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Aggiornato Mercoledì 31-Lug-2013

 

 

Il 14 Dicembre, non casualmente dato che le elezioni politiche sono prossime, il Papa ha dichiarato nel messaggio per la celebrazione della XLVI giornata mondiale della pace che (riassumendo) “forme di unione diverse dal matrimonio tra uomo e donna danneggiano la struttura naturale del matrimonio stesso. Questo non è un principio religioso, ma è inscritto nella natura umana e riconoscibile con la ragione. Negarlo o mal comprenderlo è un'offesa contro la verità della persona umana e una grave ferita inflitta alla giustizia e alla pace”. In pratica, non è necessario essere omosessuali per essere una “grave ferita inflitta alla giustizia e alla pace”, basta negare quei principi. Ma ha fatto di peggio. Il giorno prima ha ricevuto in Vaticano con tutti gli onori, benedicendola, la presidente del parlamento ugandese, Rebecca Kadaga, promotrice di una legge che prevede la pena di morte per le persone LGBT* che non si ravvedono.

In seguito alle più che motivate proteste, molti si sono affrettati a sostenere che le parole del Papa siano state fraintese ad arte dai mezzi di comunicazione, che nel mondo non muoiono soltanto le persone LGBT* perciò non è il caso di accalorarsi tanto SOLO per loro, che Ratzinger non sapeva che tra gli invitati vi fosse anche la Kadaga e che, comunque, non è sua abitudine tornare su ciò che dice e fa.

Il Papa non è uno sprovveduto, né un illetterato, quando parla sa esattamente cosa dice e le sue costruzioni verbali non sono (o perlomeno mi auguro non siano) accidentali, casuali, ergo...

Ratzinger non è nuovo ad affermazioni tremende, anche più esplicite. Nulla di nuovo, in effetti, anche se benedire una nazista che chiede la pena di morte per le persone omosessuali, equivale ad armare la mano degli assassini e allora, mi spiace, zitti non si può e non si deve stare. Senza offesa per i buoni cristiani che mai vorrebbero la morte di qualcuno, né si sognerebbero di benedire le mani sporche di sangue di qualcun altro.

Io, i miei fratelli e le mie sorelle, rischiamo la vita, chi non è in cattiva fede e chi non vive sulla luna, sa che non esagero. Il Papa farebbe meglio a non dimenticare, o a non fingere di dimenticarsi, che anche dalle sue parole e dai suoi gesti dipendono la nostra sicurezza e i nostri diritti. Il diritto, ad esempio, di non essere picchiati, insultati, stuprati, licenziati, isolati e uccisi, il diritto di essere tutelati, di essere riconosciuti (culturalmente e giuridicamente) come singole persone e come coppie. In poche, semplici parole, Il diritto ad essere se stessi, il diritto alla vita.

Se Dio ci ha creati per infliggerci sofferenze e privazioni, per farci diventare il bersaglio degli omo/lesbo e trasfobici, avrà dei buoni motivi, suoi, ma non può aspettarsi che ci lasciamo massacrare senza opporre alcuna resistenza.

Se Dio, invece, non desidera farci ammazzare, negarci il diritto a una esistenza piena e possibilmente felice, il Papa dovrebbe vergognarsi di se stesso, di quello che pensa, dice e fa. Ma nessuno sa cosa ha in mente Dio, tanto meno Ratzinger, e allora spazio alla fantasia. Ratzinger sta attribuendo a Dio intenzioni non sue, si sta frapponendo sostituendosi a Lui e al suo giudizio. Nessun uomo (o donna) dovrebbe permettersi tanto. A nessuno dovremmo permetterlo, specialmente se credenti.

Ratzinger è tutto tranne che Santo e Padre. Ratzinger è un incendiario.

Lo so, non è nel linguaggio e nello "stile" papale smentire, rettificare, "sfiduciare" i sottoposti che "furbescamente" invitano una ministra africana nazista per costringere il Papa a elargirle una benedizione (che equivale ad avvallarne la politica). Poniamo anche il caso che il Papa non sapesse chi fosse quella signora sorridente, che nella ressa, tra una benedizione e l'altra, un po' a causa della stanchezza, un po' per la fretta, nemmeno si sia accorto che vi fosse, oppure, a quel punto, non potesse tirarsi indietro (!) - ma il giorno dopo, scoperta "la trappola" che i boiardi in gonnella gli hanno teso, se tace, se non stigmatizza pubblicamente la violenza contro le persone LGBT* ovunque si compia (genericamente), rafforza l'assenso, facendone un atto istituzionale intenzionale, tutt'altro che inconsapevole.

Ritengo poco probabile che un monarca assoluto, avente il pieno potere legislativo, esecutivo e giudiziario, possa compiere tanti e tali errori/orrori senza averne colpa e quand'anche accadesse, tirato il sasso, poi non può nascondere la mano declinando ogni responsabilità, lasciando che il mondo tragga le conclusioni che vuole.

Da ora in poi, il Papa avrà sulla coscienza ogni persona che sarà torturata e uccisa a causa del proprio orientamento affettivo, quantomeno in Uganda. Se, nonostante ciò, il Papa riesce a dormire sonni tranquilli, il problema non è suo, è nostro.

Al di là dell’improvvida benedizione, in riguardo alle dichiarazioni, non ho ripensamenti. Ho letto e riletto le sue parole e proprio non riesco a interpretarle differentemente. Oltre il senso esplicito, vi è quello implicito - e la forma è sostanza, soprattutto se a scrivere è un Papa.

In quanto al fatto che nel mondo non muoiono solo le persone omosessuali, certo, muoiono anche i cristiani, gli israeliani e i palestinesi, muoiono le donne e i bambini, muore chiunque nel mondo per volontà dei portatori di verità - non lo dimentico, non lo sopporto, ma non è di questi che sto disquisendo. Tuttavia, come si vede, torniamo al punto di partenza: le mani sporche di sangue di chi si frappone sostituendosi a Dio, al suo giudizio. Questi assassini dormono sonni tranquilli, ne sono sicura - altrimenti come potrebbero guardarsi allo specchio? Problema nostro, allora, problema mio, personale.

Con buona pace degli indifferenti e dei fanatici, da qualsiasi parte stiano.

Nonostante le buone argomentazioni, nei giorni seguenti ai due episodi raggelanti di cui rendo conto, i Fans del Papa hanno continuato a sostenerne l’innocenza. Fortunatamente, però, (perché non è bello passare da paranoici), è lui stesso che, nel discorso per gli auguri alla Curia, torna a parlare delle «minacce» alla famiglia e ricorda l’importanza di «tradurre» in politica valori non negoziabili. Ratzinger, sgombra il campo da qualsiasi congettura, ipotesi e illazione sorta intorno alle sue parole e al suo operato: tutto, ma lo Stato italiano non si sogni nemmeno lontanamente di adottare una legislazione che riconosca e tuteli le persone LGBT*.

Ecco il punto su cui il Papa batte e ribatte ossessivamente: il matrimonio, ovvero, il recinto entro cui la chiesa cattolica costringe le sue pecorelle per poter continuare a guidarle e controllarle.

Se venissero meno i ruoli tradizionali, la dualità maschio/femmina in funzione riproduttiva, il matrimonio (come lo intende il Papa) si svuoterebbe di significato, di senso. Il matrimonio, cattolico, non la famiglia.

Tutti sono in grado di costituire una famiglia e tutti, in effetti, ne hanno una - buona o cattiva, etero, omo o transgender che sia, con e senza figli. Ma se venissero meno i discriminatori dictat cattolici, non vi sarebbe più alcuna ragione di assecondare il volere celeste sfornando marmocchi all’interno di monolitiche, asfittiche coppie stabili (perlopiù forzatamente durature), men che mai di sposarsi, in chiesa, soprattutto.

Un bel guaio se le pecorelle cominciano a fare quello che gli pare, ad andarsene dove vogliono. Un bel guaio se le chiese si svuotano, se le coppie migrano verso le sedi comunali al solo scopo di accedere a diritti e servizi altrimenti preclusi, formalizzando un’unione, di fatto, non necessariamente fertile, in proprio, almeno.

Vai a spiegarglielo a questo ottusangolo di proporzioni cosmiche che non cambierebbe nulla per il genere umano (uomini e donne, al di là del proprio orientamento affettivo, continuerebbero, come sempre hanno fatto, a prendersi, tradirsi e lasciarsi, a fare figli e abbandonarli, ecc.), ma già, il problema è un altro, per il Papa. Il problema è la perdita di controllo, di potere, rappresentatività, esclusività. Il problema è la paura che decadendo l’obbligo divino, perciò “naturale” di procreare tra eterosessuali nella classica posizione del missionario (eluso il quale si incorre nello stigma sociale, nell’esclusione dai diritti e dal riconoscimento giuridico), le persone facciano finalmente scelte diverse, più libere e consapevoli, non ineluttabilmente omosessuali (sai che smacco).

Cari miei che avete lungamente contestato le interpretazioni giornalistiche in riguardo alle recenti dichiarazioni papali, non solo l’inquisitore non si corregge, non rettifica, ma ribadisce e rincalza. Ora se la prende anche con le persone Transgender accusandole di puerilità, di offendere Dio con la pretesa di adeguare il proprio corpo alle percezione che hanno di sé e, come sua abitudine, lancia minacce tutt’altro che velate alla politica. O con lui (con la sua, loro, visione del mondo), o contro. E’ guerra aperta.

La verginella ha fatto l’uovo, gallato. Persevera. Più che una Papessa, a me pare il maligno, in persona.

 

 

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