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Aggiornato Venerdì 21-Dic-2012

 

Qualcuno forse sa che a Lucca è in corso da qualche mese un’escalation di eventi che sarebbe da incoscienti minimizzare: minacce, vandalismi e aggressioni a danno dei gay e delle lesbiche locali e dei loro amici, ad esempio, Forza Nuova che qui ha il suo quartier generale e gode della storica protezione delle istituzioni, un’amministrazione che più di destra non si può, eletta da una maggioranza schiacciante che gli ha dato il voto non per reazione ma per convinta adesione ideale, lo strapotere della curia e dei suoi scagnozzi tutti rosario, anatemi, dogmi e vergate…

La nascita (ma soprattutto l’attivismo) dell’associazione “L’Altro Volto” ha fatto scoppiare il bubbone, così scopriamo grazie alle inchieste e ai sondaggi (chi casca dalle nuvole o ha le fette di prosciutto sugli occhi o è in malafede) che i lucchesi non sono razzisti, non sono intolleranti, ma i gay no, quelli proprio no, fuori dal patrio suolo, fuori dalle balle che poi come glielo spiegano ai loro pargoletti in camicia nera quando tornano dal catechismo che a Lucca i finocchi parlano, respirano, desiderano - esistono?

Già…

Qual è la risposta? Ecco qualche nefandissima chicca (si passi l’opinione personale, please), tanto per gradire…

 

 

La candidatura di Lucca per ospitare la giornata conclusiva del Gay Pride nazionale è stata bocciata. Il comitato organizzatore ha votato a maggioranza Grosseto per i seguenti motivi:

1) perché è turisticamente più ricettiva (su questo non c’è alcun dubbio);
2) perché la comunità GLBTT locale non ha luoghi di ritrovo (discoteche, bar, ecc. - accidenti che motivone!);
3) perché gli omosessuali grossetani hanno problemi di visibilità (qualcuno vuol dirmi, per cortesia, chi non ne ha?).

Naturalmente ci sono state altre ragioni più o meno scontate (e sottaciute) che non hanno favorito la candidatura lucchese, come, ad esempio, che l’Associazione “L’Altro Volto”, essendo relativamente giovane e non affiliata ad organizzazioni nazionali di rilievo, non ha potuto contare su pregressi e consolidati legami politici o amicali. La vicinanza territoriale con Torre del Lago (la mecca del turismo estivo gay toscano) ed altri locali “friendly”, poi, deve averla fatta apparire agli occhi dei più sprovveduti o disinformati, come il paese del bengodi, un luogo tutto sommato vivibile... Questi, più di altri, sono i criteri che a mio parere, alla fine hanno prevalso - un tantino deludenti.

“Il silenzio è connivenza” - con questo slogan accompagnammo la manifestazione del 6 settembre scorso organizzata per rispondere agli atti d’intimidazione e violenza che la comunità GLBTT locale ha subito e subisce più che altrove, in Toscana.

Fa un certo effetto constatare che a nulla è servito sensibilizzare il movimento GLBTT toscano e nazionale. Il silenzio non è solo intorno ma anche fra noi, ci circonda e ammorba, siede al nostro fianco, si finge amico, nega l’evidenza e la sua gravità.

Il Gay Pride del 2000 ha segnato una svolta sul modo di intendere e fare politica del movimento, più attento e propositivo, più visibile, responsabile e più utile, forse, almeno nelle intenzioni. Da allora la scelta fra le candidature per ospitarlo ha privilegiato le realtà maggiormente sofferenti, gravemente caratterizzate da episodi d’intolleranza e discriminazione, bisognose quindi di segnali forti e autorevoli, di appoggio e partecipazione, sostegno da parte della comunità GLBTT nazionale. Un monito alla cittadinanza e agli amministratori locali affinché si schierino contro ogni forma di discriminazione, li spinga ad affermare la cultura del rispetto, pari diritti e opportunità, e insieme un atto di solidarietà e presenza doveroso e rassicurante verso quei cittadini (gay ma non solo) che vivono sulla loro pelle minacce e violenze, pagano il prezzo più alto sull’altare della visibilità e dell’impegno attivo, quotidiano.

Prima Padova, poi Bari – perché, a parte le risibili motivazioni addotte, adesso non Lucca?

Forse che qui gli squadristi di Forza Nuova se picchiano un gay colpevole solo di aver sorretto uno striscione lo fanno senza far male? Se spaccano la vetrina di un libraio reo di aver dato ospitalità per la presentazione di un libro contro l’omofobia, poi gliela ripagano e si scusano? Se accerchiano una coppia di giovani lesbiche, in pieno giorno, in mezzo alla gente, e le minacciano, insultano, è perché sono solo bravi ragazzi un po’ annoiati ai quali si può perdonare l’eccesso di testosterone?

Non sono questi motivi più che validi per non porsi nemmeno il problema di una candidatura? Le dichiarazioni seguite ad un progressivo innalzamento della tensione e sfociate in atti di violenza inequivocabili, non andavano in questa direzione?

Cos’è cambiato nel frattempo? Perché? Non sarebbe stato meglio, e più coerente, far svolgere il Gay Pride nazionale in un luogo che si misura quotidianamente con le scritte omofobe, le minacce, le aggressioni, amministrazioni ostili che finanziano, appoggiano o tollerano gruppi neo-nazisti i quali, forti di questo e del silenzio/assenso che ammorba la vita civile nel nostro paese, possono sfilare indisturbati in nome e per conto della loro falsa democrazia, organizzare una manifestazione nazionale senza che la comunità GLBTT prenda una posizione netta e inequivocabile, incondizionata, dimostri una presenza che va oltre le parole di circostanza, le convenienze?

Domande retoriche, lo so.

 

Pieghevole distribuito fuori Lucca

Pieghevole distribuito a Lucca

 

A Lucca si è da poco inaugurata la discoteca Gay più grande d’Itaglia (l’errore ortografico non è una svista) che ha fatto due pubblicità, una per l’estero (fuori provincia) nella quale lo sbandierava fieramente, ed una distribuita in città nella quale lo ometteva cautamente (oh bravi, via…), ma come spesso succede ai segreti di pulcinella, prima sono seguiti sbugiardamenti cosmici così è deflagrato il caso e giù a far dichiarazioni, strumentalizzare a fini politici e commerciali l’inatteso evento: tutti a ricordarsi che solo due mesi fa uno sfigato (di destra!) è stato mandato all’ospedale solo perché sorreggeva lo striscione dei finocchi alla manifestazione del 6 settembre, tutti lì a rivendicare la paternità della beddissima pensata o a sostenerla (persino alcuni rappresentanti delle organizzazioni GLBTT più titolate che gli si torgono le budella perché la concorrenza è sempre sleale se non è roba loro!), in una sarabanda di esternazioni e interviste, fra indigeni che minacciano di cambiar casa se i finocchi varcheranno il confine, giornalisti che non fanno domande per telefono perché hanno intorno minori (sic!), fotografi che si intrufolano di nascosto in discoteca per rubare immagini di quello che probabilmente pensano sia uno scannatoio…

Poi, hanno cominciato a piovere telefonate anonime ai gestori della discoteca, scritte sui muri contro i “froci” rei di mostrarsi senza vergogna e di pretendere una vita “normale” (ancora...), volantini deliranti dei soliti Forzanovisti che possono tappezzarci la città e distribuirli impunemente incentivando l’odio e i preconcetti, esternazioni non meno offensive e pericolose dei politici locali che li avvallano, raccolte di firme per far chiudere il locale, minacce e pestaggi (non denunciati perché chi li ha subiti non può esporsi pubblicamente) da parte dei competitori commerciali in una guerra fratricida combattuta senza esclusione di colpi per impedire al concorrente di portare a casa la pagnotta...

Vergogna, vergognatevi tutti!

Se qualcuno si sta chiedendo che ruolo ha avuto ed ha in tutto questo “L’Altro Volto”, gli rispondo subito: nessuno e nessuno infatti ci ha interpellati perché, ma occorre ancora dirlo?, a Lucca i gay continuano a non esistere – non devono esistere per gli autoctoni e non contano per gli altri, ma quel che è peggio è il loro (nostro?) atteggiamento: allegra sottovalutazione? Mi pare un eufemismo...

M’incazzo, sì, perché, manco fossi l’unica che qua ci vive, fatico (e il più delle volte non riesco) a far capire in che razza di girone dantesco stiamo sguazzando. No, non c’è proprio nulla di cui andar fieri, proprio nulla che possa ragionevolmente accontentarci. Non me ne frega niente che apra la “DiscoGay più grande d’Italia” a tre chilometri dall’arborato cerchio, non me ne frega niente che arrivino da chissà dove, organizzati da chissà chi, pulman carichi di finocchie che poi se ne torneranno al calduccio nelle loro rassicuranti e tolleranti cittadine (ma dove?!), non mi da alcuna soddisfazione pensare che la comunità (???) gay e lesbica locale, incrollabilmente velata, eternamente disimpegnata, disinteressata, potrà magari, per una volta, risparmiarsi la trasferta Lucca/Torre del Lago & C. - mi chiedo dove cazzo è la comunità gay/lesbica locale quando presentiamo i libri, facciamo le rassegne cinematografiche, subiamo le aggressioni, mostriamo la nostra faccia, ci firmiamo nome e cognome, parliamo dal palco e poi ci muoviamo in gruppo per sicurezza, partecipiamo alle riunioni del comitato organizzatore del Gay Pride e scopriamo moderatamente indigniandoci che Lucca è “fortunata” perché ha vicino la Babilonia ArciGay-turistico-commercial-marinaresca toscana e quindi “che ce lo facciamo a fare il Pride lì”… Sì, m’incazzo – ferocemente. È la mia intelligenza che si ribella, che ne esce offesa e sconfitta, più sola e isolata che mai.

Da mesi chiediamo un incontro con il Sindaco, ma figuriamoci se lui ha tempo da perdere (sapesse noi, caro Fazzi, che nemmeno siamo pagati per fare di questa città un posto decente dove non solo i suoi figli possano sentirsi al sicuro, cittadini di seria “A”), da mesi mandiamo comunicati stampa alle redazioni dei quotidiani per pubblicizzare le iniziative culturali (mica feste modaiole o scollacciate) e dobbiamo sentirci onorati se ci degnano d’un trafiletto strimizzito in fondo all’ultima pagina, da mesi cerchiamo di organizzare una rassegna di film Gay e Lesbici adeguata (prime visioni in una sala cinematografica all’altezza dell’evento) ma non possiamo farla liberamente perché: 1) occorre appoggiarsi ai circolini che gesticono le sale e le programmazioni d’essai; 2) le pellicole devono passare il loro vaglio censorio perché mica possono fidarsi, chissà che razza di porcherie producono i gay e poi chissà quali oscenità saremmo capaci di proporre al verginale pubblico lucchese (ma fateci il piacere)! Ed ora, combattuti fra il desiderio (dovere) di difendere il primo locale pubblico di Lucca nato per accogliere senza pregiudiziali anche la popolazione eterosessuale (!) e la volontà (diritto) di non farci coinvolgere in una guerra fra gay per il dominio del mercato di settore, assistiamo a quest’impazzimento generale senza poter rispondere come sappiamo (con i contenuti, la qualità, il senso di responsabilità, la disponibilità al dialogo e alla partecipazione, la consapevolezza e la moderazione che ci distinguono) e del quale fanno le spese tutti, gay, friendly o meno che siano. Perché è il pluralismo, la libertà, la convivenza civile, la cultura del rispetto a risentirne, non una parte a s/vantaggio di un’altra… chi stenta a capirlo, o gioca sporco o ha l’intelligenza di un calamaro.

Ognuno faccia i conti con la sua coscienza – se ce l’ha, se ne ha il tempo e la voglia.

Io continuo a portarmi cucito sul cuore, con fierezza, il mio triangolo rosa - dall’alto della mia condizione, continuo a guardare l’altro volto dell’indifferenza, a qualsiasi categoria o ideologia appartenga, rifiutando con tutte le mie forze di farne parte.

 

Elenco parziale delle aggressioni aggiornato al 2003

 

In concomitanza con la nascita dell’associazione “Altro Volto – Lucca Gay e Lesbica” due studentesse che vi partecipano sono circondate da un gruppo di noti simpatizzanti di Forza Nuova, in pieno centro, di giorno. Vengono spintonate e fatte oggetto di insulti pesantissimi e minacciate.

Novembre 2002: il comune autorizza in piazza San Frediano un’iniziativa di Forza Nuova sul tema dell’immigrazione in seguito alla quale i muri della città sono imbrattati con scritte xenofobe e inneggianti al fascismo.

Contestualmente, in Via Beccheria accanto alla vetrina di un negozio, compaiono la scritta “Gay raus”, preceduta dal cognome del titolare dell’esercizio e una croce celtica. Poco dopo il negozio chiude.

Gennaio 2003: Il nostro gruppo partecipa ad un’assemblea organizzata dagli studenti del liceo classico in autogestione. Vicino al portone d’ingresso dell’istituto compare la scritta “Froci razza inferiore”.

30 giugno 2003: sulla vetrina della libreria Baroni, dove si era tenuta la presentazione di un libro organizzata dalla nostra associazione, vengono dipinte con lo spray una croce celtica e la scritta “Gay raus”.

27 agosto 2003: “ignoti” (a volto coperto, con spranghe) sfondano la vetrina della libreria Baroni dopo aver disegnato su di essa una croce celtica.

La stessa notte, “ignoti” lanciano sassi contro la porta d’ingresso del locale “After Dark”, “colpevole” di essere un “covo” di omosessuali e lesbiche.

6 settembre 2003: organizziamo una manifestazione contro l’omofobia e l’intolleranza organizzata.

Ottobre 2003: un giovane (simpatizzante del centro-destra) che aveva partecipato spontaneamente al corteo del 6 Settembre, è aggredito e picchiato da un gruppo di “ignoti” a volto coperto, nel centro di Lucca. Il motivo? Aver sorretto lo striscione dell’Associazione.

Oltre a questi episodi che riguardano direttamente la comunità GLBTT locale, è opportuno ricordarne anche altri piuttosto significativi:

- 21 Aprile 2002: il segretario della Sinistra Giovanile viene aggredito da estremisti di destra (tra i quali il segretario lucchese di Forza Nuova) mentre è impegnato in un volantinaggio.

- 4 Aprile 2003: i muri della sede lucchese della Cgil sono riempiti di manifesti inneggianti al fascismo. Negli stessi giorni viene danneggiata la moschea di Lucca e sulla porta del Museo Storico della Resistenza viene dipinta una croce celtica.

- 11 aprile 2003: Don Vitaliano Della Sala, presente a Lucca per un’iniziativa, mentre è a cena in un ristorante viene offeso e minacciato da un giovane che dichiara di appartenere a Forza Nuova.

- 24 luglio 2003: provocazioni di stampo fascista alla festa di Liberazione a Montecarlo. Prima una lettera d’insulti e minacce, poi, sul cartellone posizionato all’ingresso dell’area dove si svolge l’iniziativa, viene disegnata una croce celtica con tanto di firma: Forza Nuova. Infine, sulle locandine stradali con le indicazioni per raggiungere la festa, compaiono croci uncinate disegnate con lo spray.

- 2 settembre 2003: viene ritrovato nei pressi di Sant’Anna un volantino a firma “Skinheads Lucca” dove si incita all’odio contro i Rom.

Dal documento scaturito in seguito alla seduta del Consiglio Comunale svoltasi l’8 settembre 2003:

“Considerata l’opportunità di fornire osservazioni e proposte alla Commissione statuto della Regione Toscana nella fase provinciale delle consultazioni in riferimento all’approvazione dello Statuto Regionale. Considerate le profonde radici cristiane della comunità lucchese e la necessità che venga tutelato e valorizzato il ruolo della famiglia

CHIEDE

Che la formulazione dell’art. 4 dello statuto contenente le finalità principali sia quella contenuta nell’ipotesi B, e cioè che tra le finalità prioritarie di governo oltre che al diritto alla vita e alla maternità, vi sia la tutela e la valorizzazione della famiglia tradizionale con la esclusione del riconoscimento delle diverse forme di convivenza familiare.”

 

 

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