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Aggiornato Mercoledì 16-Gen-2013

 

 

Stamani disquisivo amabilmente con un rivenditore e questi concordava con me che ormai l'incidenza delle spese per l'acquisto dei materiali necessari per eseguire un qualsiasi intervento di restauro e/o manutenzione, va dal 20 (la migliore delle ipotesi) al 30%. Questo significa che tra prodotti, tasse (siamo intorno al 45-50%) e le altre spese di gestione di un'attività (affitto di un fondo, utenze, un'auto aziendale, ecc.), all'artigiano restano appena le briciole, se gli restano. Ovviamente, non si può chiedere al cliente finale il doppio di quanto in condizioni normali dovrebbe spendere (già a chiedergli una cifra onesta storce il naso e alla fine o rinuncia, o si rivolge al primo che capita disposto a lavorare per la metà o addirittura meno, con una resa qualitativa del lavoro scadentissima). Per sopravvivere dignitosamente, allora, non resta che l’illegalità.

Lo so, tocco un nervo scoperto, ma, badate, non parlo di aziende e ditte con operai, macchinari costosi, appalti e commesse notevoli, un giro di affari eccellente - parlo del piccolo artigiano, di quel signore o quella signora che arriva con la sua scatola degli attrezzi e magari sostituisce un solo, stupido vetro rotto di pochi centimetri (25x15 = 10 euro senza scontrino). Se fatturasse e quindi dovesse sostenere tutte le spese vive e accessorie di un'attività in regola con la legge, quanto dovrebbe chiedere per starci dentro? Non meno di 75 euro - e mi sono tenuta bassa!

Una follia.

Mi spiego meglio: poniamo il caso che per sostituire la cerniera di un'anta della cucina, un artigiano chieda 80 euro - minimo, con la fattura -,  64 circa - senza. Supponiamo che debba andare a cercarla e la paghi di tasca sua, supponiamo che viaggi parecchio in macchina e perda una mattinata, supponiamo che poi debba smadonnare un'oretta perché quel tipo di cerniera è fuori produzione e quindi è costretto ad adattare quella che ha trovato - come può far pagare il giusto, diciamo 30 euro (che sono comunque tanti)? Abbattendo i costi, limitandoli al solo acquisto della cerniera e del carburante, diversamente non potrebbe chiedere meno del doppio. L’ovvia conseguenza, è che il cliente si tiene la cerniera rotta, aspetta che siano tutte da cambiare e, se ha un lavoro a tempo indeterminato e qualcuno è ancora disposto a fargli credito, compra una cucina nuova.

Chi ci guadagna? A breve e medio termine, guadagna l’industria dislocata nei paesi a bassa o nulla democrazia, dove gli operai sono pagati una miseria e non hanno tutele, guadagna la grande distribuzione, guadagnano le multinazionali, le banche, mentre tutti gli altri s’indebitano e impoveriscono. A lungo termine, il sistema va in pezzi.

I “professori” la chiamano “lungimiranza”, “lotta all’evasione fiscale” o anche “mettere i conti a posto”. Io lo chiamo omicidio/suicidio.

Un’ultima considerazione, così chiudo il cerchio: gli evasori fiscali totali non esistono, non possono esistere.

Vuoi un caffé, la luce in casa, il riscaldamento? Ti servono un paio di mutande, le scarpe, un’auto o una bici? Il 21% lo dai allo Stato, subito, il resto se lo prende appena ne ha l’occasione, con le buone o le cattive. Quindi, anche le persone che non hanno nulla, nemmeno un tetto sulla testa, pagano le tasse su ogni cosa, foss'anche un tozzo di pane raffermo o un litro di Tavernello per inciuccarsi e dimenticare.

I soldi bisogna prenderli a chi ne ha in abbondanza, estorceli agli altri è una rapina, un abuso, una violenza. E pure questa caccia all'evasore è rivoltante, perché non si può fare terrorismo, invitare alla delazione e al linciaggio morale, senza tenere in alcun conto che fare di tutta l'erba un fascio è un atto criminale che spinge a difendersi.

Ci sono i furbi con lo Yacht che non dichiarano un centesimo, ma ci sono pure i piccoli commercianti, gli artigiani, le badanti, un numero enorme di persone che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena e di certo, se il carico fiscale fosse più equo e proporzionato ai guadagni reali, non presunti, avrebbero meno difficoltà, anche a rispettare le regole.

Finito. Ora vado in pizzeria a dare il mio 21% a Monti così potrà finanziarci le scuole private per i ricchi, la costruzione di ospedali senza posti letto e qualche nuova pubblicità progresso che c’insegni a prenderlo nel didietro con rassegnazione e persino soddisfazione. Inutilmente, perché sappiamo già farlo.

 

 

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