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È
l’ora di pranzo. Ho programmato di tornare a casa ma Itala si stupisce:
«Come? Ho invitato un’amica, anche la sua storia potrebbe
interessarti…» - chiedo se possiamo rimandare ma poi penso
che certe occasioni vanno colte al volo e accetto di fermarmi.
Do
una mano ad apparecchiare. Siamo rilassate, la conversazione prosegue
fra battute e silenzi rigeneranti. Verso le tredici e trenta suona il
campanello. «Ti va di levare dal forno le lasagne mentre vado ad
aprire?» - certo, ma siccome in cucina sono un’imbranata di
prima grandezza ed ho il terrore di bruciarmi, aspetto che esca prima
di cimentarmi…
Valeria
è da sola ma quando entra la cucina si riempie di confusione, come
in un carnevale. Anche lei è un donnone (possibile che sia l’unica
a non superare i centosessantatre centimetri?), con la pelliccia, poi,
sembra ancora più maestosa…
«Ah,
ecco la nostra giornalista!»
«No, no, calma – giornalista è una parola veramente
grossa. Scrivo, o almeno ci provo…»
«Quanta falsa modestia, signorina… Va là che te la
cavi – e bene!»
Arrossisco
come una liceale. Mi da una pacca sulla spalla e si presenta: «Sono
Valeria, l’amichetta preferita di quella testa matta…»
- e indica Itala che, visibilmente divertita, sta tagliando il pane -
«Avete già fatto?»
«Certo, non c’era molto da dire…»
«Ovvia, che dici! Ne hai viste e fatte talmente tante che una giornata
secondo me non ti basta – e poi non sei nemmeno timida, che io sappia…
Non si sarà mica fatta dei problemi?»
«Spero di no…»
«Ma figurati! Dai, a tavola…»
Mi
sento un po’ fuori posto. Ascolto. Ridono. Valeria racconta la mattinata
trascorsa in giro per uffici, la visita da uno specialista per certi disturbi
che non conosco, la telefonata del figlio più grande. È
incontenibile. Itala la lascia fare, ho l’impressione che approfitti
dell’amica per mettersi in stand-by.
«Dopo
pranzo mi piacerebbe se vedeste una casa che ho trovato sulle colline,
sono molto tentata di acquistarla…» - poi, rivolgendosi a
me direttamente - «Itala mi ha detto che abiti a Lucca… È
un po’ “morta ne’ cenci” – come direste
voi -, ma per il resto è proprio bella… Ogni tanto ci vengo
a far spese… Che dici, Itala, potremmo andarci una volta o l’altra,
così magari la nostra Cinzietta ci porta a vedere qualche posto
carino…»
Annuisco senza entusiasmo. Itala mi guarda e strizza l’occhio –
scampato pericolo? Non sono più tanto sicura di aver fatto la scelta
giusta, da come si stanno mettendo le cose rischio di far tardi e Chio
deve assolutamente fare pipì entro una cert’ora – declino
l’invito.
Itala interviene provvidenzialmente – fine del riposino prandiale:
«Ci siamo conosciute tramite le inserzioni e siamo diventate molto
amiche…»
«Eh, sì – ne abbiamo fatti di danni!» - ride
- «A mio marito il sesso non è mai interessato, non lo so
nemmeno io come abbiamo fatto ad avere tre figli…» - ride
ancora - «A me, invece, piaceva, altroché se mi piaceva!
Anche le donne hanno le loro esigenze… Se volevo farmi suora mica
mi sposavo, non ti sembra?» - ride troppo - «Beh, comunque…
Dopo qualche anno di matrimonio senza batter chiodo, gli faccio: “Gino,
non te la prendere, ma non ho ancora ottant’anni… Ti voglio
bene e per me la famiglia è sacra, ma non ce la faccio più…
Se lo capisci bene, altrimenti è uguale… O mi vieni incontro
o accetti che io faccia da me…” e lui sai che fa? Mi dice
che capisce ma vorrebbe che non lo tagliassi fuori dalla mia vita, vorrebbe
dividere con me anche questo perché solo così avrebbe la
garanzia di non perdermi e poi, non si sa mai, magari, chissà,
sperare in un risveglio dei sensi non era così peregrino…
Mi parve ragionevole, meglio di quanto sperassi – e mi metto in
caccia… Insomma, per farla breve, non c’è stato nessun
risveglio, ma ho scoperto che era un grande voyeur e a me la cosa eccitava
alquanto!» - mi versa del vino, ma poiché ho la bocca piena
e le mani impegnate non riesco a impedirglielo - «Mi piacciono gli
uomini. Mi sono sempre piaciuti. E mi piace far sesso, da impazzire! Lo
farei tutti i giorni, a tutte le ore, ovunque – Itala lo sa, sono
insaziabile… Mica mi vergogno, sai, che male c’è? Mi
piace divertirmi, star bene - senza divento nervosa, irascibile…
Mi piace tutto, oddio, tutto tutto proprio no, qualcosa un po’ meno,
ecco… Dietro, davanti, in due, tre, quattro, anche con le donne
ma senza esagerare, per vivacizzare, stuzzicare, ma mica sono lesbica,
ci mancherebbe!» - non si ferma un istante e la cosa più
sorprendente è che riesce a mangiare, bere, parlare e fumare simultaneamente
(ha fatto fuori una bottiglia di vino quasi da sola e invece di rallentare
accelera!), mi chiedo dov’è il bottone per spengerla - «Io
il lesbismo non lo capisco, non capisco come si possa vivere o far sesso
senza un uomo… Itala mi ha spiegato che se trovi la persona giusta
alla fine non ti manca niente ed anzi, può essere persino più
divertente, eccitante, ma, senti, io mi do fare con le amiche mie del
giro, però poi ho bisogno d’un bel…» - fa un
gesto che più eloquente non si può ed io comincio a temere
per la mia digestione - «Insomma, ci siamo capite, no? Trovo che
il lesbismo sia un po’, un po’, come dire… sì,
mi spiace, ma penso che sia contronatura… Ho un’amica che
vive con il marito e la loro amante, stanno benissimo e se la spassano,
ma, appunto, sono in tre e suo marito le scopa tutte e due… Un po’
l’invidio…»
Itala
è accigliata. Evidentemente non solo a me pare che Valeria stia
esagerando. Con gesto fulmineo comincia a sparecchiare partendo dal vino.
«Dolcetto? Caffettino?»…
«Ecco,
quando Itala ha avuto quella storia con Silvia, ho avuto paura che perdesse
la testa. Ma ci pensi? Una famiglia rovinata per una cosa tanto stupida!»
«Valeria, stai dicendo delle cazzate – e poi il mio matrimonio
non è finito per questo…»
«Certo, lo so, ma pensa se ti fossi innamorata, pensa a quello che
sarebbe successo! Fortunatamente, però, sei una donna vera e almeno
questo te lo sei risparmiato…»
Sono costernata, senza parole – e si vede. Itala prende fiato: «Vorrei
ricordarti che Cinzia è lesbica…»
«Lo so, non mi sono rincoglionita! Dico quello che penso, ecco tutto.
Non per cattiveria, beninteso, e senza offesa per i presenti, ci mancherebbe…
Io ho rispetto per le lesbiche, ma non le capisco, che ci posso fare?»
- poi, a me - «Ma tu l’hai mai avuta una storia con un uomo?
No, perché penso che magari non hai trovato quello giusto, non
sono mica tutti babbei o mannari…»
Non avrebbe senso risponderle, tuttavia non resisto: «Non preoccuparti
per me e poi stai tranquilla: tu non rischi di finire in minoranza e il
mondo non rischia di diventare migliore, non a breve, almeno.»
«???»
Itala si volta e nel vederla finalmente esitante, scoppia a ridere: «Lascia
perdere, Vale - te lo spiego dopo cosa vuol dire…»

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