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Aggiornato Venerdì 21-Dic-2012

 

Ricordate lo Spot pubblicitario del 2005?

Se l’obiettivo delle ferrovie dello stato (?) era svuotare i treni per non dover far finta di pulirli a fine corsa, probabilmente sono vicine a centrarlo.

Viaggiare su rotaia, in questo paese, sta diventando un’odissea. Roba da terzo mondo. Un servizio che più scadente e lesionista (per chi ha necessità di servirsene) non si può.

Con l’entrata in vigore del nuovo orario, scopriamo a nostre spese che la maggioranza delle destinazioni prima raggiungibili direttamente o facendo un numero di cambi ragionevole, sopportabile, diventa ora una corsa ad ostacoli scoraggiante, impossibile da affrontare se non si hanno un fisico e una pazienza bestiali. A causa del saliscendi e dei ritardi “fatalmente” accumulati da ciascun treno, i disagi, i tempi e i costi di percorrenza si dilatano paurosamente tra percorsi accidentati come nemmeno nel Far West, vetture lerce, bagni e carrozze fuori servizio, impianti di condizionamento guasti o impazziti e soprannumero di viaggiatori ammassati come animali condotti al macello. Per non parlare dei treni fantasma che evaporano lungo il percorso o non partono proprio, facendo perdere, quando vi sono, le coincidenze (e le speranze) all’incolpevole viaggiatore, il quale, se ha dovuto o voluto prenotare, non sarà neppure rimborsato!

Gli unici che guadagnano qualcosa da questo gigantesco imbroglio, sono i privilegiati passeggeri della tratta ad alta velocità attualmente in servizio, la Torino-Napoli (cambio a Milano, da sei a sette ore e trenta di viaggio, da 107 a 137 euro il costo di un biglietto in seconda classe). Ovviamente, non stiamo parlando di operai, precari, disoccupati, ma di liberi professionisti, politici, colletti bianchi, faccendieri. Poche storie, allora: la ciurmaglia che non arriva nemmeno alla metà del mese, che non può permettersi spostamenti in macchina, non abita nelle grandi città né deve raggiungerle, si sorbisca il disservizio, altrimenti vada a piedi.

Per avere un’idea di cosa deve sopportare il viaggiatore medio, facciamo un esempio pratico, nemmeno il peggiore che potrebbe venirci in mente.

Il signor Mario vive a Massarosa (LU), ma lavora a Tortona (AL). E’ un comune mortale: ha una famiglia a carico ed un ordinario stipendio da fame. Naturalmente, non può fare avanti e indietro tutti i giorni, né può sostenere i costi ingenti dell’uso di un’automobile, perciò, parte con il treno da Massarosa la domenica e vi fa ritorno il sabato. Prima dell’entrata in vigore del nuovo orario, per percorrere circa 200 chilometri impiegava da quattro a sei ore, cambiando due o tre treni e spendendo da 19 a 22 euro. Dal 13 Dicembre, i treni diventano tre/quattro e la spesa può superare i 26 euro - ma il signor Mario si consoli, il tempo che passerà sui convogli di Trenitalia a difendersi da borseggiatori, contagi, parassiti e bronchiti, facendosi venire la cistite per la mancanza di bagni funzionanti, lottando per trovare posto a sé e ai propri bagagli, misteriosamente non cambierà.

Nel paese dei balocchi che il Capotreno Berlusconi governa, i treni si chiamano Frecce Rosse o Argento, corrono ad oltre duecentocinquanta chilometri orari su rotaie di oro zecchino tempestate di diamanti, hanno poltrone rivestite in pelle umana, gli ospiti viaggiano leggeri (pochette, palmari, Laptop, al massimo), sorseggiano Welcome Drink e giunti a destinazione possono usufruire di auto con schoffeur. Che stile - mica pizza e fichi.

Nel paese di quelli che lo votano, invece, i treni non si chiamano (inutile sgolarsi, arrivano, se arrivano, quando gli pare), corrono su rotaie sghimbesce e talvolta deragliano incendiando quartieri interi, hanno poltrone rivestite di pelle umana (nel senso che i viaggiatori la lasciano lì perché vi rimangono appiccicati tanto fanno schifo) e sono presi d’assalto da orde di passeggeri inferociti, coltelli tra i denti, bagagli e telefoni cellulari a far da trincea. Tracannano bibite in lattina, mangiano panini al salame, sbucciano arance, fumano in bagno e pisciano fuori dal vaso, giunti a destinazione (se un buco nero non li ha inghiottiti lungo il tragitto), scendono, poi stramazzano in terra, più morti che vivi.

Se questa è l’Italia che vogliamo... In carrozza, si parte! E avanti così, per i prossimi cento anni.

 

 

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