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Aggiornato Lunedì 05-Mar-2012

 

Itala mi riceve nella sua bella casa. Grande, ordinata, profumata, un po’ demodé. Sono molto incuriosita.

Suo figlio arriva all’improvviso, inaspettatamente. Itala non mostra alcun imbarazzo, tuttavia non mi presenta, d’altronde lui va di fretta: prende un borsone e sparisce. Accetto un caffè e la seguo in cucina. Mi spiega che si è separata da qualche anno, che entrambi i figli hanno deciso di stare con il padre ma per comodità vivono da lei la maggior parte del tempo.

«Ho conosciuto mio marito che avevo sedici anni, lui diciotto. Un colpo di fulmine, reciproco - e ci siamo sposati quasi subito. Siamo sempre andati d’accordo – c’era intesa, complicità, amicizia, ci piaceva frequentare gli amici, andare in giro, ma dopo tanti anni insieme un po’ di noia è normale. I figli crescono e hai più tempo a disposizione, cominci a rilassarti. Facevamo sesso, certo (ad entrambi è sempre piaciuto, molto), tuttavia sentivo che qualcosa stava cambiando. Lui non era il tipo da una botta e via, tanto per fare - e in fondo, passati i primi imbarazzi, non mi costava fatica assecondarne le fantasie, anzi. Cominciò portando a casa delle riviste pornografiche, poi passò ai video. Una sera, per gioco, ne fece vedere uno ai nostri amici, io non ero d’accordo ma con la scusa di farci quattro risate… Fu una progressione: un po’ per volta cominciò a parlare quasi esclusivamente di questo. Quando facevamo l’amore non eravamo più io e lui da soli: c’era sempre qualcun altro – idealmente, intendo. Mi chiedeva delle cose ed io lo accontentavo anche quando non mi andava perché, vedi, era eccitante e poi a lui piaceva… Era come se fossimo tornati ragazzini…»

Itala è alta, curata in ogni dettaglio, profumata - come la sua casa. Non è bella, ma di certo non passa inosservata: calze a rete, gonna inguinale, tacchi acuminati da vera “padroncina”, camicetta semitrasparente pizzi e lazzi, reggiseno a balconcino, unghie laccate, capello vaporoso, trucco… alle dieci del mattino. La seguo in salotto. Mi sento un chihuahua.

«Una sera usciamo a bere qualcosa e all’improvviso mi dice: “Ti porto in un posto dove c’è da divertirsi…”. Arriviamo in un parcheggio piuttosto buio, appartato. Lui si guarda in giro ed io pure, non capisco. Cominciamo ad abituarci all’oscurità e mi indica una macchina. Faccio fatica ma poi capisco: all’interno stanno facendo sesso. Vedo anche una persona che passeggia lì intorno ed un’altra poco distante che guarda, si masturba. Dalla macchina scendono un ragazzo e una ragazza – cominciano a baciarsi, lui la prende sul cofano – è squallido ma allo stesso tempo eccitante. Qualcuno ci fa dei segni con i fari e Lorenzo scende. Mi prende un po’ di paura, ma lui è sicuro. Quando torna mi dice che c’è una coppia che vorrebbe conoscerci ed io mi arrabbio: “Ma sei matto?”. Lui non insiste e torniamo a casa. È stato bravo, persuasivo. Alla fine mi ha convinta. Abbiamo cominciato a pubblicare e rispondere agli annunci. Saprai degli scambi di coppia…»
Certo, mica vivo sulla luna. Sono anche stata in un privé e “l’ho trovato molto istruttivo”, le dico.
«Da principio solo piccole effusioni, un po’ di esibizionismo. A lui piaceva guardarmi e a me piaceva accontentarlo perché poi sapevo che mi avrebbe presa come nessun altro. Il nostro legame divenne ancora più forte. Eravamo inseparabili. Era elettrizzante avere una doppia vita, far parte di quel mondo. La cosa che mi stupiva di più era il livello delle persone che frequentavamo…»
So anche questo, una sera chiacchierai lungamente di talee con un consigliere comunale che aveva l’hobby del giardinaggio – una situazione alquanto grottesca visto che ad un passo da noi sua moglie stava scopando con un danaroso ingegnere assai apprezzato nell’ambiente perché, contrariamente a molti altri, specie se single, sapeva comportarsi con educazione, senza essere insistente o invadente. Che aplomb…
«Erano coppie benestanti e colte, pulite, non lo facevano per soldi. Certo, bisognava stare attenti perché c’erano anche persone poco raccomandabili, ma ci proteggevamo a vicenda, così, se arrivava qualcuno che non si comportava nel modo giusto, sapevamo cosa fare…»
Le spiego che non ho mai trovato il sesso divertente: piacevole o sgradevole, coinvolgente o insignificante – ma “divertente” proprio no, mai. I miei “ciceroni” dicevano: «Si fa per godere…» e per loro era un imperativo assoluto.
«Mi spiace ammetterlo, ma anche per noi era la cosa che contava di più. Ormai facevamo tutto in funzione di questo. Vacanze, tempo libero, impegni, acquisti – tutto. Mi rendevo conto che così non andava, talvolta mi mancava l’aria, avrei voluto potermene stare in santa pace con Lorenzo, far sesso io e lui soltanto, senza doverci mettere in mezzo altro o altri, ma non ci riuscivamo, avevo la sensazione che non ne fossimo più capaci. Ad un certo punto gli venne in mente che voleva assolutamente vedermi scopare con una donna – beninteso, ci scappavano quasi sempre delle effusioni lesbiche anche abbastanza spinte, ma mai rapporti sessuali completi, insomma, giocavamo. I maschi si eccitavano tantissimo, darci da fare fra noi serviva a questo. Sin tanto che rimanevamo entro certi limiti ci andava bene, ma oltre no, non me la sentivo e poi le nostre amiche non erano lesbiche, gli piaceva l’uomo. Ad essere sincera l’idea di fare sul serio mi faceva un po’ schifo, ma per Lorenzo divenne una fissazione. Prima di ogni incontro si raccomandava, mi diceva cosa dovevo fare, io ci provavo ma queste cose bisogna volerle davvero, in due. Una sera alcuni amici ci raccontarono di aver conosciuto una lesbica vera che però non voleva fare sesso con uomini intorno. Lorenzo andò fuori di cervello e quando ci dissero che era persino carina decise di organizzare una cena per poterla incontrare. Io ero incuriosita ma dubbiosa, forse anche spaventata. Silvia non era come le altre, non che fosse mascolina come m’immaginavo, ma si vedeva che era, era… diversa. Ebbe molti inviti e molte offerte, anche in denaro, ma lei spiegò che, sebbene non avesse problemi sessuali, gli uomini non le interessavano neanche un po’ quindi non aveva senso per lei coinvolgerli – le piacevano le donne, punto e basta. Fu decisa ma gentile, paziente. Non capivo come si potesse fare a meno del maschio, giocare va bene, ma poi, ad un certo punto… Lorenzo le chiese se avesse voglia d’incontrarci ancora, così, in amicizia, per fare quattro chiacchiere e lei, con mia grande sorpresa, accettò. Siamo usciti molte volte insieme: a cena, al cinema, a prendere un gelato, un giorno siamo persino andati a fare una gita e lei e Lorenzo si sono messi a fare fotografie, ricordo che li trovavo belli, sembravano proprio amici e mi faceva star bene sapermi al centro delle loro attenzioni. Silvia era intelligente, divertente – irremovibile. Lorenzo provò in ogni modo a convincerla ma niente da fare, fu chiarissima: “Dev’essere una scelta. Se vuoi avere la tua prima esperienza lesbica va bene, ma sarà una cosa tua e mia soltanto – non voglio condizionamenti, voglio sentirmi libera di darti tutto quello che posso e voglio che tu ti senta libera di fare altrettanto con me. Niente forzature.” Per lei non ero un oggetto – questo mi colpì e preoccupò. E se si fosse innamorata? Non volevo ferirla, io amavo Lorenzo. E se mi fosse piaciuta? Se avessi sentito il desiderio di vederla ancora, senza di lui? Ne parlammo e Lorenzo mi disse che a lui bastava anche solo l’idea di saperci a letto insieme e che comunque, poi, se si fosse innamorata sarebbe stato più facile convincerla, anzi, secondo lui avrei dovuto impegnarmi per ottenere proprio questo. Non gli dissi che sentivo di volerla, che avevo cominciato a desiderarla, che quando mi stava vicina annusavo l’aria per sentire il suo profumo, ma forse lui se ne accorse perché cominciò a lasciarci sole sempre più spesso. Una volta andò a comprare del vino, uscendo mi strizzò l’occhio e mi fece cenno di darmi da fare. Io non volevo metterla in una situazione imbarazzante ma non appena la porta si chiuse l’afferrai alle spalle e cominciai a succhiarle il collo, lei si voltò, mi prese il viso e con una delicatezza che non conoscevo, mi baciò. È forse stato il bacio più emozionante, dolce e lungo della mia vita. Quando riaprii gli occhi e sentii Lorenzo che stava aprendo la porta, mi resi conto che era passata una buona mezzora – lei si ritrasse ed io, per il resto della serata, non riuscii più a distogliere lo sguardo dalle sue labbra. Secondo Lorenzo era cotta, non dovevo far altro che assecondarla, al resto ci avrebbe pensato lui. Una sera la invitammo a seguirci in un privé e lei accettò. Andammo nella sala dove si poteva fare sesso liberamente e lei si sedette su un divanetto, a guardare. Mi avvicinai e le dissi che volevo fare l’amore con lei. Rise: “Lo sai come la penso…” ed io: “Va bene.” – mi guardò attentamente e poi fece una smorfia. Capii che non mi credeva e allora per convincerla mi sedetti su di lei, a gambe larghe. Come le fui sopra mi prese i fianchi e cominciò a muovere il bacino, mi baciò e venni. Non ne potevo più. La presi per mano e la trascinai in un appartamento che io e Lorenzo avevamo preso in affitto per fare le nostre cose con tranquillità. Facemmo l’amore e fu bellissimo, lo facemmo ancora e ancora, poi, ad un certo punto, Silvia si tira su e comincia a smadonnare, mi giro e sulla porta c’è Lorenzo che ci riprende con una telecamera. Silvia ci mette trenta secondi a rivestirsi, io gli chiedo che cazzo ci fa lì, lui sorride, si scusa, dice di continuare, che va in un’altra stanza e non lo fa più, Silvia gli strappa la videocamera di mano, la frantuma in mille pezzi, gli da una spinta ed esce, io la inseguo implorandola di non andarsene, le dico di non dargli importanza, che non è stata un’idea mia, che sono stupita e offesa quanto lei, ma non mi ascolta, nemmeno si volta mentre scende le scale…»
Itala è visibilmente mortificata, dispiaciuta.
«L’ho cercata per telefono, ma niente. Alla fine ho obbligato Lorenzo a portarmi a casa sua, ad impegnarsi per chiederle scusa in modo convincente, ma Silvia non ci ha nemmeno aperto. Non l’ho più vista.»
È scossa. Le chiedo perché ha voluto che la intervistassi.
«Perché spero che Silvia abbia l’occasione di leggere il tuo racconto, capisca che non ho colpe – non avrei mai pensato che Lorenzo arrivasse a tanto…»

Prendiamo un altro caffè. Mi mostra una foto: Itala, Lorenzo e Silvia a Porto Venere, abbracciati, sorridenti. Le chiedo perché si è separata…

«Se ti dicessi che quella fu la goccia che fece traboccare il vaso, mi crederesti?»
«Tutto mi lascia supporre che in fondo facevi cose che non desideravi, non completamente, almeno (Silvia a parte) – quindi sì, ti crederei.»
«Lorenzo, invece, non mi ha creduto. Silvia non c’entrava nulla, ma quando gli ho detto che ne avevo le palle piene dei suoi giochetti, è andato su tutte le furie: secondo lui mi ero innamorata, lo avevo tradito. Con una donna, poi… Diventò un’ossessione: ogni occasione era buona per parlare di lei o di come si vedeva che mi piaceva, da come la toccavo, la guardavo, mi chiedeva di ogni donna se me la sarei fatta, se mi sarebbe piaciuto farmi scopare. Quando facevamo l’amore mi tormentava, voleva che immaginassi di farlo con lei, arrivò a chiedermi di chiamarlo con il suo nome. Ho retto un anno, poi sono andata dall’avvocato. Incredibile, vero?»

«Mica tanto…» - sussurro - «A giocare con il fuoco…».

 

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