di tesori. Affido ad un bastone il peso del mio corpo e dei pensieri che non ho.

«Io ero contenta, almeno la Franci non se ne stava tutto il giorno da sola, senza avere qualcuno con cui parlare, fare delle cose… Ero tranquilla, no? Lo saresti stata anche tu…»

Io?

«E poi ad entrambe non erano mai piaciute quelle troppo piccole, o mascoline, accidenti…»

Ma le cose cambiano, Tiziana. Nulla è per sempre.

La passeggiata è quasi deserta. I negozi sono chiusi. Mi sento hai confini della realtà – e forse lo sono.

«Marco dice che si vedeva benissimo, si sentiva che c’era qualcosa di strano… e poi dice che in fondo un po’ è anche colpa mia… Secondo te?»

A star nel mondo ci si lorda. Com’è quel proverbio del mulino e della farina?

«Eh! Ma cosa avrei dovuto fare? Chiuderla in casa e buttare la chiave? Marco dice anche che secondo lui le avrei dovuto dare un ultimatum, o lei o me… Ma ti sembra possibile? E poi, comunque, aveva già deciso: “Prendiamoci una pausa, ti amo, ma adesso sono confusa, devo capire, dammi tempo…” – stronzate!»

Stronzate. Ricomincia l’eco.

«Magari, chissà, la storia fra loro non funziona… E se torna? Che faccio? Come si fa a buttar via tutto… Vorrei svegliarmi e scoprire di aver fatto solo un brutto sogno… Non pensavo che facesse così male… Non che le altre volte abbia fatto i salti dalla gioia, ma stavolta… è diverso…»

Non ci si abitua mai. Goditi le lacrime: sono una pozza d’acqua nel deserto – il resto è un miraggio. Ma le parole mi rimangono in gola.

«Ce l’ho fatta, eh, a stanarti? Certo anche tu, sempre chiusa in casa…»

Non vedi la farina? Ah, sono invisibile…

«Salutami la bimba».

Già fatto.

 

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