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Aggiornato Mercoledì 19-Feb-2014

 

 

Sigur Rós (Georg Hólm, detto "Goggi")

Se la memoria non m’inganna, fino al 1997 Lucca ospitava una rassegna musicale denominata “Anfiteatro Jazz” che si svolgeva perlopiù gratuitamente nella piazza omonima, luogo quanto mai adatto anche in virtù di un’acustica non straordinaria ma nemmeno da buttare. Vi ho visto concerti eccellenti e vi ho passato pomeriggi e serate memorabili mangiucchiando e bevendo birra, da sola o in buona compagnia. Un vero spasso. L’iniziativa era graditissima non solo ai residenti che potevano godersi il fresco ascoltando musica di qualità dal vivo senza dover spendere una lira, ma anche ai turisti e ai molti visitatori che sceglievano  di trascorrere le loro serate qui approfittando dell’ottima offerta culturale di quel periodo (cosa niente affatto scontata dato che Lucca è, di norma, un mortorio assoluto). Grazie al Festival Jazz ed altre iniziative analoghe di grande interesse che alcune amministrazioni avevano promosso negli anni precedenti (ricordo che tra la fine degli anni Ottanta e primi dei Novanta, Villa Bottini ospitò un festival teatrale e musicale straordinario, anch’esso gratuito, che si svolgeva dal giovedì alla domenica proponendo eventi in seguito mai più visti, tra cui - udite, udite - l’esecuzione più unica che rara di musica futurista e contemporanea), molte persone a corto di istruzione ed occasioni di guardare oltre la punta del proprio naso, scoprirono che al mondo non vi erano solo le Tv spazzatura Fininvest e Rai, le soap opera sud americane e il Festival di Sanremo.

(Galli e D'Alessandro)

Poi, il vento girò e nel 1998 arrivarono due tizi che, come troppi altri da queste parti, smaniavano per trasformare la città in un salotto per blasonati di cartone, da riservare a chi aveva il denaro per appenderci il cappello - tutti gli altri fuori, naturalmente. Il Festival Jazz gratuito, per tutti, si trasformò nel Summer Festival a caro prezzo per pochi.

Convinte di poter risparmiare o di poter dirottare un bel po’ di soldini in mani amiche, le amministrazioni comunali ne furono entusiaste e pure una buona parte di lucchesi assai corti di cervello pensò che l’iniziativa li avrebbe resi famosi, ricchi e nobili. Fallace speranza. Lucca era già conosciuta nel mondo per altri e migliori meriti e tutto il denaro, tutta la nobiltà a buon mercato che il Festival avrebbe dovuto elargire, si sono persi nel mondino dei sogni di chi crede alle favole pensandosi Re.

In realtà, il Summer Festival non solo non ha fatto guadagnare o risparmiare nulla alla città, ma negli anni è costato sempre di più, a danno delle casse comunali e dei cittadini a cui l’amministrazione ha sottratto un altro pezzo di sovranità ed un’altra bella fetta d’anima.

In tutti questi anni ho rifuggito il Festival, avendone in uggia soprattutto il patetico classismo, l’inarrivabile provincialismo, il modo d’imporsi in spregio al diritto. Poi, a Marzo ho scoperto che i Sigur Rós vi avrebbero tenuto un concerto e non ho resistito. Alla fine ho comprato un biglietto: 39 sacchi, posto in piedi.

I Sigur Rós non si discutono. O si capiscono e quindi si ascoltano con piacere possibilmente stando seduti, o non si capiscono e allora ciccia. Il concerto che stanno portando in Tour, poi, è perfetto - non ne tesserò le lodi, non servirebbe. E’ sul Summer Festival che invece qualcosa da dire ce l’ho e zitta non ho più voglia di stare.

Chi ascolta musicisti di un certo livello (non mi riferisco ai vincitori dei vari talent scout e nemmeno alle ugole melodiche e finto rock che ammorbano il mercato discografico italiano), chi non ha più sedici anni (o quaranta che in Italia è quasi la stessa cosa), chi, di tanto in tanto, ha piacere ad omaggiare i propri autori e musicisti preferiti finanziandoli con l’acquisto di dischi e partecipando ai concerti, cosa si aspetta da un evento musicale dal punto di vista organizzativo? Che la location sia facilmente accessibile, offra una buona acustica, una buona visuale e, possibilmente, qualche servizio di conforto (sedie comode, bagni in numero sufficiente, puliti almeno per i primi trenta minuti dall’apertura dei cancelli, punti ristoro anche minimi ma dignitosi, ecc.).

I gabinetti chimici e la protesta silenziosa (mai luogo di affissione fu più azzeccato)

Cosa offrono D’Alessandro & Galli, sponsor e patrocinatori (Comune e Provincia)? Nulla, o troppo poco se commisurato al costo dei biglietti.

L’acustica è di qualità scadentissima, la visibilità del palco è ridicola, sono disponibili solo 448 posti a sedere fissi (Gold e Vip, vedremo dopo di cosa si tratta), oltre 6000 in piedi (calcolati approssimativamente in base ai posti numerati a sedere, messi in vendita durante i fortunati concerti ai quali si preferisce abbinare, non sappiamo secondo quale criterio, una platea con sedie), un certo numero di bagni chimici nei quali non vorrebbero entrare nemmeno i ratti (esposti al sole durante il giorno e quindi la sera ribollenti, nonché privi di illuminazione, sporchi e maleodoranti) e alcuni punti di ristoro affidati alla buona volontà degli esercenti presenti nelle piazze e nelle vie adiacenti (durante il pomeriggio, quando l’area del concerto è ancora aperta alla libera fruizione di residenti e turisti) e poi, a chiusura avvenuta, a quelli che in via volontaria decidono di rimanere aperti durante i concerti, all’interno dell’area stessa (non creda il lettore che tutti i bottegai colgano l’opportunità di riempirsi le tasche - che scherziamo? Il bar tabacchi di fronte al Palazzo Ducale, ad esempio, ha tirato giù le saracinesche prima del concerto... sai, la crisi...).

Facciamoci due conti, giusto per cercare di capire.

Pianta della platea

Complessivamente (e approssimativamente dato che non sono riuscita a scoprirne il numero esatto), il Festival mette a disposizione circa 6.500 posti i quali portano un guadagno medio, a serata, di 290/310 mila euro. Entrambe le cifre sono ridicole. Parliamo di eventi che coinvolgono artisti di caratura internazionale con cachet spaventosi (300 mila euro potrebbe essere la media, ma sono sicura che in parecchi casi siano molti, molti di più, perciò la media salta). Ovvio che per poter recuperare le spese (compenso degli artisti, impiantistica e service, materiali vari, personale addetto alla sicurezza e all’assistenza, tutto l’indotto composto di decine di persone che a vario titolo, spesso per pochi euro, magari al nero, gravitano intorno all’organizzazione, utenze, suolo pubblico, stampa dei manifesti, delle locandine e quant’altro, affissioni, tasse, servizio catering e buffet incomprensibilmente offerto ai 328 Vip paganti o invitati i quali, durante i concerti, si comportano come fossero all’inaugurazione di un negozio di scarpe in un centro commerciale), l’incasso dovrebbe essere almeno il doppio di quello desunto e probabilmente non basterebbe.

Per quanto abbia cercato, non sono riuscita a scoprire quanti soldi percepisca il Festival dagli Sponsor, dal Comune e dalla Provincia, perciò, restando nel campo delle illazioni, basandomi sul poco che sono riuscita a sapere rispetto agli stanziamenti pubblici del 2010 (pare 350 mila euro) e 2012 (pare non più di 200 mila), stimo che quest’anno, da essi, potrebbero essere piovuti nelle casse della produzione 300 mila euro, i quali, spalmati su 16 serate, nella migliore delle ipotesi portano le entrate per ogni concerto a 328/329 mila euro.

D’Alessandro & Galli devono essere due filantropi come non se ne vedono dai tempi dei Medici, mentre Comune e Provincia sono i soliti sperperoni che usano i soldi dei contribuenti per tenere in piedi il baraccone più insensato e inutile dell’intera provincia, nemmeno buono per fare felici i possessori dei biglietti omaggio, i Vip de noiartri e i venditori di libagioni nel raggio di 100 metri dal perimetro dell’area rossa, off-limits.

Zona Off-Limits

A proposito dell’area interdetta ai cittadini o con limitazioni. Ricordo a chi non si scandalizza nemmeno un po’, che questa comprende: Piazza Napoleone, Piazza del Giglio, Piazza XX Settembre (con annesso uso di una delle pochissime fontane pubbliche ancora esistenti e funzionanti), Cortile degli Svizzeri, Cortile Carrara, Vicolo Matteucci, Corte del pesce, Corte Paoli, parte di Via Beccheria, parte di Via San Girolamo, parte di Via Vittorio Emanuele, due pezzi di Via Vittorio Veneto.

Concerti a scrocco

Ricordo inoltre che l’accesso e il transito nelle suddette vie e piazze è consentito dopo le 18:30 solo se si possiede un pass, un biglietto d’ingresso al concerto (dopo le 19:30), la residenza o il domicilio temporaneo nell’area blindata, o solo se s’intenda passare la serata al tavolo di uno degli esercizi commerciali che spacciano vivande con concerto annesso, gentilmente offerto da chi ha pagato per vederlo (ignoro le modalità previste per approfittare di questo schifoso abuso).

I conti non tornano, non sono mai tornati, ma al di là del perché a qualcuno “convenga” foraggiare un Festival come questo, vi sono cose che una città normale, abitata da gente normale, non potrebbe, non dovrebbe tollerare: per prima, la sottrazione al godimento dei residenti e dei turisti di un’area così ampia di città.

Mi sono sempre chiesta perché il Comune di Lucca e la D’Alessandro & Galli abbiano questa fissazione per Piazza Napoleone, ma una spiegazione sensata non l’ho trovata. Potrebbero utilizzare lo stadio o Piazza dell’Anfiteatro - in entrambi i casi vi guadagnerebbe la logistica, il confort e la qualità. Invece no. Così finisce che, sebbene paganti, da seduti o in piedi, si è costretti ad immaginare quel che avviene sul palco, specie se si è di statura medio-bassa e si ha la sfortuna di finire sui lati della piazza o dietro la statua.

Per chi non lo sapesse, Piazza Napoleone ha al centro un monumento scolpito da Lorenzo Bartolini e dedicato a Maria Luisa Borbone che governò il Ducato di Lucca dal 1817 al 1824. La piazza è incorniciata su tre lati da una fila di alberi ed oltre essi vi è una strada - tutto spazio che non può essere utilizzato per stiparvi spettatori. Non vi sono gradinate. Vi è solo una modesta platea posta di fronte al palco e di lato al monumento (3.504 posti a sedere, da 50 a 60 euro, sicuramente qualche posto in più per i concerti in piedi, da 30 a 40 euro), una piccola platea denominata “Statua Gold”, rialzata, al centro della piazza, sui lati del monumento, con 120 posti a sedere numerati (da 90 a 100 euro), e un corridoio sotto la tribuna Vip, in fondo alla piazza (altri 2.500 posti in piedi, il peggio possibile alla modica cifra, si fa per dire, di 30/40 euro). Nel caso dei posti a sedere “Gold”, vede bene chi si trova nelle prime file, gli altri faticano ma stanno certamente meglio di quelli in piedi dietro di loro, giù dalla platea rialzata, centrali o laterali che siano: il palco non lo vedono nemmeno in fotografia e i pietosi schermi che sembrano una presa per i fondelli contro i beoti che hanno pagato lautamente per non vedere un tubo, non aiutano, acuiscono semmai la rabbia: se si voleva assistere ad un concerto in TV, tanto valeva starsene in panciolle sul divano a casa, aria condizionata a palla, pop-corn e birra sino a scoppiare - gratis.

Palco, tribuna Vip e barriere architettoniche

Fino a pochi giorni fa mi domandavo perché nel pubblicizzare i concerti che i Sigur Rós avrebbero tenuto in Italia (cinque in tutto), spesso la data del 27 Luglio fosse omessa. Ora lo so: Lucca è una piazza improponibile, non vale nemmeno la metà del prezzo che chiede per ogni concerto e francamente, più che un evento musicale internazionale, sembra una festicciola di condominio - per gli autoctoni, non conta chi o cosa si festeggia, conta esserci, per il buffet.

E arriviamo alla nota più stonata e ridicola dell’intera faccenda: la tribuna Vip - sì, per l’ennesima volta avete letto bene, ho proprio scritto Vip. Cioè 328 puzzoni (ho contato le sedie) che se la ridono e se la spassano vociando rumorosamente, mangiando, sbevazzando e sfumazzando alla facciaccia dei poveracci che sotto la tribuna sudano sangue come tante madonne di Civitavecchia. Ma il lettore non si faccia ingannare dall’uso improprio e furbesco delle parole: Vip non significa “persona molto importante del mondo politico ed economico che gode di notorietà e prestigio” - chiunque l’altra sera abbia lanciato uno sguardo verso la fonte di tanto disturbo, ha visto solo mascelle in movimento ed un gran via vai di gonnelle e calzoncini corti come nelle ore dello struscio in Via Fillungo.

Strana, folle e persino offensiva storia questa dei Vip: al Summer Festival lucchese per esserlo basta avere qualche amichetto con in tasca i biglietti o i pass speciali da regalare, bastano 160 euro per diventarlo, per ridere degli sfigati che sgomitano in mezzo alla piazza, per godersi i 16 concerti dall’alto, guardandoli direttamente comodamente seduti, affacciati al balcone come tante Giulietta o attraverso i monitor di cui la tribuna è disseminata, rinfrescati dall’aria condizionata, sorseggiando prosecco e ingoiando salatini. Il lettore è sbalordito? Sbalordito dovrebbe essere chi ne ha spesi 100 per vedere un solo concerto - e male, ma non sono sicura che lo sia.

Mi sembra di sentirlo il coro dei lucchesi che “i panni sporchi si lavano in casa propria”, del “si fa ma non si dice”, del “ma non siete mai contenti”, del “il costo dei biglietti di Lucca è tra i più bassi d’Europa” e del “il Festival non si tocca perché dà lavoro a tanta gente (compreso mio cugino)”. Mi sembra di sentirli i difensori di D’Alessandro & Galli (neanche li pagassero per fare quadrato) e del Summer Festival (neanche vi suonassero gli amici, i parenti o loro personalmente). Relax, cittadini modello, Vip del pianerottolo di casa - il vostro paesello dei balocchi non ve lo tocca nessuno, tranquilli.

A me dispiace solo che in estate un’ampia parte della mia città sia totalmente preclusa ai comuni mortali, mi spiace di aver sborsato 39 euro per non vedere i Sigur Rós nonostante fossero lì, mi spiace di avervi pagato il prosecco con cui avete brindato alla mia dabbenaggine - spero vi abbia fatto male.

Contenti voi, contenti tutti meno una, per quel che vale - e nemici come prima.

 

 

 

 

 

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