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Aggiornato Domenica 25-Nov-2012

 

 

Pare che la riforma del mercato del lavoro serva ad innalzare il tasso di disoccupazione così da moderare (o azzerare, o addirittura ribassare) la crescita dei salari e quindi il tasso di inflazione. Serve anche a precarizzare i lavoratori al fine di impoverirli, renderli succubi e ricattabili, disposti a rinunciare a qualunque cosa per un tozzo di pane.

Se questo è lo scopo sotteso della riforma, può darsi che si ristabilirebbe la competitività di prezzo dei prodotti italiani sul mercato estero, ma non è affatto scontato, tutt’altro, che di conseguenza si avrebbe un riequilibrio degli sbilanci esterni che sono alla radice della crisi dell’eurozona e quindi delle pressioni dei mercati finanziari affinché si proceda alla distruzione dello Stato di diritto.

Non sorprende che i mercati finanziari se ne freghino delle conseguenze a breve, medio e lungo termine sulla vita delle persone. Sconcerta, invece, la miopia e la stupidità dei governi tecnici e politici, i quali stanno conducendo al macello i propri cittadini per tentare di salvare, senza peraltro avere alcuna garanzia di riuscirvi, non l'interesse generale, ma gli affari sporchi e privati di chi l'economia la vampirizza, distruggendola.

Non ha alcun senso, è pura follia, ma è proprio quello che sta accadendo.

Perciò, a causa delle politiche antidemocratiche, antieconomiche, dissennate e suicide del governo, i disoccupati, le persone non più in grado di lavorare per sopraggiunti limiti di età e gli indigenti, molto presto aumenteranno a dismisura con la conseguenza che lo Stato non potrà più far fronte alla spesa pubblica e dovrà sospendere una serie di servizi (istruzione, sanità, sicurezza, cultura), sgravi, esenzioni, cercando di raggranellare milioni di euro ovunque e comunque, a qualunque costo, non per coprire la spesa sociale, rilanciare la produttività, ma per onorare gli impegni presi con la comunità europea, per pagare le sanzioni e i debiti contratti con la BCE e il Fondo Monetario Internazionale, per soddisfare le aspettative degli speculatori finanziari.

L’introduzione dell'obbligo di assicurare “l'equilibrio tra le entrate e le spese”, propriamente pareggio di bilancio (con la modifica degli articoli 81, 97, 117 e 119 della Costituzione), i mancati introiti contributivi dovuti al crollo del marcato del lavoro, il drastico ridimensionamento dei consumi con conseguente perdita di gettito fiscale, la continua e scriteriata spesa per il finanziamento delle guerre e l'acquisto degli armamenti, delle inutili, faraoniche opere pubbliche che non saranno mai terminate se mai cominceranno, dell'ingorda macchina burocratica, dei partiti, della stampa, delle cordate affaristiche legate al crimine organizzato,  per i salvataggi e le sovvenzioni elargite a banche, industrie e società perché tengano le luci accese dando l'impressione di esistere ancora, tutto questo ha già decretato la nostra rovina sancendo, di fatto, la fine della democrazia come l’hanno pensata i padri e le madri costituenti, come l’abbiamo sognata noi che tanto giovani non siamo più e come non sanno potrebbe essere le nuove generazioni.

Sia chiaro, il pareggio di bilancio non è una corbelleria, in sé, ma non si può applicare questo tipo di amministrazione allo Stato, perché uno Stato non è un’azienda e non è nemmeno una famiglia con la massaia che si mette a fare i conti sul suo quadernetto. Ci sono servizi che, se trattasi di Stato di diritto, devono essere garantiti, pareggio o non pareggio. Non si può introdurre una modifica costituzionale del genere senza stravolgere implicitamente l’intero assetto costituzionale, le sue norme e garanzie. A certe conclusioni, ci arriva anche un bambino mediamente intelligente. Il problema è che a governarci non sono i bambini, ma qualche migliaio di attempati portaborse e baciapile a cui importa solo di rimanere in sella.

Che poi in Italia si facciano le leggi con l’obiettivo di non applicarle, è noto - ma questo non può consolare, rassicurare, tutt’altro, specialmente quando si va a modificare la Costituzione. Se a una casa cominci a togliere file intere di mattoni, qua e là, partendo dal basso, poi non puoi aspettarti che rimanga stabile, in piedi a lungo. Ad un certo punto, ogni regola, norma, legge, sarà in contrasto con le altre e allora non sarà più possibile alcuna forma di governo, meno che mai democratica. Verrà giù tutto, senza neppure alzare un gran polverone.

Ieri, dunque, puntuale e devastante come una cartella di Equitalia, è arrivata una piccola anticipazione del destino che ci attende: nel disegno di legge di riforma del mercato del lavoro all'esame del Senato, è comparso un comma che abolisce l’esenzione dal pagamento del ticket per le prestazioni di diagnostica strumentale e di altre prestazioni specialistiche in favore dei disoccupati e dei familiari a carico. Dopo qualche timida reazione, la ministra Fornero ha assicurato che si è trattato di un errore nella stesura del testo: un refuso. Il Comma 1 dell'articolo 64 della suddetta legge, esiste perché qualcuno l'ha pensato e scritto, tutto il resto è irrilevante e ingannevole. Ora, Fornero & Co., devono presentare un emendamento per porvi rimedio. Refuso un corno. Prove tecniche di macelleria sociale. Intanto guardano cosa succede, ci abituano a considerare possibili certe scelte, addirittura accettabili perché tanto coinvolgono un numero relativamente ristretto di disgraziati, poi, al momento opportuno...

Mentre 3.000.000 di disoccupati vivevano o stavano per vivere ore di autentico spavento, altri 20.000.000 di italiani tra i 16 i 65 anni, con un reddito superiore agli 8.263,31 euro mensili, non battevano ciglio, non facevano una piega.

Buone notizie per l’attuale governo e i prossimi.

Cari italioti, maggioranza silenziosa, continuate pure a illudervi che tutto questo non vi riguardi, che il disastro non vi travolgerà. Continuate pure a fare progetti per le prossime vacanze. Senza dubbio le meritate e le farete, certo - all'inferno.

 

 

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