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Aggiornato Giovedì 20-Feb-2014

 

 

0+0 o 0+0+0 o 0+0+0+0 non fa due, tre, quattro zeri - ne fa solo uno e vale sempre zero, sempre zero è.

 

Non so se torneremo a votare. Per come vanno le cose (non da un giorno o poche settimane, ma da decenni), ho paura che, quand'anche vi tornassimo, lo faremmo con una legge elettorale confezionata ad arte per lasciare perfettamente inalterate le attuali simmetrie: PD, FI e soci a spartirsi l'Italia per conto di altri, con una opposizione di facciata che non conta nulla e nulla potrebbe, anche volesse. Fumo negli occhi, insomma.

Ieri (19 Febbraio), seguendo distrattamente i primi vagiti del neonato governo a guida Renzi, ripensando a come siamo arrivati a tanto decadimento, mi sono chiesta: ma possibile che questo paese non sappia esprimere altro che imbonitori, animatori da casa di riposo, buffoni e chierici? Possibile che uno zero assoluto qual è Renzi, possa arrivare a guidare il paese cominciando con un faccia a faccia, limitato peraltro al solo pubblico internettiano, tra lui e Grillo? Possibile che la stampa si sia poi quasi esclusivamente concentrata a far passare uno o l’altro come vincitore del “match”? Era una gara? La risposta è dentro la prima domanda: se Renzi non fosse uno zero assoluto non sarebbe arrivato dov’è adesso e non farebbe quello che fa - deduzione logica che, per estensione, si applica ad ogni giornalista, ogni dirigente, ogni funzionario, ogni amministratore, ogni politico a cui abbiamo affidato il potere di pensare e decidere al posto nostro - o che se lo è preso, forte dell'appoggio, della spinta propulsiva e delle trame di un esercito di altri zeri assoluti che tengono in piedi il sistema, lo alimentano e difendono, perlopiù senza rendersi conto di essere uomini e donne di paglia, funzionali al sistema stesso, a chi se ne serve e a chi lo ritiene necessario.

Tutto sommato, dunque, è vero che tornare a votare sarebbe inutile: l'offerta è questa, non c'è nulla da scegliere e anche vi fosse, gli elettori davvero in grado di notare le differenze, di valutarle con autentico, libero spirito critico, con consapevolezza, cognizione di causa, sarebbero così pochi che non avrebbe alcuna possibilità di affermarsi.

Ecco allora la seconda, ovvia domanda: stando così le cose, se nulla di fatto cambierebbe, perché evitano il voto? Perché qualunque sistema elettorale, anche il più fasullo e criminale, romperebbe le uova nel paniere a qualcuno, aprirebbe lo scenario ad incognite imprevedibili, all’intrusione sempre possibile di schegge impazzite (come è già accaduto con il M5S) e dato che gli equilibri sono ancora fragili, dato che il progetto egemonico per il controllo dei paesi coinvolti, funzionali agli interessi politici ed economici di un ristretto numero di persone, non è ancora giunto a compimento, il rischio è che tale processo (architettato e gestito soprattutto fuori dalle sedi istituzionali riconosciute e riconoscibili, a danno dei cittadini e del bene comune globale), degeneri nel caos, o in una seppur minima incrinatura dell'esistente con esiti incerti, per il controllo dei quali ogni azione, anche la più sciagurata, diverrebbe necessaria. Gli zeri assoluti, naturalmente, ammesso che sappiano a chi rispondono e perché, non agiscono per evitare il peggio, ma solo per non ritrovarsi tra quelli che ne pagherebbero personalmente le conseguenze.

In altri paesi già si spara, oppure si muore di fame. In altri paesi non esiste più lo stato sociale o è prossimo ad essere interamente cancellato, i diritti sono carta straccia e così pure le sovranità nazionali. Badate: non parlo dell’Africa o di qualche staterello del cosiddetto terzo mondo, parlo del nostro continente, dentro e fuori l’abominio che è diventata l’Unione Europea. In questo contesto, l’Italia, che sullo scacchiere internazionale ha una residua importanza strategica per i suddetti interessi, sta in bilico proprio in virtù dell’impasse politico interno, del completo asservimento della sua classe politica, della sua più totale e colpevole inconcludenza, della sua mancanza d’identità, della sua morte cerebrale. Per il momento, terra di tutti e di nessuno, verrebbe da dire. Finché il pascolo è verde, bene, ma quando non vi sarà più merce di scambio (e state certi che prima o poi raschieremo il fondo del barile)? Ci faranno e ci faremo a pezzi, senza troppi complimenti.

Nel frattempo, però, abbiamo il Festival di Sanremo, le dirette streaming, l’orgoglio nazionale da sbandierare alle olimpiadi e alle partite di calcio, la kasta malefica da maledire, tanti patetici buffoni da sognare di prendere a calci o a cui votarci, ciecamente, come fossero santi, o re. D’altronde, ce lo inculcano a scuola, in famiglia, in parrocchia: usare la propria testa, avere iniziative, non è richiesto, non è apprezzato. Capire, cercare risposte - non è opportuno. Non passa giorno, minuto, senza che non vi sia dimostrazione che il dissenso e le diversità, fanno male alla salute, che avere qualcosa di sensato da dire, da fare, isola o uccide. Gli zeri assoluti, invece, vanno in TV, vincono i quiz e se gli chiedi udienza presentandoti con il cappello in mano, un posticino nella loro grande famiglia te lo trovano di sicuro. Lo insegna la storia - e se ce l’hanno fatta loro… il resto si fotta.

Meglio zero, che nulla. Meglio pecore nel gregge, finché c’è erba da brucare. Poi, si può sempre cambiare padrone, si può sempre sperare che non gli venga in mente di farsi una grigliata, ci si può sempre illudere che sulla brace finirà qualche altro zero, perché gli zeri non sono mica tutti uguali, qualcuno lo è di meno, qualcuno lo è di più.

 

 

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