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Guido
lentamente. Forse sono in ritardo, ma non riesco ad accelerare. Strano
stato d’animo quello che talvolta pervade quando ci si lascia alle
spalle qualcosa d’importante: dolore, spavento, ma anche distacco
- ci si guarda intorno e dentro come se tutto fosse altro. Oggi sono il
fantasma di me stessa - non sento il corpo, non sento niente.
Giornata
uggiosa, brezza gelida. Tappeto di coriandoli e stelle filanti. E il mare,
laggiù – grigio, spumoso. Potrei camminare e camminare e
camminare senza più fermarmi. Asciugo una lacrima. Mi nascondo
dietro gli occhiali da sole – con questo tempo…
Tiziana
mi viene incontro. È contenta di vedermi. Io vorrei sparire. Fingo
abilmente, svicolo. Mi scuso per l’aspetto: forse un po’ d’influenza
– non è niente, passerà, certo, passerà.
Sì,
passerà.
Ci
sediamo. Un caffè. Una cioccolata. Ma cosa ci sto a fare, qua.
Faccio persino fatica ad alzare la tazzina. Ma sorrido. «Si vede
che non ti senti bene, hai gli occhi lucidi…» - mi dice. Ho
gli occhi? - «Hai visto la sfilata dei carri? Che bordello di gente…»
- gente - «C’era anche la stronza… ad un certo punto
mi viene incontro e mi fa “ti trovo in forma”…»
- stronza - «Che faccia tosta! Era con Elisa…» - Elisa.
Le parole mi rimbalzano nel cervello - «Che storia, Cinzia, con
la mia migliore amica! E fanno pure finta di nulla, si stupiscono che
l’abbia presa tanto male! Tu come avresti reagito?»
Così,
Tiziana: smaterializzandomi.
Ci
vuole una sigaretta. Usciamo e mi sento proporle una passeggiata sulla
spiaggia. Mi guarda di traverso: «Ma è freddo!» - è
bello il mare d’inverno, camminare sulla sabbia fa bene… Medico
pietoso, dispenso pillole di saggezza popolare a profusione - «Ok…?».
«Ero
così contenta che finalmente riuscissero a comunicare - lo sai,
non erano mai andate d’accordo, non si trovavano simpatiche…
Erano gelose una dell’altra… Se penso alla fatica che ho fatto
per avvicinarle mi prenderei a calci nel culo! Che scema… Se poi
mi viene in mente che me l’hanno praticamente fatta sotto il naso,
Dio, le ammazzerei!»
Un
ragazzo ed una ragazza seduti su un tronco si tengono stretti, parlano
fitto fitto. Un vecchio guarda l’orizzonte tenendosi il cappello.
Raccoglitori muovono la sabbia in cerca di tesori. Affido ad un bastone
il peso del mio corpo e dei pensieri che non ho.
«Io
ero contenta, almeno la Franci non se ne stava tutto il giorno da sola,
senza avere qualcuno con cui parlare, fare delle cose… Ero tranquilla,
no? Lo saresti stata anche tu…»
Io?
«E
poi ad entrambe non erano mai piaciute quelle troppo piccole, o mascoline,
accidenti…»
Ma
le cose cambiano, Tiziana. Nulla è per sempre.
La
passeggiata è quasi deserta. I negozi sono chiusi. Mi sento hai
confini della realtà – e forse lo sono.
«Marco
dice che si vedeva benissimo, si sentiva che c’era qualcosa di strano…
e poi dice che in fondo un po’ è anche colpa mia… Secondo
te?»
A
star nel mondo ci si lorda. Com’è quel proverbio del mulino
e della farina?...
«Eh!
Ma cosa avrei dovuto fare? Chiuderla in casa e buttare la chiave? Marco
dice anche che secondo lui le avrei dovuto dare un ultimatum, o lei o
me… Ma ti sembra possibile? E poi, comunque, aveva già deciso…
“Prendiamoci una pausa, ti amo, sei il mio futuro ma adesso sono
confusa, devo capire, dammi tempo…” – stronzate!»
Stronzate.
Ricomincia l’eco.
«Magari,
chissà, la storia fra loro non funziona… E se torna? Che
faccio? Come si fa a buttar via tutto… Vorrei svegliarmi e scoprire
di aver fatto solo un brutto sogno… Non pensavo che facesse così
male… Non che le altre volte abbia fatto i salti dalla gioia, ma
stavolta… è diverso…»
Non
ci si abitua mai. Goditi le lacrime: sono una pozza d’acqua nel
deserto – il resto è un miraggio. Ma le parole mi rimangono
in gola.
«Ce
l’ho fatta, eh, a stanarti? Certo anche tu, sempre chiusa in casa…»
Non
vedi la farina? Ah, sono invisibile…
«Salutami
la bimba».
Già
fatto.

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